Reggio Calabria ricorda una pagina indelebile della sua storia recente, segnata dalla presenza istituzionale più significativa dell’inizio del nuovo millennio. Nel febbraio del 2001, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi scelse la Calabria per un viaggio lungo e articolato, destinato a lasciare un segno profondo nella coscienza civile e politica della regione. A distanza di venticinque anni esatti, ripercorrere le tappe di quella visita non è un semplice esercizio di memoria, ma un’occasione per analizzare lo stato dell’arte di un territorio che fu spronato a cercare in sé stesso le risorse per il proprio riscatto. Dalle piazze gremite agli incontri istituzionali, le parole del Capo dello Stato risuonano ancora oggi come un monito sulla necessità di affrancarsi dalle logiche assistenziali per abbracciare un modello di sviluppo fondato sulla legalità e sulla responsabilità condivisa.
Il bilancio di un quarto di secolo
Sono trascorsi esattamente venticinque anni da quando il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi iniziò il suo viaggio in terra di Calabria. Era il 4 febbraio 2001 e quel viaggio fu un segnale politico e umano preciso: il Capo dello Stato aveva «voluto fortemente questa visita in Calabria» e aveva deciso che fosse «la più lunga fra tutte quelle compiute fino ad allora». Rileggere oggi quelle giornate, con lo sguardo posato sul 2026, ci aiuta a misurare la distanza tra la profezia di allora e la realtà attuale, in un bilancio che pesa e soppesa le speranze economiche con la tenuta sociale del territorio. In quell’occasione, Ciampi percepì un cambiamento in atto, una volontà di riscatto che non chiedeva assistenzialismo, pretendeva piuttosto strumenti per camminare con le proprie gambe.
Nelle parole pronunciate a Reggio Calabria il 6 febbraio, egli fotografò con lucidità il tentativo di compiere «il passaggio da una economia assistita a un’economia autosostenuta», un auspicio o forse una visione che responsabilizzava la classe dirigente e i cittadini, ponendo l’accento su uno sviluppo che, seppur tra difficoltà e lentezze, doveva nascere «finalmente su basi solide». La prospettiva consegnata un quarto di secolo fa, adesso risuona ancora come una sveglia che ci dovrebbe risollevare dal torpore: il Presidente ricordò ai calabresi che il futuro era «finalmente nelle vostre mani», così come ancora oggi.

Legalità e sicurezza premesse dello sviluppo
L’analisi economica non era disgiunta dalla lettura del tessuto sociale, scorrendo il programma di quei giorni, emerge l’attenzione dedicata al mondo del volontariato, incontrato sia a Catanzaro che nel quartiere Archi di Reggio Calabria. Ciampi sapeva che la crescita del PIL non poteva prescindere dalla crescita morale e sociale di tutto il territorio. Nel suo discorso a Reggio Calabria, sottolineò come «più segni ci dicono che è cresciuta in questi anni una nuova coscienza civile», riconoscendo il valore delle prime organizzazioni anti-racket e il lavoro della magistratura. Il nesso tra legalità e progresso fu stabilito con una formula quasi matematica, ancora oggi ineludibile: «Un maggiore sviluppo esige e presuppone un maggiore tasso di sicurezza».
Il Presidente era consapevole che, in questa «sfida con voi stessi», i calabresi non dovevano «essere lasciati soli», infatti lo Stato centrale e le istituzioni locali erano chiamati a un patto di lealtà reciproca per trasformare la posizione geografica della regione da svantaggio a opportunità strategica. La visione geopolitica di Ciampi ribaltava la narrazione comune di allora, esortando ad abbandonare «l’idea che il Mezzogiorno è un’appendice» per considerarlo invece «la nostra nuova frontiera» verso il Mediterraneo.
Una sfida ancora aperta per il futuro
A distanza di venticinque anni, quell’appello all’autonomia responsabile e alla coesione sociale interroga ancora la coscienza di tutti noi calabresi…certamente quella transizione verso un’economia autosostenuta non pare essersi compiuta e c’è da chiedersi se la società civile abbia saputo custodire e accrescere quegli spazi di libertà e legalità auspicati. Le parole di Ciampi restano, però, una pietra miliare: sono un metro di giudizio per il presente, perché è sempre vero che la vera crescita si misura nella capacità di un popolo di non attendere passivamente il futuro, ma di costruirlo con le propri risorse umane e morali.












