Avvenire di Calabria

La vita di Corrado Alvaro è un inno alla resilienza dallo Stretto al Pollino. Ecco perché è importanto conoscerla

Chi è Corrado Alvaro, il “cantore” della calabresità

Il suo impegno antifascista e la passione per l'informazione. Due "strade strette" per la sua carriera all'epoca

di Redazione Web

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Chi è Corrado Alvaro, il "cantore" della calabresità. Scrittore, giornalista, antifascista. Calabrese. La vita di Corrado Alvaro è un inno alla resilienza dallo Stretto al Pollino.

Chi è Corrado Alvaro

Corrado Alvaro nasce il 15 aprile 1895, primogenito dei sei figli di Antonio e di Antonia Giampaolo, a San Luca, un piccolo paese nella provincia di Reggio Calabria, sul versante ionico dell’Aspromonte. Nel 1906 è mandato a proseguire gli studi, come esterno, nel prestigioso collegio gesuitico di Mondragone, a Frascati.

Il suo rapporto con la Calabria, però, non verrà mai reciso. Nel gennaio del 1941 torna per l’ultima volta a San Luca, per i funerali del padre; poi, più volte, a Caraffa del Bianco, in visita alla madre e al fratello don Massimo, parroco del paese. Muore a Roma nella sua abitazione il mattino dell’11 giugno 1956, lasciando molti inediti.

L'opera della Fondazione

A proseguire la sua opera ci ha pensato la Fondazione Corrado Alvaro che è stata istituita con atto pubblico formale, la sera del 24 gennaio 1997 dal Comune di San Luca, la Regione Calabria, l’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria e l’Università della Calabria, nella palestra della scuola elementare di San Luca, intitolata, tanto per cambiare a Corrado Alvaro, alla presenza del notaio dottoressa Antonietta Ardizzone con sede in Bovalino Marina. La fondazione ha istituto un premio letterario annuale, a partire dal 2001, intitolato ad Alvaro. Gli ultimi vincitori del premio sono: per la narrativa, “Un amore crudele” di Piero Pieri; per l’opera prima, “Breve trattato sulle coincidenze” di Domenico Dara; per il giornalismo “Mamma Ndrangheta” di Arcangelo Badolati.

L'intitolazione della sede della Città Metropolitana

Oltre a innumerevoli vie, nel 2016, è stato intitolato allo scrittore anche il Palazzo in cui ha sede la Città metropolitana di Reggio Calabria, nel centro storico della città sullo Stretto. Un’iniziativa fortemente voluta dall’assessore alla cultura del tempo, Edoardo Lamberti Castronuovo e dal presidente pro-tempore, Giuseppe Raffa.

L'impegno antifascista

Il nome di Corrado Alvaro è legato, a doppio filo, con la lotta antifascista. Alvaro fu intellettuale temuto dal regime. Ma non se ne preoccupò. Già dal 1921 fu corrispondente da Parigi per il quotidiano Il Mondo del liberale antifascista Giovanni Amendola, per cui subì diverse intimidazioni verbali e un episodio di violenza da parte delle squadre fasciste, mentre collaborava anche con il giornale satirico Becco giallo. Assisterà dunque con disappunto all’ascesa del fascismo, tanto che dopo il delitto Matteotti (1924) l’anno successivo firmerà senza esitazioni il Manifesto degli Intellettuali Antifascisti di Benedetto Croce. Nel 1926 pubblicherà il romanzo L’uomo nel labirinto.

L'esilio volontario

Compreso che gli era ormai difficile lavorare tranquillamente nel mondo culturale italiano ormai controllato dal regime mussoliniano, Alvaro intraprenderà la carriera di inviato per l’estero e dal 1928 fu corrispondente a Berlino per La Stampa e L’Italia Letteraria. Nel 1929 uscirà la raccolta di racconti L’amata alla finestra, mentre nel 1930 sarà un anno d’oro per il sanluchese; infatti pubblicò il romanzo Vent’anni ma soprattutto vedrà la luce la sua opera più famosa, la raccolta di novelle Gente in Aspromonte che gli fruttò il primo importante premio letterario italiano bandito da La Stampa nel 1931. Sempre nel 1931 Alvaro si recò in Turchia e nel 1935 in Russia.

Il dibattutto reportage sulla bonifica

Nonostante il suo sincero antifascismo, nel 1934 pubblicò un reportage sulla bonifica dell’Agro pontino per le edizioni dell’Istituto fascista di cultura che nel dopoguerra gli sarà rinfacciato come apologetico del regime e alla cui accuse lo scrittore calabrese replicherà dicendo che egli con quello scritto non voleva esaltare l’opera compiuta dal regime ma soltanto l’iniziativa della bonifica nazionale, promessa da secoli e mai attuata prima di allora.

L'amicizia con l'amante del duce

Grazie alla sincera amicizia con l’intellettuale ebrea e amante storica di Benito Mussolini, Margherita Sarfatti, Alvaro potrà nuovamente scrivere sui giornali italiani con una certa ma moderata libertà d’espressione. Nel 1937 collaborò con la rivista Omnibus dell’intellettuale Leo Longanesi, mentre nel 1938 pubblicherà il suo romanzo più famoso, l’Uomo è Forte osannato dalla critica. Dal 1940 al 1942 curerà la pagina critica teatrale del quotidiano Popolo di Roma di cui nel 1943 per alcuni mesi ne assumerà la direzione. Con l’occupazione nazista della Capitale, Alvaro fu costretto a fuggire a Chieti, negli Abruzzi, con il falso nome di Guido Giorgi, sostenendosi economicamente impartendo lezioni private d’inglese.


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