Leone XIV: alla Roaco, “nella notte dei conflitti siete testimoni della luce dell’Oriente”, “la Chiesa deve imparare di nuovo a respirare con i suoi due polmoni”

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“Vorrei ringraziare e idealmente abbracciare tutti i cristiani orientali che rispondono al male con il bene: grazie, fratelli e sorelle, per la testimonianza che date soprattutto quando restate nelle vostre terre come discepoli e testimoni di Cristo”. È l’omaggio del Papa ai partecipanti all’Assemblea Plenaria della Riunione delle Opere per l’Aiuto alle Chiese Orientali (Roaco), ricevuti in udienza. “Nel vostro lavoro voi vedete, oltre a molte miserie causate dalla guerra e dal terrorismo – penso al recente terribile attentato nella chiesa di Sant’Elia a Damasco – anche fiorire germogli di Vangelo nel deserto”, ha detto Leone XIV: “Scoprite il popolo di Dio che persevera volgendo lo sguardo al Cielo, pregando Dio e amando il prossimo. Toccate con mano la grazia e la bellezza delle tradizioni orientali, di liturgie che lasciano abitare a Dio il tempo e lo spazio, di canti secolari intrisi di lode, gloria e mistero, che innalzano un’incessante richiesta di perdono per l’umanità. Incontrate figure che, spesso nel nascondimento, vanno ad aggiungersi alle grandi schiere dei martiri e dei santi dell’Oriente cristiano”. “Nella notte dei conflitti siete testimoni della luce dell’Oriente”, ha affermato il Pontefice: “Vorrei che questa luce di sapienza e di salvezza sia più conosciuta nella Chiesa cattolica, nella quale sussiste ancora molta ignoranza al riguardo e dove, in alcuni luoghi, la fede rischia di diventare asfittica anche perché non si è realizzato il felice auspicio espresso più volte da san Giovanni Paolo II, che 40 anni fa disse: ‘La Chiesa deve imparare di nuovo a respirare con i suoi due polmoni, quello orientale e quello occidentale’”. “L’Oriente cristiano si può custodire solo se si ama; e si ama solo se si conosce”, la tesi del Papa, secondo il quale “c’è bisogno di incontro e di condivisione dell’azione pastorale, perché i cattolici orientali oggi non sono più cugini lontani che celebrano riti ignoti, ma fratelli e sorelle che, a motivo delle migrazioni forzate, ci vivono accanto. Il loro senso del sacro, la loro fede cristallina, resa granitica dalle prove, e la loro spiritualità che profuma del mistero divino possono giovare alla sete di Dio latente ma presente in Occidente”.

Fonte: Agensir
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