Phil la marmotta, Harry il ciclone e i riti della Candelora: clima di una crisi annunciata

Mare in tempesta

Tra la tradizione popolare che affida alla Candelora e alla marmotta Phil il compito di prevedere la durata dell’inverno e la concretezza dei dati scientifici, si apre una riflessione sullo stato del clima. Mentre il calendario scorre, l’attenzione si sposta dalle previsioni folcloristiche ai bilanci meteorologici che descrivono un 2025 segnato da temperature record e fenomeni estremi. Una situazione globale che trova riscontro anche nelle cronache locali, dove i territori costieri della Calabria devono fare i conti con gli effetti tangibili del cambiamento climatico, tra erosione, mareggiate e la necessità di una gestione emergenziale sempre più complessa.

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Il rito della Candelora e la realtà del maltempo

Phil, la marmotta più famosa d’America lo scorso 2 febbraio a Punxsutawney in Pennsylvania ha decretato che “de l’inverno non semo fora” per dirla secondo antica tradizione della Candelora a queste latitudini. Per chi non lo sapesse a occhio e croce il principio di “previsione meteo” funziona allo stesso modo al di là e al di qua dell’oceano. Se Phil vede la propria ombra allo spuntar del sole, l’inverno è destinato a durare ancora; se non la vede, è il segnale di una primavera anticipata. Da noi invece si fa così: «Per la santa Candelora se nevica o se plora dell’inverno semo fora ma se plora e tira vento dell’inverno semo dentro».

Dura credere ad una legge antica non scritta scrutando il cielo ai tempi di Harry che d’inverno al posto della tramontana porta un vento da sud che «che fa più freddo dentro che fuori». In realtà c’è ben poco da scherzare guardando a chi ancora fa i conti col maltempo sospeso sul vuoto, il pensiero indubbiamente in questo momento va a Niscemi.

Il bilancio di Legambiente: aumentano gli eventi estremi

Senza entrare nelle polemiche giuste o infondate che siano, in Italia anche nel 2025 la crisi climatica ha lasciato il segno. A parlare chiaro è l’amaro bilancio di fine anno tracciato dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente e realizzato in collaborazione con il Gruppo Unipol. Nella Penisola lo scorso anno sono aumentati gli eventi meteo estremi arrivando a quota 376, con +5,9% rispetto al 2024. Allagamenti da piogge intense (139), danni da vento (86) ed esondazioni fluviali (37) sono i principali fenomeni che si sono abbattuti di più nel corso dell’anno.

Dati nazionali che rimbalzano in Europa, riporta sempre Legambiente. E se le immagini che arrivano dai paesi sulla costa atlantica del vecchio continente in questi giorni parlano chiaro di un problema comune «Secondo i recenti dati del Copernicus Climate Change Service è praticamente certo che il 2025 sarà il secondo anno più caldo mai registrato, a pari merito con il 2023, dietro solo al 2024». In Europa il caldo record ha segnato l’intera scorsa estate. Secondo uno studio condotto da Imperial College London e London School of Hygiene & Tropical Medicine, il cambiamento climatico ha intensificato le temperature estive in tutto il continente europeo e causato 16.500 decessi in più rispetto a un’estate “normale” senza aumento delle temperature causato dalle attività umane».

Erosione e rifiuti: la ferita delle coste calabresi

I termini scientifici sono: dissesto idrogeologico, fenomeno erosivo e chi più ne ha più ne metta. Di fatto lì dove il mare d’autunno restituiva le alghe strappate agli scogli dalla mareggiata, oggi arrivano bottiglie di plastica. I sindaci della costa reggina lo sanno bene il prezzo pagato mentre ancora si cerca di fare la conta dei danni. I pescatori conoscono meglio di chiunque la furia delle onde, il problema resta la sabbia che non torna.

«Non bisogna farsi sovrastare dalle emergenze, che vanno comunque risolte, ma intervenire tenendo conto che qualsiasi modifica, anche minima, dei costoni e dei litorali avrà delle conseguenze anche in altri territori, non solo in quelli immediatamente confinanti. Ogni intervento di protezione costiera, anche se frutto di somme urgenze, dovrà tenere conto di questo per evitare di trovarci, ancora una volta, impotenti contro le onde» scrive il sindaco di Motta San Giovanni, Verduci. «Da questo stato di emergenza che ha già messo a dura prova le nostre comunità ne usciremo più forti soltanto se sapremo lavorare insieme, come ingranaggi indispensabili per trasmettere la giusta potenza, variare la velocità e cambiare la direzione».

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