Povertà in Italia: mons. Redaelli (Caritas), “un tavolo permanente con le istituzioni per rispondere ai bisogni crescenti”

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“Un tavolo permanente con le istituzioni per affrontare l’aumento della povertà in Italia, con una attenzione alla multidimensionalità. Non si tratta solo di dare qualche soldo in più ma di rispondere ai tanti bisogni”. È la proposta di mons. Carlo Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia e presidente di Caritas italiana, parlando oggi al Sir a margine della presentazione del Report statistico nazionale 2025 sulla povertà in Italia. La Caritas fa infatti anche un lavoro di advocacy presso le istituzioni: “cerchiamo di essere la voce dei poveri, grazie anche ai dati che raccogliamo”: “Spesso veniamo convocati dalle varie commissioni parlamentari – ricorda il presidente di Caritas italiana –. Cerchiamo di portare una voce, di costruire rapporti laddove ci viene chiesto. Ad esempio, recentemente abbiamo rinnovato una convenzione con il Ministero dell’Istruzione. Ci sono diverse realtà con cui lavoriamo insieme, anche a livello regionale e comunale. Ma forse manca un approccio di insieme, che guardi al lungo periodo. Un tavolo che si chieda: ‘Vediamo cosa possiamo fare’. Le risorse, in qualche modo, ci sono: il Pnrr ha mostrato che ci sono. Poi bisogna vedere come spenderle, come far sì che funzionino. E questo, ovviamente, non è semplice”. Caritas lavora molto anche “con altre realtà del terzo settore, con i servizi pubblici, ma certamente le problematiche evidenziate indicano che a livello nazionale ci dovrebbe essere una presa in carico maggiore del tema della povertà”. L’auspicio è di organizzare “una sorta di ‘Stati generali della povertà’, per affrontare non solo la questione economica, ma per capire cosa possiamo fare affinché tutte queste realtà, che si intrecciano e diventano sempre più pesanti, trovino una risposta”. Provvedimenti come i sussidi pubblici “a favore delle situazioni di povertà sono importanti – ammette –, e si può discutere su quale sia la formula migliore, ma la povertà non è solo una questione economica. Abbiamo rilevato che quasi tutte le realtà con cui entriamo in contatto vivono una condizione cronica, che nasce da un intreccio di problemi. Difficoltà a trovare un’abitazione, povertà educativa dei figli; stipendi bassi, povertà sanitaria. In questo senso, sarebbe importante che a livello nazionale si avviasse una riflessione più complessiva. Non per risolvere tutto subito, ma per avere una visione d’insieme della situazione”.

Fonte: Agensir

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