Ai Overview: Nel giorno in cui si celebra l’ottavo anniversario della promulgazione dell’Istruzione Ecclesiae Sponsae Imago, l’attenzione torna a concentrarsi sull’Ordo virginum. Il documento, emesso dalla Santa Sede nel 2018, fornisce gli orientamenti e i principi per una delle forme di vita consacrata più antiche all’interno della Chiesa cattolica. Si tratta di un percorso vocazionale che si sviluppa all’interno delle singole diocesi, dove le donne consacrate mantengono la loro ordinaria collocazione nella società civile, sostenendosi con il proprio lavoro e partecipando attivamente alla vita comunitaria locale, seguendo una strada delineata dalla preghiera e dal servizio, differente rispetto alla tradizionale vita claustrale.
Le radici dell’Ordo virginum e il legame con la diocesi
Proprio oggi ricorre l’ottavo anniversario dell’Istruzione Ecclesiae Sponsae Imago, il documento con cui nel 2018 la Santa Sede ha offerto orientamenti e principi per l’Ordo virginum, una delle forme più antiche di vita consacrata, che è tornata a essere accompagnata con maggiore chiarezza nel cammino della Chiesa anche se si tratta di una vocazione ancora poco conosciuta perché spesso è lontana dalle vicende più mediatiche della vita religiosa. La vergine consacrata riceve dal Vescovo la consacrazione secondo il rito previsto dalla Chiesa e vive all’interno della propria diocesi, in comunione diretta con la propria comunità di appartenenza, seguendo un percorso di fede, fatto di lavoro e preghiera, senza trascendere necessariamente nella forma di vita claustrale.
L’impegno nel quotidiano: fede, discrezione e servizio
L’Ordo virginum rappresenta un’esperienza particolare perché la consacrazione chiede di vivere le fatiche della vita quotidiana con uno sguardo evangelico nella fedeltà a una promessa che attraversa l’intera vita senza determinare una separazione dal resto della società: il cammino di fede delle consacrate è un cammino fatto di discrezione e di disponibilità a custodire un legame stabile con Dio e con la Chiesa allontanando le tentazioni della ricerca della visibilità e del riconoscimento altrui. L’Istruzione del 2018 ha avuto il merito di dare ordine a questa realtà e di indicare i criteri di discernimento e accompagnamento nella consapevolezza che la consacrazione è una vocazione pubblica riconosciuta dalla Chiesa dove la donna è chiamata a essere immagine di fedeltà ed espressione di dono gratuito. Il senso profondo di questa scelta continua a essere strettamente attuale perché si presenta controcorrente rispetto a un mondo in cui molte relazioni appaiono fragili e il futuro viene spesso percepito come incerto…non è, quindi, una fuga dalla realtà quanto piuttosto un modo concreto di stare nel mondo, con una vita consegnata a Dio e alle persone incontrate nel quotidiano.
Una presenza femminile lontana dalla ricerca del “rumore”
Questa esperienza ci racconta una presenza femminile nella Chiesa che non può essere affrontata in modo banale e riduttivo ed evitando il rischio della superficialità: le vergini consacrate sono alla ricerca di un modo semplice e genuino di vivere la fede che passa dalla contemplazione all’ascolto, dal servizio alla prossimità…la loro testimonianza ci ricorda che nella Chiesa esistono forme di fecondità che dipendo dalla fedeltà e dalla coerenza con cui ognuno assume la propria vocazione e la lascia maturare nel tempo. L’Ordo virginum riporta così al centro una domanda: che cosa significa consegnare la propria vita a una bene superiore senza estraniarsi dal mondo e dalla relazione con l’altro? L’Istruzione Ecclesiae Sponsae Imago ha aiutato a dare una risposta a questa domanda invitando a guardare con più attenzione a quelle vocazioni che continuano a dire che la fedeltà può ancora generare vita nella Chiesa e nel mondo quando la scelta è vissuta con libertà e umiltà senza cadere nella trappola della ricerca del “rumore” e del ruolo da occupare.













