Sanità: Gimbe, stipendi nostri infermieri tra i più bassi d’Europa e pochi laureati. Cartabellotta, “urgente un piano straordinario”

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Gli stipendi dei nostri infermieri “restano tra i più bassi d’Europa, sia in termini assoluti, sia rispetto al costo della vita. Una condizione che rende la professione sempre meno attrattiva per le nuove generazioni”. A rilevarlo è oggi Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Nel 2022, si legge in un report della Fondazione, “la retribuzione annua lorda di un infermiere italiano era di $ 48.931 a parità di potere di acquisto, ben $ 9.463 in meno rispetto alla media Ocse ($ 58.394). In Europa, stipendi più bassi si registrano solo nei paesi dell’Europa dell’Est (Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Repubblica Slovacca, Lettonia e Lituania), oltre a Grecia e Portogallo2. Ancora più allarmante è il dato storico: dal 2001 al 2019 il salario degli infermieri italiani è diminuito dell’1,52%, un segnale inequivocabile di progressiva svalutazione professionale, a fronte di crescenti responsabilità e carichi di lavoro sempre più gravosi. Tuttavia, secondo la Fondazione Gimbe, il campanello d’allarme più preoccupante suona sul fronte dei nuovi laureati: nel 2022 in Italia si sono laureati solo 16,4 infermieri ogni 100mila abitanti, a fronte di una media Ocse di 44,9. “Un divario drammatico – chiosa Cartabellotta – che conferma l’assenza di un’“serbatoio’ professionale e certifica la scarsa attrattività della professione infermieristica per i giovani”. Di qui, secondo il presidente Gimbe, l’urgenza di “un piano straordinario per la professione, con un duplice obiettivo: motivare i giovani a intraprenderla e trattenere chi già lavora nel Ssn, evitando che abbandoni definitivamente le corsie o i servizi territoriali. Un piano ambizioso, fatto di interventi economici, organizzativi e formativi”.

Fonte: Agensir

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