La vita e la testimonianza del grande martire San Sperato esprimono un appello costante a fare riferimento alle fonti del nostro ricco patrimonio della fede per essere autentici testimoni del nostro tempo
San Sperato un Santo straordinario, la cui testimonianza oggi ci interroga per il suo esempio di vita sino al martirio, a cui ha dato anche il nome al nostro amato quartiere. Gli “Acta dei martiri”, documentati fedelmente dal grande storico latino Tertulliano, rappresentano una grande provocazione per quanti si pongono alla sequela di Cristo. Riscoprire la nostra storia significa proiettarsi verso un futuro che cerca le sue radici solide dei nostri padi, mentre costruisce il suo presente nell’oggi del nostro tempo.

San Sperato: Pastore e guida autorevole della sua comunità, testimone autentico degli insegnamenti di Gesù Cristo e fedele al tesoro più prezioso della sua vita: i Vangeli e le lettere Apostoliche. Austero ed irremovibile senza mai cedere alla debolezza, o ancora peggio al compromesso. Pur riconoscendo le conseguenze delle sue scelte e anche quelle degli altri compagni, non sfuggì alla crudeltà di Saturnino.
La nostra comunità parrocchiale di San Sperato ha sempre dato un tributo riverente al suo Santo Protettore. Quanto tributo di fede durante le storiche processioni per le vie del quartiere, i bambini guidati instancabilmente e magistralmente dai catechisti. I giovani di A.C. con la bandiera identificativa di una appartenenza orgogliosa e gioiosa del laicato cattolico. I portatori che accompagnavano il nostro Pastore per le vie principali del quartiere. I loro passi sotto il caldo afoso di Luglio erano scanditi da brevi soste con il rintocco del famoso campanello.
I drappi con copriletti e damaschi di seta sui balconi o sulle finestre delle abitazioni, adornavano ed esprimevano, con arte creativa e straordinaria delle nostre mamme e nonne, il passaggio del nostro amato Protettore. Il suono festoso della banda musicale, accompagnato dai canti tradizionali e dalle preghiere corali diventava all’unisono un Inno multiforme di una comunità che rinnovava il suo legame affettivo al suo Amato Santo Martire. Agli aspetti liturgico-cultuali seguivano gli aspetti culturali, sportivi e ricreativi che cimentavano la comunità civile e religiosa del nostro quartiere.
L’amore e la devozione verso San Sperato ha sempre caratterizzato i fedeli della nostra comunità parrocchiale. Tra le tante persone, vorrei parlare della cara zia Mimma. Un evento accaduto tanti anni fà, pochi giorni dopo la celebrazione solenne e gioiosa al nostro protettore San Sperato, un grave lutto colpì la nostra famiglia, tragicamente morì in un incidente del lavoro mio nonno, nonché padre di mia madre, così come delle altre due zie, ancora bambine in tenera età. Ben presto la comunità di San Sperato si strinse attorno a questa famiglia messa a dura prova.
Zia Mimma relativamente più grandicella rispetto alle altre sorelle, prese consapevolezza della grande perdita del loro papà. Il suo amore incondizionato verso quel grande padre, si trasferì gradualmente a quel straordinario gigante di fede: San Sperato. Il riferimento costante della sua vita al grande martire, l’accompagnò fino alla morte, sul letto dell’agonia. Tutta la sua vita era intessuta da una gioia trascinante e coinvolgente, animata dall’accoglienza e dall’amore condiviso a tavola e fuori di essa. Come non ricordare la sua cucina sempre fumante, che emanava profumi e sapori di squisite prelibatezze da offrire sempre con generosità e da condividere con tutti.
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Alla luce del grande Faro San Sperato, zia Mimma ispirò la sua breve e intensa vita in una santità ordinaria, vissuta nel quotidiano del suo tempo che tutti ricordano ancora con affetto e ammirazione. La vita e la testimonianza del grande martire San Sperato esprimono un appello costante a fare riferimento alle fonti del nostro ricco patrimonio della fede per essere autentici testimoni del nostro tempo.
Oggi, come amava dire il grande Paolo VI° “L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono testimoni”.













