Calabria, la strage nel canyon: 11 morti

È costata la vita ad almeno undici persone, insieme a tre dispersi, un’escursione tra le gole del Raganello a Civita, in provincia di Cosenza, dove si è abbattuto un forte nubifragio che ha colto una comitiva formata da decine di turisti che stavano attraversando le fenditure che ogni anno attraggono numerosi appassionati della montagna.

Le gole del Raganello sono all’interno del Parco naturale del Pollino, parte finale dell’Appennino meridionale, situato a cavallo tra Calabria e Basilicata, tra lo Ionio ed il Tirreno, e custode di rocce dolomitiche, di bastioni calcarei, di prati e di pascoli posti ad alta quota. Montagne incontaminate, che in Calabria raggiungono la loro altezza massima, giungendo a quota 2.200 metri sul livello del mare, e le cui cime rimangono innevate da novembre a maggio.

Per i componenti del gruppo doveva essere una spensierata giornata estiva immersa nella natura incontaminata di una bellissima terra dove, a pochi minuti, si trova il mare, la montagna, la collina, le terme, ed invece si è trasformata in una tragedia quando l’onda di piena del torrente li ha travolti.

Ieri pomeriggio, calzati gli scarponi e indossati magliette e pantaloni con lo zaino sulle spalle, il gruppo si muove alla volta delle splendide gole che attraversano il parco del Pollino, nonostante la pioggia caduta nei giorni precedenti e nonostante le intense precipitazioni registrate nelle ultime ore, preannunciate anche dai bollettini di allerta meteo della Protezione civile. Forse la curiosità di attraversare quel canyon è più forte dei richiami alla prudenza, forse gli escursionisti sperano in una schiarita o forse sottovalutano la situazione. Fatto sta che, mentre il gruppo sta attraversando la fenditura, l’onda travolge tutti: alcuni spariscono tra le fredde acque che li trascinano via dai loro compagni, altri si aggrappano ad alcuni scogli. Lì li trovano i soccorritori che, imbracati, scendono tra le gole dall’alto del canyon per portare in salvo gli escursionisti.

Appena allertati, infatti, supportati da un elicottero che opera ininterrottamente fino a quando il sole non sparisce all’orizzonte, giungono i soccorsi che, dopo una prima ricognizione dell’area, iniziano le operazioni di recupero portando in salvo 23 persone tra cui un bambino subito trasportato in ospedale a Cosenza dove viene ricoverato in stato di ipotermia.

Contestualmente si procede al recupero dei corpi di chi, invece, non ce l’ha fatta. Da questo momento è un susseguirsi di numeri che variano da tre a cinque, a otto, fino al bilancio di dieci morti e tre dispersi.

La difficoltà iniziale a comprendere quanti fossero i dispersi, tra cui forse un bambino, dipende dal fatto che non si conosce il numero esatto delle persone presenti sul luogo dell’incidente: l’accesso alle gole non è controllato e si può entrare liberamente.

I soccorritori lavorano alacremente. In cielo, fino a quando il sole tramonta, volteggia l’elicottero, pronto a recuperare eventuali feriti e trasportarli in ospedale. Le ricerche, però, non si fermano ma «proseguiranno per tutta la notte», dichiara Carlo Tansi, responsabile della Protezione civile calabrese che si reca immediatamente sul posto, mentre si allestiscono le torri faro in quel territorio impervio, tra fenditure nella roccia molto strette che fanno sì che i soccorsi non siano agevoli. Nonostante questo, però, le oltre settanta unità che operano sul posto, tra volontari del Soccorso alpino Calabria della protezione civile della Regione Calabria, coordinati dal presidente Luca Franzese, insieme ad operatori e volontari della Protezione Civile della Regione Calabria e squadre di Calabria Verde in sinergia con i Vigili del Fuoco, riescono a portare in salvo ventitré persone.

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