Arte e archeologia, uno sguardo sulla Metropoli

Sono arrabbiato, amici: ve lo confesso. Sono molto arrabbiato per l’ignoranza che attanaglia questa povera Città metropolitana. Dopo la disfatta del Covid–19, vera Caporetto della società reggina, nell’ansia compulsiva di fare ripartire le attività produttive, di dare priorità a Mammona, l’unica cosa che non è ripartita è stata la cultura, intesa come produzione e come creatività. Già da tempo, invero, la cultura era stata distrutta grazie alla folle idea di eventi culturali realizzati a costo zero, con assessorati alla cultura con pochi fondi, che hanno prodotto due conseguenze fatali: rendere senza valore le produzioni culturali, che dovrebbero essere, invece, uno dei principali motori economici della Metropoli; fare fuggire a gambe levate i professionisti del settore, che non possono vivere di aria, contentandosi di orchestre e orchestrine (concezione feudale della cultura come mero intrattenimento). In questo disastro, lo Stato ha fornito il suo prezioso contributo, rendendo sempre meno operative le soprintendenze. Voglio essere chiaro: dopo un trentennio di improvvisazioni, personalismi e autoritarismi, il personale attuale è culturalmente adeguato e di ottimo livello, ma, se non è dotato di mezzi per operare, grazie al solito ritornello di «non ci sono risorse», stiamo facendo il gioco della ‘ndrangheta, che prospera anche grazie ai tombaroli, lasciati liberi di operare. Del resto, aspettiamo ancora lo scavo a piazza Stazione, la prospezione a Calamizzi per il tempio (posto che sia rimasto qualcosa dopo i saccheggi), quella davanti alla Via marina, per accertare le dimensioni del porto di Rhegion. Di più: dovremmo smetterla con gli interventi archeologici «di emergenza» (lo dico da solo trent’anni) e iniziare una campagna mirata di prospezioni e survey di superficie per l’intera Città metropolitana, valorizzando tutti i siti e i musei con una nuova narrazione didattica, al passo con i tempi. Nel diluvio, però, una luce è brillata, con la realizzazione di Opera, del Maestro Tresoldi. Se per tutto il resto sono arrabbiato, come vi confessavo, su questa faccenda sono furente. Al netto delle pratiche amministrative relative, che non conosco, continuo ancora a vedere su quella fogna che sono i social attacchi idioti e finte perizie, degni di un borgo isolato, di una Reggio provinciale e asfittica che molti vorrebbero mantenere: la Reggio dei privilegiati e delle masse lasciate all’anarchia bestiale della legge della giungla. Non ci sto, perché Tresoldi è un artista di caratura internazionale, e perché l’dea di un tempio virtuale fa rivivere con forza la grecità di Reggio, fa balenare alle masse con macchine gonfiate per sentirsi più importanti (vedi la favola della rana, del bue e del Suv), all’eterna ricerca delle frittole che non saziano mai, l’idea di una storia, di una dignità, di una bellezza che, nonostante tutto il male che abbiamo fatto, Reggio non ha ancora perduto. Un tempio alla Rhegion che verrà.

Articoli Correlati
Rubriche
Famiglia

Spazio Genitori

di Gianni Trudu

Società
Immagine in evidenza categoria Dottrina sociale

Appunti di dottrina sociale

di Domenico Marino

Cultura

Il libro della settimana

di Mimmo Nunnari

Storia
Immagine in evidenza categoria dagli Archivi

Dagli archivi

di Renato Laganà

Articoli Correlati
Aula G
Giornata mondiale della scrittura a mano

La Giornata mondiale della scrittura a mano: celebrare il tratto umano nell'epoca del digitale

Moltbook

Moltbook, il social network dove postano solo le intelligenze artificiali e gli umani possono soltanto osservare

ansia sociale a scuola

L'ansia sociale a scuola non è semplice timidezza: l'analisi del blocco nell'apprendimento e le tecniche per superarlo

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti dalla Chiesa calabrese direttamente nella tua casella email