Sanità: Altems, diminuiscono i Pronto soccorso ma aumentano i medici di emergenza e urgenza tra il 2011 e il 2023

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Aumentano dal 2011 i medici specializzati in emergenza e urgenza per singola unità di pronto soccorso e dipartimenti di emergenza in Italia. In calo il numero complessivo dei servizi di pronto soccorso. È quanto emerge dallo studio presentato oggi, in occasione del Graduation Day Altems (Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari) della Facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Roma, la cerimonia di consegna dei diplomi per i master dell’Alta scuola. Lo studio è stato presentato nel corso della tavola rotonda “Verso il 2050: innovazione, etica e sostenibilità in sanità”, al centro dell’evento aperto dal rettore dell’Ateneo, Elena Beccalli, dalla preside della Facoltà di Economia, Antonella Occhino, e dal preside della Facoltà di Medicina e chirurgia, Antonio Gasbarrini, e introdotto da Giuseppe Arbia, direttore Altems.
In Italia il numero complessivo di PS e servizi DEA è passato da 808 del 2011 a 693 del 2023, mentre il numero di medici di emergenza-urgenza per PS + DEA è passato da 3,8 a 6,9, quasi un raddoppio. E ancora, è emerso il progressivo incremento in termini assoluti dei medici specializzati in E-U tra il 2011 e il 2018. Dal 2018 in avanti il contingente diminuisce in termini assoluti ma in modo relativamente lieve. Secondo Ragioneria Generale dello Stato, ministero dell’Economia e delle finanze e Annuario statistico del Ssn pubblicato dalla Direzione dei sistemi informativi del ministero della Salute, i medici E-U sono passati da 3.033 nel 2011 a 5.217 nel 2018 raggiungendo il picco di periodo, per poi scendere progressivamente ed arrivare a 4.748 nel 2023. Ampia variabilità a livello regionale: nel 2023 la quota di medici di E-U rispetto al totale varia tra lo 1% dell’Umbria al 7,2% dell’Abruzzo o il 7% della Calabria e della Toscana (considerando le sole regioni a statuto ordinario). Sembrano sussistere politiche regioni molto diverse e caratterizzate da percorsi “storici” differenziati. Se infatti la Campania, l’Abruzzo e la Toscana nel periodo considerato 2011-2023 mostrano sempre un contingente di medici di E-U superiore al 6%, l’Umbria, le Marche e la Lombardia non ha mai superato il 2% dei medici in E-U sul totale dei medici in servizio (anche qui considerando le sole regioni a statuto ordinario).

Fonte: Agensir

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