Infanzia violata, la psicologa Laura Conti: «Insieme ai traumi fisici, tante ferite invisibili»

La psicoterapeuta cognitivo-comportamentale: «Dietro la maschera di un bambino impulsivo e indisciplinato, spesso tanta solitudine e il tentativo di proteggersi dal dolore»

Domenica 5 maggio si concluderà a Roma, in Piazza San Pietro, la XXVIII Giornata bambini vittime (Gbv) della violenza, dello sfruttamento, dell’indifferenza contro la pedofilia, ideata nel 1995 dall’associazione Meter, fondata dal sacerdote siciliano don Fortunato Di Noto che si occupa da sempre di tutela dei minori.

Minori vittime di violenza, dietro al silenzio tanto dolore

La Giornata dei bambini vittime della violenza che quest’anno cade il 5 maggio, coincidendo con la Giornata nazionale contro pedofilia e pedopornografia istituita nel 2009. Una doppia occasione per accendere i riflettori su un dramma che spesso si consuma nel silenzio, con conseguenze devastanti per lo sviluppo della persona, ancora in tenera età.


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Su quali siano le conseguenze psicologiche che il maltrattamento e la violenza possono lasciare sui minori, ma anche l’approccio necessario a riconoscere i segni del trauma e i percorsi da intraprendere, ne parliamo con la dottoressa Laura Conti, psicologa e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, con una significativa esperienza nel trattamento di situazioni di disagio a carico di minori.

Quali sono le principali conseguenze sui bambini che subiscono maltrattamenti o assistono ad episodi di violenza?

Le conseguenze psicologiche del maltrattamento infantile sono varie e complesse. Durante il percorso di crescita i traumi possono pericolosamente impattare sulla strutturazione della personalità del bambino e dell’adolescente, provocando una condizione di vulnerabilità e una molteplicità di manifestazioni sintomatologiche (ansia, depressione, bassa autostima, difficoltà scolastiche, somatizzazioni, stati dissociativi, disordini alimentari).

Come è possibile riconoscere i segni di trauma nei minori? Il dialogo è sufficiente?

Un bambino traumatizzato non va necessariamente immaginato come propenso a condividere i propri vissuti o come chiuso in se stesso e distaccato. Il disagio può esprimersi attraverso comportamenti dirompenti, difficoltà a controllare gli impulsi.


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Spesso questi bambini non vengono compresi, additati dagli adulti come oppositivi e ingestibili, ed esclusi dai pari. Il trauma rischia così di perpetrarsi, anche sulla base delle risposte disfunzionali dell’ambiente.

Quale modelli di intervento sono più efficaci nell’eventuale percorso di affiancamento che andrà fatto?

I modelli di intervento considerati più efficaci (Emdr, Tf-Cbt) mirano in primis alla stabilizzazione sintomatologica e a fornire una base psicoeducazionale sulle emozioni e sui vissuti traumatici.


PER APPROFONDIRE: Servizio tutela minori, l’impegno della Chiesa contro gli abusi: a giugno un convegno diocesano


Prima di arrivare alla fase di elaborazione e narrazione del trauma, è necessario poter integrare pensieri e vissuti dentro un’esperienza di sé comprensibile, aiutando il bambino a non considerare il trauma come totalizzante sul suo senso di “sé”.

Alla luce della sua esperienza, c’è una storia in particolare che l’ha colpita più di altre?

Quella di una bambina che, a 5 anni, assiste al brutale omicidio del padre. A distanza di 4 anni, un giorno, si trova all’estero in vacanza con la madre, e viene svegliata di soprassalto da un colpo di arma da fuoco. Dalla finestra scorge una figura che si allontana velocemente e, riverso per terra, un uomo insanguinato. Per una crudele coincidenza si ritrova incredibilmente ad assistere ad un secondo omicidio. Una storia molto triste.

Cosa fare, dove è possibile, per prevenire determinate situazioni?

Educare ai sentimenti, alle emozioni, alle relazioni equilibrate. Osservare i bambini nelle nostre scuole provando ad andare oltre la superficie, creando maggiore connessione con le famiglie. I bambini hanno bisogno di più porti sicuri.


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Dietro la maschera di un bambino arrabbiato, impulsivo e indisciplinato, c’è probabilmente un bambino solo, profondamente triste e vulnerabile, che cerca di proteggersi dal dolore.

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