L’autocomunicazione di Dio mediante il suo Spirito ha gratificato radicalmente Maria, facendo di Lei la Tuttasanta/Immacolata
«Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie» (Sal 95). Così preghiamo con la Chiesa nella liturgia dell’Immacolata Concezione. Sì, perché l’Immacolata è la meraviglia per eccellenza delle creazioni di Dio, il vertice dopo Cristo, proprio perché creata per rivestire della Sua santa umanità il Verbo che, rivolto dall’eternità verso il Padre, nei disegni imperscrutabili di Dio, viene offerto nuovamente all’Umanità (cfr. Gv 1,1-4).

Maria di Nazaret è la Sindone di carne che avvolge l’Unigenito e lo offre al mondo, preannunciando nella Sua immacolata verginità, prima, durante e dopo il parto, l’esito della missione del Figlio: la Risurrezione gloriosa. Contemplando questo mistero con gli occhi della fede riconosciamo l’icona di ciò che la Santissima Trinità opera in Lei. Da un punto di vista teologico il dogma mette in evidenza la gratuità e fedeltà dell’amore del Padre all’umanità. È solo Dio infatti che agisce, qui non c’è alcuna cooperazione della creatura.
È quello che Paolo dirà di tutti i redenti: «Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; non viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene» (Ef 2,8-9). Inoltre l’eterno Padre circonda la vita umana di fedeltà amante: Immacolata non significa solo inizio nella purezza, casto splendore, ma un inizio da Dio che è fedele e i suoi doni sono senza pentimento. Sul piano cristologico il mistero dell’Immacolata rivela la profondità della forza redentrice dell’amore di Cristo poiché è espressione perfetta della redenzione operata dal Figlio.
Infatti conferma che l’opera redentiva di Cristo ha lo scopo di cambiare profondamente la relazione dell’uomo di fronte a Dio non solo sul piano giuridico (= essere considerato giusto), ma anche sul piano ontologico (= essere reso giusto). Dire che Maria è stata concepita senza peccato originale vuol dire mettere in evidenza come il progetto di Dio di fare dell’uomo una “nuova creatura” (cfr. 2 Cor 5,17; Gal 6,15) è ormai pienamente e definitivamente compiuto in Lei. Per questo un corretto focus sul dogma metterà sempre in rilievo la priorità della prospettiva cristologica al di sopra della stessa prospettiva amartologica.
Maria è stata redenta prima degli altri uomini. E non si tratta solo di un “prima cronologico”; si tratta di un “prima qualitativo”: cioè di una redenzione che ebbe come scopo quello di evitare che Maria facesse parte della condizione peccatrice in cui l’umanità si ritrova per il solo fatto di essere concepita alla vita umana. In altri termini, Maria è senza peccato perché prima di tutto è piena di grazia, prospettiva, questa, che ci avvicina ulteriormente ai fratelli nella fede orientali. Infine dal punto di vista pneumatologico l’Immacolata appare come nuova creatura in virtù dello Spirito del Risorto.
PER APPROFONDIRE: La liturgia d’Avvento per un tempo nuovo
Se infatti la redenzione è frutto della comunicazione dello Spirito Santo (cfr. Gv 7,39), è evidente che alla massima forma di redenzione deve corrispondere la massima forma di presenza del Pneuma divino. Per questo Maria è l’icona per eccellenza dello Spirito nella Chiesa. Se lo Spirito è Colui che modella e porta alla sua pienezza l’opera di Cristo nella creatura (cfr. Gv 14,26; 16,13), Maria è per eccellenza l’opera dello Spirito sin dal primo istante della sua esistenza. L’autocomunicazione di Dio mediante il suo Spirito ha gratificato radicalmente Maria, facendo di Lei la Tuttasanta/Immacolata.













