Regionali in Calabria, i sindaci ai futuri amministratori: «chiediamo più peso nei processi decisionali»

Repaci e Pistolesi chiedono maggiore considerazione dei territori da parte di una Regione che sia più vicina alle istanze dei territori

Mancano pochi giorni alle elezioni regionali del 5 e 6 ottobre. In vista dell’appuntamento abbiamo raccolto le impressioni di alcuni sindaci del territorio: Sandro Repaci di Campo Calabro e Adone Pistolesi di Bagnara Calabria.

Repaci (Campo Calabro): «Al prossimo governatore chiediamo maggior peso decisionale per i comuni»

«La richiesta al futuro governatore? Che i territori siano maggiormente coinvolti nei processi decisionali della Regione, così da poter sostenere in modo concreto lo sviluppo delle comunità locali».



Così, in vista delle elezioni regionali del 5 e 6 ottobre, il sindaco di Campo Calabro, comune dell’area dello Stretto, Sandro Repaci.

Qual è il suo punto di vista dei sindaci rispetto a queste elezioni regionali arrivate così all’improvviso?

Questa vicenda dimostra quanto l’istituto della Regione resti fragile, nonostante gli anni dalla sua istituzione. È l’unico livello istituzionale in cui l’esecutivo può fissare la data delle elezioni, una sorta di anglicizzazione della politica che consente al Presidente della Giunta, come al Primo Ministro, di sciogliere il Consiglio e andare al voto.


PER APPROFONDIRE: Regionali in Calabria, “La democrazia come bene fragile e prezioso”: i vescovi calabresi invitano alla partecipazione responsabile


Un vulnus gravissimo. Quindi la legislatura regionale può essere interrotta in qualsiasi momento e lo stesso esecutivo stabilisce la data del voto.

Quali sarebbero gli effetti per il territorio?

Significa fermare processi di spesa, arenare decisioni, alterare le filiere, soprattutto per i fondi europei, penso ai fondi Coesione che hanno ricevuto uno stop brusco la sera del 31 luglio. Io ho stima per il Presidente Occhiuto per tante cose positive realizzate, ma lui non può dire che la burocrazia regionale lo frenava, perché con lo Spoil System tutta la burocrazia era nelle mani dell’esecutivo.

Che conseguenze ci sono per i comuni?

Questa difficoltà mette in ginocchio le prospettive di sviluppo. Il meccanismo secondo cui «chi è maggioranza, a prescindere dal colore politico, decide quando interrompere la legislatura» resta un fatto gravissimo.

Che cosa chiedono i sindaci e i cittadini?

I sindaci e i cittadini chiedono di superare lo scollamento tra Consiglio ed esecutivo. Dopo le elezioni i consiglieri regionali perdono peso, ridotti a testimoni delle decisioni della Giunta. Questo priva i territori di una reale rappresentanza: la politica dovrebbe avviare e sostenere i processi, ma l’aula oggi si limita ad approvare bilanci e progetti spesso non finanziati, lasciando tutto il potere nelle mani dell’esecutivo.

E se fossero i sindaci a sedere nel Consiglio regionale?

Di certo saprebbero come scrivere un bando. Alcuni bandi sono illeggibili e chi li ha redatti non si è mai confrontato con chi ha esperienza amministrativa. In Calabria il ruolo dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) è sempre stato marginale, inascoltato, incapace di incidere nei processi legislativi regionali che riguardano i territori.

Pistolesi (Bagnara Calabra): «Superare le logiche di parte: la sfida per costruire opportunità concrete»

Corteggiato da entrambi gli schieramenti per una possibile candidatura al Consiglio regionale, il sindaco di Bagnara Calabra, Adone Pistolesi, mette al centro del dibattito il rapporto tra politica e territori. La sua ricetta è semplice: superare le logiche di partito e di consenso per affrontare i problemi concreti delle comunità, a partire dai servizi primari.

Qual è il punto di vista degli amministratori locali rispetto a questa campagna elettorale atipica e cosa si aspettano da chi guiderà la Regione?

Quello che dico io spesso è che i territori vengono riscoperti solo in prossimità delle elezioni e poi ci si dimentica di tutto. Vorrei una politica che non appartenga alle segreterie o alle strutture di partito, perché spesso il consenso si cerca per tradurlo in incarichi, affidamenti e decreti che ripagano la fiducia elettorale. Bisogna guardare ai problemi reali: i territori hanno bisogno della presenza dello Stato, della rappresentanza politica, ma anche di risposte nel rispetto delle regole, della legalità e della tutela dei principi. Senza servizi primari non si può parlare di futuro.

Di quali esigenze primarie parla?

Parliamo delle cose essenziali: acpuò qua, depurazione, sistema fognario, viabilità. Non si può pensare di portare qui turisti da tutto il mondo e farli vivere gli stessi disagi e precarietà che affrontiamo noi per dodici mesi l’anno. Bisogna investire davvero e rendere al meglio le risorse indispensabili per chi vive 365 giorni nelle nostre cittadine. Solo così si costruire una prospettiva di vivibilità, con scuole, sanità e diritti garantiti, che non devono essere elemosinati ogni giorno.

Se lei fosse governatore, quali sarebbero le sue priorità?

Per il mio paese vorrei un impianto di depurazione che restituisca alla Costa Viola un mare trasparente e pulito. Vorrei servizi primari con investimenti per garantire acqua H24 e non a ore alternate. E soprattutto investire in cultura, perché la formazione è la base per rendere i cittadini consapevoli dei loro diritti e delle loro realtà, evitando che le nuove generazioni abbandonino questa terra in modo inesorabile.

Perché i sindaci hanno spesso più consenso dei candidati regionali?

È inevitabile: il sindaco rappresenta il primo punto di contatto con la comunità, diventando al tempo stesso l’anello più esposto e fragile della catena istituzionale. Sul piano normativo e giudiziario siamo i primi a rispondere delle carenze e degli errori della politica, mentre ai livelli regionale e nazionale si riesce spesso a tutelarsi. Non credo nel “partito dei sindaci”, ma sono convinto andrebbero ascoltati di più, non soltanto alla vigilia delle scadenze elettorali.

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