Centrodestra, Lamberti: «Non c’è più l’origine partitica»

Il futuro del centrodestra ? Non sono la persona adatta a rispondere a questo interrogativo. Non credo nella distinzione tra centrodestra e centrosinistra. Non è qualunquismo, è realismo. Se ci fosse davvero questa dicotomia, non sarebbe spiegabile il continuo passaggio da una parte all’altra, con esiti elettorali favorevoli ed addirittura lusinghieri. D’altra parte, il governo attuale non ha unito Guelfi e Ghibellini? Posizioni contrapposte che si uniscono e fanno come i ladri di Pisa: la notte rubano assieme e di giorno litigano! Non sono le ideologie ad essere scomparse ma la loro estrinsecazione nel fare quotidiano. La gente ha imparato, tranne i soliti nostalgici, ad affidarsi alle persone che ritiene oneste, capaci. Quale che sia l’origine partitica. Spesso ci si iscrive a questo o quel partito per una questione di spazi. Ci si sposta laddove si crede di avere più possibilità di farsi largo. Ne deriva quella ibridizzazione che non fa raccapezzare molto, ma che fa gridare all’incoerenza, usata come arma di denigrazione solo per quelli che non abbassano la testa o peggio, che hanno successo. Mi spiego. Se una persona che conta solo su una pletora di elettori, a prescindere, si I trasferisce da uno schieramento ad un altro, non desta alcun clamore. Se uno spirito libero, come me, ragiona e guarda all’interesse della comunità, auspicando una congiura virtuosa a favore di una città defunta, allora si grida alla incoerenza. Magari da gente che ha il famoso sassolino nella scarpa, per evidente inferiorità culturale. Sta di fatto che ora Reggio si trova in una situazione paradossale. Ha bocciato la politica suicida del centrodestra, per manifesta inferiorità, ed ha promosso una amministrazione che non aveva ben operato, perchè non aveva alternative. Bere o affogare? Ora però bisogna andare avanti e come, se non unendo le forze? Le grida di incoerenza si leveranno alte. Ma Reggio vuole veramente uscire dalla crisi o, nella mediocrità dilagante, tutti vivono bene e gattopardescamente tutto deve cambiare, purchè rimanga come prima? A mio sommesso parere il centrodestra deve contribuire al governo della città. In Australia il posto d’onore, accanto al primo cittadino, spetta al capo dell’opposizione che ha le stesse prerogative. Cosi facendo la coalizione riorganizzerà le proprie fila, facendo tesoro degli errori recenti e imponendo la propria identità. Se Roma continuerà a dettare comportamenti, ruoli e nomine, non gioverà riorganizzare un bel niente. Saranno solo truppe senza un’anima. Reggio ha bisogno di elementi che la conoscono e la amano. Prerogative essenziali per farla rinascere. Bella e gentile. Per tentare di ipotizzare la mia ricetta, anche se preferisco quelle mediche, sul futuro del centrodestra, non posso fare altro che dire, che in democrazia, alla quale tutti ci appelliamo, è fondamentale che prevalga il pensiero collegiale e non quello di uno solo. Le dittature, lungi dall’essere finite, sono sempre foriere di sconfitte, dopo effimere vittorie. L’identificazione di un partito con un nome, è cosa aberrante, che dimostra quanto ancora noi italiani siamo adusi ad obbedire, prima che ragionare. La democrazia l’hanno conquistata i nostri padri, a caro prezzo, domandiamoci se siamo stati capaci di onorarne il significato. Abituiamoci a discutere senza prevaricare: non è stato forse un diktat, inconcepibile, a causare una sconfitta assolutamente annunciata a Reggio Calabria? Chi ne pagherà le conseguenze nell’ambito del centrodestra se, paradossalmente, chi ne è stato la causa, va cantando vittoria? Ma Pirro, non ha insegnato nulla? Ridare alla politica la dignità che merita, quella che propugnava Plutarco, è la via da seguire.

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