Ecco il resoconto dei principali fatti di oggi, giovedì 14 maggio 2026, che riguardano la vita istituzionale a la vita ecclesiale del nostro Paese. Le notizie sono ordinate in ordine cronologico, dalla più recente alla più datata.
Milano: conclusa la fase diocesana della causa di beatificazione di don Giussani. Basilica S. Ambrogio gremita per il “Gius”
(Milano) La basilica di Sant’Ambrogio gremita fin da due ore prima dell’inizio della celebrazione per la chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione di monsignor Giussani, fondatore del movimento di Comunione e liberazione, che si anima di canti e delle parole del Servo di Dio. Una festa e una scelta non casuale della data e del luogo del rito: nei secondi Vespri solenni dell’Ascensione – festa liturgica molto cara a “don Gius” – e nella basilica contigua all’Università Cattolica dove tanti giovani seguirono i suoi insegnamenti. E tanti sono stati anche i giovani di oggi presenti alla celebrazione presieduta dall’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, e concelebrata da diversi vescovi: Andrea Bellandi, arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, Massimo Camisasca, vescovo emerito di Reggio Emilia-Guastalla, Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e consigliere spirituale della Fraternità di Cl, Giovanni Paccosi, vescovo di San Miniato, Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia, Filippo Santoro, arcivescovo emerito di Taranto. Tanti anche i sacerdoti ambrosiani, alcuni vicari episcopali e l’assistente ecclesiastico diocesano, don Mario Garavaglia.
Tra le autorità presenti, Anna Scavuzzo, vicesindaco di Milano, Raffaele Cattaneo, sottosegretario alla presidenza di Regione Lombardia, Elena Beccali, rettrice dell’Università Cattolica (dove don Giussani ha insegnato Teologia dal 1964 al 1990), Linda Ghisoni, sottosegretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, oltre ad alcuni rappresentanti di altri movimenti. In prima fila anche il fratello di don Giussani, Gaetano, il presidente della Fraternità di Cl, Davide Prosperi, il suo predecessore Julián Carron. E, poi, soprattutto la gente: intere famiglie, dai più piccoli ai nonni, tutti riuniti per questo momento solenne burocraticamente e significativo spiritualmente. Con i gesti antichi della chiusura del processo diocesano, le firme sulla documentazione finale da parte dell’arcivescovo, del delegato arcivescovile, monsignor Ennio Apeciti, del notaio attuario, monsignor Virginio Pontiggia e di don Simone Lucca, promotore di giustizia. Accanto a loro la postulatrice, Chiara Minelli.
Infine, la chiusura dei faldoni con i sigilli in ceralacca rossa che verranno inviati in Vaticano, l’aspersione con l’acqua benedetta, per la commemorazione del comune battesimo e per cui monsignor Delpini arriva fino al sagrato della basilica dove si affollano i fedeli, e i canti di ringraziamento sciolgono l’assemblea tra gli applausi.
Milano: conclusa la fase diocesana della causa di beatificazione di don Giussani. Mons. Delpini: “Ha condotto a incontrare Cristo”. Tre motivi di gioia e tre tentazioni
(Milano) “La parola che voglio dire è la gioia. La gioia che viene dall’esperienza della grazia”. A dare avvio così alla sua omelia nei Vespri solenni dell’Ascensione con la chiusura della fase diocesana del processo di beatificazione di monsignor Luigi Giussani, è stato l’arcivescovo di Milano, monsignor Mari Delpini. Presiedendo la celebrazione in una basilica di Sant’Ambrogio gremita di migliaia di fedeli di tutte le età, appartenenti al Movimento e alla Fraternità di Comunione e liberazione, Delpini ha proseguito richiamando il carisma del fondatore. “Sono tre i motivi di tale gioia: primo perché riconosciamo in don Luigi Giussani un uomo di Dio, un prete che, con la sua vita e con le sue parole, ha condotto a incontrare Cristo. Questo è il dono più grande che è stato fatto a Giussani e, attraverso di lui, a tutti coloro che hanno percorso questo cammino. Un secondo motivo di gioia e di grazia è sentirsi dentro questa Chiesa e il processo che qui oggi si conclude è la dichiarazione che la Chiesa di Milano ha riconosciuto che la Causa di beatificazione può essere consegnata al supremo discernimento, dopo il lavoro di molti”. “Un terzo motivo di grazia – ha suggerito il presule ambrosiano – è che molte persone di tutte le età, di tutti i Paesi hanno cominciato una storia, riconoscendo una parola rivolta a loro, un messaggio che ha colpito nel profondo dell’umano, un’apertura di orizzonti che ha allargato il cuore. L’incontro con don Giussani è stato un punto di partenza”.
L’auspicio di monsignor Delpini è stato però anche quello di vigilare su ciò che ha definito tre tentazioni. “Cioè il dare tanta importanza a monsignor Giussani da non andare oltre, mentre lui ci invita ad andare verso Dio e considerare il Servo di Dio come un giacimento”. Ossia pensare che la “grandissima produzione dei suoi scritti finisca per essere come una specie di inesauribile miniera da cui continuamente si potrà fare una citazione, un riferimento. Invece, l’opera dei Giussani è una sorgente, non una ‘cosa’ fatta di reperti da rievocare, ma una freschezza che deve continuare a fecondare la terra e il cuore, il movimento e tutti coloro che lo incontrano. E una terza tentazione potrebbe essere quella del trionfalismo, di quell’atteggiamento per cui si rischia di attirare l’attenzione su di sé, sul movimento o sulle sue realizzazioni, le tante cose buone che ha fatto, mentre occorre vedere il dono che tutto questo rappresenta per la Chiesa, per la società, per il presente e il futuro”.
8×1000: diocesi Cagliari, il dormitorio Caritas Papa Francesco protagonista della nuova campagna della Chiesa cattolica
C’è anche Cagliari tra i protagonisti della nuova campagna di comunicazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica, con il dormitorio maschile del Centro Caritas Papa Francesco. Qui ogni giorno vengono accolti uomini in stato di fragilità, che spesso vivono sulla strada. Nelle mura del centro trovano un luogo sicuro, un letto pulito, servizi essenziali e un’équipe pronta ad ascoltare e a costruire con ciascuno un progetto di ripartenza. Aperto tutto l’anno dalle 14 alle 9, il dormitorio, articolato in 6 stanze, accoglie 16 ospiti, accuditi da 5 operatori. A questi si aggiungono i volontari delle unità di strada che, ogni sera, raggiungono nelle vie di Cagliari le persone che vivono all’addiaccio, offrendo ascolto, un pasto caldo, generi di prima necessità e un orientamento ai servizi di accoglienza. “Grazie al supporto della Chiesa – spiega don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana di Cagliari – siamo in grado di sviluppare iniziative di coprogettazione con il comune e con altre realtà del terzo settore. I fondi dell’8xmille servono anche a fare in modo che le accoglienze siano a misura, con spazi ospitali, per offrire un’opportunità di recuperare dignità”.
Diocesi: Cosenza, parte il festiva “Frontiere”
Parte a Cosenza la terza edizione del Festival “Frontiere”, promosso dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Cosenza‑Bisignano. Quattro le parole‑guida dell’edizione 2026: “ripopolamento, disarmo, ospitalità, futuro”, attorno alle quali si svilupperà un programma tra piazze, strade, teatri e spazi universitari, con panel, spettacoli, laboratori, installazioni, musica, hip‑hop e momenti di riflessione. In un tempo segnato da guerre e violenze provocate, come ricordato recentemente da Papa Leone XIV, “da una manciata di tiranni”, il festival invita la cittadinanza a “s‑catenare l’arcobaleno della pace e dei diritti umani”, proprio dalla Calabria, una delle principali porte dell’Euromediterraneo. L’apertura è prevista martedì 19 maggio all’Università della Calabria, con la giornata dedicata a “Frontiere & Ripopolamento”. Giovedì 21 maggio, giornata “Frontiere & Disarmo”, alle 18.30 in piazza XI Settembre con il panel “Una pace disarmata e disarmante”. A seguire, dalle 20.30, su corso Mazzini, un flash‑mob “S‑Cateniamo la Pace”. Venerdì 22 maggio, per “Frontiere & Ospitalità”, alle 18.30 in piazza Santa Teresa il panel “Il mare e la foresta che dividono: confini, naufragi, umanità”, seguito dalla Cucina dal Mondo e dal concerto Voce Africa con Badara Seck, Djibril Gningue, Moussa Ndao e i giovani del coro Sogna Ragazzo Sogna. La giornata conclusiva, sabato 23 maggio, sarà dedicata a Frontiere & Futuro: alle 15.30, nel salone della Chiesa di Santa Teresa, il Laboratorio Interculturale con MSNA e tutori; alle 17.00, nella piazza antistante, l’inaugurazione del mosaico‑laboratorio Frammenti. Alle 17.30, in piazza XI Settembre, spazio alla Jam di hip‑hop, rap, writing, breaking e djing. Il festival si chiuderà alle 21.00, nella Chiesa di Santa Teresa, con la Veglia di Pentecoste.
Salute: Ojetti (Amci), “il diritto al sollievo è un dovere. Urgente sostenere anche i caregiver, troppo spesso lasciati soli”
L’Amci (Associazione medici cattolici italiani) aderisce alla 25ª Giornata nazionale del sollievo che si celebrerà domenica 31 maggio. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione nazionale “Gigi Ghirotti”, dal Ministero della Salute e dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha per titolo “Io mi prendo cura”.
Istituita nel 2001 per promuovere la cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale, la Giornata rappresenta per i medici cattolici un’occasione per ribadire la centralità della persona e il rispetto della dignità umana, specialmente nelle fasi terminali della vita.
La Giornata ha una connotazione propositiva “a favore del sollievo”, dichiara Stefano Ojetti presidente nazionale dell’Amci; il sollievo è sempre possibile infatti, attraverso l’umanizzazione delle cure sostenuta da una medicina che miri a guarire quando possibile, curare costantemente e alleviare la sofferenza sempre.
Ojetti richiama a tale proposito le parole di Leone XIV nel suo messaggio in occasione della XXXIV Giornata mondiale del malato: “Viviamo immersi nella cultura della rapidità, dell’immediatezza, della fretta, ma anche dello scarto e dell’indifferenza, che ci impedisce di avvicinarci e fermarci lungo il cammino per guardare i bisogni e le sofferenze che ci circondano”. “Non dobbiamo mai dimenticare infatti – commenta – che il diritto al sollievo è un dovere sancito dalla legge 38/2010, che definisce l’accesso alla terapia del dolore come un diritto inviolabile di ogni cittadino. Rispettare questa legge non è un’opzione, ma un obbligo civile e etico”. Il sollievo del dolore, infatti, è un diritto da ricevere da parte di chi soffre, e un dovere da donare da parte degli operatori sanitari secondo quella che è la loro “mission ippocratica”.
A 16 anni dall’entrata in vigore della legge 38/2010 si sta cercando di valorizzare le cure palliative sul territorio nazionale, ma anche la loro attuazione procede a rilento. La promozione di una solida cultura palliativa è indicata dall’Associazione come la risposta concreta alla tentazione del suicidio assistito, spesso alimentato dalla paura del dolore e della solitudine.
Amci rivolge un pensiero anche a chi resta accanto al malato: i “caregiver”. “Riteniamo obbligatorio e urgente che vengano adeguatamente sostenuti anche coloro che portano, spesso in grande isolamento, pesi gravosi nel prestare assistenza quotidiana ai propri cari”, conclude Ojetti.
L’Amci, in occasione della Giornata del 31 maggio, promuoverà su tutto il territorio nazionale iniziative di informazione e sensibilizzazione volte a umanizzare l’assistenza al malato e formare volontari sempre più consapevoli e vicini alle famiglie colpite dalla malattia.
Ragazzi fuori famiglia: Agevolando e Cismai, lunedì a Torino il Care Leavers Day 2026
Un’intera giornata, due organizzatori, sei indispensabili compagni di viaggio, oltre cinquanta ragazzi e ragazze protagonisti e (già) oltre centocinquanta iscritti. Sono i primi numeri del Care Leavers Day 2026 che Agevolando Aps e Cismai hanno deciso di immaginare e costruire insieme per riflettere sull’universo del leaving care italiano. Ovvero su quei ragazzi e quelle ragazze in uscita da sistemi di tutela (comunità o affido) che al compimento del 18° anno d’età si ritrovano a dover costruire da sé la propria autonomia. Sono settemila ogni anno i neomaggiorenni che soffiate le candeline sull’età adulta si aggiungono ai circa 42 mila nelle loro stesse condizioni. E con loro, o come loro, i tanti minori stranieri non accompagnati, accomunati ai loro coetanei e alle loro coetanee da un presente incerto un futuro tutto da scrivere. Da soli.
Lunedì 18 maggio, a Torino, Agevolando e Cismai apriranno un dialogo e un confronto più che mai necessario con professionisti del terzo settore e istituzioni per capire, insieme, come generare buone pratiche per cambiare concretamente i servizi e le politiche orientate al leaving care. A guidare pensieri e riflessioni saranno come sempre le voci, la testimonianza e l’esperienza degli oltre cinquanta ragazzi e ragazze del Care Leavers Network di Agevolando in arrivo a Torino da tutta l’Italia. Attori e attrici dei progetti che l’associazione disegna con e per loro, con l’unico obiettivo di diventare protagonisti del proprio futuro, civico e professionale, e del futuro del Paese.
Progetti come Caring is Sharing, un percorso lungo un anno che Agevolando e Cismai hanno costruito e vissuto con Fondazione Unipolis, grazie al supporto avuto dalla Fondazione attraverso l’edizione 2024 del Bando Act nell’area Disuguaglianze, e il cui racconto aprirà proprio la giornata di lavoro al Cap10100 di Corso Moncalieri 18. E poi testimonianze, confronti, workshop, riflessioni e obiettivi chiari, neri su bianco.
Dopo gli anni della sperimentazione del Fondo Care Leavers nazionale, che ha permesso di allungare alcuni percorsi dai 18 ai 21 anni, oggi uno dei temi è e sarà capire come consolidare e rendere strutturali queste opportunità, consapevoli che il modo in cui un Paese accompagna i ragazzi e le ragazze più soli nel passaggio alla vita adulta racconta molto della qualità del suo sistema di protezione sociale e della sua idea di giustizia.
Per i ragazzi e le ragazze del Care Leavers Network quella di lunedì sarà soltanto l’ultima delle tre giornate a Torino che vivranno da sabato mattina insieme ai referenti, allo staff e ai volontari dell’associazione, condividendo esperienze, riflessioni e desideri della propria realtà di care leavers, ma anche la leggerezza e la spensieratezza della loro età. Perché l’autonomia non può essere una prova di sopravvivenza individuale, ma deve diventare una responsabilità collettiva.
Milano: conclusa la fase diocesana della causa di beatificazione di don Luigi Giussani. Mons. Delpini, “uomo di Dio e della Chiesa”
Si è conclusa oggi, nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, la fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Luigi Giussani (1922-2005), sacerdote ambrosiano e fondatore di Comunione e Liberazione. La chiusura ufficiale è avvenuta durante la celebrazione dei Vespri dell’Ascensione presieduta dall’arcivescovo di Milano, Mario Delpini. “È un momento di grazia e di gioia”, ha affermato mons. Delpini, definendo don Giussani “uomo di Dio” e “uomo della Chiesa”. L’arcivescovo ha sottolineato come la Chiesa di Milano abbia riconosciuto che “questa causa di beatificazione può essere consegnata al supremo discernimento della Chiesa”, evidenziando inoltre il valore del carisma che, attraverso don Giussani, “ha reso la vita di molti una storia di grazia e di comunione”. Alla celebrazione hanno preso parte circa diecimila persone tra presenti e collegati da remoto. Numerosi i vescovi concelebranti e le autorità civili e accademiche intervenute, tra cui la vicesindaco di Milano Anna Scavuzzo, il sottosegretario regionale Raffaele Cattaneo ed Elena Beccali, rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Presente anche Davide Prosperi, presidente della Fraternità di CL, che ha espresso “immensa gioia” per “questo ulteriore e fondamentale passo del percorso con cui la Chiesa riconosce la bontà della testimonianza di vita cristiana di don Giussani”. Prosperi ha inoltre ribadito la volontà del movimento di proseguire “in comunione con il Papa e con tutta la Chiesa”, affinché “il mondo possa conoscere Cristo, fonte inesauribile della speranza”. Nato a Desio il 15 ottobre 1922 e morto a Milano il 22 febbraio 2005, don Giussani fu insegnante, teologo ed educatore. Dal 1954 diede impulso all’esperienza di Gioventù Studentesca, da cui nacque successivamente Comunione e Liberazione, oggi diffusa in quasi novanta Paesi del mondo. Dichiarato Servo di Dio nel 2012, la sua causa proseguirà ora presso il Dicastero delle Cause dei Santi.
Diocesi: Padova, l’assessore regionale alla sanità Gino Gerosa in visita oggi alle Cucine economiche popolari
Conoscere da vicino i servizi che le Cucine economiche popolari di Padova quotidianamente erogano a persone in situazione di grave marginalità. È questo lo scopo della visita dell’assessore regionale alla sanità e alla programmazione sociosanitaria, Gino Gerosa, alla Fondazione Nervo Pasini – Cucine economiche popolari. All’assessore, accolto dal presidente della fondazione don Luca Facco e dalla direttrice suor Albina Zandonà, sono stati illustrati gli spazi e i servizi offerti dalle Cucine: dalla mensa alle docce, agli ambulatori, con particolare attenzione al servizio sanitario. Grazie all’impegno di 16 medici, 9 infermieri e 2 farmaciste, le Cucine economiche popolari, all’interno di una cornice istituzionale riconosciuta dall’Ulss 6 Euganea, nel 2025 ha garantito 1.626 prestazioni mediche; 1.112 prestazioni infermieristiche; 2.738 prestazioni sanitarie complessive, per un totale di 656 persone assistite, tutte provenienti da situazioni di marginalità. Il servizio s’inserisce stabilmente nel sistema dei servizi alla persona delle Cep e svolge una funzione integrata di cura, orientamento e accompagnamento sanitario, con particolare attenzione alla continuità assistenziale, alla comprensione dei percorsi di cura e alla relazione con i servizi pubblici.
Educazione: Napoli, il 16 la marcia popolare. Card. Battaglia, “la camorra si nutre del vuoto di futuro, per questo si combatte nei luoghi di crescita”
Oltre 150 associazioni aderenti, artisti, scrittori, rappresentanti della società civile firmatari dell’appello, che porta come prima adesione quella dell’arcivescovo metropolita di Napoli Mimmo Battaglia, per chiedere un impegno maggiore nel contrasto alla povertà educativa, la dispersione scolastica e il disagio giovanile, mettendo in rete scuole, società civile, istituzioni, Chiesa e Terzo Settore.
Maurizio De Giovanni, Silvio Petrella, Valeria Perrella, Viola Ardone, Peppe Lanzetta, Roberto Andrò, Mimmo Basso, Costanza Boccardi, Luciano Stella, Isaia Sales: sono solo alcuni dei nomi che hanno espresso la propria adesione alla grande marcia popolare per l’educazione e la prevenzione, lanciata da Libera, Chiesa di Napoli e le realtà educative e i movimenti sociali. Appuntamento sabato 16 maggio con partenza da Piazza Garibaldi e arrivo in Piazza Dante dove si terrà un’assemblea pubblica.
Al centro della mobilitazione la necessità di fare rete, rafforzando il processo del Patto educativo e una Legge regionale sull’Educativa di Comunità che prevedano la continuità dei progetti educativi.
“La marcia popolare dell’educazione – spiega il card. Battaglia – è un’opportunità importante per ribadire che la repressione non basta perché serve prevenzione. La camorra si nutre della povertà educativa e del vuoto di futuro. Per questo si combatte prima di tutto nei luoghi della crescita, nei legami spezzati, nelle solitudini che feriscono i nostri ragazzi. Ogni giovane sottratto alla strada è una vittoria di civiltà. Ogni vita salvata è un argine al male. Il Patto educativo è oggi la forma concreta della speranza per Napoli: una rete viva che tiene insieme istituzioni, Chiesa e società civile, e che non può permettersi di spezzarsi. In questa direzione si collocano con forza le parole di Papa Leone, che ha ricordato: ‘Non si spezzi questa rete che vi unisce, non si spenga questa luce che avete iniziato ad accendere nel buio Continuate a portare avanti questo Patto, radunate le forze, lavorate insieme, camminate uniti per sollevare la città e restituire a Napoli la sua chiamata ad essere capitale di umanità e di speranza’. È un appello che diventa responsabilità storica. Perché Napoli si salva solo restando insieme, e nessun futuro nasce senza un “noi” che resiste, educa e ricostruisce”.
“La marcia – commenta Mariano Di Palma, coordinatore regionale di Libera – sarà anche un momento di festa, arte e condivisione, con musicisti e artisti di strada, per costruire una città più giusta e bella, forte contro le armi, contro chi le vende, contro chi le usa. Una città che ricorda i suoi giovani e le sue vittime innocenti, e che si unisce per fermare la violenza culturale, patriarcale, ambientale delle camorre e dei sistemi corruttivi. Una città che deve dare ascolto, dignità, risorse e spazio alle reti educative, al rapporto tra scuola e comunità, rendendo gratuito l’accesso alla cultura e allo sport, rigenerando gli spazi inutilizzati e beni confiscati, scommettendo per una volta davvero nell’educazione come antidoto alla cultura delle camorre e delle violenze. Armi e droga devono sparire dai codici informali ed illegali della città. Finché non ci libereremo dal possesso illegale e diffuso delle armi e finché non renderemo i quartieri più popolari luoghi di risanamento pubblico e sociale continueremo a sentire colpi di pistola, vedere il sangue per le strade, piangere giovani vittime”.
Ordinariato militare per l’Italia: dal 21 maggio il 66° Pellegrinaggio Militare a Lourdes con 4mila soldati italiani
Tutto è pronto per il 66° Pellegrinaggio Militare a Lourdes, in programma dal 21 al 24 maggio con la partecipazione di oltre 17.000 militari da tutto il mondo. L’Ordinariato Militare per l’Italia (Omi), in una nota diffusa oggi, sottolinea che si tratta di “un evento spirituale, arricchito dal desiderio della pace e della concordia tra i popoli”. Infatti, il titolo che caratterizza il pellegrinaggio è proprio “Sentinelle della Pace”. Gli stessi Militari, come dichiara l’arcivescovo militare per l’Italia, mons. Gian Franco Saba, “amano leggere la propria missione come quella di nuovi ambasciatori di pace rivestiti dell’armatura dello Spirito e della libertà oltre che irrobustire con la luce del Vangelo il desiderio di servire e dire al mondo, con la forza della dolcezza attinta al cuore e alle labbra di Maria: il mondo sbaglia se pensa che io sono sufficiente a me stesso, non ho bisogno di nessuno”. Saranno circa 4000 i militari italiani, guidati dall’Ordinario e da 80 cappellani, che prenderanno parte al pellegrinaggio. Con loro anche l’Ambasciatrice italiana in Francia, Emanuela D’Alessandro. La proposta, quest’anno, si colora di una ulteriore coloritura di festa e di gioia, poiché, ricordano dall’Omi, “ci troviamo nelle celebrazioni per il Centenario dell’Ordinariato Militare per l’Italia”. A riguardo l’evento sarà ricordato durante il 7° Festival dei Giovani, venerdì 22 maggio, promosso dalla comunità internazionale Nuovi Orizzonti, sotto la direzione dell’autrice televisiva Maria Amata Calò e di don Davide Banzato. “In un tempo segnato da guerre, divisioni e paure, il Festival desidera offrire soprattutto ai giovani un messaggio di pace, unità e vicinanza umana, raccontando il volto più autentico delle Forze Armate e dei cappellani militari: storie di servizio, sacrificio, coraggio, solidarietà e speranza che testimoniano il valore profondo della missione vissuta accanto alle persone, soprattutto nelle situazioni più difficili”. Tra gli ospiti attesi torna il cantante Filippo Neviani in arte Nek, che vestirà ancora una volta il ruolo di conduttore dopo il successo televisivo del format Rai “Dalla strada al palco”. Sul palco anche la DJ Arianna Triassi e la vocalist partenopea Anash. Special guest di questa edizione sarà Gigi D’Alessio, protagonista di un’esibizione speciale con Nek, in una grande festa dedicata ai giovani militari e alle loro famiglie. La giornata culminerà alle ore 21.00 con la Cerimonia di Apertura Internazionale nella Basilica di San Pio X, dando ufficialmente il via al 66° Pellegrinaggio militare internazionale.
Lavoro: Anla, convegno a Gaeta su “Persone, imprese, lavoro: la sfida del cambiamento”
Si terrà sabato 16 maggio a Gaeta, presso la Geberit Ceramica, il convegno nazionale “Persone, imprese, lavoro: la sfida del cambiamento”, promosso dall’Associazione nazionale lavoratori anziani (Anla). L’iniziativa riunirà rappresentanti di Confindustria, del mondo accademico, della Conferenza episcopale e del tessuto industriale laziale, all’indomani della firma del protocollo d’intesa tra Anla e Confindustria volto a valorizzare i Gruppi anziani d’azienda come ponte tra impresa e territorio. “Un unicum in cui profit e non profit si incontrano”, sottolinea il presidente nazionale Anla, Edoardo Patriarca, evidenziando come l’accordo favorisca relazioni intergenerazionali più armoniche e rafforzi il radicamento sociale delle imprese, contribuendo alla costruzione di comunità più solidali. Il convegno, organizzato dal Gruppo aziendale Anla Geberit Ceramica e coordinato dal presidente regionale Anla Lazio Giuseppe Rinaldi, si inserisce proprio in questa prospettiva, proponendo una riflessione sul rapporto tra persona, lavoro e impresa in un tempo di profondi cambiamenti. Due i momenti in programma: un primo panel dedicato al lavoro come dimensione fondamentale dell’uomo, con gli interventi di don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, e di Andrea Michieli, docente di diritto costituzionale all’Università di Padova. Al centro, le trasformazioni del lavoro tra crisi economiche e innovazione tecnologica, con l’esigenza di riconoscere il valore della persona oltre la funzione produttiva. Il secondo panel approfondirà il ruolo dell’impresa come soggetto sociale. Tra i partecipanti Vittorio Celletti, presidente Unindustria Cassino, che richiama la necessità di superare una visione esclusivamente orientata al profitto per puntare alla creazione di valore condiviso, investendo su inclusione, qualità del lavoro e sostenibilità. Un confronto che pone al centro la persona come chiave per costruire un futuro più equo e umano.
Diocesi: Prato, mons. Nerbini, “Chi ha il coraggio di affrontare il disagio dei giovani?”
“La vera sfida è quella di affrontare seriamente il tema del disagio giovanile. Solo stando con i ragazzi, ʽsprecandoʼ del tempo con loro potremo prenderci cura dei loro bisogni e dare risposta alle loro domande”. Lo ha detto il vescovo di Prato, Giovanni Nerbini, che insieme all’Iman, Izzedin Elzir, al rabbino capo della comunità ebraica di Firenze, Gadi Piperno, ed al frate francescano, Ettore Filippucci, hanno raccontato agli alunni della scuola primaria Ciliani del grave fatto di cronaca, avvenuto in piazza Mercatale a Prato nella notte tra l’11 ed il 12 maggio, in cui un sedicenne, nel tentativo di rapinare un ragazzo, lo ha colpito al cuore con un coltello. L’iniziativa, resa possibile della scuola, aveva il fine di testimoniare agli studenti che, come detto in una nota, “un dialogo interreligioso nella ricerca della pace non è solo necessario, ma possibile”. “Oggi – ha detto mons. Nerbini – insieme all’iman e al rabbino abbiamo voluto lanciare un messaggio di pace e di speranza a questi piccoli studenti. La tolleranza, l’accoglienza e l’integrazione sono l’antidoto a tutti i veleni che ovunque causano la guerra”.
Germania: mons. Jung (Würzburg), omelia di apertura del Katholikentag. “Coraggio, rialzatevi”
Il 104° Katholikentag si è aperto oggi a Würzburg con una celebrazione eucaristica nella festa dell’Ascensione sulla grande Residenzplatz. Al vescovo ospitante Franz Jung il compito dell’omelia scandita davanti a oltre 10mila persone, sul tema dell’appuntamento nazionale: “Coraggio, rialzatevi!”. Secondo il vescovo, oltre a essere “la sintesi più concisa di ciò che la Chiesa celebra nell’Ascensione di Cristo” è un incoraggiamento a ribellarsi “contro tutti coloro che si abbandonano a fantasie di onnipotenza, mascherandole persino con la retorica religiosa”, a “difendere la dignità della vita”, a “sfruttare al meglio il tempo”, a “penetrare nella profondità della rivelazione”, che significa anche “alzarsi con coraggio per porre le domande che ora attendono risposte radicate nella fede”, ha continuato il vescovo, facendo riferimento in particolare alla “questione del ruolo delle donne in relazione agli incarichi ecclesiastici, alla questione di una più profonda comprensione del significato della sinodalità” o di “come prevenire gli abusi di potere”. Alla celebrazione hanno partecipato il presidente federale Frank-Walter Steinmeier e il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt. Presenti anche la vescova Kirsten Fehrs, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania, e Anna-Nicole Heinrich, presidente del Sinodo dell’Ekd.
Premio Carlo Magno: insignito Mario Draghi. “Federalismo pragmatico” per superare “l’inazione”. Difesa: autonomia dagli Usa
“Con il prof. Mario Draghi, il Comitato direttivo del Premio Carlo Magno rende omaggio a una personalità che, con determinazione e risolutezza incrollabile, ha compiuto grandi cose per l’Europa: il salvataggio dell’euro, la stabilizzazione del suo Paese natale in una crisi gravissima e ora la formulazione di un’agenda per il futuro dell’intero continente. Il riconoscimento della sua eccezionale carriera è quindi molto più di un tributo al passato”. È un passaggio della motivazione per la quale oggi è stato conferito, ad Aquisgrana, il Premio Carlo Magno a Mario Draghi.
Nel suo intervento, Draghi ha detto ancora: “La nostra esperienza attuale è che l’azione al livello dei 27 spesso non riesce a fornire ciò che il momento richiederebbe. Il risultato è un’azione che può risultare talmente inadeguata alla portata della sfida da diventare peggio dell’inazione. Dobbiamo spezzare questo ciclo. I Paesi che sentono il peso di questo momento in modo più acuto, e capiscono che la finestra per l’azione non rimarrà aperta indefinitamente, devono essere liberi di andare avanti. Questo è ciò che ho chiamato federalismo pragmatico”.
Per Draghi “la virtù” del federalismo pragmatico “è che può ricostruire insieme la capacità di realizzazione e la legittimità democratica. I Paesi con la volontà di agire dovrebbero approfondire la cooperazione in aree concrete, attraverso strumenti che producano risultati che i cittadini possano vedere e misurare”.
Draghi si è inoltre soffermato sul tema della difesa, per la quale vedrebbe la necessità di “impegni vincolanti”, anche perché la dipendenza dagli Stati Uniti è ora messa in discussione. Così “il cambiamento di atteggiamento americano sulla sicurezza europea non dovrebbe essere visto solo come un pericolo; è anche un necessario risveglio. Se gli Stati Uniti chiedono all’Europa di assumersi maggiori responsabilità per la difesa del nostro continente e dei nostri vicini, allora l’Europa deve anche acquisire maggiore autonomia nel modo in cui quella difesa è organizzata”.
Diocesi: Lucca, morto a 79 anni don Gloria Antonio Giannetti
È morto stamattina, all’ospedale San Luca di Lucca, don Gloria Antonio Giannetti, da tempo provato dalla malattia. La salma è esposta dal pomeriggio nell’obitorio di Campo di Marte. Da domattina, venerdì 15 maggio, sarà invece esposta nella chiesa di Gramolazzo dove le esequie saranno celebrate sabato mattina, 16 maggio, alle ore 10. “Ricordiamo tutti con gratitudine il lungo servizio che don Gloria Antonio ha offerto alla Chiesa in Alta Garfagnana: ha vissuto con uno stile semplice e nella cordialità verso tutta la gente”, dice l’arcivescovo, mons. Paolo Giulietti. Nato il 27 marzo 1947 a Gramolazzo nel Comune di Minucciano – all’epoca diocesi di Massa Carrara – fu poi ordinato presbitero il 14 luglio 1974. Con il passaggio della Garfagnana alla diocesi di Lucca nel 1992 entrò a far parte del clero diocesano lucchese. Ha, comunque, vissuto tutto il suo percorso presbiterale in Alta Garfagnana. Il primo incarico fu quello di parroco a Bargecchia di Pieve Fosciana nel 1975 cui seguirono gli incarichi nel 1978 di parroco a Gragnana e Minucciano. Nel 1989 divenne parroco anche di Livignano e Castagnola. Nel 1999 di Gramolazzo. Nel 2011 divenne amministratore parrocchiale di Agliano e Verrucolette fino a divenirne parroco l’anno successivo. Nel 2011 fu infine nominato parroco non moderato di Gorfigliano. Fino all’ultimo ha celebrato ed è stato al fianco della sua gente mantenendo l’incarico di parroco di sei comunità nonostante la malattia. “Amatissimo, molto popolare e ascoltato, per 50 anni è stato un riferimento importante per tutti”, dice don Marcello Franceschi, parroco moderatore della Comunità parrocchiale dell’Alta Garfagnana. La Chiesa di Lucca vive “con dolore questo momento e porge le più sentite condoglianze ai familiari, alle amiche e agli amici. Si unisce però con fede e speranza alle preghiere che stanno accompagnando don Gloria Antonio all’incontro con il Padre, nel ricordo di grande riconoscenza che tanti stanno dimostrando”, sottolinea una nota della diocesi.
Chiesa: card. Vesco, “non dobbiamo avere paura ad essere minoranza”
(Torino) “Nessuno sceglie di essere piccolo, se avessi potuto avrei voluto essere più grande. La nostra è la testimonianza di una Chiesa che non ha scelto di non essere piccola, mentre perdeva importanza in superficie al suo interno il senso si accresceva. Non dobbiamo avere paura di essere minoranza”. Lo ha affermato il card. Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, intervenendo questo pomeriggio nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino che si è aperta oggi.
Il porporato ha spiegato che “siamo più intelligenti quando siamo in minoranza, quando siamo troppo forti non ci rendiamo conto di quello che capita intorno a noi. Invece quando siamo meno forti siamo più sensili a quello che che ci succede attorno. Non sono inquieto per la Chiesa in Italia o in Algeria, il Signore ci darà i mezzi per essere testimoni”. Vesco ha parlato di “molti, molti, molti segni di speranza”. Ad esempio “in Francia c’è stata un’esplosione di battesimi da qualche anno, qualcosa che non potevamo pensare solo qualche tempo fa”; “in Italia c’è un fortissimo volontariato”. “Sono tutti segni di speranza che è impossibile non vedere”.
L’arcivescovo ha poi precisato che “quella d’Algeria non è una Chiesa martire ma è la Chiesa di un popolo martire. 19 uomini e donne di Chiesa tra il 1994 e il 1996 sono stati uccisi; ma ci sono state altre 200mila persone uccise e tra loro un centinaio di mamme. Quello dei 19 martiri è il segno di una Chiesa che ha voluto restare accanto ad un popolo; sono stati uccisi per i legami di amicizia e solidarietà”. “La qualità di questa testimonianza è la fedeltà alla fraternità, che valeva 30 anni fa e vale ancora oggi”.
Un ultimo passaggio è stato dedicato al conclave che ha eletto Papa il card. Prevost: “La mia convinzione è che quando siamo entrati nella Sistina il Signore aveva già deciso, scelto. La rapidità con cui i cardinali hanno compreso questo mi ha davvero sorpreso. In politica quando ci sono le elezioni ci sono quelli che ridono e quelli che piangono, c’è chi vince e chi perde. Nel momento dell’elezione del card. Prevost la gioia era sui volti di tutti. Era la firma dello Spirito Santo”.
Diocesi: Teramo-Atri, morto Salvatore Coccia, direttore del settimanale L’Araldo Abruzzese e dell’Irc
Nella giornata di ieri, 13 maggio, a Spoleto si è spento improvvisamente a 75 anni Salvatore Coccia, direttore del settimanale diocesano L’Araldo Abruzzese e direttore dell’Ufficio Insegnamento religione cattolica della diocesi di Teramo-Atri.
Salvatore Coccia era nato a Mosciano Sant’Angelo (Te) l’11 febbraio 1951. Dopo avere conseguito il diploma di liceo classico e il baccalaureato in Teologia presso il Seminario regionale di Chieti, ha svolto per oltre quarant’anni la docenza di Religione cattolica in numerose scuole della provincia, ricoprendo anche l’incarico di vicepreside dell’Iis “Alessandrini-Marino-Pascal-Comi-Forti” di Teramo. L’attività di insegnamento è andata di pari passo con l’impegno sindacale all’interno della Cisl-Scuola.
Da ragazzo Salvatore Coccia è stato responsabile diocesano del Gruppo Giovani di Azione cattolica ed è stato membro degli scout, dove inizia nella prima metà degli anni Settanta la sua carriera giornalistica scrivendo per il giornale dello scoutismo “Estote Parati”. Poco dopo entra nella redazione dell’Araldo Abruzzese e vi resterà continuativamente fino al suo ultimo giorno di vita. Sulle pagine del settimanale ha curato per decenni la rubrica dedicata al mondo della scuola, per poi assumere la direzione della testata nel 2013.
Salvatore Coccia è stato anche presidente della Pro Loco di Pietracamela (Te), località con la quale aveva stabilito un duraturo legame.
I funerali si terranno domani, venerdì 15 maggio, alle ore 16, nella chiesa del Cuore Immacolato a Teramo. La camera ardente sarà allestita nel pomeriggio odierno presso la casa funeraria “Ambra” in Villa Pavone di Teramo.
Diocesi: Rimini e San Marino, nasce la Settimana sociale interdiocesana
A Rimini e San Marino nasce la Settimana sociale interdiocesana, primo passo di un percorso condiviso che intende riflettere e stimolare il confronto pubblico sulle fragilità dei territori, criticità sociali e sulla distanza tra i cittadini e la dimensione della vita politica. L’iniziativa, promossa dagli Uffici di pastorale sociale e del lavoro delle diocesi di Rimini e di San Marino-Montefeltro, è in programma dal 18 al 21 maggio e si presenta con il titolo “Gioia e speranza, oggi. Abitare il nostro tempo quando tutto sembra fragile”. “Il legame tra fede e vita, l’attenzione al territorio e la responsabilità laicale per il bene comune sono al cuore di questa proposta. – spiega la diocesi di Rimini – La Settimana sociale interdiocesana si presenta come una possibilità concreta per leggere il presente con maggiore consapevolezza e riscoprire, anche nelle fragilità del nostro tempo, spazi reali di speranza e di impegno condiviso”. La proposta si articola attraverso una serie di incontri pubblici, tutti con inizio alle ore 20.45. Si apre lunedì 18 maggio con “Il futuro ci interpella”: presso la Sala Manzoni della Curia vescovile riminese, Padre Francesco Occhetta (gesuita e docente alla Pontificia Università Gregoriana) guiderà un dialogo tra generazioni per riscoprire l’attualità della enciclica Gaudium et Spes, che ha ispirato l’intera iniziativa. Il secondo appuntamento è previsto a San Marino, martedì 19 maggio presso la Sala Montelupo a Domagnano, con la serata dal titolo “Succede davvero”, dedicata alla prossimità come stile di vita, con testimonianze dalle due Diocesi tra famiglie, lavoro e accoglienza. Infine, si torna a Rimini giovedì 21 maggio, presso la chiesa di Sant’Agostino (centro storico) con “La speranza che si fa scelta”: mons. Mario Toso, vescovo emerito di Faenza-Modigliana, rifletterà sul valore vocazionale dell’impegno civile e politico a partire dalla figura di Alberto Marvelli, a ottant’anni dalla morte.
Papa in Algeria: card. Vesco, “spero che la nostra Chiesa abbia sempre più il profumo del Vangelo”. “Il popolo si è sentito visitato”
(Torino) “Restano indimenticabili le parole di Papa Leoene alla nostra piccola comunità quando ha detto che siamo come l’incenso, che non si vede ma se ne percepisce il profumo. Una bella immagine. Penso e spero che la nostra Chiesa in Algeria abbia sempre più il profumo del Vangelo”. Lo ha affermato il card. Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, intervenendo questo pomeriggio nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino che si è aperta oggi.
“Il cristianesimo in Algeria risale a sant’Agostino, ai primi secoli della Chiesa”, ha ricordato il porporato, sottolineando che “la visita del Papa ha permesso al popolo algerino di ripercorre la profondità storica di questa presenza”. “Il viaggio è stato diverso da quello compiuto in altri Paesi: non c’erano grande folle”, ha rilevato Vesco: ma “ogni parola o gesto ha avuto un’importanza particolare”. A colpire maggiormente il cardinale le parole pronunciate da Leone XIV al popolo algerino sull’indipendenza che “sarà pienamente ottenuta quando ci sarà la pace del cuore, che non è possibile – ha continuato l’arcivescovo – fino a quando non ci sarà il perdono”. “In Algeria abbiamo bisogno di queste parole, ma anche di parole di perdono”. Un’altra immagine significativa è quella della visita alla moschea, che non ha voluto essere contraddistinta da “una precisa caratterizzazione interreligiosa”: indimenticabili i “due uomini vestiti di bianco, spalla a spalla, in silenzio che pregano insieme”. “Un’esperienza – ha rivelato il porporato – che so hanno vissuto entrambi in maniera molto forte”.
In occasione della presenza del Papa, “la televisione e tutti i media per due giorni hanno trasmesso i momenti pubblici, così gli algerini hanno potuto viverli insieme al Papa; hanno potuto conoscere un uomo, guardarlo negli occhi, scoprire il suo sorriso. E scoprire anche la piccola Chiesa di Algeria”, ha raccontato Vesco, certo che “questo lascerà tracce nel futuro. Il popolo algerino si è sentito visitato dal Papa, il popolo al quale la nostra chiesa è donata”. “Il viaggio del Papa – ha precisato – sarebbe fallito se gli amici mi avessero chiesto: ‘Sei contento che è venuto a trovarvi?’; invece hanno detto: ‘È venuto a trovarci’. Una donna musulmana mi ha confidato che quando l’aereo del Papa è decollato ‘ho avuto l’impressione che sia partito un amico’. Per questo il viaggio è riuscito”.
Charlemagne Prize: awarded to Mario Draghi. “Citizens want Europe to defend freedom, prosperity and solidarity”
“Like no one else, Mario Draghi is synonym with the economic strengthening of Europe, and his 2024 ‘Draghi Report’ is the strategy required to give the European Union competitiveness, growth and stability”: that’s why Mario Draghi, former President of the European Central Bank and former Prime Minister of Italy, received the International Charlemagne Prize in Aachen today. At the Mass that is traditionally officiated before the awards ceremony, Bishop Helmut Dieser paid homage to the winner: “Europe does not lack values, it lacks determination in defending them, and therefore it lacks consistency and timeliness. It urgently needs dynamic, influential people like you who have revived the entire European project and have powerfully pushed it forward”. “This is not just a dangerous time. It is also a wake-up call”, Mario Draghi began as he started to speak. “Because the forces that are testing Europe today are doing something that decades of peace and prosperity have failed to do: they are pushing Europeans to acknowledge, once again, what they have in common and what they are prepared to build together”. “All across our continent, Europeans are proving they want Europe to take action. They want the EU to defend their freedom, prosperity and solidarity. And they keep passionately supporting the values that make Europe worthy of being built and that make it unique today. Now, the job is responding to their trust with courage and proving that Europe can, again, turn a crisis into union”.
Fraternità: card. Vesco, “non si può essere cristiani o leggere il Vangelo senza pensare che l’altro mi riguarda”
(Torino) “Non si può essere cristiani o leggere il Vangelo senza pensare che l’altro mi riguarda”. È il monito lanciato dal card. Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, intervenendo questo pomeriggio nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino che si è aperta oggi.
Il porporato, per spiegare come vincere l’indifferenza, ha raccontato quanto gli è capitato in un incontro con una migrante. La “scintilla” è scattata quando, dopo il racconto della giovane, lui ha pensato: “Avrei potuto essere al suo posto, e se lo fossi stato non sarei riuscito a fare quello che lei ha fatto”. “Da un solo incontro – ha rivelato – non ho più potuto guardare i migranti come li guardavo prima” anche se fino a quel momento “con loro avevo un confronto continuo e li aiutavo finché potevo”. La chiave è dunque pensare “in ogni situazione difficile che io potrei essere al posto dell’altro e viceversa”. Certo, “la differenza religiosa come l’individualismo potrebbero spingere” in direzione opposta. Ma non c’è alternativa alla fraternità. Anche “nelle nostre parrocchie, perché se non c’è fraternità sono fredde, senza comunità”. “L’amicizia è una fraternità portata al suo livello massimo e nella comunità cristiana la fraternità resta solo parola vuota se non tende all’amicizia”, ha aggiunto riferendosi alla frase pronunciata da Gesù: “Non vi chiamo più servi () ma vi ho chiamato amici”.
Fraternità: card. Vesco, “riunisce la società, come l’amore riunisce la famiglia”. “Va accolto l’appello di Papa Leone a cessare ogni guerra”
(Torino) “In una famiglia ci possono essere opinioni differenti, diverse visioni tra generazioni o in campo politico. Ma alla fine l’amore la riunisce. Così la fraternità riunisce la società, oltre tutto quello che può dividerla. Dovremmo riconoscerla come un valore in se stessa”. Lo ha affermato il card. Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, intervenendo questo pomeriggio nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino che si è aperta oggi.
Il porporato ha sottolineato l’importanza di “considerare l’altro come tale”; “riconoscere l’altro come fratello o sorella – ha spiegato – significa essere toccati da quello che lui o lei vive”. Vesco ha portato ad esempio “la terribile guerra in Ucraina”, per la quale “oggi possono morire mille persone tra giovani russi e ucraini”. “Il primo mese di guerra siamo rimasti commossi da questo e oggi non ci pensiamo più nonostante continuino ad uccidersi”, ha denunciato il cardinale, rivelando che “se io avessi avuto un fratello di sangue morto in questo modo non avrei pensato ad altro”. Ma “oggi ce ne siamo dimenticati. E se non possiamo farlo per tutto e per tutto il tempo, siamo però fratelli e sorelle di tutti quelli che abitano questo mondo”. “Non si può essere cristiani senza sentire questo dolore”, ha ammonito Vesco: “Ecco perché va accolto l’appello di Papa Leone a cessare ogni guerra”.
Fraternità: card. Vesco, “è la frontiera del mondo d’oggi, va attraversata. È il modo in cui in Algeria testimoniamo il Vangelo”
(Torino) “La fraternità è la frontiera del mondo d’oggi e sono sempre più convinto che sia una frontiera da attraversare. Se non dovessimo percorrere questo cammino mi domando se il nostro mondo avrà un futuro”. Lo ha affermato il card. Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, intervenendo questo pomeriggio nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino che si è aperta oggi.
In dialogo con Francesco Ognibene di Avvenire, il porporato ha presentato i contenuti del suo ultimo libro “L’audacia della fraternità” (Lev), un volume che raccoglie interviste, omelie, discorsi e interventi che hanno in comune la fraternità. Un tema, ha spiegato, che “mi sta a cuore profondamente perché è il modo con cui in Algeria testimoniamo il Vangelo”. La fraternità – ha aggiunto – “è la porta d’ingresso del Vangelo da 2.000 anni”; “in Algeria – ha raccontato – la viviamo con persone musulmane e siamo chiamati a superare la barriera della differenza religiosa”. E se “le differenze possono essere barriere o spazi in cui riconoscerci”, allora per il card. Vesco “non si può pensare di abitare sulla stessa terra senza rendersi conto che abbiamo molto più in comune di quello che ci differenza”. Reduce da un incontro avuto ieri sera a Brescia, il porporato ha raccontato che “in prima fila c’era il vescovo della città e l’imam, come due fratelli e amici; guardandoli mi sono detto: ‘Ma com’è possibile che nel XXI secolo si possa ancora fare la guerra in nome della religione?”.
Premio Carlo Magno: insignito Mario Draghi. “I cittadini vogliono che l’Europa difenda libertà, prosperità e solidarietà”
“Come nessun altro, Mario Draghi è sinonimo del rafforzamento economico dell’Europa e il suo ‘Rapporto Draghi’ del 2024 rappresenta la strategia necessaria per garantire competitività, crescita e stabilità nell’Unione europea”: per questo motivo oggi l’ex presidente della Banca centrale europea ed ex presidente del Consiglio dei ministri italiano, Mario Draghi, ha ricevuto ad Aquisgrana il Premio internazionale Carlo Magno. Nella messa che tradizionalmente precede la consegna del premio, il vescovo Helmut Dieser ha omaggiato il vincitore: “All’Europa non mancano i valori, ma la risolutezza nel difenderli, e quindi coerenza e tempestività. Ha urgente bisogno di figure dinamiche e influenti come lei che ha rivitalizzato l’intero progetto europeo e lo ha spinto in avanti con forza”. “Questo non è solo un momento di pericolo. È anche un momento di rivelazione”, ha esordito Mario Draghi nel suo intervento. “Perché le forze che oggi mettono alla prova l’Europa stanno compiendo qualcosa che decenni di pace e prosperità non sono riusciti a fare: stanno spingendo gli europei a riconoscere, ancora una volta, ciò che hanno in comune e ciò che sono disposti a costruire insieme”. “In tutto il nostro continente, gli europei stanno dimostrando di volere che l’Europa agisca. Vogliono che l’Ue difenda la loro libertà, prosperità e solidarietà. E continuano a sostenere, con passione, i valori che rendono l’Europa degna di essere costruita e che, oggi, la rendono unica. Il compito ora è rispondere a quella fiducia con coraggio e dimostrare che l’Europa può di nuovo trasformare la crisi in unione”.
Honduras: per la Chiesa cattolica è un “passo importante” l’arresto dell’ex sindaco coinvolto nell’omicidio dell’operatore pastorale Juan Antonio López
L’arresto dell’ex sindaco di Tocoa, Adán Fúnez, accusato di essere presumibilmente coinvolto nell’omicidio dell’ambientalista e operatore pastorale Juan Antonio López, è stato accolto dalla Chiesa cattolica dell’Honduras come un passo importante nella ricerca di giustizia di fronte alla violenza che colpisce le comunità e i difensori del territorio in Honduras. Dopo mesi di indagini sull’omicidio, avvenuto nel settembre 2024 a Tocoa, le autorità honduregne hanno, infatti, arrestato il 12 maggio l’ex sindaco Adán Fúnez e altre persone presumibilmente coinvolte nel caso. Il segretario esecutivo regionale della Rete ecclesiale mesoamericana (Remam), padre Noel Ortiz, ha affermato che l’arresto segna “un passo fondamentale nell’accesso alla giustizia nel caso di Juan López”, il cui omicidio ha suscitato indignazione e costernazione in diversi settori ecclesiali e sociali all’interno e all’esterno dell’Honduras.
Padre Ortiz ha sottolineato il ruolo attivo della Chiesa cattolica, dopo l’omicidio di Juan López, assicurando che “è stata un pilastro fondamentale” nella richiesta di giustizia sin dal momento del crimine. Ha sottolineato in particolare il sostegno della diocesi di Trujillo, guidata da monsignor Jenry Ruiz, insieme all’accompagnamento dei sacerdoti gesuiti e delle comunità cattoliche di Tocoa. “Hanno indicato direttamente Adán Fúnez come responsabile fin dal primo giorno”, ha affermato il sacerdote, ricordando che la Chiesa e le comunità cattoliche non hanno mai smesso di chiedere il chiarimento del crimine dell’ambientalista.
Diocesi: Lamezia Terme, incontro su perinatalità e genitorialità
Un invito a non lasciare sole le famiglie nei momenti più delicati della vita e a costruire comunità capaci di accoglienza autentica. È questo il cuore dell’incontro “Accogliere chi accoglie la vita”, svoltosi ieri sera, promosso dalla parrocchia di San Pietro a Maida, guidata da don Andrea Latelli nell’ambito della Festa di San Francesco di Paola, all’interno del percorso annuale “Il nome che porti dentro”. Protagonista dell’incontro è stata Caterina Coloca, psicologa e psicoterapeuta specializzata in perinatalità, che ha guidato una riflessione sulla salute mentale nel periodo che va dal concepimento al primo anno di vita del bambino, i cosiddetti “mille giorni”. Un tempo segnato da profondi cambiamenti emotivi e relazionali, in cui – è stato sottolineato – accanto alla gioia possono emergere fragilità, senso di inadeguatezza e solitudine. Durante l’incontro si è parlato di maternity blues, condizione diffusa e transitoria nei primi giorni dopo il parto, ma anche di depressione perinatale, che può colpire una donna su dieci con sintomi più persistenti e debilitanti. Ampio spazio è stato dedicato al valore della prevenzione e delle reti di supporto: famiglia, amici, comunità parrocchiale e servizi territoriali sono risorse fondamentali per accompagnare i genitori. È emersa inoltre l’importanza di riconoscere il coinvolgimento emotivo dei padri, spesso trascurato. “In una comunità cristiana nessuno dovrebbe sentirsi solo”, ha ricordato don Latelli, ribadendo la responsabilità di stare accanto alle famiglie con discrezione e senza giudizio.
Diocesi: Gorizia, mons. Dianin nuovo arcivescovo metropolita. Azione Cattolica, “collaborare nel cammino pastorale”
“Accogliamo con spirito di comunione ecclesiale il dono di questo nuovo pastore, assicurando fin d’ora la nostra preghiera, la nostra vicinanza e il nostro impegno a collaborare con disponibilità e responsabilità nel cammino pastorale della diocesi”. È quanto afferma la presidenza diocesana dell’Azione Cattolica di Gorizia in un comunicato di benvenuto a mons. Giampaolo Dianin, da Papa Leone XIV arcivescovo metropolita di Gorizia. L’associazione esprime “profonda gioia, gratitudine e filiale accoglienza” per la nomina, rivolgendo al nuovo presule “il più cordiale benvenuto”, certi che “il suo ministero saprà guidare con sapienza evangelica, attenzione pastorale e sensibilità educativa il popolo di Dio affidato alle sue cure”. L’Ac di Gorizia si dice “particolarmente fiduciosa che, sotto la sua guida, potremo proseguire nel cammino di formazione, corresponsabilità ecclesiale e testimonianza cristiana che da sempre caratterizza l’Azione Cattolica”. Il comunicato si chiude con l’invocazione della protezione dei santi patroni dell’arcidiocesi e dell’assistenza dello Spirito Santo, “affinché il suo servizio episcopale sia fecondo di speranza, unità e rinnovamento”.
Romania: Bishops’ Assembly. On the agenda, youth pastoral care, family life, consecrated life and missions
Pastoral care for youth and families, consecrated life and missions were some of the items on the agenda of the Plenary Assembly of the Romanian Episcopal Conference (CER) that took place in Alba Iulia, Romania, from May 11th to 13th. The Assembly was hosted by the Archdiocese of Alba Iulia, under the aegis of the Memorial Year to celebrate the Venerable Marton Aron (1896-1980), Bishop of Alba Iulia, who was persecuted by the atheist Communist regime. The opening of the Assembly was also attended by the Apostolic Nuncio to Romania mgr. Giampiero Gloder, the Secretary of State for Religions Ciprian Olinici, Father Luis Okulik, Secretary of the Social Pastoral Commission of the Council of Bishops’ Commissions of Europe (CCEE), and a delegation from the German organisation Renovabis. On officiating Mass on May 11th, mgr. Gloder sent Pope Leo’s greetings and blessing to the Romanian Bishops. In turn, mgr. Laszlo Bocskei, President of CER, pointed out that the Romanian Bishops feel encouraged by the Venerable Marton Aron’s story. “We stay united – he said – in defending the truth and serving with love”. In addition, during the Assembly, the Roman and Greek Catholic Bishops of Romania looked into proposals for changing CER’s Statutes and internal regulations and appointed the Greek Catholic Bishop of Oradea, mgr. Virgil Bercea, to sit in the Permanent Council. The next Assembly will take place on September 21-23 and will be hosted by the Archeparchy of Alba Iulia and Fagaras.
Romania: assemblea dei vescovi. Fra i temi pastorale giovanile, famiglie, vita consacrata e missione
La pastorale dei giovani e delle famiglie, la vita consacrata e la missione sono stati alcuni dei temi al centro dell’assemblea plenaria della Conferenza episcopale romena (Cer), svoltasi nei giorni 11-13 maggio ad Alba Iulia, in Romania. I lavori sono stati ospitati dall’arcidiocesi di Alba Iulia e messi sotto l’egida dell’Anno dedicato al venerabile Marton Aron (1896-1980), vescovo di Alba Iulia, perseguitato durante il regime ateo comunista. All’apertura dei lavori hanno preso parte anche il nunzio apostolico in Romania, mons. Giampiero Gloder, il segretario di stato per i culti Ciprian Olinici, don Luis Okulik, segretario della Commissione per la pastorale sociale del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee) e una delegazione dell’organizzazione tedesca Renovabis. Nel presiedere la messa dell’11 maggio, mons. Gloder ha trasmesso ai vescovi romeni il saluto e la benedizione di Papa Leone. A sua volta, mons. Laszlo Bocskei, presidente Cer, ha rilevato che i vescovi romeni si sentono incoraggiati dalla testimonianza del venerabile Marton Aron. “Rimaniamo uniti – ha detto – nel difendere la verità e nel servire con amore”. Durante i lavori, i vescovi romano e greco-cattolici della Romania hanno analizzato inoltre le proposte per la modifica dello statuto e dei regolamenti interni della Cer e hanno eletto nel Consiglio permanente il vescovo greco-cattolico di Oradea mons. Virgil Bercea. La prossima assemblea sarà il 21-23 settembre, ospitata dall’arcieparchia di Alba Iulia e Fagaras.
Haiti, Oim: più di 5.300 persone fuggite da Cité Soleil in pochi giorni a causa della violenza. Msf evacua ospedale
Più di 5.300 persone sono fuggite dalle loro case nel comune di Cité Soleil, popoloso Comune nell’hinterland della capitale, Port-au-Prince, a causa delle violenze perpetrate dalle bande nella zona a partire da domenica 10 maggio. A denunciarlo è l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), contattata dall’agenzia online AlterPresse. Più della metà di loro ha trovato rifugio in 12 siti, mentre molte altre sono ospitate da comunità già sovraffollate. “L’entità della violenza ha conseguenze immediate sull’accesso delle comunità alle cure sanitarie essenziali a Cité Soleil”, ha sottolineato ieri Farhan Haq, vice portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres.
AlterPresse ricorda anche che l’11 maggio, l’organizzazione Medici senza frontiere (Msf) è stata costretta a evacuare e a sospendere le proprie operazioni nell’ospedale di Cité Soleil, dopo aver curato più di 40 pazienti feriti da arma da fuoco in meno di 12 ore e aver ospitato più di 800 persone. Il Comune aveva già subito violenze armate nei mesi di marzo e aprile 2026, causando lo sfollamento di circa 8.000 persone e una maggiore pressione sui servizi essenziali. Le Nazioni Unite hanno informato che i loro partner stanno conducendo valutazioni nelle zone in cui gli sfollati si sono insediati all’interno di Cité Soleil, al fine di preparare una risposta umanitaria collettiva in un contesto di sicurezza in rapida evoluzione e altamente instabile.
Gioco d’azzardo: Gualzetti (Consulta antiusura), “no alla ‘normalizzazione’. Ci opporremo a qualsiasi tentativo di trasformare l’Italia nel casinò d’Europa”
“Leggiamo con preoccupazione le dichiarazioni dell’onorevole Ettore Rosato in merito alla necessità di ‘normalizzare’ il dibattito politico sul gioco d’azzardo e di accelerare un decreto di riordino che, da quello che è emerso finora, sembra andare in un’unica direzione: quella degli interessi delle concessionarie e del bilancio dello Stato, dimenticando totalmente il bilancio delle famiglie italiane. Come Consulta nazionale antiusura, non possiamo accettare che si parli di ‘normalizzazione’”. Lo dichiara il presidente della stessa Consulta, Luciano Gualzetti, replicando alle dichiarazioni di Rosato. “Non siamo per la chiusura del comparto, ma per una sua seria regolamentazione che metta al primo posto il diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione della salute – chiarisce Gualzetti -. Non c’è nulla di normale in un sistema che estrae miliardi di euro dai portafogli delle fasce più povere della popolazione per alimentare le entrate erariali. L’azzardo non è un comparto industriale come gli altri: è una forma di tassazione sui poveri che genera per molte persone e famiglie sovraindebitamento, disperazione, dipendenza e, inevitabilmente, finisce per gettare le persone nelle braccia degli usurai”.
Il presidente della Consulta nazionale antiusura sottolinea: “L’onorevole Rosato invoca l’accelerazione del decreto di riordino per il gioco fisico. Noi chiediamo che si ascolti chi, come le Fondazioni antiusura, assiste quotidianamente le vittime di questo sistema. Un riordino che limiti il potere dei sindaci di decidere orari e distanze minime dai luoghi sensibili (scuole, centri anziani, parrocchie) non è una riforma, è un atto di resa dello Stato. Difendere i ‘distanziometri’ è profilassi sociale basata sull’evidenza che la prossimità dell’offerta crea dipendenza e da un messaggio educativo chiaro: l’azzardo non è un gioco e insidia la salute e i legami sociali”.
Inoltre, aggiunge, “respingiamo con forza l’argomento secondo cui l’espansione del gioco legale servirebbe a contrastare quello illegale. L’eccessiva offerta legale normalizza il consumo, aumenta la platea dei giocatori e crea un terreno di coltura ideale anche per le infiltrazioni criminali, come dimostrano numerose inchieste della magistratura. La mafia non si combatte moltiplicando le slot machine legali, ma togliendo terreno alla cultura dell’azzardo”.
Gualzetti invita “la politica a non guardare solo ai numeri delle entrate fiscali o ai bilanci delle società di gioco. Guardate ai conti correnti svuotati, alle case pignorate e alle famiglie distrutte. La Consulta nazionale antiusura si opporrà a qualsiasi tentativo di trasformare l’Italia nel casinò d’Europa sotto il falso vessillo della modernizzazione. Lo Stato deve tornare a fare lo Stato, tutelando la salute e il risparmio dei cittadini, come sancito dalla nostra Costituzione, e non agire come il principale beneficiario e insieme responsabile di una patologia sociale”.
Persone con disabilità: Lega del Filo d’Oro, domani a Osimo e on line il seminario “La Sindrome di Usher”
La Sindrome di Usher è una patologia genetica rara che provoca ipoacusia o sordità alla nascita e che nel tempo porta a una progressiva compromissione parziale o totale della vista, con conseguenze importanti sulla qualità della vita delle persone e delle loro famiglie. Una condizione complessa, che richiede competenze specialistiche e un approccio integrato lungo tutto il percorso di cura. Proprio per rispondere a questa sfida, il confronto tra ricerca scientifica, pratica clinica e riabilitazione diventa centrale. È da questa esigenza che nasce il seminario “La Sindrome di Usher”, promosso dalla Fondazione Lega del Filo d’Oro, punto di riferimento in Italia per la sordocecità e pluridisabilità psicosensoriale, con il patrocinio di Uniamo (Federazione italiana malattie rare) e Sioh (Società italiana di odontostomatologia per l’handicap). L’iniziativa è rivolta a persone che convivono con questa malattia rara, familiari e caregiver, oltre che a professionisti dell’area sanitaria, educativo-riabilitativa, sociale e a ricercatori.
L’evento, in programma domani, venerdì 15 maggio, presso la sala conferenze del Centro nazionale della Lega del Filo d’Oro a Osimo e fruibile anche in modalità webinar, si inserisce nel percorso di formazione continua dedicato alle malattie rare e si propone di approfondire sia gli aspetti clinico-genetici sia le più recenti prospettive terapeutiche e riabilitative, con particolare attenzione alle tecnologie assistive e ai modelli di intervento integrato tra centri specialistici, territorio e reti di cura.
“Convivere con la Sindrome di Usher significa confrontarsi con una condizione che coinvolge progressivamente la vita della persona in modo sempre più complesso e richiede un approccio integrato tra ricerca, clinica e riabilitazione – dichiara Patrizia Ceccarani, segretario del Comitato tecnico scientifico ed etico della Fondazione Lega del Filo d’Oro e coordinatrice scientifica del seminario –. Negli ultimi anni la ricerca ha fatto passi importanti, dalle terapie geniche alla modulazione genetica fino ai nuovi modelli di telemedicina, ma la vera sfida resta trasformare questi progressi in percorsi concreti di inclusione e qualità di vita per le persone e le loro famiglie, rafforzando al tempo stesso le competenze dei professionisti. In questa direzione, la Lega del Filo d’Oro mette a disposizione un’équipe interdisciplinare di specialisti che ogni giorno lavora accanto a numerose persone con Sindrome di Usher, accompagnandole in un percorso di maggiore indipendenza”.
Diocesi: Napoli, domani un momento di preghiera e condivisione per i 30 anni del Centro Shekinà. Interviene il card. Battaglia
Trent’anni di cammino, di incontri, di prossimità vissuta come vocazione. Li festeggia domani, venerdì 15 maggio, alle ore 19.30, lo Shekinà, il Centro di pastorale giovanile fondato nel 1996 con la missione di costruire un ponte tra la Chiesa e la strada. L’appuntamento è nella basilica pontificia di San Gennaro ad Antignano, in via San Gennaro ad Antignano 82, a Napoli.
A presiedere il momento di preghiera e condivisione sarà il card. Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, a testimonianza dell’attenzione e della vicinanza della Chiesa locale a questa realtà, da sempre impegnata nel sostegno a chi vive situazioni di disagio e vulnerabilità.
“Sarà un modo per ringraziare Dio delle esperienze che abbiamo vissuto in questi anni, del cammino che abbiamo percorso e delle tante persone con cui lo abbiamo condiviso”, spiega don Massimo Ghezzi, direttore del Centro Shekinà, che ha voluto invitare alla celebrazione quanti, in tre decenni, hanno fatto parte di questa storia: collaboratori, volontari, benefattori e amici. “Sarà anche l’occasione per confermare il nostro desiderio di continuare a camminare a servizio del prossimo, di sostenere chi è in difficoltà e di proseguire insieme”.
La serata si articolerà in due momenti: una celebrazione di preghiera presieduta dal card. Battaglia, seguita da un festeggiamento conviviale con musica dal vivo, cibo e la gioia del ritrovarsi.
Il nome Shekinà – termine ebraico che evoca la presenza di Dio in mezzo al suo popolo – racchiude in sé la spiritualità che ha ispirato trent’anni di servizio: la certezza che il Signore dimora là dove ci si china sulle ferite dell’altro, là dove la strada e la Chiesa si incontrano.
Papa alla Sapienza: firma il Libro d’onore ricordando “l’importanza della ricerca della verità”
“In occasione della mia visita pastorale all’Università della Sapienza, scrivo questo breve messaggio, ricordando l’importanza della ricerca della verità, e del grande valore dello studio per trovare ciò che Dio ha voluto dare a tutti – nella creazione dell’uomo e della donna, nella sua somiglianza”. Sono le parole, vergate a mano, dal Papa, firmando il Libro d’onore al termine della visita all’ateneo romano.
Pace: You Topic Rondine, il 7 giugno Jovanotti sul palco per sostenere i giovani della Cittadella della pace
Arezzo si prepara ad accogliere “Destinazione Pace”, l’evento conclusivo di YouTopic Fest 2026 promosso da Rondine Cittadella della Pace, in programma il prossimo 7 giugno nell’Arena di Janine. Sono ufficialmente aperte le prenotazioni per una serata di beneficenza che unirà musica, testimonianze e partecipazione attiva, con l’obiettivo di sostenere i percorsi formativi dei giovani della World House di Rondine, provenienti da Paesi segnati da guerre e conflitti. Sul palco saliranno la cantautrice Amara, Giovanni Caccamo, Michele Serra e l’Oida – Orchestra Instabile di Arezzo diretta dal maestro Valter Sivilotti, che celebra quest’anno i dieci anni di attività. Special guest della serata sarà Lorenzo Jovanotti, che interverrà in dialogo con i giovani della Cittadella e accompagnerà il pubblico nel momento finale dell’evento. “Destinazione Pace” si presenta come un percorso collettivo più che come uno spettacolo tradizionale. L’iniziativa, spiegano gli organizzatori, vuole coinvolgere il pubblico in un’esperienza condivisa fatta di incontri, racconti e musica. Al centro ci saranno le testimonianze dei giovani della World House, che ogni giorno scelgono di vivere e studiare insieme a coetanei appartenenti a popoli considerati nemici nei rispettivi Paesi d’origine. Accanto a loro anche studenti italiani racconteranno esperienze di crescita e dialogo. La serata si articolerà in otto tappe: dall’accoglienza con dj set e musica emergente fino al gran finale con Jovanotti. Il ricavato sosterrà le borse di studio dei giovani accolti da Rondine. Per partecipare sarà necessario prenotare attraverso la piattaforma Rete del Dono, scegliendo tra diverse modalità di contributo: ticket “Festa” da 39 euro, ticket “Noi” da 70 euro con maglietta “Peace Made in Italy” e ticket “Incontro” da 100 euro con accesso all’area Prato Gold. Le donazioni saranno detraibili al 35% poiché Rondine è una Odv Ets. L’accesso all’area sarà possibile dalle 15.45, mentre l’inizio dell’evento è previsto alle 18. Per ragioni organizzative il borgo di Rondine non sarà raggiungibile direttamente in auto: navette dedicate accompagneranno i partecipanti fino a circa due chilometri dall’Arena, da dove si proseguirà a piedi verso la Cittadella della Pace. Un cammino simbolico, spiegano gli organizzatori, pensato come parte integrante dell’esperienza. Per prenotazioni:
Sport paralimpico: don Belfiore a Giorio, “lo sport racconta sempre di noi”
(Torino) Presentato questa mattina nello Spazio Media Cei e Uelci del Salone del libro di Torino, il fumetto “La straordinaria storia delle Paralimpiadi”, organizzato da Metagraf grazie alla collaborazione con Ability Channel, con la partecipazione di Cristiana Vianello (Metagraf), il giornalista Lorenzo Roata, don Claudio Belfiore (Cnos sport – Salesiani per lo sport) e la campionessa paralimpica Maria Jose Giorio. “Perché un fumetto dedicato alle Paralimpiadi? Perché lo sport è inclusione, sfida, vincita, un momento in cui ci si confrontano con se stessi”. Queste le parole di Roata che ha spiegato la storia delle paralimpiadi ai ragazzi presenti, incuriositi dall’intuizione dell’italiano Antonio Maglio che portò lo sport per disabili già nel primo dopoguerra in Italia affiancandolo alle olimpiadi, e soprattutto da una realtà ancora troppo sconosciuta ma che merita spazio e considerazione ulteriore. “Mi piace fare sport e lo faccio soprattutto perché mi piace il confronto con delle persone che hanno, diciamo, una storia più forte della mia e mi hanno fatto capire tutte le difficoltà di questo mondo. A me non interessa vincere la medaglia, a me interessa proprio lo stare con loro, lo stare insieme a queste persone”. Ha dichiarato Maria Jose Giorio, paratleta italiana di madre venezuelana, che sogna una società più accogliente nei confronti del mondo della disabilità. “Ci sono degli episodi in cui mi posso arrabbiare. Perché se lo fa un bambino di 5 anni, io ci rido sopra. Perché un bambino piccolo è ancora innocente, ancora non lo ha capito. Se è un ragazzo di 12, 13, 14 anni, mi inizio a dare fastidio perché io dico allora è la società che non va bene. Se è un adulto, ancora peggio, perché dico allora non hanno imparato nulla da questo mondo. Questa sarebbe una tematica molto bella da trattare in tutte le scuole”. L’essere umano come meraviglia al centro dell’intervento di don Claudio Belfiore, “La meraviglia di contemplare Maria Jose, una meraviglia di vita, di determinazione, di coraggio, di consapevolezza. Che è poi la meraviglia verso ciascuna persona”. Secondo il sacerdote salesiano lo sport racconta passione e serve per far capire il valore dello stare insieme, anche quando si parla di sport individuale. “Mi piace lo sport perché racconta sempre di noi, non solamente dell’io ma del noi”, ha aggiunto don Belfiore, “Mi affascina perchè c’è sempre il momento in cui bisogna ricominciare. I grandi atleti dicono che sono più le volte che devo ricominciare che le volte che sono arrivati, perché per arrivare alle paralimpiadi che avvengono ogni 4 anni, quante volte bisogna cominciare, ricominciare, riprovare, riprovare, questa cosa che poi è il quotidiano della nostra vita”.
Cei: al via a Falerna il XXVII Convegno nazionale di Pastorale della Salute. Sabato la presentazione con don Angelelli
“Scoperchiarono il tetto. La dimensione comunitaria della pastorale della salute”. È questo il tema del XXVII Convegno n0azionale di Pastorale della Salute, promosso dall’Ufficio nazionale della Cei e in programma dal 18 al 21 maggio 2026 a Falerna (Cz). L’iniziativa sarà presentata sabato 16 maggio alle ore 12 nei locali della Curia di Lamezia Terme. Sarà presente, tra gli altri, don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della Cei. Il convegno nazionale di pastorale della salute si svolge per la prima volta in Calabria. Il programma prevede sessioni tematiche con un taglio più strettamente sanitario e sessioni plenarie con un taglio più sociale ed ecclesiale. Nella prima giornata la sessione tematica sul tema “Comunicare la sanità: aspetti deontologici e rispetto per chi soffre” è promossa insieme all’Ordine dei Giornalisti della Calabria con il riconoscimento dei crediti formativi. Il programma su .
Tv2000: domani puntata speciale di “Effetto notte” dedicata al Festival di Cannes
È dedicata al Festival di Cannes e ai suoi protagonisti la nuova puntata di “Effetto notte”, il rotocalco di informazione cinematografica di Tv2000 condotto da Fabio Falzone, in onda venerdì 15 maggio in seconda serata. Lo speciale racconterà le stelle del cinema sul tappeto rosso, insieme ai titoli più attesi della manifestazione. In particolare, si parlerà di “Amarga navidad” di Pedro Almodóvar, in uscita anche in Italia, e di “Histoires parallèles” di Asghar Farhadi con Isabelle Huppert e Vincent Cassel. La trasmissione seguirà anche la reunion di “Fast and Furious” e il ritorno di John Travolta alla kermesse con la regia di “Propeller one night coach”. Nel corso della puntata saranno trasmesse le interviste a Margherita Spampinato, premiata a Cannes dopo la vittoria ai David con i prestigiosi “Women in motion awards”, insieme a Julianne Moore e a Francesco Zippel. Si parlerà anche dell’omaggio a Bernardo Bertolucci e dei film in uscita in sala: “Mother Mary”, nuova prova di talento per Anne Hathaway al cinema anche con il grande successo “Il diavolo veste Prada 2”; “Il silenzio degli altri”, vincitore ai Goya con la storia emozionante di una donna non udente che si trova ad affrontare la nascita e l’educazione della figlia. Per finire, la musica di Ryuichi Sakamoto al centro del docufilm “Ryuichi Sakamoto | Opus” che racconta l’ultimo concerto del maestro e rappresenta una celebrazione della vita e del lavoro del leggendario compositore.
Diocesi: Urbino, novità in arrivo per la celebrazione di San Crescentino
Nasce una nuova collaborazione tra l’arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado e l’Amministrazione comunale di Urbino, con un progetto pensato per ridare forza ai simboli della devozione cittadina e coinvolgere le nuove generazioni.
Presentate martedì 12 maggio in Municipio le nuove livree rosso bordeaux dedicate ai portatori della statua di San Crescentino, patrono di Urbino festeggiato il 1° giugno, e le mantelline con i colori della città per i più piccoli, che diventano così gli “Alfieri di San Crescentino”.
Alla presentazione hanno partecipato l’arcivescovo Sandro Salvucci, il vice sindaco Giulia Volponi e il diacono Luigi Fedrighelli che ha ideato e seguito il progetto.
Sulle nuove livree e sui mantellini, c’è un’effige di San Crescentino molto speciale. Non è un disegno moderno, ma un omaggio diretto a Papa Clemente XI Albani, il Papa di Urbino, possibile grazie al recupero dell’incisione realizzata da Ermenegildo Hamerani per la mezza piastra di Clemente XI.
“Grazie a questo dettaglio, ogni portatore e ogni bambino porterà sul petto un pezzo della nostra storia numismatica e artistica, rendendo onore a una delle famiglie di incisori più importanti della storia”, spiega una nota della diocesi.
C’è una novità importante anche per il corteo degli adulti: i portatori del Santo avranno finalmente una loro livrea ufficiale, la tunica rossa damascata che vedete qui esposta, che conferirà il giusto decoro al loro compito.
Per i più piccoli, invece, è stata creata la figura degli Alfieri. Indosseranno le mantelline bicolore, i colori di Urbino, e, al termine della loro “missione”, riceveranno un premio: una Card da collezione numerata.
Per questo 2026, prosrgue la nota, “l’immagine è volutamente pop: San Crescentino come un ‘Cavaliere della Luce’ con la spada laser, un modo per dire ai bambini che il coraggio del bene è un superpotere attuale, capace di sconfiggere i ‘draghi’ moderni della paura, della solitudine, del conflitto”.
Diocesi: Aversa, sabato in Seminario la Festa della Comunità
Il Seminario vescovile di Aversa si prepara a vivere un momento di gioia, memoria e condivisione. Sabato 16 maggio si terrà la Festa della Comunità, un appuntamento speciale che riunirà tutti coloro che, nel tempo, hanno incrociato il proprio cammino con questa istituzione nel cuore della diocesi di Aversa.
L’invito è aperto a tutti: ex allievi, alunni di oggi, docenti, collaboratori, operatori vocazionali, benefattori e amici del Seminario.
Il programma della giornata prevede alle ore 16,30 l’accoglienza in Seminario; alle ore 17 la tavola rotonda “Raccontiamoci una storia”, durante la quale ci sarà spazio per testimonianze, ricordi e riflessioni sul valore educativo e spirituale del Seminario; alle ore 18,30 la celebrazione eucaristica, presieduta da mons. Stefano Rega, vescovo di San Marco Argentano-Scalea e già rettore del Seminario di Aversa.
Al termine della celebrazione, la serata proseguirà con un momento di convivialità presso il buffet allestito per tutti i partecipanti.
Università: Lumsa, domani mons. Pegoraro presenterà il volume “Eutanasia, etica e politiche pubbliche”
Si parlerà di suicidio medicalmente assistito e delle sue implicazioni etiche, venerdì 15 maggio, alle 11 all’Università Lumsa di Roma. All’incontro scientifico “suicidio medicalmente assistito: temi e esperienze” interverrà anche mons. Renzo Pegoraro, arcivescovo titolare di Gabi e presidente della Pontificia accademia per la vita. L’evento, organizzato nell’ambito delle attività del centro di ricerca in bio-etica e transizione digitale, si propone di fornire una comprensione dei principali problemi etici e giuridici sul tema del suicidio medicalmente assistito in Italia, anche attraverso una comparazione con altri Paesi. Il convegno sarà l’occasione per presentare l’edizione italiana del libro di John Keown “Euthanasia, Ethics and Public Policy. An argument against Legalisation”, curata a partire dalla seconda edizione inglese da mons. Renzo Pegoraro e da Laura Palazzani, ordinario di filosofia del diritto alla Lumsa.
Diocesi: Verona, circa 2.700 rappresentanti delle varie comunità e aggregazioni all’Assemblea al Palariso di Isola della Scala
Sono circa 2.700 i rappresentanti delle varie comunità e aggregazioni cattoliche veronesi che saranno presenti all’Assemblea diocesana di sabato 16 maggio presso il Palariso di Isola della Scala. Il programma prevede, dalle 9, una prima parte con accoglienza, introduzione alla giornata e al percorso, momento di preghiera e intervento del vescovo Domenico Pompili (il tutto sarà trasmesso anche in diretta su Telepace); dalle 10.30 il lavoro sul Documento dell’Assemblea, prima e dopo il pasto fissato per le 12.30; nel pomeriggio le conclusioni affidate al vescovo.
Il Documento su cui verte il lavoro raccoglie il frutto delle Assemblee vicariali, vissute tra gennaio e marzo, che vede la conferma dei due compiti della Chiesa, già indicati dal Sinodo nazionale: l’annuncio e la prossimità.
Per quanto riguarda il primo ambito, il discernimento vicariale ha fatto emergere che quanto oggi interpella le comunità non consiste tanto nell’aggiunta di nuove attività, quanto nell’esigenza che ogni attività pastorale trovi sorgente e finalità nella relazione con il Signore e nello stile fraterno: a questo proposito, le Assemblee hanno individuato nella spiritualità e nella formazione due dimensioni essenziali.
Per quanto riguarda la prossimità, il discernimento vicariale ha fatto emergere due grandi dimensioni: l’importanza dell’accoglienza e della cura, in particolare verso la fragilità e la marginalità; l’impegno verso una reale apertura e collaborazione con il territorio.
I partecipanti saranno suddivisi in tavoli di lavoro, rigorosamente tondi per facilitare il dialogo, ognuno con 8/9 delegati e un facilitatore, che è stato formato a questo compito. Tutti hanno tra le mani – in anteprima già da alcuni giorni e poi ufficialmente in Assemblea – quattro schede riportanti per ogni area pastorale una serie di affermazioni progressivamente numerate, le cosiddette propositiones. Su queste esprimeranno la loro preferenza votando la proposizione che ciascuno in coscienza ritiene più opportuna ed urgente. Il metodo, già sperimentato dal Gruppo di lavoro, prevede un processo di discernimento e una votazione di preferenza attraverso una piattaforma online: tutti i voti di ogni facilitatore e delegato saranno raccolti e andranno a indicare le priorità scelte dall’Assemblea.
Diocesi: Teggiano-Policastro, a Prato Perillo un incontro su comunicazione e intelligenza artificiale
La diocesi di Teggiano-Policastro promuove, martedì 19 maggio, alle ore 17, presso il centro parrocchiale “Pier Giorgio Frassati” di Prato Perillo, l’incontro “Custodire voci e volti umani: informazione, verità e responsabilità nell’era dell’intelligenza artificiale”, in occasione della 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali.
L’iniziativa, patrocinata dalla Conferenza episcopale campana, dall’Ordine dei giornalisti della Campania, dall’Ucsi Campania e dall’Associazione giornalisti Vallo di Diano, intende porre al centro il rapporto tra comunicazione, verità e responsabilità, alla luce delle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta introducendo nei processi informativi, educativi e relazionali.
L’incontro sarà introdotto e moderato da Massimo La Corte, incaricato regionale per le Comunicazioni sociali della Conferenza episcopale campana. Porteranno i saluti Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania; Antonio Pintauro, dell’Ucsi Campania; Rocco Colombo, presidente dell’Associazione giornalisti Vallo di Diano; e don Michele Totaro, dell’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali.
Interverranno Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana, sul tema “Custodire voci e volti umani: per una comunicazione che resti al servizio della persona”, e Raffaele Buscemi, giornalista e professore di comunicazione istituzionale presso la Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce di Roma, con la relazione “Quello che l’IA non può fare: cercare la notizia, raccontare la verità”. Le conclusioni saranno affidate al vescovo di Teggiano-Policastro, mons. Antonio De Luca.
“L’incontro intende offrire un’occasione di riflessione per abitare con maggiore consapevolezza e responsabilità le trasformazioni che l’intelligenza artificiale introduce nei processi informativi, educativi e relazionali – spiega una nota della diocesi -. Il tema non riguarda soltanto gli addetti ai lavori o gli operatori della comunicazione. Le nuove tecnologie, i linguaggi digitali e le modalità con cui oggi si producono, si diffondono e si ricevono i contenuti chiamano in causa tutti, perché tutti abitiamo l’ambiente digitale e tutti contribuiamo, in forme diverse, alla circolazione di parole, immagini e narrazioni. In modo particolare, interpellano la vita pastorale, la catechesi e l’educazione alla fede”.
L’evento è gratuito e aperto a tutti. Sono invitati in modo particolare giornalisti, operatori della comunicazione, educatori, insegnanti di religione, operatori pastorali e quanti sono impegnati nei processi formativi, informativi e comunicativi.
Leone XIV: mons. Michael W. Banach nominato nunzio apostolico in Argentina
Leone XIV ha nominato nunzio apostolico in Argentina mons. Michael W. Banach, arcivescovo titolare di Memfi, finora nunzio apostolico in Ungheria. Lo rende noto oggi la Sala stampa della Santa Sede.
Leone XIV: mons. Tomasz Grysa nominato nunzio apostolico in Uganda
Leone XIV ha nominato nunzio apostolico in Uganda mons. Tomasz Grysa, arcivescovo titolare di Rubicon, finora nunzio apostolico in Madagascar, nelle Seychelles, in Maurizio e delegato apostolico nelle Isole Comore, con funzioni di delegato apostolico in La Riunione. Lo rende noto oggi la Sala stampa della Santa Sede.
Libano: Unicef, almeno 59 bambini uccisi o feriti negli ultimi 8 giorni
Secondo il Ministero della Sanità Pubblica, dall’entrata in vigore del cessate il fuoco sono stati uccisi almeno 23 bambini e 93 sono rimasti feriti, portando il totale a 200 bambini uccisi e 806 feriti dal 2 marzo, l’equivalente di quasi 14 bambini uccisi o feriti ogni giorno. Le continue violenze e gli sfollamenti stanno causando a oltre 770.000 bambini disturbi mentali cronici. E’ quanto denuncia Unicef in un comunicato diffuso oggi. Solo negli ultimi otto giorni, nonostante il cessate il fuoco concordato il 17 aprile 2026, almeno 59 bambini sarebbero stati uccisi o feriti. Tra questi vi sono due bambini della stessa famiglia che sono stati uccisi ieri mattina, insieme alla madre, in un attacco che ha colpito la loro auto. Questi fatti rappresentano un duro promemoria delle gravi violazioni e dei rischi che i bambini continuano ad affrontare.
“I bambini vengono uccisi e feriti quando invece dovrebbero tornare in classe, giocare con gli amici e riprendersi da mesi di paura e sconvolgimenti”, dichiara Edouard Beigbeder, direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa. “Circa un mese fa è stato raggiunto un accordo per far tacere le armi e porre fine alla violenza. La realtà si sta rivelando molto diversa. Gli attacchi continui stanno uccidendo e ferendo i bambini, aggravando il loro trauma e lasciando conseguenze devastanti che potrebbero durare per tutta la vita”.
I bambini e chi se ne prende cura riferiscono sintomi legati allo stress post-traumatico e al lutto, tra cui paura e ansia estreme, incubi, insonnia e sentimenti di disperazione. Senza un sostegno psicologico e psicosociale in contesti sicuri e protetti, questi bambini corrono un grave rischio di sviluppare disturbi mentali cronici o permanenti. “L’impatto di un’esposizione ripetuta ai conflitti sulla salute mentale dei bambini può essere profondo e duraturo”, aggiunge Beigbeder. “Senza un sostegno urgente, le cicatrici psicologiche di questa crisi aggravata potrebbero accompagnarli per anni, compromettendo non solo il loro benessere, ma anche il loro futuro e quello del Paese”. Unicef ritiene che sia “fondamentale investire con urgenza nei servizi di salute mentale e di sostegno psicosociale per aiutare i bambini a superare le conseguenze psicologiche del conflitto e prevenire danni a lungo termine”. Da qui l’appello a “tutte le parti a proteggere i bambini, a rispettare il diritto internazionale umanitario e ad adottare tutte le misure necessarie per garantire il mantenimento del cessate il fuoco”.
Diocesi: Gorizia, mons. Dianin nuovo arcivescovo metropolita. Vescovi Triveneto, “preghiera e vicinanza fraterna”
“Vive felicitazioni al confratello mons. Giampaolo Dianin”, da Papa Leone XIV arcivescovo metropolita di Gorizia. È quanto esprime il card. Francesco Moraglia, patriarca di Venezia e presidente della Conferenza episcopale triveneta, insieme agli arcivescovi e ai vescovi della regione ecclesiastica. I presuli assicurano a mons. Dianin “preghiera e vicinanza fraterna in vista del nuovo servizio pastorale” che svolgerà sempre all’interno della stessa Conferenza.
Fine vita: vescovi francesi, bene l’adozione in Senato sulle cure palliative. Su suicidio assistito permane rischio di “imprudenza morale”
I vescovi francesi accolgono “con favore” l’adozione in Senato e in via definitiva del testo sulle cure palliative ma sulla mancanza di consenso politico sull’altro progetto di legge relativo all’assistenza attiva al morire avvertono: c’è spaccatura e in queste condizioni, ogni adozione del testo sarebbe “un’imprudenza morale e di una violazione dei principi democratici, con gravi conseguenze umane, etiche e sociali”.
In un comunicato diffuso oggi, la Conferenza episcopale francese prende la parola sulla approvazione della proposta di legge che rafforza l’accesso alle cure palliative, uno dei due pilastri della riforma sul fine vita attualmente al centro del dibattito politico e sociale in Francia. Il testo è stato adottato in via definitiva dopo l’ultimo voto favorevole del Senato, con un ampio consenso trasversale: 325 voti a favore e 18 contrari. La proposta era stata presentata dalla deputata del partito macroniano Renaissance, Annie Vidal. La legge mira a garantire un accesso più uniforme e capillare alle cure palliative su tutto il territorio nazionale, rafforzando l’assistenza ai malati gravi e terminali e migliorando il supporto sanitario e umano nelle fasi più delicate della malattia.
Persiste però il nodo della proposta di legge sull’assistenza al suicidio medicalmente assistito e sull’eutanasia. Il suo iter appare molto più complesso e incontra la netta opposizione di una parte consistente dei parlamentari che temono derive etiche e giuridiche. Se “l’accesso a cure di fine vita dignitose, umane e pacifiche è un’esigenza di solidarietà nazionale”, scrivono i vescovi, il rigetto del progetto di legge sul suicidio assistito evidenzia “la crescente spaccatura tra i parlamentari su questo tema cruciale per la nostra vita collettiva”. Questa votazione “conferma la chiara mancanza di consenso politico e sociale” in merito all’“assistenza attiva al morire”. I vescovi ricordano che questo profondo disaccordo era già stato espresso in Assemblea Nazionale durante i dibattiti e con una votazione più serrata in seconda lettura. E ribadiscono: “In queste circostanze, imporre l’adozione di un testo che legalizzi l’eutanasia e il suicidio assistito equivarrebbe a ignorare la voce di un numero significativo di parlamentari. Data la gravità dell’argomento e la diversità dei punti di vista espressi, si tratterebbe di un’imprudenza morale e di una violazione dei principi democratici, con gravi conseguenze umane, etiche e sociali. Una trasformazione così profonda del nostro ordinamento giuridico, della medicina e del contratto sociale non può essere assoggettata a pressioni elettorali. Al contrario, merita di essere discussa nell’ambito di un dibattito sereno, al servizio della dignità della vita in tutte le sue forme e in tutte le sue fasi”.
Cinema: Roma Tre celebra i 90 anni del Centro sperimentale di cinematografia
“Il Centro sperimentale di cinematografia non ha soltanto attraversato la storia del cinema italiano, ma ha costruito le forme per pensarla, raccontarla e trasmetterla alle nuove generazioni”. Così mons. Dario E. Viganò, professore di cinema all’Università internazionale Uninettuno e vicecancelliere della Pontificia Accademia delle scienze sociali, intervenendo all’incontro ospitato dall’Università Roma Tre per la presentazione del volume “Immaginare il futuro, custodire la memoria. 1935-2025. CSC Centro sperimentale di cinematografia” e del documentario “Note al centro” di Costanza Quatriglio. L’appuntamento si è trasformato in una riflessione sul senso del custodire il cinema oggi: conservare immagini, archivi e saperi, ma soprattutto trasmettere una cultura critica della visione. Nei saluti istituzionali, Enrico Carocci e Gabriella Buontempo hanno richiamato il ruolo del Csc come “presidio culturale unico nel panorama italiano, capace di attraversare epoche e trasformazioni tecnologiche senza perdere la propria identità”. Mons. Viganò ha ripercorso la storia editoriale del Centro come una “biografia intellettuale” del cinema italiano: dalle intuizioni fondative di Luigi Chiarini e Umberto Barbaro alla stagione del neorealismo, fino alla sfida contemporanea della digitalizzazione. Il documentario di Quatriglio ha restituito il volto più umano del Centro: corridoi, pellicole, testimonianze e frammenti di memoria che diventano racconto collettivo.
Papa alla Sapienza: “collaboriamo insieme, siamo tutti costruttori della pace nel mondo”
“Vorrei concludere questo incontro con un invito a tutti voi: collaboriamo insieme, siamo tutti costruttori della pace nel mondo”. Sono le parole rivolte dal Papa, ancora una volta a braccio, al termine della visita all’Università “Sapienza” di Roma. “Lavoriamo, studiamo, facciamo tutto – dai rapporti fra gli amici, alle nostre parole, al modo di pensare – per costruire la pace nel mondo”, l’esortazione di Leone XIV: “Abbiate sempre la speranza di costruire un mondo nuovo”.
Leone XIV: mons. Giampaolo Dianin nominato arcivescovo metropolita di Gorizia
Leone XIV ha nominato arcivescovo metropolita di Gorizia mons. Giampaolo Dianin, trasferendolo dalla diocesi di Chioggia. Lo rende noto oggi la Sala stampa della Santa Sede. Originario di Teolo, nella provincia e Diocesi di Padova, dove è nato il 29 ottobre 1962, mons. Dianin ha frequentato il Seminario di Padova e ha conseguito il dottorato in Teologia morale presso la Pontificia Università gregoriana di Roma. Ordinato sacerdote il 7 giugno 1987, ha insegnato Morale familiare presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, sezione di Padova, e successivamente nella Facoltà teologica del Triveneto. È stato inoltre docente di Morale fondamentale e Morale sociale presso l’Istituto superiore di scienze religiose di Padova e di Pastorale familiare al Biennio di Licenza in Teologia pastorale nella stessa città. Tra i molti incarichi ricoperti, è stato direttore dell’Ufficio famiglia della Diocesi di Padova, assistente unitario dell’Azione cattolica di Padova, delegato vescovile per il Diaconato permanente, coordinatore della Commissione triveneta per i Seminari e rettore del Seminario maggiore di Padova. Nominato vescovo di Chioggia il 3 novembre 2021, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 16 gennaio 2022. In seno alla Conferenza episcopale italiana è delegato per i Seminari d’Italia, mentre per la Conferenza episcopale regionale del Triveneto è delegato per il clero e i Seminari.
Leone XIV: a Thy Kingdom Come 2026, “Cristo è tutto per noi, non possiamo tacerlo”
“Cristo è tutto per noi! In lui troviamo la pienezza della vita e il suo significato. Questo non è qualcosa su cui possiamo tacere. È qualcosa da proclamare con coraggio, perché è davvero Buona Novella e ha bisogno di essere condivisa”. Lo afferma Papa Leone XIV nel videomessaggio – in lingua inglese – inviato ai partecipanti all’evento ecumenico di preghiera “Thy Kingdom Come 2026”, in programma dal 14 al 24 maggio. “Dio è con noi – sottolinea il Pontefice – e noi che lo abbiamo incontrato siamo chiamati a parlarne agli altri”. Il Papa rilegge il tempo di Pasqua alla luce della presenza del Risorto: “In queste settimane di tempo pasquale, ‘Alleluia’ è il nostro canto in modo particolare, mentre offriamo lode e ringraziamento per la risurrezione del Signore dai morti. Egli è ancora Dio-con-noi!”. Leone XIV ricorda che anche i più vicini a Gesù “non sempre lo riconoscevano nei giorni successivi alla risurrezione” e che Maria Maddalena “all’inizio pensò che il Signore risorto fosse un giardiniere”. “Eppure – osserva il Papa – anche se non era immediatamente riconosciuto, era veramente presente. E Gesù è ancora presente”. Il Pontefice cita infine Sant’Agostino – “Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te” – e invita a pregare affinché altri “giungano ad incontrare l’amore salvifico e liberante di Dio rivelato in Gesù”.
Leone XIV: al Salone del libro di Torino, “letteratura sia scuola di fraternità e di pace”
“C’è bisogno di una letteratura che aiuti a riconoscere la dignità di ogni persona, specialmente dei più vulnerabili, e che diventi sempre più scuola di fraternità e di pace”. È l’auspicio espresso da Papa Leone XIV nel telegramma inviato oggi, a firma del Segretario di Stato card. Pietro Parolin, al card. Roberto Repole, arcivescovo metropolita di Torino, in occasione dell’inaugurazione della 38ª edizione del Salone internazionale del libro di Torino, in programma dal 14 al 18 maggio. Il Pontefice definisce il titolo della manifestazione – “Il mondo salvato dai ragazzini” – “quanto mai significativo e attuale”. “In un tempo che sembra soffocato dall’orrore della guerra e dal gelo dell’indifferenza – sottolinea il Papa – i bambini, con la loro innata capacità di guardare il mondo con occhi nuovi, accendono nella società una luce di speranza”. Leone XIV auspica infine che l’evento “susciti rinnovata consapevolezza circa l’importanza della cultura nel costruire il dialogo e la concordia”, invocando “copiosi lumi celesti su quanti prenderanno parte alla manifestazione”.
Papa alla Sapienza: ai docenti, “insegnare è una forma di carità quanto soccorrere un migrante in mare”, “amare sempre e comunque la vita”
“È di estrema importanza credere nei vostri studenti e nelle vostre studentesse”. Lo ha affermato il Papa, nel suo discorso all’Università “Sapienza” di Roma. “Perciò, domandatevi spesso: ho fiducia in loro?”, la richiesta ai docenti. “Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata”, l’indicazione di rotta di Leone XIV: “Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità. Che senso avrebbe d’altronde formare un ricercatore o professionista, che però non coltiva la propria coscienza, il senso della giustizia e del rispetto per ciò che non si può né si deve dominare?”. Il sapere, infatti, per il Pontefice, “non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si è”: “Attraverso le lezioni, i tirocini, l’interazione con la città, le tesi, i dottorati, ogni studente può sempre trovare motivazioni nuove, mettendo ordine tra studio e vita, tra strumenti e fini”. “La mia visita vuole essere segno di una nuova alleanza educativa tra la Chiesa che è in Roma e la vostra prestigiosa Università, che proprio in seno alla Chiesa è nata e cresciuta”, ha concluso il Papa.
Papa alla Sapienza: ai giovani, “siate artigiani della pace vera”, “testimoniate che l’umanità è capace di futuro”
“Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra”. È l’appello rivolto dal Papa ai giovani, nel suo discorso all’Università “Sapienza” di Roma. “C’è bisogno di tutta la vostra intelligenza e audacia”, il suo messaggio: “Voi, infatti, potete aiutare chi vi ha preceduto a ristabilire un autentico orizzonte di senso, per non fermarci all’ennesima, rapida fotografia della situazione nella quale ci troviamo. Occorre passare dall’ermeneutica all’azione: così poco considerati da una società con sempre meno figli, testimoniate che l’umanità è capace di futuro, quando lo costruisce con sapienza”.
Papa alla Sapienza: no a “paradigma possessivo e consumistico”, “non cedere alla rassegazione”
Oltre alla pace e alla difesa della vita, “un secondo fronte d’impegno comune riguarda l’ecologia”. È la consena del Papa all’Università “Sapienza” di Roma. Nel suo discorso nell’Aula magna dell’ateneo, Leone XIV ha citato l’enciclica Laudato si’, in cui Papa Francesco denunciava che “siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico”. “Da allora è trascorso oltre un decennio e, al di là dei buoni propositi e di alcuni sforzi orientati in tale direzione, la situazione non sembra essere migliorata”, il grido d’allarme del Papa, che ha incoraggiato i giovani a “non cedere alla rassegnazione, trasformando invece l’inquietudine in profezia”: “Specialmente chi crede sa che la storia non piomba senza scampo nelle mani della morte, ma è sempre custodita, qualsiasi cosa accada, da un Dio che crea vita dal nulla, che dà senza prendere, che condivide senza consumare. Oggi, proprio l’implosione di un paradigma possessivo e consumistico libera il campo al nuovo che già germoglia: studiate, coltivate, custodite la giustizia!”.
Papa alla Sapienza: “non si chiami difesa il riarmo”, “vigilare sull’applicazioni delle intelligenze artificiali”, “in Ucraina, Gaza, Libano e Iran spirale di annientamento”
“Nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme”. A denunciarlo è il Papa, nel suo discorso all’Università “Sapienza” di Roma: “non si chiami difesa un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”. Per Leone XIV, inoltre, “occorre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile, affinché non deresponsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti”. “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento”, ha tuonato il Pontefice. Lo studio, la ricerca, gli investimenti “siano un radicale ‘sì’ alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!”.
Papa alla Sapienza: “stiamo lasciando un mondo storpiato dalle guerre”, “non dimenticare il grido: mai più la guerra!”
“Che mondo stiamo lasciando?”. “Un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra”. È la domanda, e la risposta, che il Papa ha chiesto di porsi ai docenti, dopo l’analisi del mondo giovanile tracciata nel suo discorso all’Università “Sapienza” di Roma. “Si tratta di un inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale”, il grido d’allarme di Leone XIV, secondo il quale “la semplificazione che costruisce nemici va corretta, specie in università, con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria”. In particolare, per il Papa, “il dramma del Novecento non va dimenticato”: “Il grido ‘mai più la guerra!’ dei miei predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali”.
Papa alla Sapienza: “molti giovani stanno male”, “sistema distorto ridue le persone a numeri” e crea “spirali d’ansia”
“Non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male”. Lo ha detto il Papa, nella parte del suo discorso all’Università “Sapienza” di Roma dedicata ai giovani studenti, in cui ha fatto cenno al “volto triste” dell’inquietudine. “Per tutti ci sono stagioni difficili; qualcuno però può avere l’impressione che non finiscano mai”, l’analisi di Leone XIV: “Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia”. “Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto”, il monito del Pontefice: “Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!”. “A voi giovani questo malessere chiede: ‘Chi sei?’ Essere noi stessi, infatti, è l’impegno caratteristico della vita di ogni uomo e di ogni donna. ‘Chi sei?’ è la domanda che ci facciamo l’un l’altro; la domanda, che silenziosamente poniamo a Dio; la domanda cui possiamo rispondere solo noi, per noi stessi, ma alla quale non possiamo mai rispondere da soli”.
Papa alla Sapienza: agli studenti, “il futuro è ancoira da scrivere e nessuno ve lo può rubare”
“I viali della città universitaria, che ho percorso per arrivare qui, sono attraversati quotidianamente da tanti giovani, abitati da sentimenti contrastanti”. È l’immagine scelta dal Papa, per descrivere gli studenti che frequentano l’ateneo laico più grande d’Europa. “Vi immagino a volte spensierati, lieti della vostra stessa giovinezza che, anche in un mondo travagliato e segnato da terribili ingiustizie, vi consente di sentire che il futuro è ancora da scrivere e che nessuno ve lo può rubare”, ha proseguito Leone XIV, nel discorso pronunciato nell’Aula magna dell’Università “Sapienza” di Roma. “Allora, gli studi che fate, le amicizie che sorgono in questi anni e l’incontro con diversi maestri del pensiero sono promessa di ciò che può cambiare in meglio noi stessi, prima ancora che la realtà attorno a noi”, ha affermato il Pontefice: “Quando il desiderio di verità si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo”. “Sapete che sono legato spiritualmente a Sant’Agostino, che fu un giovane inquieto”, l’esempio additato dal Papa: “fece anche gravi errori, ma nulla andò perduto della sua passione per la bellezza e la sapienza”. “Mi ha fatto piacere ricevere da parte vostra un gran numero di domande: centinaia!”, ha rivelato: “Ovviamente non è possibile rispondere a tutte, ma le tengo presenti, augurando a ciascuno di cercare più occasioni per dialogare. Anche per questo esistono nell’università le cappellanie, dove la fede incontra le vostre domande”.
Papa alla Sapienza: “è importante per me potervi incontrare”
“Ho accolto con grande gioia l’invito a incontrare la comunità universitaria della Sapienza – Università di Roma”. Lo ha detto il Papa, nel suo discorso all’Università “La Sapienza”, nell’aula magna dell’Ateneo. “La vostra Università si caratterizza come polo d’eccellenza in diverse discipline e, al contempo, per il suo impegno in favore del diritto allo studio, anche di chi ha minori disponibilità economiche, delle persone con disabilità, dei detenuti e di chi è fuggito da zone di guerra”, l’omaggio di Leone XIV: “Apprezzo molto che la diocesi di Roma e la Sapienza abbiano firmato una convenzione per l’apertura di un corridoio umanitario universitario dalla Striscia di Gaza. È dunque importante per me, che sono vescovo di Roma da poco più di un anno, potervi incontrare”.
Bibbia: Virgili, “in Italia c’è grande curiosità ma anche difficoltà ad approcciarsi al testo”. “Conoscerla perché ci svela tanto di chi siamo e del mondo”
“In Italia pochi leggono la Bibbia non perché non ci sia voglia ma perché c’è difficoltà ad approcciarsi al testo. In realtà c’è una grande curiosità verso la Bibbia ma è di tutta evidenza che il grande pubblico ne ignora totalmente il testo”. Lo ha affermato Adriano Virgili, storico e filosofo delle religioni e autore de “La biblioteca della Bibbia” (Queriniana), intervenendo all’incontro “Lo dice la Bibbia: per davvero?” ospitato questa mattina nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino che si è aperta oggi.
In dialogo con Gianluca Carrega, Virgili – che si è autodefinito ‘divulgatore’ – ha sottolineato che il volume offre della Bibbia una “lettura teologica, critica e storica” anche per evitare di “cadere nelle due letture estreme: quelle per le quali è tutto vero o è tutto falso ciò che è scritto”. L’autore propone al lettore “un percorso impervio che necessita coraggio per essere affrontato”. Rispetto all’attuale successo di pubblicazioni e fiction che presentano e approfondiscono personaggi biblici, Virgili ha messo in evidenza il “difetto” che queste opere hanno: quello di “predigerire il testo per il lettore; viene presentata una lettura della Bibbia che tende a smussare conflitti, asperità e provocatorietà che ne caratterizzano il testo”. Una sorta di “lettura omogenizzata per lettori alle prime armi”. Ma verso la Bibbia bisogna essere un “lettore attivo e interrogante del testo”, caratterizzato da una “profondità che ci svela così tanto di chi siamo e del mondo; per questo vale la pena conoscerlo e ‘combatterci’. Si esce notevolmente accresciuti leggendo la Bibbia, indipendentemente dall’essere credenti o meno”. Sulla violenza presente nei libri biblici, Virgili ha osservato che è un tema “molto invasino. Non va censurato, non va giustificato moralmente. Va compreso cosa la Bibbia vuole dirci a riguardo, spesso attraverso immagini crude. Pagine che non ci parlano di storia, ma di teologica”.
Papa alla Sapienza: Polimeni, “una visita che onora il nostro ateneo”, “libertà, pace, democrazia e solidarietà valori imprescindibili”
Una visita che “onora il nostro Ateneo e consolida ulteriormente il legame della Sapienza con la Santa Sede e la comunità dei fedeli che nella persona del Pontefice trovano una salda guida spirituale e un riferimento pastorale, e più in generale con quanti riconoscono nel suo magistero un richiamo universale ai valori della dignità umana, della fraternità, della solidarietà e del rispetto tra i popoli”. È il saluto della rettrice dell’Università “La Sapienza” di Roma, Antonella Polimeni, al Papa, entrato nell’Aula magna dell’ateneo laico più grande d’Europa per tenere il suo discorso. “Una visita – ha proseguito la rettrice – che si svolge in un momento particolarmente delicato della nostra storia recente, mentre gli echi e le conseguenze delle guerre ci richiamano a riflessioni inevitabili su valori minacciati, umiliati e dimenticati, ma per noi imprescindibili: la libertà, la pace, la democrazia e la solidarietà”. “Eppure, come dice Agostino, ‘Nos sumus tempora: quales sumus, talia sunt tempora’ (Sermo 80, 8), invitando, in contesti altrettanto complicati come la fine dell’Impero romano d’Occidente, a non lamentarsi della cattiveria dei tempi, ma a migliorare sé stessi per renderli migliori”, ha proseguito Polimeni: “La sua presenza qui oggi, il suo impegno instancabile a favore dell’unità tra i popoli ci rincuorano, ci danno fiducia e ci spingono ad accrescere ulteriormente il già forte impegno della Sapienza per costruire percorsi di dialogo e condivisione”.
Social network: Psicologi toscani, “fondamentale introdurre stabilmente l’educazione digitale nelle scuole”
“È fondamentale introdurre stabilmente l’educazione digitale nelle scuole, come parte integrante dei percorsi di crescita, cittadinanza e benessere psicologico perché la crescente esposizione di bambini e adolescenti ai social network e agli ambienti digitali richiede una risposta non soltanto restrittiva”. A dirlo è Andrea Piazzoli, referente del gruppo di lavoro Psicologia digitale dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, intervenendo dopo le regole annunciate dalla presidente della Commissione Ue, Ursula Von der Leyen, contro la “dipendenza da social”.
“Secondo le stime più recenti – ricorda lo psicologo – oltre il 77% degli adolescenti italiani si dichiara dipendente dai dispositivi digitali, con una stragrande maggioranza che ammette di risentire negativamente dell’impatto del web sul proprio equilibrio psicofisico. Social network, algoritmi, chatbot e sistemi di intelligenza artificiale non sono neutrali: sfruttano meccanismi psicologici e bias cognitivi per catturare l’attenzione e orientare i comportamenti”.
“Ragazze e ragazzi – prosegue Piazzoli – devono essere accompagnati nel riconoscimento dei rischi legati a dipendenza, isolamento sociale, cyberbullismo, confronto continuo con gli altri e uso disfunzionale dell’intelligenza artificiale, imparando allo stesso tempo a coglierne le opportunità. È indispensabile sviluppare competenze emotive, relazionali e critiche che permettano ai giovani di utilizzare questi strumenti in modo consapevole”.
“Al tempo stesso – aggiunge il consigliere – è necessario coinvolgere le famiglie, offrendo ai genitori strumenti concreti per riconoscere segnali di disagio, stabilire regole condivise e promuovere un dialogo aperto all’interno della casa. La tutela delle persone minorenni passa da una vera alleanza educativa tra scuola, famiglie, istituzioni e professionisti del benessere psicologico”.
“La necessità di misure restrittive per contrastare la possibile dipendenza – conclude Piazzoli – risponde ad un’emergenza che i professionisti della salute vedono crescere esponenzialmente anche sul territorio toscano. In questo contesto è fondamentale parlare anche di sovranità cognitiva, cioè del diritto delle persone a mantenere un’autonomia decisionale rispetto agli ambienti digitali che incidono profondamente sulla capacità di scegliere, relazionarsi e costruire la propria identità”.
Diocesi: Oristano, il 16 maggio l’arcivescovo Carboni incontra i cresimati e i cresimandi
Sabato 16 maggio alle 16 in piazza Cattedrale, a Oristano, l’arcivescovo mons. Roberto Carboni incontrerà tutti i ragazzi che nel 2026 hanno ricevuto o riceveranno la cresima. L’appuntamento, ideato e organizzato dalla Pastorale giovanile vocazionale, prevede non solo un momento di dialogo con l’arcivescovo, ma anche un tempo di gioco, di preghiera e di festa insieme. Il tema della serata sarà “dalla paura al coraggio, l’avventura di restare amici”. Durante l’evento la Pastorale proporrà ai ragazzi la testimonianza di due coetanei che, insieme a tutta la loro classe, hanno sperimentato lo slogan della serata. Il gruppo di studenti, tutti quindicenni, racconterà l’episodio in cui l’estate scorsa, mentre si divertivano insieme al mare, un tuffo andato male stava per costare la vita a Gabriele, salvato, dai suoi compagni, in particolare da Inerio Vacca premiato quest’anno per il coraggioso e altruistico gesto dal presidente Mattarella come Cavaliere della Repubblica. Gabriele, appena rientrato a casa dopo dieci negli ospedali, racconterà il suo lungo periodo di sofferenza, di paura, ma anche di grande coraggio nell’affrontare il lungo recupero: un tempo in cui Gabriele ha vissuto una grande avventura di amicizia con le tante persone che lo hanno accompagnato con la solidarietà, l’amicizia e la preghiera. Tra questi, i suoi compagni di scuola che insieme saliranno sul palco per raccontare come dalla paura al coraggio abbiano vissuto questa avventura di amicizia.
Salone del Libro: Comunità Papa Giovanni XXIII, domani si presenta “Ministero della Pace. Dalla visione alla governance: le cinque rotte” di Laila Simoncelli
Dal 12 maggio è arrivato nelle librerie – fisiche e on line, anche in formato e-book – il saggio di Laila Simoncelli “Ministero della Pace. Dalla visione alla governance: le cinque rotte”. Il testo, edito da Sempre Editore – casa editrice della Comunità Papa Giovanni XXIII – si inserisce in un clima mediatico dominato dall’emergenza bellica, proponendo un approccio strutturale alla risoluzione delle crisi.
Il libro sarà presentato al Salone internazionale del Libro di Torino domani, venerdì 15 maggio alle ore 17,30, al Padiglione Oval – Stand V101/U102. Marco Girardo, direttore di Avvenire, dialogherà con Matteo Fadda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, con Gianfranco Cattai, coordinatore nazionale di Retinopera, e con l’autrice.
L’idea che fosse arrivata l’ora di istituire un Ministero della Pace venne lanciata da don Oreste Benzi nel 1994 in una lettera inviata all’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. “Gli uomini hanno sempre organizzato la guerra – scriveva il sacerdote – è arrivata l’ora di organizzare la pace”.
Oggi il progetto è sostenuto da una campagna a cui hanno aderito personalità e organizzazioni e ha trovato il sostegno della Fondazione Fratelli tutti e di 30 premi Nobel.
Nella prefazione, Matteo Fadda, responsabile generale della Comunità Papa Giovanni XXIII, inquadra l’opera come “la naturale e necessaria evoluzione di un impegno civile che deve diventare un impegno dello Stato”. Secondo Fadda, la frammentazione degli interventi attuali “non è più sostenibile” e richiede un approdo unitario all’interno dell’architettura governativa.
L’autrice, nell’introduzione al testo, definisce l’operazione in termini pragmatici: “Costruire la pace non è un sogno, è mestiere, arte e responsabilità». L’ipotesi centrale è quella di un dicastero inteso come «cabina di regia della nonviolenza a livello istituzionale”, in grado di coordinare ambiti che spaziano dall’istruzione alla difesa civile. L’obiettivo non è l’aggiunta di un apparato burocratico, ma un riorientamento del modo in cui lo Stato gestisce la sicurezza e il bene comune.
L’opera si articola lungo cinque direttrici operative, arricchite dai contributi di figure di riferimento del settore. Raffaele Crocco, ideatore dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, esamina il ruolo dell’informazione nella costruzione del consenso; Giorgio Pieri, coordinatore delle Comunità educanti con i carcerati, approfondisce i modelli di giustizia riparativa; Andrea Michieli, direttore dell’Istituto di diritto internazionale della pace Giuseppe Toniolo, analizza il ruolo delle città come laboratori di democrazia; Carlo Cefaloni, redattore di Città Nuova, interviene sulla riconversione dell’industria bellica in economia civile; Massimo Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento, delinea le strategie per una difesa popolare non armata; Gianfranco Cattai, coordinatore di Retinopera, conclude l’analisi con una riflessione sull’economia della fraternità.
Papa alla Sapienza: “grazie per l’accoglienza”, “chi studia, chi cerca la verità, cerca Dio”
“Ho voluto cominciare questa visita stamattina qui, nella cappella, in questa bella chiesa, punto di incontro con il Signore, perché questa visita è innanzitutto una visita pastorale”. Lo ha spiegato, a braccio, il Papa, salutando gli studenti e i docenti nella Cappella dell’Università “La Sapienza”. “Chi studia, chi cerca la verità, cerca Dio e alla fine incontrerà Dio, troverà Dio nella bellezza della creazione, nelle tante forme in cui Dio ha voluto mettere la sua impronta, in ogni creatura, fatta a sua immagine, ma anche nella sua creazione”, ha proseguito Leone XIV: “Per questo ho voluto condividere con voi, con la comunità universitaria, questo momento in un centro di studio che credo sia il più grande di tutta Europa”. “È una benedizione, un dono di Dio trovarvi qui e vivere questo momento, sapendo che Dio ci ha chiamati e ci ha dato questa meravigliosa creazione per tutti noi”, l’omaggio ai presenti: “Vi auguro un buono studio. Questo tempo sia per tutti voi un incontro con Dio e con la bellezza della vita”. Poi il Santo Padre, all’uscita della Cappella, ha salutato a piedi gli studenti accalcati lungo le transenne, che lo avevano accolto con un sonoro “Viva il Papa”.
Povertà educativa: Giffoni e Unicef, un accordo per contrastare il disagio giovanile. Gubitosi, “offrire la cultura ai ragazzi per un futuro migliore”
“I dati del nuovo report di Unicef Italia raccontano una realtà che conosciamo bene ma che, ogni volta, è difficile guardare in faccia: in Italia, 1 bambino su 4 vive sotto la soglia di povertà. Il 27% dei bambini e degli adolescenti è in sovrappeso Il 73% dei quindicenni italiani dichiara un alto livello di soddisfazione della propria vita. Ma quando si entra nel dettaglio dei contesti sociali ed economici, il dato cambia: tra gli adolescenti che appartengono al 20% delle famiglie più svantaggiate – soprattutto al Sud Italia e nelle periferie – la percentuale scende al 66%. 7 punti di differenza sono tanti perché dietro di essi ci sono vite vere, ci sono bambini che crescono senza opportunità culturali, adolescenti che non hanno spazi di confronto, giovani che si sentono esclusi prima ancora di capire chi sono”. Lo dice l’ideatore e fondatore di Giffoni, Claudio Gubitosi, annunciando che il 20 maggio a Roma, sarà sottoscritto un nuovo accordo di collaborazione tra Unicef e Giffoni per contrastare il disagio giovanile e la povertà educativa.
“Da 56 anni con Giffoni – ricorda Gubitosi – lavoriamo accanto ai bambini e agli adolescenti, soprattutto nelle aree più fragili del Sud Italia e del Paese, dove la povertà economica si intreccia con quella educativa, culturale e sociale. Progetti come School Experience – che quest’anno ha coinvolto 17.879 studenti e 1.962 docenti per la quinta edizione da poco conclusa – ne sono la prova. Abbiamo incontrato decine di migliaia di ragazzi e ragazze in 7 regioni, andando nelle periferie, nei piccoli comuni, in territori etichettati come ‘difficili’. Qui abbiamo ascoltato i silenzi e le paure ma anche l’incredibile voglia che questi giovani hanno di essere visti, ascoltati, valorizzati. E abbiamo realizzato, ancora una volta, che la cultura non è un lusso: è uno strumento di libertà. È una possibilità concreta di cambiamento”.
E aggiunge: “Per questo Giffoni continua a portare avanti attività, laboratori, incontri, percorsi educativi e progetti in tutta Italia insieme ad associazioni, scuole, enti e realtà che ogni giorno lavorano con i bambini più vulnerabili e con quelli che rischiano di diventarlo. Perché prevenire significa esserci prima che il disagio esploda in forma violenta. quella che leggiamo nelle pagine di cronaca nera proprio questi giorni. La povertà educativa si combatte con la cultura. Si combatte offrendo ai ragazzi occasioni per immaginare il proprio futuro senza sentirsi condannati dal luogo in cui sono nati o dalla condizione economica della propria famiglia”.
Leone XIV: arrivato all’Università “La Sapienza”
Il Papa è arrivato all’Università “La Sapienza” di Roma, l’ateneo laico più grande d’Europa. Al suo arrivo è stato accolto davanti alla Cappella universitaria “Divina Sapienza” dalla rettrice, Antonella Polimeni, e successivamente, all’ingresso della chiesa, dal cappellano, don Gabriele Vecchione. Dopo un breve momento di preghiera silenziosa e il saluto a un gruppo di studenti, Leone XIV si trasferisce in auto al piazzale centrale, dove saluta gli studenti dalla scalinata monumentale. Quindi, alle 10.45, nello Studio di rappresentanza del Palazzo del rettorato, si svolge un colloquio privato con la rettrice. Alle 11.00, dopo la firma del Libro d’onore, nel corridoio antistante lo Studio, viene scoperta una targa ricordo della visita e il Papa saluta i membri del Senato accademico e i dipendenti dell’Università. Conclusa la visita alla mostra “La Sapienza e il Papato”, il Santo Padre raggiunge l’Aula magna dove, alle 11.30, ha luogo l’incontro con docenti e studenti. Dopo il saluto della rettrice, Papa Leone XIV pronuncia il suo discorso. Al termine dell’incontro, dopo lo scambio dei doni, il Papa saluta una rappresentanza di studenti. Prima di lasciare l’Università, alle 12.30, il Santo Padre esce sulla scalinata monumentale per salutare gli studenti presenti all’esterno. Quindi fa rientro in auto in Vaticano alle 12.50.
Diocesi: mons. Cannistrà (Pisa), “il coinvolgimento dei laici nel governo della Chiesa continua ad essere difficile. Il cambiamento richiede una lunga serie di piccoli passi”
“Il laicato costituisce il 99,9% della Chiesa cattolica, ma se guardiamo a ciò che oggi è la sua governance la percentuale è rovesciata: lo 0,1% della Chiesa, preti e religiosi, detiene il 100% del potere. Nonostante il Concilio, nonostante il Sinodo, il coinvolgimento dei laici nel governo della Chiesa continua ad essere difficile. Credo che molti di noi sentono la necessità di una diversa strutturazione dei ruoli, ma si tratta di un cambiamento di impostazione e di mentalità che richiede una lunga serie di piccoli passi. Nella nostra diocesi si è lavorato per la formazione dei laici, ci stiamo impegnando per la costituzione dei consigli pastorali a livello parrocchiale e vicariale, ma il cammino da percorrere è ancora lungo, soprattutto perché non si può percorrerlo solo ‘a trazione clericale’: bisogna che inizi a procedere anche ‘a trazione laicale’.” Lo ha detto l’arcivescovo di Pisa Saverio Cannistrà, ieri ospite dell’ultimo incontro stagionale de “I Thè di Toscana Oggi” a Pisa.
Il presule ha riletto il suo primo anno da vescovo (era stato ordinato e si era insediato nella diocesi di Pisa l’11 maggio 2025): “Da religioso – ha confidato ai numerosi lettori del settimanale convenuti nella sala delle lauree del palazzo arcivescovile per il tradizionale appuntamento culturale – vivevo una vita regolare e ritirata, scandita dagli orari di preghiera della comunità. Attualmente vivo una vita con un ritmo incalzante di incontri, riunioni e celebrazioni. Ho dovuto far fronte a questo cambiamento di stile di vita, cercando di preservare tempi di preghiera, inevitabilmente più ridotti, e tempi di riflessione e studio. Anche il rapporto con il mondo si è ampliato a dismisura. Da un circolo piuttosto ristretto di relazioni interne alla comunità, in particolare con i giovani in formazione, e con un po’ di fedeli della parrocchia in cui vivevo, sono passato al popolo di una diocesi, con tutte le sue diversità, complessità e ricchezze. Altro cambiamento: il passaggio dalla vita religiosa alla vita diocesana. Un religioso che diventa vescovo deve imparare la mentalità, le problematiche, le aspettative e le fatiche dei preti, che non coincidono esattamente con quelle dei religiosi. Ci sono indubbiamente dei vantaggi in questa condizione di outsider, perché alcune cose si vedono meglio dall’esterno, ma c’è comunque un di più di lavoro di adattamento da realizzare, una sorta di gap da recuperare”.
Ad inizio incontro, presentato da Andrea Bernardini (Toscana Oggi) e Carina Cherubini (Radio Incontro) ed animato dalla vignetta live di Tartitarta, Lorella Pellis – responsabile delle pagine culturali di Toscana Oggi – ha ricostruito la storia dei “Thè di Toscana Oggi” avviati a Firenze e poi diffusisi a Prato, a Pisa e in altre diocesi. Hanno prestato servizio ai tavoli alcuni studenti dell’istituto alberghiero seguiti dagli operatori dell’Associazione pisana persone down. Sullo sfondo dell’intervistato, centinaia di immagini scattate da Gabriele Ranieri e Gerardo Teta capaci di raccontare il primo anno di padre Saverio vescovo e la storia dei Thè a Pisa.
Leone XIV: “l’università deve integrare sapere e vita, intelligenza ed etica, eccellenza accademica e responsabilità sociale”
“L’università, nella sua identità più profonda, non si riduce a essere un centro di formazione tecnica né un semplice spazio di produzione di conoscenza utilitaristica. È, innanzitutto, una comunità accademica, che, in modo rigoroso e critico, contribuisce alla tutela e allo sviluppo della dignità umana e del patrimonio culturale mediante la ricerca, l’insegnamento e i diversi servizi offerti alle comunità locali, nazionali e internazionali”. Lo scrive il Papa nel messaggio, in spagnolo, inviato all’Università cattolica boliviana “San Pablo” in occasione del 60° anniversario della fondazione. “L’università esiste per promuovere una formazione integrale della persona”, spiega Leone XIV, e in essa “si coltivano armonicamente le facoltà intellettuali e morali, la libertà responsabile e l’impegno per il bene comune, formando persone capaci di pensare con rigore e dialogare con rettitudine”. “Riconoscere che la verità ha un volto personale e una dimensione relazionale preserva la conoscenza dal diventare strumento di dominio, di esclusione o di mera utilità, orientandola invece al servizio della giustizia e della dignità di ogni essere umano, specialmente dei più vulnerabili”, la tesi del Papa, secondo il quale l’università deve aspirare a “integrare sapere e vita, intelligenza ed etica, fede e ragione, eccellenza accademica e responsabilità sociale”, per la “costruzione di una società più umana, più giusta e più aperta alla trascendenza, dove la conoscenza sia sempre al servizio della persona”.
Salone del Libro: Fondazione PerugiAssisi, il 17 maggio un incontro sulla storia della Marcia della pace
Domenica 17 maggio, alle ore 15.00, al Salone Internazionale del Libro di Torino, gli organizzatori della PerugiAssisi illustreranno il programma nazionale che condurrà alla Marcia del 2027. L’appuntamento è al Lingotto – Pad. Oval – Spazio Umbria – V102 W101/V118 W117 in occasione della presentazione del primo libro che racconta la lunga storia della Marcia PerugiAssisi. “La PerugiAssisi. Quando la pace si fa storia” (Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, 2025). Il libro “La PerugiAssisi. Quando la pace si fa storia” si apre con una grande foto del genocidio del popolo palestinese in corso a Gaza e non solo, simbolo di tutte le crudeltà del mondo che continuano nell’impunità e nel silenzio generale. “È un atto di resistenza contro il tentativo di cancellare ogni memoria scomoda dell’impegno per la pace – si legge in una nota -. È un omaggio al pacifismo politico e al grande popolo della pace impegnato a fare da argine ai criminali e ai loro complici, ai cinici, agli indifferenti e agli ipocriti che stanno trascinando l’umanità nella terza guerra mondiale”.
Alla presentazione interverranno: Paola Caridi, giornalista e scrittrice; Massimiliano Presciutti, presidente del Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani; padre Enzo Fortunato, francescano, giornalista e scrittore; Giuseppe Quaglia, Professore del Politecnico di Torino, RUniPace; Roberta Ricucci, dell’Università di Torino, RUniPace; Carlo Garrone, Presidente Coordinamento Comuni per la Pace della Provincia di Torino; Barbara Debernardi, Dirigente Direzione Didattica “P. P. Lambert”, Oulx TO; Maurizio Ghiberti, Rete WelcomingAsti e Flavio Lotti, autore del libro; Modera l’incontro: Amelia Rossi, Fondazione PerugiAssisi. La Fondazione PerugiAssisi – che organizza ogni anno la Marcia della Pace PerugiAssisi – ha organizzato il Giro d’Italia per la Pace che culminerà il 9 e 10 ottobre a Perugia con una grande assemblea delle città per la pace e di tutti gli operatori e operatrici di pace.
Famiglia: Acli, “servono più servizi territoriali e sostegno ai figli”
In un Paese in cui sempre più famiglie fanno fatica a sostenere spese educative, sportive e formative per i figli, servono politiche che tornino a rendere possibile progettare il futuro. È il messaggio che le Acli lanciano in occasione della Giornata internazionale della famiglia del 15 maggio, dedicata quest’anno al tema “Famiglie, disuguaglianza e benessere infantile”.
“Oggi la questione familiare riguarda sempre meno modelli astratti e sempre più la vita concreta delle persone: salari bassi, lavoro discontinuo, costi dell’abitare, difficoltà di conciliazione, accesso diseguale ai servizi educativi e di cura – dichiara Raffaella Dispenza, vicepresidente nazionale delle Acli -. Per questo serve una nuova agenda di priorità che tenga insieme sostegno economico e rafforzamento del welfare territoriale”. Tra le proposte avanzate dall’associazione, la richiesta di non ridurre l’assegno unico universale al compimento dei 18 anni dei figli, in una fase della vita in cui i costi per istruzione, formazione e autonomia continuano a pesare sulle famiglie. Accanto alle misure sul reddito, le Acli indicano come decisivo il rafforzamento dei servizi di prossimità: reti educative, sostegno alla genitorialità, sportelli territoriali, welfare locale integrato e accessibile, capace di accompagnare le famiglie nei bisogni quotidiani.
“Le famiglie oggi non chiedono proclami – sottolinea Lidia Borzì, responsabile Acli famiglia e stili di vita – ma condizioni più stabili per vivere, lavorare, crescere i figli e affrontare le responsabilità di cura. Senza servizi diffusi e senza una rete territoriale forte, anche le misure economiche rischiano di non bastare. Questa necessità è ancora più forte oggi che alla crisi strutturale per le famiglie di questi anni si moltiplica la crisi indotta su prezzi, redditi, lavoro e sostenibilità della vita familiare dalle vicende internazionali. Una combinazione che genera una autentica emergenza”.
L’associazione richiama inoltre il rischio crescente che le difficoltà economiche si traducano in una riduzione delle opportunità per bambini e ragazzi, soprattutto nei nuclei più fragili e nelle famiglie monoreddito, così come ha dimostrato una ricerca Acli-Iref presentata recentemente e intitolata “Un’Italia stabilmente fragile” (qui per approfondire la ricerca). Un fenomeno che, secondo le Acli, impatta direttamente sulla coesione sociale e sulla mobilità tra generazioni.
Per questo il lavoro quotidiano delle Acli continua attraverso Caf, Patronato, circoli, servizi e iniziative sociali diffuse sul territorio, con l’obiettivo di costruire un welfare vicino alle persone e più accessibile.
“Lo slogan scelto quest’anno ‘Una grande famiglia che si prende cura delle famiglie’ è un richiamo al ruolo delle reti sociali e territoriali – conclude Borzì – in una fase in cui molte famiglie italiane vivono una condizione di fragilità non straordinaria, ma ormai strutturale”.
Regno Unito: le associazioni di promozione della carità invitano al rosario per la pace nel mondo
Un rosario online “per la pace nel mondo”: è la proposta per mercoledì 20 maggio, a partire dalle ore 19.00, che una serie di sigle inglesi impegnate nell’ambito della carità (Cafod, Missio, Aiuto alla Chiesa che soffre UK e Stella Maris apostolato del mare) fanno insieme alla comunità cattolica di Inghilterra e Galles. L’ispirazione arriva dalle parole di Papa Leone XIV nel suo primo discorso dal balcone della Basilica di San Pietro: “La nostra beata Madre Maria vuole sempre camminare con noi, esserci vicina, vuole sempre aiutarci con la sua intercessione e il suo amore”; parole che “ci hanno invitato a pregare insieme per tutta la Chiesa e per la pace nel mondo”. Ciascuna realtà guiderà un mistero di rosario offrendo una riflessione e una testimonianza del proprio lavoro, mentre a chiudere sarà il vescovo di Clifton Bosco MacDonald. Per potersi collegare occorre registrarsi qui
Banca Etica: ad Ancona il 16 maggio l’assemblea dei soci con mons. Essayan
“Dopo 51 anni di guerre, crisi socioeconomiche, distruzioni e soprattutto morti, è ora – malgrado la guerra in corso – di gridare ‘Basta!’. Non vogliamo più accompagnare la sopravvivenza. Dobbiamo rendere possibile la vita perché abbiamo visto persone rialzarsi, abbiamo visto la speranza riaccendersi”. Lo afferma mons. César Essayan, vicario apostolico di Beirut dei Latini, che interverrà sabato 16 maggio all’assemblea annuale dei soci di Banca Etica, in programma all’Auditorium Orfeo Tamburi della Mole Vanvitelliana di Ancona. Il presule porterà una riflessione sulla crisi in Libano, sulle prospettive di pace e sul bisogno di una “finanza disarmata”. L’assemblea, che si svolge in contemporanea e in collegamento video con Vigo, in Spagna, sede di Fiare Banca Etica, è chiamata a votare il bilancio e il rinnovo del Comitato etico. Banca Etica, nata a Padova nel 1999, è l’unica istituzione bancaria italiana interamente dedicata alla finanza etica e conta oggi oltre 50mila soci tra Italia e Spagna, con una raccolta diretta di quasi 2,8 miliardi di euro e impieghi per oltre 1,3 miliardi, cresciuti dell’8% nel 2025 rispetto all’anno precedente. La scelta di Ancona premia un territorio dove la filiale locale registra oltre 68,8 milioni di euro di impieghi e una raccolta di 89,5 milioni. La sera precedente, venerdì 15 maggio, è in programma l’Unica Festival, evento gratuito per i giovani presso il Circolo Arci Eresia.
Salone del Libro: Torino, gli appuntamenti in programma oggi nello stand Media Cei e Uelci
(Torino) Si alza oggi il sipario sulla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino, ospitato fino a lunedì 18 maggio al Lingotto Fiere di via Nizza, sul tema “Il mondo salvato dai ragazzini”.
Ricco il programma degli incontri a cura dei media Cei – Avvenire, agenzia Sir, Tv2000 e inBlu2000 – e Uelci (Unione editori e librai cattolici italiani) per la giornata odierna: di particolare interesse l’incontro con il card. Jean-Paul Vesco, arcivescovo di Algeri, ospitato dalle 15.30 nello stand V101/U102 presso il Padiglione Oval. In questo stesso spazio, nel corso della giornata, si terranno gli incontri “Lo dice la Bibbia: per davvero?” (ore 10.30), “Giochi Paralimpici: quando lo sport diventa cultura” (ore 11.30), “Protagoniste: quando le donne cambiano la storia” (ore 12.30), “La consegna. Conservare la fede e fare la differenza” (ore 13.30), “Il missionario che non partì. Giuseppe Allamano e il coraggio di abbracciare il mondo da Torino” (ore 14.30), “Tradizione che crea futuro. Dalle radici della stampa cattolica italiana alle sfide innovative dell’editoria per le nuove generazioni” (ore 16.30), “Liberiamo le relazioni” (ore 17.30) e “Credere alla fine del mondo” (ore 18.30).













