Spazio Genitori: come gestire in famiglia lo stress del ritorno a scuola

Il rientro scolastico tocca corde profonde in tutta la famiglia
Scuola

Non drammatizzate, ma non minimizzate. Coinvolgete i bambini nelle piccole decisioni che li riguardano

Settembre è arrivato e con esso l’inizio dell’anno scolastico. Nelle case con bambini si respira quell’aria particolare fatta di eccitazione e ansia mescolate insieme. Il rientro scolastico tocca corde profonde in tutta la famiglia. Ricordo una mamma che si disperava perché la figlia di sei anni si svegliava ogni notte urlando «non voglio andare a scuola!» o quel papà che mi disse: «ho più ansia io di mio figlio».



Decifrare i segnali dei nostri figli. I bambini esprimono l’ansia in modi che spesso non riconosciamo subito. C’è chi diventa improvvisamente irritabile, chi smette di mangiare, chi regredisce in comportamenti superati. Marco, 8 anni, aveva ricominciato a fare pipì a letto dopo tre anni. Era il suo modo per manifestare la difficoltà di gestire lo stress dovuto al cambio di scuola. Altri diventano iperattivi, si isolano davanti alla TV, manifestano mal di pancia o mal di testa ricorrenti. Cosa fare? La chiave è osservare senza giudicare. Spesso diciamo «Non c’è niente di cui preoccuparsi», ma ad un bambino l’ignoto fa paura. È legittimo. La preparazione che funziona. Iniziate a parlare di scuola prima che inizi, in modo naturale: «Ti ricordi la maestra Anna? Chissà cosa vi farà fare quest’anno».

Non drammatizzate, ma non minimizzate. Coinvolgete i bambini nelle piccole decisioni che li riguardano. Per esempio, quale zaino o corredo scegliere. Il coinvolgimento li fa sentire protagonisti, non vittime passive. Gli orari delle vacanze sono diversi da quelli del periodo scolastico. Ripristinate gradualmente gli orari dell’addormentamento serale e del risveglio mattutino. Gestire le resistenze. Una mamma, con ansia anticipatoria, una volta mi domandò: «E se mio figlio dice di non voler andare a scuola?». Quando succede, è una delle possibili espressioni di resistenza da parte del bambino.

Le resistenze spesso esprimono paure più profonde. Invece di minimizzare o forzare, è bene esplorare con empatia cosa nasconde il rifiuto. «Cosa ti preoccupa di più?» è una domanda che il genitore può porre e lo aiuta a comprendere le radici del problema. Sostenere non significa risolvere i problemi al posto loro, permettiamo ai bambini di trovare le proprie soluzioni. Il vostro stato d’animo conta. I bambini ci leggono come un libro aperto. Se siete in ansia, lo percepiscono e li contagiate: diventano ansiosi anche loro. Prima di aiutare loro, fate pace con le vostre preoccupazioni. Troppi genitori trasformano la routine mattutina in battaglia, urlando «sbrigati, che farai tardi!».

Risultato? Nei bambini si produce un’associazione negativa: scuola uguale stress. Allora, è meglio svegliarsi dieci minuti prima e preparare tutto l’occorrente la sera precedente. Collaborare con gli insegnanti. Iniziate l’anno scolastico con atteggiamento aperto e collaborativo. Comunicate agli insegnanti le informazioni rilevanti su vostro figlio: punti di forza, difficoltà, strategie efficaci. Ascoltate le osservazioni degli insegnanti come opportunità di comprensione. Senza pregiudizi. Non tutti i problemi richiedono intervento immediato. Aspettate qualche settimana per permettere l’adattamento. Se le difficoltà persistono, mantenete un atteggiamento collaborativo focalizzandovi sulle soluzioni. Riconoscere i segnali positivi. Un bambino che si adatta bene racconta spontaneamente episodi scolastici: «oggi la maestra ha detto che…». Se parla con naturalezza della scuola, è un ottimo segnale.


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Altri indicatori da osservare e monitorare sono un appetito normale, il sonno sereno e la curiosità per le attività da svolgere. Quando preoccuparsi. Attenzione, invece, se dopo un mese si sveglia sempre di cattivo umore, evita di parlare di scuola, manifesta sintomi fisici ricorrenti, cambia drasticamente carattere. Il rientro a scuola rappresenta un’opportunità per crescere e sviluppare competenze per la vita. Ricordate: ogni bambino ha i suoi tempi. Il vostro compito non è eliminare ogni difficoltà, ma insegnare che si possono superare. È il regalo più prezioso: la fiducia nelle proprie capacità. Per informazioni, sollecitazioni o domande scrivere a giannitrudupsicologo@gmail.com.

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