Tempo di Pasqua, lì dove tutto si ferma Dio riparte con l’umanità

La prossimità è la missione cui tutti sono oggi chiamati per cambiare
Pasqua umanità

«Dio naviga in un mare di lacrime e lì accende il cuore. Perché dove tutto si ferma, il Dio riparte»

In questo tempo difficile, le preoccupazioni quotidiane e la consapevolezza della complessità del periodo storico che stiamo vivendo, sembrano spingerci nel buio più profondo, dove avvertiamo dolori personali e collettivi. Qui, dove tutto sembra fermarsi, Dio non si ritira. Non si nasconde, ma entra nei nostri abissi, nelle nostre lacrime, nella sofferenza che ci appesantisce perché “Dio naviga in un mare di lacrime e lì accende il cuore. Perché dove tutto si ferma, il Dio riparte”.



Turoldo ci offre una visione di Dio misericordioso, solidale con la sofferenza umana, ma anche infinitamente creativo, capace di far nascere vita anche là dove tutto sembra morto. Proprio lì, dove tutto sembra perduto, non siamo soli. Dio che naviga con noi, non sta fuori dal nostro dolore ma lo attraversa: Dio non osserva da lontano, si fa prossimo, entra nella nostra barca traballante. Nelle nostre notti, accende una luce, non ci risparmia il dolore, ma riaccende la speranza, una scintilla di senso, un desiderio di ripartenza, anche solo un respiro più profondo.

La Pasqua è un Dio che si fa uomo

La Pasqua è questa: un Dio che non teme la morte, che non si sottrae alla fatica del mondo, ma che proprio lì, nell’oscurità più totale, rinasce. Non rinasce solo per sé, ma per noi. Non rinasce da solo, ma ci invita a condividere con Lui la sua vita nuova, a portare nel mondo quella luce che non si spegne. Dio è la forza che fa scegliere di camminare accanto a chi soffre, di dare senza chiedere nulla in cambio, di amare senza paura. È l’amore che si fa gesto, presenza, sostegno. È l’amore che, come il cuore di Cristo, non muore mai, anche quando ci sentiamo disperati.

Siamo chiamati a portare quella speranza che non muore, quella carità che non si esaurisce. Perché dove ci sono lacrime, Dio accende un cuore. E dove sembra che tutto sia finito, Dio sa come far ripartire la vita ogni giorno. Dio riparte, e riparte anche l’amore che ha vinto la morte. Ogni atto di carità è una piccola risurrezione, ogni volta che accogliamo il dolore degli altri come nostro, ogni volta che rispondiamo con l’amore al male, noi viviamo la Pasqua. Infatti, la Pasqua non è un evento lontano nel tempo, ma qualcosa che si fa vivo ogni volta che ci mettiamo in gioco per gli altri, ogni volta che, davanti alla sofferenza o all’ingiustizia, non ci ritiriamo ma rispondiamo con amore. Pasqua non è solo una celebrazione liturgica, ma una chiamata a vivere in un modo nuovo, a portare la risurrezione nel nostro quotidiano attraverso gesti concreti di amore, di condivisione, di misericordia, è il passaggio dalla morte alla vita, dal dolore alla speranza, dalla solitudine all’amore.


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È il momento in cui Dio, nel punto più buio dell’umanità riaccende il cuore del mondo con la luce della risurrezione. Ma lì, proprio lì, ha acceso un fuoco che non si spegne: la carità, cioè l’amore che non muore. Non un amore romantico, ma forte, incarnato, capace di dare la vita. La carità è il modo più pasquale di vivere: è decidere, ogni giorno, di amare anche quando costa.

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