Pentecoste: mons. Moraglia (Venezia), “diffondere e difendere il Vangelo della pace vuol dire, prima di tutto, convertirsi”

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Sabato 7 giugno , presso la chiesa parrocchiale dei Santi Benedetto e Martino di Campalto, a Mestre, si è tenuta la veglia ecumenica di Pentecoste per chiedere il dono della pace nel mondo. La veglia si è svolta nello stile della preghiera di Taizè con i rappresentanti delle Chiese cristiane presenti nel veneziano.
Ha partecipato ed è intervenuto anche il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, che ha osservato: “La guerra è il risultato di un male che s’impossessa e si radica nel cuore dell’uomo, per cui diventa impossibile parlare, dialogare e ragionare considerando l’altro come una persona che ha i nostri stessi diritti, incominciando dal diritto d’esser riconosciuto e amato; Ma tutto questo può avvenire solo attraverso la grazia del perdono. Ecco perché questa sera dobbiamo, con forza, invocare la grazia dello Spirito”.
“La pace – ha proseguito il presule – va costruita ed è possibile solo se ci sono uomini, donne, comunità che continuano a credere nella pace come all’unica risposta umanamente accettabile. Ed è Gesù stesso – nel Vangelo di Matteo – a dirci come la pace sia costruzione dell’uomo che si lascia illuminare e sostenere da Dio; ciò, però, non toglie che l’uomo debba fare la sua parte ed essere disposto a pagare di persona perché ‘giustizia’, ‘verità’, ‘perdono’ sono i mattoni senza i quali non si edifica la pace”.
Allora, ha evidenziato il patriarca, “diffondere e difendere il Vangelo della pace vuol dire, prima di tutto, convertirsi; la conversione del cuore è il compito primo ed ineludibile soprattutto quando la guerra sembra l’unica strada percorribile; sì, la conversione del cuore! La fede, veramente tale, porta ad amare e chiede di farsi carico di ogni uomo soprattutto dei deboli. Il Vangelo della pace si fa cultura della pace”.
Da ciò “consegue che la preghiera per la pace è autentica quando si accompagna a pensieri di pace, a parole di pace, a gesti di pace. Essere nel mondo, ma non essere del mondo vuol dire essere instancabili ricercatori e costruttori di pace”.
Mons. Moraglia ha anche sottolineato che “la pace, poi, cresce nei diversi contesti, nella famiglia, nella scuola, nei luoghi di svago, nella società, nella politica, nelle organizzazioni internazionali, nella politica”. Infatti, “un’onesta ricerca di pace non può esser lasciata solo a significativi e necessari gesti compiuti da persone di buona volontà e neanche solo dall’impegno con cui ci mettiamo in gioco per costruire nuove relazioni di pace che sempre nascono dal rispetto delle persone, dei popoli, iniziando dai più fragili”.
La veglia è stata promossa dal Consiglio ecumenico delle Chiese di Venezia, dalla Pastorale giovanile del Patriarcato e dall’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo di Venezia.

Fonte: Agensir
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