Ecco il resoconto dei principali fatti di oggi, mercoledì 9 settembre 2026, che riguardano la vita istituzionale a la vita ecclesiale del nostro Paese. Le notizie sono ordinate in ordine cronologico, dalla più recente alla più datata.
Libano: Unifil dona veicoli e attrezzature informatiche alle forze di sicurezza interne
“Le istituzioni statali forti ed efficaci nel sud del Libano sono oggi più importanti che mai per le comunità”. Lo ha sottolineato il generale Diodato Abagnara, comandante della missione e delle forze di Unifil, durante la cerimonia svoltasi oggi a Tiro, nel sud del Libano, per la consegna di veicoli e attrezzature informatiche alle Isf-Internal security forces, principale corpo di polizia nazionale libanese. La donazione comprende veicoli 4×4, computer, stampanti e smartphone ed è destinata a rafforzare la capacità operativa delle istituzioni statali di sicurezza nel sud del Paese. “Il vostro lavoro quotidiano con le altre istituzioni nazionali contribuisce alla sicurezza e all’ordine pubblico e, più in generale, alla presenza e all’autorità dello Stato libanese nel sud”, ha affermato Abagnara. Per il comandante Unifil, quando i cittadini vedono le proprie istituzioni nazionali presenti e pronte a rispondere alle loro necessità, “acquisiscono qualcosa di essenziale: fiducia nelle loro istituzioni e nel futuro”. A ricevere il materiale, a nome delle Isf, è stato il brigadiere generale Ali Sakineh, responsabile della Divisione per le tecnologie dell’informazione, che ha espresso gratitudine per il sostegno e per “quasi cinquant’anni di impegno e collaborazione” con Unifil. Il valore della donazione, ha evidenziato Abagnara, risiede soprattutto in ciò che consentirà di realizzare sul terreno, contribuendo a una “maggiore stabilità e una più forte autorità dello Stato” nel sud del Libano. “Unifil può sostenere e facilitare, ma la stabilità duratura dipende da istituzioni statali libanesi forti ed efficaci. Istituzioni statali libanesi più forti nel sud significano maggiore stabilità e un futuro più forte per il Libano”, ha concluso il comandante.
Diocesi: Napoli, domani inizia il novenario in preparazione alla solennità di San Gennaro
Da giovedì 10 a giovedì 17 settembre si terrà il novenario in preparazione alla solennità di San Gennaro, patrono di Napoli e della Campania. Ogni sera, alle 18, sarà recitato il santo rosario e, a seguire, alle 18.30, la santa messa nella cripta della cattedrale di Napoli.
Venerdì 18 settembre, prenderanno avvio i solenni riti per la festività di San Gennaro: alle 17.30, raduno del Comitato diocesano San Gennaro e dei pellegrini e sindaci provenienti da Vallo della Lucania, nella basilica di San Giorgio Maggiore a Forcella. Da qui partirà il corteo verso la cattedrale, aperto dalla Fanfara dei Carabinieri; alle 18, in cattedrale, celebrazione dei primi vespri, presieduti dal card. Mimmo Battaglia, con l’offerta dell’olio per la lampada votiva da parte della diocesi di Vallo della Lucania. L’omelia sarà tenuta da mons. Vincenzo Calvosa, vescovo di Vallo della Lucania. Al termine si procederà all’accensione della lampada.
Sabato 19 settembre, la cattedrale resterà aperta dalle 7.30 fino alle 21. Alle 8 la santa messa e, a seguire, alle 8.45 la lettura della Passione. Alle 10, il card. Battaglia si recherà nella Cappella del Tesoro. L’abate, mons. Vincenzo De Gregorio, con il sindaco Gaetano Manfredi e il presidente della Regione Roberto Fico, provvederà all’apertura della cassaforte che custodisce le ampolle con il sangue. Le reliquie verranno portate all’altare maggiore della cattedrale per la solenne celebrazione eucaristica, durante la quale, qualora si verificasse il prodigioso evento della liquefazione, verrà dato l’annuncio ai fedeli presenti. Al termine della messa l’arcivescovo percorrerà la navata centrale e, giunto all’esterno, mostrerà alla città e ai fedeli le ampolle con il sangue del santo martire. Alle 12.30 celebrazione della santa messa. Dalle 16 alle 18.30, il sangue prodigioso sarà offerto alla venerazione dei fedeli. Alle 18.30 santa messa.
Dal 20 al 26 settembre si terrà l’ottavario di ringraziamento: ogni giorno, alle 9, nella Cappella del Tesoro, esposizione delle reliquie e celebrazione eucaristica. Le reliquie saranno offerte alla venerazione dei fedeli in cattedrale dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 18.30, mentre le sante messe in cattedrale saranno celebrate alle 10, 12 e 18.30.
Domenica 20 settembre, alle 18.30, la celebrazione della santa messa vedrà la partecipazione dei Cavalieri e delle Dame della Luogotenenza dell’Italia Meridionale Tirrenica dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Nei pomeriggi dell’ottavario si terranno i pellegrinaggi dei vari decanati della diocesi.
Tumori: Lilt e Idi Irccs, insieme per la prevenzione oncologica e salute della pelle
Sviluppo di iniziative comuni di formazione, comunicazione e divulgazione scientifica dedicate alla cultura della prevenzione oncologica. È questo lo scopo del protocollo d’intesa firmato oggi tra Lega italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) e l’Idi Irccs – Istituto dermopatico dell’Immacolata, gestito dalla Fondazione Maria Monti. L’accordo, sottoscritto dal presidente nazionale della Lilt, Francesco Schittulli, e dal direttore generale dell’Idi Irccs, Marcello Giannico, è finalizzato a rafforzare la collaborazione tra i due enti nel campo della prevenzione oncologica, con particolare attenzione alla dermatologia. Le due istituzioni si impegnano inoltre a promuovere programmi di educazione alla salute e corretti stili di vita, con un’attenzione specifica alla diagnosi dei tumori della pelle, e a organizzare eventi rivolti al mondo della scuola, con l’obiettivo di sensibilizzare studenti, docenti e famiglie sui temi della prevenzione.
Diocesi: Reggio Calabria, alcune novità per la Festa della Madonna della Consolazione
La diocesi di Reggio Calabria-Bova si prepara alle celebrazioni mariane con alcune novità annunciate oggi al fine anche di “tutelare” il Quadro e la Vara della Madonna della Consolazione, recependo le indicazioni della Soprintendenza e degli organismi deputati all’ordine e alla sicurezza pubblica. “È volontà di tutti – spiega una nota della diocesi – che i beni culturali che ci sono stati consegnati dalla tradizione della nostra amata terra, vengano conservati nel miglior modo possibile, affinché anche noi possiamo consegnarli a chi ci succederà nel cammino di vita e di fede lungo il corso dei secoli”. Le principali modifiche riguardano l’ingresso delle processioni in Cattedrale: non sarà possibile entrare in duomo prima dell’arrivo del Quadro della Madonna della Consolazione. Una volta entrata la Vara in cattedrale, seguendo le indicazioni delle Forze dell’Ordine e degli altri operatori della sicurezza, tutti potranno accedere gradualmente e con ordine per assistere alla collocazione della Venerata Effigie sull’Altare Maggiore. L’unica area in cui non si potrà sostare sarà quella riservata al posizionamento della Vara stessa, oggetto di un recente e delicato intervento di restauro. Il Quadro sarà collocato immediatamente e pubblicamente sopra l’altare maggiore attraverso il nuovo meccanismo di posizionamento progettato e realizzato dalla Soprintendenza. Sono previste anche alcune novità di carattere liturgico: le processioni di sabato e martedì saranno aperte dal Crocifisso, davanti al quale non ci saranno membri di associazioni e dei movimenti. Questi sono invitati a partecipare posizionandosi dietro i rappresentanti delle istituzioni, o lungo il percorso. Dietro la Croce sarà comunque presente una delegazione della Consulta delle aggregazioni laicali in rappresentanza delle associazioni e dei movimenti e i membri dei due Ordini cavallereschi direttamente soggetti alla Santa Sede: Sovrano militare ordine di Malta e Ordine equestre del Santo sepolcro di Gerusalemme.
Economia spaziale: Ocse, ricavi globali fino a 600 miliardi di dollari nel 2025. Crescita e nuovi rischi
L’economia spaziale è ormai una componente crescente dell’economia globale, con ricavi stimati tra 550 e 600 miliardi di dollari nel 2025, una dimensione vicina a quella dell’industria mondiale dei semiconduttori. È quanto emerge dal rapporto dell’Ocse “The space economy at a glance 2026”, che evidenzia come satelliti e sistemi spaziali siano sempre più integrati nelle infrastrutture e nei servizi essenziali: trasporti, energia, comunicazioni, agricoltura, finanza e gestione delle emergenze. Negli Stati Uniti il settore ha generato nel 2023 142,5 miliardi di dollari di Pil, mentre in Italia ha raggiunto 8 miliardi di euro di produzione e oltre 23 mila posti di lavoro, pari allo 0,14% del Pil. La crescita è accompagnata da una forte espansione delle infrastrutture: a fine 2025 erano oltre 14 mila i satelliti operativi in orbita, saliti a quasi 15 mila a metà 2026. Nel 2025 gli operatori privati hanno realizzato l’88% dei lanci di satelliti, contro il 23% del 2010. Gli investimenti pubblici civili dei Paesi Ocse sono aumentati del 15%, passando da 40,5 miliardi di dollari nel 2022 a 46,4 miliardi nel 2025. L’Ocse richiama però anche i rischi legati alla congestione orbitale, ai detriti, alle minacce informatiche e alle dipendenze delle catene di approvvigionamento. Sono circa 45.860 i detriti spaziali regolarmente monitorati, mentre oltre 140 milioni di oggetti più piccoli restano potenzialmente pericolosi. “La sfida politica si sta evolvendo dal sostegno alla crescita alla gestione della scala e della complessità”, sottolinea l’Ocse, chiedendo mercati più resilienti, maggiore coordinamento e servizi spaziali sicuri e accessibili.
Politica: al via la Conferenza europea di Ventotene per la libertà e la democrazia. Tra i relatori mons. Paglia
Da giovedì 10 fino a sabato 12 settembre l’isola di Ventotene ospita la seconda edizione della Conferenza europea per la libertà e la democrazia, ideata e promossa dalla vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno. Tre giornate di dibattiti, arte e musica che riuniranno dissidenti, attivisti, rappresentanti delle istituzioni, giornalisti e intellettuali provenienti da tutto il mondo. Tra gli ospiti attesi figurano Yulia Navalnaya e Sviatlana Tsikhanouskaya, rispettivamente leader dell’opposizione politica russa e bielorussa, a cui si aggiunge Oleksandra Matviichuk, direttrice del Centro per le libertà civili ucraino e Premio Nobel per la pace. Previsto anche un intervento della presidente della Georgia, Salomé Zourabichvili, del leader del Fronte di resistenza nazionale dell’Afghanistan, Ahmad Massoud, e di numerose voci del mondo istituzionale, accademico, culturale e dell’informazione. Venerdì si terrà un dialogo sull’intelligenza artificiale a cui prenderà parte anche mons. Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita, che più volte ha richiamato la necessità di porre la tecnologia al servizio della persona e di costruire regole etiche, educative e giuridiche capaci di orientarne lo sviluppo. Ampio spazio sarà dedicato poi alla memoria e alla cultura europea, a cominciare dall’inaugurazione della mostra “Il Manifesto di Ventotene e l’europeismo nella lotta di liberazione” fino agli incontri sul testo elaborato durante il confino da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, al quale verrà intitolato anche un belvedere dell’isola proprio durante i giorni della conferenza.
Energia: Iea, servono riserve di gas e flessibilità. Nel 2026 persi oltre 2 miliardi di metri cubi di Gnl a settimana
Rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti di gas attraverso riserve fisiche, maggiore flessibilità commerciale e nuovi strumenti di cooperazione internazionale. È la proposta dell’Iea-Agenzia internazionale dell’energia nel nuovo rapporto dedicato alla resilienza dei mercati del gas, dopo 2 grandi crisi negli ultimi 5 anni. Nel 2026, le interruzioni dei flussi attraverso lo Stretto di Hormuz hanno ridotto di oltre 300 milioni di metri cubi al giorno le forniture di Gnl-Gas naturale liquefatto provenienti da Qatar ed Emirati Arabi Uniti, pari a oltre 2 miliardi di metri cubi alla settimana. L’Iea stima inoltre una perdita cumulativa di circa 140 miliardi di metri cubi di Gnl tra il 2026 e il 2030, considerando le perdite di breve periodo e il rallentamento della crescita della capacità. Secondo l’Agenzia, l’esperienza delle crisi recenti dimostra che la competizione per carichi limitati di Gnl può provocare forti aumenti dei prezzi e, in alcuni casi, non evitare carenze fisiche. Per questo i Paesi importatori dovrebbero intervenire già nei prossimi 5 anni, rafforzando gli stoccaggi sotterranei, i serbatoi di Gnl e le capacità di stoccaggio galleggianti, ma anche ricorrendo a contratti più flessibili e a scambi di carichi tra mercati. Tra le ipotesi figurano riserve strategiche comuni, accordi transfrontalieri, riserve di Gnl condivise e strumenti di emergenza. L’Iea sottolinea però che non esiste un modello unico: le soluzioni devono essere calibrate sulle caratteristiche dei singoli Paesi. “Maggiore cooperazione internazionale” e più trasparenza sulle riserve sono indicate come elementi decisivi per affrontare future interruzioni.
Venezia83: a Pif il Premio Famiglia Cristiana. “La fede deve basarsi sul dubbio”
È stato assegnato a Pif, oggi all’Italian Pavilion dell’83ª Mostra del cinema di Venezia, il Premio Famiglia Cristiana, giunto alla quinta edizione. Il riconoscimento celebra “non solamente” il talento dell’artista, ma soprattutto la capacità di coniugare “intrattenimento e forte impegno civile”. Mons. Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo, ha definito Pif una persona capace, con la sua “arte multiforme”, di stare con il pubblico “senza mai accarezzarlo e senza mai blandirlo, lasciando sempre dentro un graffio”. Don Stefano Stimamiglio, direttore di Famiglia Cristiana, ha letto la motivazione, definendo Pif un “autore e regista straordinario” che ha saputo attraversare “cinema, televisione e radio con ironia e intensità”, alternando “inchieste pungenti a commedie d’autore dal profondo valore civico”. A margine della cerimonia, intervistato da Eugenio Arcidiacono, Pif ha parlato anche del proprio rapporto con la fede: “È un film sulla fede scritto da un agnostico, un vero paradosso”. E ancora: “Crescendo mi sono chiesto se fossi cristiano per fede o per educazione: ho scelto l’agnosticismo, ma da allora mi faccio molte più domande”. Quindi la riflessione: “La fede deve basarsi sul dubbio, ed è proprio il dubbio ad avvicinarmi”. Il regista ha richiamato infine la sofferenza dei bambini: “Davanti a un bambino che soffre persino lui si domanda dove sia Dio”. Il premio riconosce così una carriera nella quale cinema, televisione e radio si intrecciano con l’impegno civile e la lotta alle mafie.
Diocesi: Caritas Roma, 72mila euro dall’ambasciata di Taiwan presso la Santa Sede per progetti a favore di famiglie svantaggiate della periferia
Un assegno di 72mila euro a favore di due progetti per le famiglie svantaggiate e dei giovani della periferia romana. È la donazione fatta dell’ambasciata di Taiwan presso la Santa Sede alla Caritas di Roma questo pomeriggio alle 17.30 nella Sala degli imperatori del Palazzo Lateranense. A consegnarlo nelle mani del direttore della Caritas di Roma, Giustino Trincia, direttamente l’ambasciatore Anthony Chung-Yi Ho. Il cardinale vicario Baldo Reina, dando il benvenuto alla delegazione diplomatica taiwanese, ha espresso riconoscenza per questo gesto di solidarietà nei confronti delle famiglie svantaggiate e dei giovani della periferia romana. Il primo progetto è quello degli empori della solidarietà, che con i nuovi fondi potranno diventare “parlanti”, cioè avviare un’attività di educazione alimentare delle famiglie; di promozione della cultura del cibo e di educazione finanziaria di base per persone che spesso hanno difficoltà a gestire le poche risorse di cui dispongono. Il secondo progetto riguarda il Centro di aggregazione giovanile “Work In Progress”, uno spazio di incontro che nel settore sud di Roma, potrà coinvolgere almeno 250-300 giovani. Qui le parrocchie della XXVII Prefettura della diocesi di Roma – a partire dalle Comunità di San Carlo di Sezze, di Santa Melania Juniore e San Timoteo – si stanno adoperando per fornire alternative di crescita umana, spirituale e di valorizzazione dell’energia e della creatività di giovani, altrimenti destinati a sperimentare forme di povertà per loro oggi tipiche.
11 settembre 2001: vescovi Usa, “rinnoviamo l’impegno a essere strumenti di pace in un mondo sempre più frammentato e diviso”
“Mentre i conflitti si intensificano nel mondo, rinnoviamo il nostro impegno a essere strumenti della pace di Cristo in un mondo sempre più frammentato e diviso”. Lo scrive mons. Paul S. Coakley, presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti (Usccb), in una dichiarazione per il venticinquesimo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001. “Mentre ricordiamo nella preghiera quella tragedia, invito tutti i cattolici a unirsi a me nella preghiera per le vittime che ci sono state strappate da atti di violenza ingiustificabile venticinque anni fa al World Trade Center, al Pentagono e nelle campagne della Pennsylvania”, prosegue l’arcivescovo, che abbraccia nella preghiera i familiari e gli amici delle vittime, “che ancora piangono la perdita irreparabile dei loro cari”, insieme ai soccorritori, molti dei quali “hanno dato la vita in gesti di generoso coraggio”. In quel giorno terribile e nelle ore buie di paura e incertezza che seguirono, ricorda mons. Coakley, “la nostra fede ci ha sollevati e sostenuti”: come nazione, “ci siamo ritrovati a rivolgerci a Dio nella preghiera e a guardare alla nostra fede con una nuova intensità e un senso di unità”. Citando il messaggio di Papa Leone XIV per la Giornata mondiale della pace, il presule ricorda che la pace non è soltanto un obiettivo, ma una presenza e un cammino, e che anche dove restano solo macerie si incontrano persone che non l’hanno dimenticata. Di qui l’invito a implorare lo Spirito Santo perché ci conformi sempre più all’immagine di Gesù, Principe della pace, per costruire insieme “una civiltà dell’amore e della fraternità universale”.
Diocesi: Ragusa, domani e venerdì mons. La Placa in visita pastorale a sedi e progetti della Fondazione San Giovanni Battista
La visita pastorale del vescovo Giuseppe La Placa proseguirà con l’appuntamento di giovedì 10 e venerdì 11 settembre, dedicato alle sedi e ai progetti della Fondazione San Giovanni Battista a Ragusa e Comiso. Nel corso delle due giornate, viene spiegato in un comunicato della diocesi, il presule incontrerà il consiglio di amministrazione, i coordinatori, il personale amministrativo e le équipes dei diversi progetti Sai e Cas, vivendo momenti di ascolto, confronto e conoscenza delle attività svolte a servizio delle persone accolte.
La visita si concluderà venerdì sera con il raduno dei dipendenti e dei beneficiari presso il Centro Cas Borgo La Croce, dove mons. La Placa presiederà la celebrazione eucaristica, seguita da testimonianze, musica e una cena comunitaria.
Afghanistan: Türk (Onu), “il mondo sembra aver dimenticato e abbandonato il popolo afghano. Il silenzio è assordante”
“Oggi la situazione di molti in Afghanistan sta passando di male in peggio. Milioni di persone sono intrappolate nella povertà, il rispetto dei diritti umani fondamentali continua a deteriorarsi e centinaia di migliaia di persone vengono rimpatriate contro la loro volontà”. È l’allarme lanciato da Volker Türk, Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, che denuncia il progressivo inasprimento delle restrizioni imposte dalle autorità de facto afghane e chiede agli Stati di rinnovare la pressione affinché rispettino gli obblighi internazionali. “Il mondo sembra aver dimenticato e abbandonato il popolo afghano a una situazione che peggiora di giorno in giorno. Il silenzio è assordante”, afferma Türk. Particolarmente grave la condizione di donne e ragazze, escluse dall’istruzione, dal lavoro, dalla libertà di movimento e dalla vita pubblica. Dal 2021 circa 2,2 milioni di ragazze e donne afghane non possono accedere all’istruzione secondaria e superiore. “Questa sistematica esclusione delle donne e delle ragazze dalla vita pubblica è un’inaccettabile violazione dei diritti umani”, sottolinea l’Alto commissario, definendo tali restrizioni “una forma di apartheid di genere”. L’Onu denuncia inoltre arresti e punizioni corporali, restrizioni contro le minoranze religiose e la censura dei media. Nel primo semestre dell’anno almeno 449 uomini e donne sono stati sottoposti a punizioni corporali. A rendere ancora più drammatica la situazione sono i rimpatri forzati: oltre 400 mila afghani sono stati costretti a rientrare, soprattutto da Iran e Pakistan. Circa 21,9 milioni di persone, pari al 45% della popolazione, necessitano di assistenza umanitaria. “Esorto tutti gli Stati a riconsiderare le proprie azioni e a mettere al primo posto la vita della popolazione che soffre”, conclude Türk, chiedendo a chi ha influenza nella regione di difendere “l’uguaglianza e la dignità di tutti gli afghani”.
Diocesi: Otranto, stasera a Galatina presentazione del progetto “Il futuro della memoria” nella basilica di Santa Caterina d’Alessandria
Verrà presentato in serata, presso la basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina, il progetto “Il futuro della memoria” promosso dall’arcidiocesi di Otranto. L’iniziativa – si legge in una nota – a cura del Mabo (Museo, Archivio, Biblioteca dell’arcidiocesi di Otranto), unisce tecnologia e patrimonio culturale proseguendo sulla strada della digitalizzazione del Polo culturale diocesano.
Dopo lo straordinario riscontro ottenuto con la digitalizzazione della cattedrale di Otranto – divenuta riferimento nazionale per il mosaico pavimentale, e i tour virtuali a 360° – il percorso di valorizzazione – viene spiegato – oggi si amplia e l’arcidiocesi di Otranto punta sulla splendida basilica galatinese ricca di affreschi di pregevole fattura: prevista la digitalizzazione integrale degli affreschi, delle architetture e dei dettagli iconografici acquisiti in altissima risoluzione. Un tour virtuale – viene annunciato – che permette una visita unica, superando i limiti fisici dello spazio; un archivio visivo di straordinaria precisione a disposizione di studiosi e ricercatori di tutto il mondo.
Il progetto, che non si fermerà a Galatina, porterà alla creazione di un portale tematico multilingua con un hub digitale per monumenti, mappe interattive e percorsi tematici, audioguide, tour virtuali e materiali didattici per una fruizione globale.
Oggi, alle 19, dopo l’introduzione a cura di don Enzo Vergine, direttore del Mabo, e i saluti dell’arcivescovo Francesco Neri e del parroco fra Antonio Giaracuni, verranno presentati il progetto e le opportunità di sostegno. Conclusione con l’approfondimento artistico-spirituale sui dettagli degli affreschi a cura di fra Salvatore Peluso.
Maltempo: Protezione civile, “piogge e temporali sulle Regioni del Centro. Allerta arancione in Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Marche”
“La perturbazione di origine atlantica che sta interessando il nostro Paese si sposterà gradualmente verso est e determinerà un peggioramento delle condizioni meteorologiche anche sulle Regioni centrali, che saranno interessate da precipitazioni a prevalente carattere temporalesco con rovesci di pioggia e raffiche di vento di forte intensità”. Ad annunciarlo è il Dipartimento di Protezione civile in una nota nella quale spiega che “sulla base delle previsioni disponibili” e “d’intesa con le Regioni coinvolte” è stato emesso un “avviso di condizioni meteorologiche avverse che estende quello emesso nella giornata di ieri”. “L’avviso – prosegue la nota – prevede dal primo mattino di domani, giovedì 10 settembre, precipitazioni da sparse a diffuse a prevalente carattere di rovescio e temporale, su Marche, Umbria e Lazio”. “I fenomeni – precisa la Protezione civile – saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento e locale attività elettrica”.
Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata valutata per la giornata di domani, giovedì 10 settembre, allerta arancione sull’intero territorio della Toscana e su ampi settori di Veneto, Emilia-Romagna e Marche. Valutata, inoltre, allerta gialla sull’intero territorio di Trentino-Alto Adige, Umbria e Lazio e su settori di Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Marche e Sardegna.
Diocesi: mons. Oliverio (Lungro), “la nostra Chiesa locale esiste e cresce solo perché celebra l’Eucaristia”
“La nostra Chiesa locale esiste e cresce solo perché celebra l’Eucaristia”. Lo evidenzia l’eparca di Lungro degli Albanesi dell’Italia Continentale, mons. Donato Oliverio, in una lettera alla diocesi dopo il convegno pastorale che si è svolto il 31 agosto scorso e dedicato alla Divina Liturgia. Il presule ricorda la lettera pastorale 2026-2027 sul tema “Ricevici tutti nel tuo Regno e fa’ di noi dei Figli della luce e del giorno” ed esorta tutti i presbiteri ad “insistere in ogni Parrocchia, in modo particolare, sulla formazione propria e dei laici loro affidati, una formazione liturgica che sia mistagogica, ossia una iniziazione ai misteri, attraverso insegnamenti che aiutino tutti i battezzati a comprendere meglio la loro partecipazione alla vita divina mediante le realtà sacramentali”. “Del nostro futuro – scrive mons. Oliverio – saremo in parte noi i responsabili oggi! Dio ci mette la grazia, noi dobbiamo metterci le nostre capacità, le nostre menti e i nostri cuori, ricordandoci sempre che non siamo una realtà sociale, ma una presenza spirituale trasfigurante”. Nella lettera l’Eparca annuncia che il prossimo 3 ottobre nominerà padre Manuel Peter Pecoraro, rettore del santuario diocesano “Santa Maria Odigitria” di San Basile. Inoltre il 31 ottobre la diocesi accoglierà il presidente dell’Azione Cattolica italiana, Giuseppe Notarstefano: “L’augurio è che la presenza dell’Azione Cattolica nella nostra eparchia, che è significativa – scrive mons. Oliverio – possa contribuire a rinnovare il volto missionario della nostra
Chiesa, a iniziare dalle nostre parrocchie e che in ogni comunità possa nascere e crescere l’Azione Cattolica”.
Inizio anno scolastico: mons. Caiazzo (Cesena-Sarsina), “sono i ragazzi a ricordare agli adulti di non distruggere la nostra casa comune”
“Siete voi – ragazzi e giovani – che ricordate a noi adulti le disuguaglianze che minano la pace nel mondo, la crisi climatica che in questo tempo sta investendo ogni angolo della terra. Siete voi che dovete cogliere il grido di dolore che sale da questa nostra casa comune, costringendo noi adulti a smettere di fare scelte disastrose e a ricominciare a rispettarla ed amarla”. A scriverlo in una lettera indirizzata agli studenti, insegnanti, dirigenti, genitori e a tutto il personale della scuola, il vescovo di Cesena-Sarsina, mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, in occasione dell’inizio del nuovo anno scolastico. “Per essere cittadini autentici di questo nostro mondo bisogna uscire dalla logica di un’istruzione fatta di indottrinamento di conoscenze accettate senza alcuna verifica – continua il presule –. È necessario favorire e incoraggiare lo sviluppo di un pensiero critico, riappropriarsi di valori umani che vadano al di là delle nozioni e permettano di dare corpo a parole quali dignità umana. Fantastica avventura che ha bisogno dell’apporto di tutti: famiglia, scuola, Chiesa, istituzioni, social media”. Il vescovo ha poi richiamato i ragazzi a un uso consapevole dell’intelligenza artificiale e la “necessità di una ecologia della comunicazione, per vincere la disinformazione e ricercare la verità”. “Prego per ognuno di voi, affinché possiate vivere questo nuovo anno scolastico promuovendo e consolidando relazioni vere, ricche di umanità, desiderosi e pronti a costruire un mondo migliore di quello che vi stiamo lasciando. Ho fiducia in voi”, conclude mons. Caiazzo.
Funerale Lorena Isceri: don Bisconti (Squinzano), “la morte non è l’ultima parola”
“Siamo qui di fronte a una realtà che facciamo fatica a pronunciare. Da qui salutiamo Lorena e la mettiamo nelle mani più belle e più buone: quelle di Maria e di Gesù”. Sono le parole pronunciate da don Vanni Bisconti, parroco di Maria Regina di Squinzano (Lecce), durante il funerale di Lorena Isceri celebrato nel paese di origine della 45enne, uccisa e gettata dal cavalcavia dell’A1, a Barberino del Mugello (Firenze), dall’ex compagno, lo scorso 3 settembre.
“Le parole sembrano piccole e inutili. La prima cosa che possiamo fare – ha sottolineato don Bisconti – è esserci: siamo qui e siamo in tanti. Siamo qui perché vorremmo togliere almeno una parte di sofferenza a questa famiglia, a questo papà, mamma e fratello. Nessuno può riempire questo vuoto, ma possiamo pregare insieme. Essere comunità vuol dire questo: non scappare di fronte al dolore dell’altro”.
Il parroco ha poi aggiunto: “C’è una differenza abissale tra l’amore e il controllo, tra l’amore e il possesso, tra l’amore e la pretesa, tra l’amore e il voler decidere della vita degli altri. Il Vangelo di oggi ci dice: ‘Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici’. Gesù ci dice: ‘Io do la vita perché tu viva’ anche quando la tua strada non coincide più con la mia.
“Oggi – ha concluso il parroco – la nostra fede è messa duramente alla prova. Essere cristiano non è avere la risposta a ogni evenienza, ma avere una speranza. Noi crediamo che la morte non è l’ultima parola e che la vita di Lorena, così tragicamente spezzata sulla terra, sia custodita da Dio”.
Serbia: il presidente Vucic convoca le elezioni anticipate. Attesa a Belgrado per la lista del Movimento degli studenti
Il 25 ottobre in Serbia si terranno le elezioni parlamentari anticipate, un anno prima della fine della legislatura attuale. Lo ha annunciato oggi in diretta televisiva il presidente della Repubblica Alexander Vucic che ha sciolto il parlamento e indetto il prossimo voto. I due decreti già firmati entrano in vigore dopo la pubblicazione nella Gazzetta ufficiale della Serbia. A due anni dalla tragedia di Novi Sad, dove in seguito al crollo della tettoia della stazione ferroviaria 16 persone hanno perso la vita, il Paese balcanico è scosso da incessanti proteste da parte del Movimento degli studenti. A maggio gli studenti hanno chiesto a Vucic le elezioni anticipate. “Spero che i risultati dalle elezioni ci mostreranno la via sulla quale la Serbia deve camminare”, ha detto il presidente della Repubblica, confermando che accetterà qualsiasi risultato del voto. Secondo indiscrezioni della stampa serba, Vucic, che sta finendo il suo secondo e ultimo mandato da capo dello Stato, si dimetterà a breve per partecipare come leader del partito del governo alle elezioni. Uomo forte di Belgrado, Vucic fa parte delle autorità del Paese balcanico da 14 anni, prima come premier poi come presidente. Il voto del 25 ottobre presenta una seria sfida per il partito al governo Sns. Grandi attese sono concentrate sulla lista presentata dal Movimento degli studenti, ma secondo alcuni sondaggi potrebbero anche non avere la maggioranza necessaria per governare. I giovani rimangono ideologicamente eterogenei e privi di un unico leader mentre Vucic conterà sul Partito radicale di Vojslav Seselj e anche sul suo storico alleato – il Partito socialista di Ivica Dacic.
Venezia83: il patriarca Moraglia alla Mostra del cinema per il docu-film “Oltre il muro. Madre del Buon Consiglio”
Il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, parteciperà questa sera al Lido di Venezia, alle 18 nell’Hotel Excelsior (Italian Pavillon), a un evento dell’83ª Mostra del cinema nel corso del quale sarà presentato il docu-film “Oltre il muro. Madre del Buon Consiglio”, diretto dal regista Gjon Kolndrekaj. All’evento sono attesi tra gli altri la senatrice Lucia Borgonzoni, sottosegretario al ministero della Cultura, Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia, e Nicola Claudio, presidente di Rai Cinema. L’opera racconta, attraverso la storia dell’immagine mariana che secondo la tradizione giunse da Scutari a Genazzano, il legame tra Albania e Italia. L’appuntamento, si svolge a poca distanza dalla seconda visita di Papa Leone XIV a Genazzano, avvenuta il 7 settembre. Il documentario ripropone documenti, testimonianze e materiali d’archivio e intende riportare l’attenzione anche su una delle pagine più drammatiche della storia albanese del Novecento: gli anni dell’ateismo di Stato e della repressione religiosa durante il regime di Enver Hoxha. Un percorso attraverso memoria, fede e storia che mette in luce i rapporti tra i due Paesi e il ruolo della devozione mariana.
Commissione Ue: norme più semplici in materia di appalti pubblici. Séjourné, “meno burocrazia, vita più facile per le imprese”
La Commissione europea ha adottato oggi una proposta di nuovo regolamento per modernizzare e semplificare il quadro dell’Ue in materia di appalti pubblici “al fine di sostenere investimenti efficaci nei servizi pubblici e nelle infrastrutture in linea con gli obiettivi politici dell’Unione”. Sulla base di consultazioni con gli acquirenti pubblici, le imprese, i sindacati e la società civile, la Commissione propone una riforma che definisce “ambiziosa” per “rendere gli appalti pubblici più semplici, flessibili ed efficaci”. Contribuirà a completare il mercato unico degli appalti pubblici, che rappresenta circa il 15% del Pil dell’Unione. “Gli appalti pubblici sono fondamentali sia per l’economia europea che per la vita quotidiana dei cittadini, coprendo tutto, dai trasporti, alle infrastrutture e ai sistemi energetici, alle scuole e ai servizi sanitari”, spiegano a Bruxelles. Si prevede che la proposta consentirà “un notevole risparmio amministrativo annuo di 650 milioni di euro, derivante da una riduzione degli oneri di 80 milioni di euro per gli acquirenti pubblici e di 570 milioni di euro per gli operatori economici”.
La proposta di legge sugli appalti pubblici “rende le norme più semplici e chiare consolidando in un unico regolamento direttamente applicabile le tre direttive esistenti in materia di appalti pubblici e le disposizioni in materia di appalti attualmente diffuse tra la legislazione settoriale”. Ciò creerà “un quadro degli appalti più coerente e prevedibile, riducendo la complessità, gli oneri amministrativi e le incoerenze nelle modalità di applicazione delle norme con tre procedure anziché cinque attualmente”. “La chiave per la semplificazione e la riduzione degli oneri amministrativi è la creazione di un mercato integrato degli appalti digitali costituito da piattaforme interconnesse e interoperabili per gli appalti elettronici degli Stati membri”.
“Ogni anno l’Europa spende centinaia di miliardi di euro attraverso gli appalti pubblici. Questo denaro deve lavorare di più per l’Europa. Con questa riforma, stiamo riducendo la burocrazia, offrendo agli acquirenti pubblici una maggiore flessibilità e rendendo più facile per le nostre imprese competere in tutto il mercato unico”, spiega Stéphane Séjourné, vicepresidente della Commissione. La proposta della Commissione deve ora essere valutata da Parlamento e Consiglio Ue.
Conflitti: Caritas italiana, concluso seminario a Frascati. “Non aspettare che la guerra finisca per cominciare a costruire la pace”
Non aspettare che la guerra finisca per cominciare a costruire la pace. Prepararla prima, nei territori e nelle comunità, affrontando le diseguaglianze, riconoscendo i conflitti, disarmando le parole e contrastando ogni forma di strumentalizzazione delle identità. È la prospettiva emersa al termine del seminario nazionale “Costruire identità plurali al servizio della pace”, promosso dal 7 al 9 settembre a Frascati da Caritas italiana e dall’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza episcopale italiana. Tre giornate di ascolto, approfondimento e confronto hanno mostrato come le guerre vengano preparate molto prima dell’uso delle armi. “Accade quando l’identità diventa una fortezza da difendere, il confine un muro invalicabile, l’interesse nazionale l’unico criterio delle scelte e l’altro una minaccia dalla quale proteggersi. Accade anche quando le diseguaglianze e il senso di abbandono alimentano paura e risentimento, offrendo nuovo spazio a nazionalismi e appartenenze contrapposte”, si legge in una nota Caritas.
Don Marco Pagniello (foto: Caritas italiana)
“L’impegno che ci assumiamo al termine di queste giornate è fare delle nostre comunità vere scuole di pace”, dichiara don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana. “Significa attivarci nelle diocesi, costruire alleanze e cambiare narrazione, mostrando attraverso gesti concreti che alla pace ci si educa e ci si allena, a partire dagli ambienti della vita quotidiana. Dobbiamo trovare anche modi nuovi per informare e coinvolgere le nostre comunità, riuscendo ad arrivare a tutti. È uno sguardo di speranza, necessario per liberarci dalle paure e non permettere che siano queste a orientare le nostre scelte”.
La pace, inoltre, non coincide con l’assenza del conflitto, né con un generico invito alla concordia. Il conflitto appartiene alla vita delle persone e delle comunità e può diventare occasione di cambiamento. La guerra comincia quando alla relazione, al diritto e alla politica viene sostituita la logica della forza. “Dopo la Seconda guerra mondiale si era affermata la consapevolezza che la guerra non potesse più essere lo strumento per uscire dai conflitti.
don Bruno Bignami (foto: Caritas italiana)
Oggi, invece, viene nuovamente ipotizzata come una soluzione normale”, afferma don Bruno Bignami, direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei. “È il segno di una povertà relazionale: abbiamo smesso di lavorare sulle relazioni e rischiamo di affidare alla forza ciò che dovremmo affidare al diritto, al dialogo e a una cittadinanza realmente inclusiva. Costruire identità plurali significa allora domandarci quali relazioni vogliamo generare tra le persone, nelle nostre comunità e tra i Paesi”. Un compito specifico riguarda la comunicazione. In un sistema informativo condizionato dalla velocità, dalla polarizzazione e dagli algoritmi, disarmare la comunicazione significa verificare, contestualizzare, restituire complessità, moltiplicare i punti di vista e dare volto alle persone che rischiano di essere ridotte a categorie o numeri.
Diocesi: Trani, Barletta accoglie la Madonna Pellegrina di Loreto “Maria Regina della famiglie”
È entrata nel vivo a Barletta la Settimana di preghiera in onore della ‘Madonna Pellegrina di Loreto’, accolta presso la Chiesa arcivescovile di Santa Maria di Nazareth. L’intenso percorso spirituale, aperto il 6 settembre dal card. Francesco Montenegro, culminerà domenica 13 settembre nella messa presieduta dall’arcivescovo mons. Leonardo D’Ascenzo. Oggi la comunità ha reso omaggio alla Vergine Lauretana, patrona dell’Aeronautica Militare e dei viaggiatori, con una messa officiata dal card. Montenegro alla presenza delle autorità militari e civili. I riti proseguiranno domani, giovedì 10 settembre, con la messa serale delle 19 alla presenza della delegazione dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro guidata da don Mauro Dibenedetto. Venerdì 11 sarà la giornata dedicata al pellegrinaggio a Lourdes della sottosezione Unitalsi di Barletta: alle 19 la liturgia sarà presieduta da mons. Felice Di Molfetta, assistente regionale dell’associazione. Sabato 12, festa del Nome di Maria e 5° anniversario dell’aggregazione della chiesa alla Santa Casa con dono dell’Indulgenza Plenaria, la messa delle 19 sarà guidata dall’abate sac. Ignazio Leone. Domenica 13 settembre il gran finale nel segno di ‘Maria, Regina della Famiglia’. Alle 19 mons. Leonardo D’Ascenzo presiederà la concelebrazione di chiusura (in diretta su Easy TV, canale 81), durante la quale si rinnoveranno le promesse coniugali con il dono delle beatitudini per gli sposi. Ogni giorno le funzioni si chiudono dopo la messa vespertina con il Rosario dell’Annunciazione e la benedizione.
Salute mentale: Unicef, ogni 9 minuti un adolescente fra i 15 e i 19 anni muore per suicidio. Puntare su prevenzione
Ogni 9 minuti, in qualche parte nel mondo, un adolescente di età compresa tra i 15 e i 19 anni muore per suicidio. Lo ricorda l’Unicef, in occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio che ricorre domani.
“In occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio vogliamo ricordare l’importanza della prevenzione, soprattutto fra i più giovani. Come Unicef Italia siamo da tempo impegnati nella promozione della salute mentale, una componente fondamentale dello sviluppo e del benessere dei bambini. Promuovere e proteggere la salute mentale è essenziale per aiutare i bambini e i giovani ad apprendere, crescere, partecipare e realizzarsi”, dichiara Nicola Graziano, presidente dell’Unicef Italia. “È fondamentale affrontare le cause alla base del disagio e del suicidio, tra cui l’esposizione alla violenza e alle norme di genere dannose. I bambini e i giovani hanno bisogno di ambienti sicuri, inclusivi e solidali, in cui si sentano integrati, apprezzati e in grado di chiedere aiuto senza timore di essere stigmatizzati, giudicati o discriminati”.
Secondo l’ultimo rapporto “Through Children’s Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse”, che analizza come le tecnologie digitali favoriscono l’abuso sessuale sui minorenni, nei paesi parte dell’analisi i bambini vittime di sfruttamento facilitato dalla tecnologia erano quattro volte più inclini a riferire pensieri o comportamenti suicidi e autolesionismo (dati 2020-2025).
Per questo motivo, l’Unicef invita con urgenza i Governi e le parti interessate a proteggere e sostenere al meglio la salute mentale di bambini, bambine e adolescenti. In particolare, l’Unicef chiede di “sviluppare, definire i costi, finanziare e attuare una strategia nazionale multisettoriale di prevenzione del suicidio, con responsabilità, indicatori e obblighi di rendicontazione chiari”. Inoltre, “potenziare gli interventi di prevenzione del suicidio basati su dati scientifici” e “investire in servizi di salute mentale e di sostegno psicosociale accessibili e basati sulla comunità”.
Ancora, “garantire percorsi di assistenza accessibili, adeguati all’età, sensibili alle questioni di genere e inclusivi nei confronti delle persone con disabilità in ambito di assistenza sanitaria di base, scuole, protezione dell’infanzia, servizi sociali, cure di emergenza e piattaforme comunitarie, compresi l’indirizzamento e il follow-up”. Serve “depenalizzare il tentativo di suicidio e sostituire le risposte punitive con cure e sostegno basati sui diritti”, “rafforzare i dati e le informazioni. Potenziare la registrazione e la sorveglianza dei decessi per suicidio, dei tentativi di suicidio e degli atti di autolesionismo, con un’adeguata disaggregazione per età e sesso, nel rispetto della privacy e della protezione dei dati”.
Infine, occorre “coinvolgere in modo significativo e sicuro adolescenti, giovani, persone che hanno vissuto o stanno vivendo esperienze di suicidio e persone in lutto per suicidio, garantendo al contempo che le istituzioni mantengano la responsabilità della protezione e dell’azione”.
Diocesi: mons. Leuzzi (Teramo-Atri) ai giovani, “ascoltare tutti e leggere tutto, ma poi la scelta deve essere personale”
“Camminare per cosa? Per prepararci ad essere costruttori!”. È l’invito che il vescovo di Teramo-Atri, mons. Lorenzo Leuzzi, rivolge a studentesse e studenti all’inizio del nuovo anno scolastico, in una lettera nella quale li esorta a non lasciarsi condizionare dai tanti messaggi che rischiano di “alterare e offuscare la realtà” e la novità del cammino personale. “La vostra presenza nella nostra Chiesa diocesana è un invito per tutti a scoprire il vero significato della nostra vita”, scrive il vescovo, assicurando ai giovani la sua preghiera e incoraggiandoli “a non aver paura delle difficoltà”. Nel messaggio, mons. Leuzzi richiama la necessità di recuperare uno spazio per la riflessione sulle scelte personali. “Viviamo in un periodo storico nel quale facciamo fatica a riflettere sulle nostre scelte, non solo perché non abbiamo tempo, ma anche perché abbiamo paura di motivarle”. E alla tentazione di adeguarsi alle scelte degli altri, sintetizzata nell’espressione “Tutti fanno così!”, contrappone l’esperienza scolastica come occasione per “essere sempre pronti a verificare ciò che facciamo e aprire orizzonti significativi per il nostro futuro”. La scuola, sottolinea il vescovo, non è soltanto luogo di formazione, ma anche comunità nella quale imparare un metodo di confronto e di discernimento. È quindi “importante sentirsi parte viva della comunità scolastica per acquisire, insieme con i vostri docenti, un metodo di riflessione sulle proposte culturali del nostro tempo”. Un passaggio centrale della lettera è dedicato alla responsabilità personale nelle scelte: “Ascoltare tutti e leggere tutto, ma poi la scelta deve essere personale, di ciascuno di noi!”. Da qui il richiamo al pensiero critico, che mons. Leuzzi affida anche alle parole di Papa Leone XIV: “Conoscere per decidere”. La Chiesa, aggiunge, “vi sostiene e vi offre occasioni per accogliere le domande e trovare insieme prospettive che vi rendano protagonisti e non semplici spettatori”. Infine, il vescovo lega conoscenza, responsabilità e costruzione della pace: “Senza la conoscenza non si può costruire un futuro di pace e di sviluppo per tutti”. L’augurio conclusivo è quello di poter incontrare i giovani negli appuntamenti delle comunità ecclesiali: “Buon anno scolastico. Vi benedico di cuore”.
Inizio anno scolastico: mons. Giudice (Nocera-Sarno), “scuola sia luogo dove ci educhiamo a bandire la violenza”
È intitolato “Scuola: una palestra per la vita” il messaggio che mons. Giuseppe Giudice rivolge alla comunità scolastica in occasione dell’inizio del nuovo anno 2026-2027. Il vescovo di Nocera Inferiore-Sarno, delegato della Conferenza episcopale campana per l’Educazione cattolica, la Scuola, l’Università, la Cultura e l’Irc e membro della commissione episcopale per l’Educazione cattolica, la Scuola e l’Università della Cei, apre il testo con la poesia “Compito in classe” di Jacques Prévert invitando a tenere insieme responsabilità e capacità di sognare.
“Che la scuola, uscendo dalla burocratizzazione e dalle sabbie mobili, ridiventi per tutti, docenti e discenti, una vera palestra di autentica socialità, borgo culturale, laboratorio di scienza e coscienza, giusto spazio di addestramento e non di parcheggio, campo-base da cui partire, ben attrezzati, per il grande pellegrinaggio della vita, che promuoverà o boccerà a suo tempo, con esami non sempre facili”, l’auspicio del presule, che aggiunge: “E, soprattutto, sia luogo dove, con gesti e parole, ci educhiamo a bandire la violenza, cattiva maestra dei nostri giorni malati”.
Il presule auspica: “Ascoltare, imparare, ripetere, approfondire, rispettare, aprire gli orizzonti, affinare il pensiero, coltivare l’intelligenza artigianale, crescere come cittadini, vivere relazioni autentiche e sincere, aspettare ed aiutare chi resta indietro, evitare il podio prima della gara, esercitare la memoria per avere scorte nei tempi di carestia, ristabilire il patto educativo, siano i verbi che accompagnano il nascente anno scolastico, tappa importante del percorso esistenziale per diventare ‘pittori della propria vita’ (San Gregorio di Nissa)”.
Terra Santa: patriarca greco-ortodosso Teofilo incontra ex presidente Dodik, focus su pace e presenza cristiana
Teofilo III, patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, ha incontrato ieri Milorad Dodik, ex presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina (Srpska), presso il patriarcato ortodosso di Gerusalemme. Lo comunica il sito ufficiale del patriarcato di Gerusalemme. L’ex presidente Dodik è stato accompagnato dall’ambasciatore Duško Kovačević e da una delegazione. Il patriarca ha accolto la visita come “un rafforzamento del legame storico tra la Chiesa ortodossa di Gerusalemme e la Chiesa ortodossa serba” e ha parlato “con affetto” dei fedeli serbi che continuano a visitare i luoghi santi. Teofilo III ha detto che “la speranza cristiana prende la sua forza dalla resurrezione di Cristo, ponendo sulla Chiesa la responsabilità di lavorare per la pace e proteggere l’eredità cristiana della Terra Santa. I cristiani hanno vissuto e pregato nella terra dove è nato Cristo per più di 2000 anni. La guerra ha interrotto i pellegrinaggi e ha posto un pesante fardello economico sulle famiglie il cui sostentamento dipende dai pellegrinaggi”. Dodik ha parlato del suo impegno per la pace e della sua preoccupazione riguardo al conflitto tra Russia e Ucraina e sulla sofferenza che ha causato. Il patriarcato ha dato a Dodik documenti e studi che descrivono le sfide che la Chiesa ortodossa ha affrontato nella Terra Santa, ringraziandolo per il suo impegno nel supportarne economicamente la missione e la presenza cristiana nella regione.
Istruzione: Onu, 8.566 attacchi alle scuole negli ultimi due anni
“Può l’istruzione sopravvivere agli attacchi? La resilienza delle comunità umane”. È il tema scelto quest’anno per la Giornata internazionale per proteggere l’istruzione dagli attacchi, istituita dall’Assemblea generale dell’Onu. A 7 anni dalla prima ricorrenza, i conflitti armati continuano ad aumentare e gli attacchi contro l’istruzione sono cresciuti significativamente: negli ultimi due anni ne sono stati segnalati 8.566, rispetto ai circa 6.000 del biennio 2022-2023. Lo scorso aprile l’Unesco ha approvato il Piano d’azione preventivo per proteggere l’istruzione dagli attacchi, con misure concrete per aiutare scuole e sistemi educativi a prepararsi alle violenze, affrontarle e riprendersi dopo gli attacchi. Tra gli interventi: garantire luoghi sicuri per l’apprendimento, sostenere insegnanti e studenti, riparare le scuole danneggiate e rafforzare la capacità dei sistemi educativi di affrontare future crisi. Particolarmente drammatico il quadro per i minori. Secondo il rapporto annuale del Segretario generale dell’Onu su bambini e conflitti armati, nel 2025 sono state verificate 38.558 violazioni ai danni di 24.174 bambini, il numero più alto dall’inizio del monitoraggio. 14.224 minori sono stati uccisi o mutilati. Aumentano inoltre i rischi legati all’impiego di droni e intelligenza artificiale nelle operazioni militari. Il segretario generale António Guterres chiede che queste tecnologie restino “sotto controllo umano” e siano utilizzate nel rispetto del diritto internazionale. Nel 2025 oltre 13 mila bambini precedentemente associati a forze o gruppi armati hanno ricevuto protezione o sostegno per il reinserimento nelle comunità. L’Onu richiama infine la necessità di maggiori finanziamenti per protezione dell’infanzia, istruzione e reintegrazione, affinché anche nei conflitti il diritto all’educazione possa essere garantito.
Federico Ozanam: Dal Ros (San Vincenzo De Paoli), “ci insegna che la santità laicale consiste nell’abitare e servire il mondo”
“Credo che il beato Federico Ozanam possa essere considerato un autentico antesignano dell’impegno e dell’apostolato laicale moderno. La sua fu una scelta profondamente innovativa: la Società di San Vincenzo De Paoli, fondata nel 1833 da un gruppo di giovani laici, rappresentò la prima associazione autonoma di laici interamente dedita alla carità. Fino ad allora, infatti, il servizio organizzato alle persone più povere era prevalentemente affidato a consacrate e consacrati, che potevano avvalersi occasionalmente dell’aiuto dei laici. Con Ozanam avviene un passaggio decisivo: i laici assumono direttamente, liberamente e responsabilmente l’iniziativa della carità. Non più semplici collaboratori, dunque, ma protagonisti di un’opera nata dal loro discernimento, organizzata attraverso il loro impegno e radicata nella loro vocazione battesimale”. Lo dice Paola Da Ros, presidente della Federazione nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli Odv, in un’intervista pubblicato sul sito ufficiale dei Padri della Missione, in occasione della festa liturgica del beato Federico Ozanam, che ricorre oggi.
“Ozanam comprende che la fede può e deve prendere corpo nella vita ordinaria, senza separarsi dalla professione, dalla famiglia, dalla cultura e dalla partecipazione civile. Egli stesso fu marito, padre, docente universitario, intellettuale e cittadino appassionato: un laico a tutto tondo, capace di trasformare il Vangelo in una presenza concreta nella società”, osserva Dal Ros. Un altro tratto che contraddistingue la sua figura “è la capacità di unire carità e giustizia sociale. Ozanam non si accontentava di alleviare una sofferenza nell’immediato: desiderava comprenderne le cause e contribuire a rimuoverle. Intuì che il povero non è il destinatario passivo di un aiuto, ma una persona da incontrare, ascoltare e riconoscere nella sua piena dignità” La presidente della Federazione si dice colpita anche dalla “sua capacità di tenere insieme pensiero e azione. Possedeva una cultura straordinaria, ma non ne fece mai un rifugio distante dalla realtà. La mise al servizio del bene comune, attraversando le inquietudini sociali del suo tempo con uno sguardo lucido, una fede profonda e un’autentica passione per l’umanità. Ozanam ci consegna così una visione ancora attualissima: la santità laicale non consiste nel sottrarsi al mondo, ma nell’assumersi la responsabilità di abitarlo, servirlo e trasformarlo. La Società di San Vincenzo De Paoli nacque proprio da questa intuizione rivoluzionaria: alcuni giovani laici compresero che la carità li riguardava personalmente. Quella responsabilità, dal 1833, continua a interpellare ciascuno di noi”.
Anche oggi, “nello spirito del beato Federico Ozanam, la carità non può ridursi a un intervento occasionale o alla distribuzione di beni materiali. Deve diventare relazione, prossimità e cammino condiviso. Il nostro compito è aiutare la persona a ritrovare autonomia, fiducia e possibilità, valorizzando le sue risorse e costruendo, quando necessario, una rete con i servizi, le istituzioni e le altre realtà del territorio”.
Terra Santa: Gerusalemme, al Santo Sepolcro avanzano restauro e scavi archeologici. P. Ielpo, “ricerca scientifica e conservazione possono procedere insieme”
Il progetto di restauro e ricerca archeologica della Basilica del Santo Sepolcro non si ferma. A renderlo noto è la Custodia di Terra Santa, che riferisce dell’incontro svoltosi ieri, 8 settembre, nel complesso di San Salvatore, a Gerusalemme, tra i responsabili delle tre Comunità custodi del Luogo Santo: il patriarca greco-ortodosso Teofilo III, il Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo, e i rappresentanti del patriarca armeno di Gerusalemme, Nourhan Manougian. Presente anche mons. Nicola Di Ponzio, segretario della Nunziatura apostolica. Nel suo intervento, fra Ielpo ha sottolineato la collaborazione tra le diverse Comunità che ha permesso di portare avanti il progetto “in uno spirito di fiducia reciproca e cooperazione”, unendo “conservazione, ricerca e testimonianza”. Particolare rilievo è stato dato alla collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, partner scientifico del progetto.
(Foto Cts)
Alla conferenza stampa erano presenti anche la rettrice Antonella Polimeni e Francesca Romana Stasolla, docente ordinaria di Archeologia cristiana e medievale e responsabile scientifica delle indagini archeologiche al Santo Sepolcro. Il Custode ha evidenziato come l’esperienza del Santo Sepolcro dimostri che “la ricerca scientifica e la conservazione di un luogo sacro possano procedere insieme quando si fondano sulla fiducia, sul dialogo e sulla responsabilità condivisa”, indicando proprio nella sinergia tra la Custodia e l’Ateneo romano uno degli elementi qualificanti dell’iniziativa. Secondo quanto riferito dalla Custodia, gli studi proseguono sull’analisi dei reperti e dei dati raccolti durante gli scavi, con l’obiettivo di ricostruire la storia del sito dall’antica cava di pietra all’epoca del Secondo Tempio, fino alla fondazione della basilica cristiana. Parallelamente continua il restauro: gran parte delle infrastrutture, coordinate da Manens Spa, è stata completata, mentre è già stato realizzato circa un terzo della nuova pavimentazione restaurata sotto la supervisione della Fondazione Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”. Presentato anche il restauro del portone ligneo d’ingresso, diretto da Roberto Saccuman. I primi risultati scientifici sono confluiti nel volume “Hagia Polis Project. Excavations at the Holy Sepulchre in Jerusalem. Volume I. Project and Methodology” che sarà presentato a Roma il prossimo 17 settembre. Per la Custodia, il progetto rappresenta non solo un importante percorso di conoscenza storica e archeologica, ma anche una concreta forma di custodia di un luogo che continua a essere meta di pellegrinaggi e centro della vita liturgica cristiana. Richiamando il significato spirituale del Santo Sepolcro, fra Ielpo ha ricordato infine che la Croce di Cristo “continua oggi a parlare a noi e al mondo nel linguaggio del perdono, della riconciliazione e di quella pace di cui la nostra Terra e il mondo hanno tanto bisogno”.
Diocesi: mons. Giusti (Livorno), l’IA può assistere ma non può sostituire la generatività personale
Nella festa della natività di Maria, ieri, come ogni anno, la diocesi di Livorno si è ritrovata a Montenero per il pellegrinaggio di inizio anno pastorale, quest’anno nella rinnovata cornice dell’Aula mariana. Un’occasione significativa – si legge sul sito web de “La Settimana” – per cominciare all’insegna della protezione della Madonna, affidando a lei tutte le attività, gli incontri, le iniziative, ma soprattutto la Chiesa che è in Livorno. Un’occasione per pregare, ma anche per incontrarsi e dare spazio all’aspetto che più ci caratterizza come esseri umani: le relazioni e l’essere dono l’uno per gli altri; un aspetto questo che ha voluto sottolineare anche il vescovo, mons. Simone Giusti nella sua omelia, riprendendo le parole di papa Leone, nell’enciclica Magnifica humanitas. La Natività di Maria – ha sottolineato il presule – può sembrare, a prima vista, un tema esclusivamente devozionale, in realtà, dal punto di vista dell’antropologia teologica, essa offre spunti di grande attualità per riflettere sulla persona umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale. La Natività di Maria ricorda – ha detto il presule, come riporta il settimanale diocesano – che Dio entra nella storia attraverso una nascita. La figura di Maria riafferma che la salvezza passa attraverso la carne. Maria è preparata fin dalla nascita per una missione, ma la sua vocazione non elimina la libertà. Il suo “fiat” resta una risposta libera. Qui emerge una differenza decisiva rispetto all’IA. L’intelligenza artificiale: elabora; apprende; ottimizza; predice. Ma non possiede libertà morale né responsabilità personale. Maria mostra invece che la vera grandezza dell’intelligenza consiste nella capacità di amare liberamente. C’è poi l’aspetto delle relazioni: l’IA – sottolinea il presule come riportato da “La Settimana” – funziona principalmente mediante connessioni informative, Maria vive invece una rete di relazioni personali: con Dio; con i genitori; con Giuseppe; con Elisabetta; con Gesù; con la Chiesa. L’antropologia contemporanea rischia talvolta di ridurre le relazioni a semplici interazioni digitali. Maria ricorda che la persona cresce solo nella comunione. L’IA può assistere nell’educazione, nella medicina o nella ricerca, ma non può sostituire la generatività personale.
Costa Rica: vescovi, “Paese si sta dissanguando di fronte a criminalità e violenza”
La Conferenza episcopale della Costa Rica ha presentato la lettera pastorale “La pace sia con voi!”, nella quale mette in guardia sulle diverse espressioni di violenza, esclusione e disuguaglianza che colpiscono il Paese e propone il dialogo e il recupero della pace come sfide urgenti per la società. Di fronte a una realtà sempre più segnata dalla morte e dalla violenza, la Lettera avverte del rischio di cadere nel “timore e persino in una paura paralizzante”, ma invita a non permettere che la paura determini le risposte della società. La pace, sottolinea, è “dono e compito”: dono ricevuto da Dio e compito che esige impegno, decisioni e azioni concrete. La criminalità e il traffico di droga appaiono tra i principali allarmi della Lettera pastorale. I vescovi segnalano che la Costa Rica “si sta dissanguando di fronte alla criminalità e alla violenza” e rivolgono lo sguardo all’espansione di bande legate al narcotraffico, al sicariato e al reclutamento di giovani. Inoltre, casi di corruzione riguardanti settori imprenditoriali e funzionari hanno “gravemente minato la fiducia della popolazione nelle istituzioni pubbliche e persino nei Poteri della Repubblica”. Di fronte allo scontro politico, invitano a recuperare “una consapevolezza più chiara ed etica della funzione pubblica” e a porre “un freno a tanta conflittualità che non risolve, ma anzi aggrava” i problemi nazionali. Per i vescovi, la polarizzazione non può diventare un ostacolo per la ricerca di soluzioni. Per questo, la Lettera invita a superare “la cultura dello scontro, le parole offensive, i gesti ostili e le squalifiche personali” e a recuperare il dialogo e l’incontro come vie per affrontare i problemi nazionali.
Diocesi: mons. Maniago (Catanzaro), dobbiamo avere “il coraggio dell’essenziale”
“Noi siamo chiamati a vivere qui, adesso, e dobbiamo qui, adesso, vivere bene la nostra vita”. È l’invito rivolto dall’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Claudio Maniago, alla comunità riunita a Torre di Ruggiero per la festa di Santa Maria delle Grazie. Nell’omelia, il presule ha indicato alcune priorità per la ripresa del cammino pastorale, richiamando le parole di Papa Leone XIV alla Chiesa italiana: “Dovete avere il coraggio dell’essenziale”. “Dobbiamo soprattutto cercare l’essenziale: che cos’è veramente importante nella nostra vita?”, ha chiesto spiegando che “la cosa più importante è il Signore Gesù. È la sua morte e risurrezione per noi, è la nostra salvezza. La sua Parola che risuona nelle nostre comunità è Parola che ci dà vita”. Anche i sacramenti, ha aggiunto, “non sono occasioni per far festa: prima di tutto sono accoglienza della grazia del Signore che viene nella nostra vita, e per questo facciamo festa”. Richiamando la visita pastorale avviata da Serra San Bruno e le parole di Gesù “Fate questo in memoria di me”, mons. Maniago ha sottolineato che “l’essenziale è quello che Gesù ha fatto e ha detto per noi. Quello è essenziale. Il resto ha valore se noi rimaniamo agganciati all’essenziale”. Anche la religiosità popolare, ha osservato riferendosi alla processione vissuta a Torre di Ruggiero, trova qui il proprio fondamento: “Abbiamo fatto una bellissima processione, partecipata, pregata, con tanta gioia ed entusiasmo, ma non varrebbe niente se non fosse agganciata alla fede in ciò che è essenziale: Gesù”. In uno dei passaggi dell’omelia l’arcivescovo ha parlato della pace e della responsabilità dei cristiani nelle relazioni quotidiane: “viviamo in un mondo in cui le parole sono armi, le usiamo per aggredirci, le usiamo per farci del male”. “Nelle nostre comunità cristiane spesso non si vive in pace” ha detto: da qui l’appello ad “avere il coraggio anche di riconoscere i nostri limiti e i nostri sbagli, però non per piangerci, ma per cercare di porre rimedio”. Guardando al nuovo anno pastorale, l’arcivescovo ha posto infine l’accento sulla trasmissione della fede alle nuove generazioni evidenziando che “le nostre comunità possano essere comunità che generano, generano la fede, cioè trasmettano la fede”. Da qui l’annuncio di una particolare attenzione della diocesi ai percorsi di catechesi e di iniziazione cristiana, nel più ampio cammino della Chiesa italiana. “Vogliamo rivedere insieme, anche per ritrovarne il gusto e la bellezza, il cammino con cui noi, le nostre comunità, generano alla fede le nuove generazioni”, ha spiegato il presule: catechismo e preparazione ai sacramenti dovranno essere sempre più “veri percorsi in cui si cresce, si nasce e si cresce nella fede”.
Colombia: vescovi “a scuola” di Intelligenza artificiale. Card. Rueda, “va accolta, ma guidata e messa a servizio della missione”
Sessantacinque vescovi della Colombia hanno partecipato, nei giorni scorsi, al corso annuale di formazione permanente per l’episcopato, organizzato dalla Presidenza della Conferenza episcopale della Colombia (Cec). In questa occasione, l’incontro è stato incentrato sull’Intelligenza artificiale, il suo uso e la sua applicazione nell’amministrazione e nella gestione pastorale della Chiesa. Ha avuto come scopo quello di favorire uno spazio di formazione e discernimento integrale su questa tecnologia, affrontando i suoi fondamenti epistemologici, le sue implicazioni antropologiche e le sue sfide etico-teologiche, nell’ottica di identificare possibilità concrete per il suo utilizzo al servizio della missione della Chiesa.
Attraverso conferenze di esperti, dibattiti, workshop e tavoli tematici, i vescovi si sono avvicinati alla storia e agli aspetti generali dell’intelligenza artificiale, nonché alle sue implicazioni per la dignità umana, le relazioni sociali, l’etica, la comprensione dell’intelligenza e la prassi pastorale. Per i vescovi partecipanti, uno dei principali apprendimenti di queste giornate è stata la necessità di conoscere e comprendere una realtà tecnologica che fa già parte della vita quotidiana, ma che pone nuove sfide per la Chiesa. Il card. Luis José Rueda Aparicio, arcivescovo di Bogotá e primate della Colombia, ha sottolineato che la formazione ha permesso di riconoscere la necessità di continuare a inoltrarsi nella conoscenza dell’intelligenza artificiale per mettere le sue possibilità al servizio della missione evangelizzatrice. “L’intelligenza artificiale va accolta, va accompagnata, vale a dire bisogna guidare questi scenari. Ma inoltre bisogna approfittarne e metterla al servizio della missione”, ha detto, segnalando tre aspetti fondamentali: comprendere l’essere umano come cammino e processo permanente; recuperare l’importanza del cuore e della sapienza, al di là della semplice accumulazione di dati; e preservare la dimensione comunitaria della vita umana. “Siamo fatti per vivere il nostro cammino e il nostro cuore, la nostra coscienza in comunità, in fraternità”.
Conflitti: Save the Children, aumentati di oltre il 40% gli attacchi all’istruzione nel mondo
Nel biennio 2024-2025, gli attacchi all’istruzione nel mondo sono aumentati di oltre il 40% rispetto al biennio precedente, con conseguenze drammatiche per milioni di bambini e bambine che vivono in contesti di conflitto. In molte aree del mondo, l’intensificarsi dei conflitti, l’uso crescente di armi esplosive e la presenza di ordigni inesplosi stanno rendendo sempre più pericoloso l’accesso all’educazione. Scuole danneggiate o distrutte, edifici scolastici trasformati in rifugi, insegnanti e studenti costretti a fuggire o ad affrontare quotidianamente rischi per la propria sicurezza stanno privando milioni di minori di uno dei loro diritti fondamentali. A denunciarlo è oggi Save the Children, in occasione della Giornata internazionale per la protezione dell’educazione dagli attacchi armati che si celebra ogni anno il 9 settembre.
In Libano, circa 100.000 bambini e bambine iniziano il nuovo anno scolastico senza un’aula in cui studiare. Nel Territorio Palestinese Occupato, il diritto all’educazione di centinaia di migliaia di minori è gravemente compromesso. A Gaza, gli attacchi militari hanno danneggiato o distrutto gran parte delle infrastrutture scolastiche, con il 97,5% degli edifici scolastici danneggiati. Circa 700.000 bambini in età scolare sono rimasti privi di un accesso adeguato all’istruzione. In Cisgiordania, operazioni militari, restrizioni alla circolazione, demolizioni di scuole e violenze dei coloni rendono sempre più difficile per oltre 834.000 studenti accedere all’istruzione in modo sicuro e continuativo.
In Sudan, dove già prima dello scoppio del conflitto nel 2023 quasi 7 milioni di bambini erano esclusi dall’istruzione, la situazione è ulteriormente precipitata. Oggi 10,5 milioni di minori necessitano di supporto educativo e circa 8 milioni di bambini in età scolare non sono ancora rientrati in classe. Il 30% delle scuole rimane chiuso, mentre altre sono state danneggiate dai combattimenti o utilizzate come rifugi per le famiglie sfollate. In Ucraina, quasi una scuola su cinque (19%) è costretta a ricorrere a formule di insegnamento miste tra presenza e remoto, mentre l’11% degli istituti può garantire l’attività didattica esclusivamente a distanza. Nella Repubblica Democratica del Congo tra il 2024 e il 2025 sono stati registrati 354 attacchi contro le scuole. A giugno 2026, 261 istituti scolastici risultavano ancora chiusi a causa delle violenze, con un impatto sull’accesso all’educazione di quasi 98.000 bambini. Save the Children chiede ai governi di sottoscrivere e attuare “la Safe Schools Declaration, traducendone gli impegni in misure concrete per proteggere studenti, insegnanti e strutture scolastiche dagli attacchi e dall’uso militare”.
EU Commission: housing, rules for areas under housing stress. Von der Leyen: “Lack of housing is a matter of concern for many Europeans”
“A year ago, I promised to tackle Europe’s housing affordability. Today, we are taking one step in this direction. By providing more clarity and support to local authorities and communities, anchored in local realities”. This was said by Ursula von der Leyen, President of the EU Commission, on the day the Executive body is proposing new rules to face the housing crisis. “Lack of affordable housing is a matter of concern for so many of our European citizens. Essential workers and students cannot afford to live where they serve and study. But most importantly, it is about fairness”. The accessible housing act – proposed by the EU Commission and now passing to the European Parliament and the EU Council under the ordinary legislative procedure – is “the first-ever common European framework for assessing housing-related measures affecting the single market”. The decision on whether to act, and which measures to adopt, “is left to the competent authorities. Housing policy choices remain national, regional and local”. The Act is designed to provide legal clarity to authorities, when they choose to take action, in areas under housing stress, “while safeguarding the Single Market and fully respecting the principle of subsidiarity”.
Cisgiordania: Taybeh, nuovo rapporto su “violenze e intimidazioni dei coloni, una famiglia cristiana costretta ad abbandonare la nuova casa”
Nello scorso mese di agosto il villaggio cristiano di Taybeh, in Cisgiordania, è stato ancora interessato da un susseguirsi di incursioni, intimidazioni e danneggiamenti attribuiti a coloni israeliani, con effetti diretti sulla sicurezza, sui mezzi di sostentamento e sulla permanenza della popolazione sul territorio. È quanto emerge dal rapporto mensile sui diritti umani e la protezione della comunità locale, diffuso dal parroco latino di Taybeh, padre Bashar Fawadleh, e rivolto a rappresentanze diplomatiche, organizzazioni internazionali e Chiese. Il rapporto evidenzia che la documentazione presente nel report si fonda su un apparato di verifiche indipendenti particolarmente ampio. Tra le fonti utilizzate figurano, infatti, agenzie e istituzioni palestinesi, tra cui Wafa, Al-Baidar, il Comune di Taybeh e il ministero dell’Agricoltura; media israeliani come Times of Israel e Jerusalem Post; testate internazionali quali Reuters, Al Jazeera, Osv News e Upi; organizzazioni per i diritti umani, tra cui Human Rights Watch; fonti delle Nazioni Unite, in particolare Ocha; oltre a documentazione ecclesiale proveniente dalle Chiese locali e dalla piattaforma mediatica “Nabd Al-Hayat”, collegata alla parrocchia latina di Taybeh. Secondo il documento, pervenuto al Sir, gli episodi registrati durante il mese non sarebbero isolati ma parte di un “modello ricorrente” caratterizzato da intrusioni in proprietà private e terreni agricoli, danneggiamenti a infrastrutture, furti, pascolo di bestiame su coltivazioni palestinesi, molestie ai residenti e crescente pressione nei pressi delle abitazioni. Nello specifico il rapporto documenta 14 episodi principali tra aggressioni, incursioni, danneggiamenti, furti e intimidazioni attribuiti a coloni israeliani nell’area di Taybeh. Tra questi, almeno 3 aggressioni fisiche, 6 incursioni in abitazioni o aree residenziali, 5 episodi di danneggiamento di proprietà e infrastrutture e numerose intrusioni di bestiame nei terreni agricoli palestinesi. Il caso più grave è quello della famiglia cristiana di Bashir Naeem Kouna, costretta il 31 agosto ad abbandonare la nuova abitazione dopo ripetute minacce e attacchi. Il rapporto sottolinea inoltre che altre famiglie hanno rinunciato a trasferirsi nelle nuove case a causa della persistente insicurezza. Documentate anche aggressioni contro la comunità beduina Kaabneh, danni a terreni agricoli, recinzioni e infrastrutture idriche ed elettriche, oltre a restrizioni nell’accesso ai campi. Gli agricoltori riferiscono un calo della produzione e crescenti difficoltà nel raggiungere le proprie terre. Tra gli elementi evidenziati nel rapporto vi è il divario tra le misure di protezione annunciate e la loro effettiva applicazione. Pur dopo la dichiarazione dell’area come zona militare chiusa ai non residenti, decisa dall’esercito israeliano a luglio a seguito delle violenze, le incursioni sarebbero continuate per tutto il mese di agosto. Il rapporto richiama infine l’attenzione della comunità internazionale sulla necessità di assicurare protezione ai civili, salvaguardare il diritto delle famiglie a vivere nelle proprie case e garantire condizioni che permettano alla presenza cristiana di Taybeh di continuare a vivere nella propria terra.
Prevenzione suicidi: Aou Federico II, “promuovere salute neuropsichiatrica”. Gaslini, “costruire contesti non stigmatizzanti”
Circa 1 adolescente su 5 in Europa mette in atto comportamenti autolesivi. Lo ricordano oggi Sinpia, Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, Irccs Istituto Giannina Gaslini di Genova e Università degli Studi di Napoli “Federico II, in occasione della Giornata mondiale di prevenzione al suicidio che ricorre domani. Autolesionismo e suicidalità sono fenomeni differenti ma correlati: secondo i dati disponibili, chi mette in atto comportamenti autolesivi presenta una probabilità quattro volte maggiore di tentare il suicidio nel corso della vita.
È durante l’adolescenza che si osserva il più rapido incremento dei comportamenti suicidari: possono aumentare impulsività, reattività emotiva e sensibilità agli eventi interpersonali. Tra i principali fattori di rischio, depressione, autolesionismo non suicidario, precedenti tentativi di suicidio, bullismo e cyberbullismo, consumo di sostanze, conflitti familiari, isolamento sociale e difficoltà nelle relazioni con i coetanei. Tra i fattori di protezione, supporto familiare, senso di appartenenza alla scuola, resilienza individuale, relazioni positive con i pari e disponibilità di adulti significativi. Un altro elemento centrale della prevenzione è la Mental Health Literacy, ovvero l’insieme delle conoscenze e delle competenze che permettono di riconoscere il disagio emotivo, comprenderne le manifestazioni e sapere come e dove chiedere aiuto. “È necessario promuovere una cultura della salute neuropsichiatrica e per la promozione del neurosviluppo – afferma Carmela Bravaccio, vicepresidente di Sinpia, professore ordinario e direttore della Neuropsichiatria infantile Aou Federico II di Napoli – che coinvolga non soltanto i giovani, ma genitori, insegnanti, pediatri, medici di medicina generale, educatori, allenatori e tutta la comunità: una rete di adulti che, nei diversi contesti di vita, possono intercettare precocemente una situazione di difficoltà e favorire l’accesso a un aiuto appropriato”.
La prevenzione del suicidio richiede un approccio multilivello: “La salute neuropsichiatrica dei bambini e degli adolescenti è un investimento sul futuro dell’intera comunità – conclude Lino Nobili, referente di Sinpia per la Liguria, professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all’Università Genova e direttore della Neuropsichiatria infantile dell’Istituto pediatrico Gaslini di Genova –. Prevenire significa costruire contesti non stigmatizzanti, capaci di avvicinarsi ai ragazzi nei loro luoghi di vita, nei quali un giovane possa sentirsi parte di qualcosa, trovare qualcuno disposto ad ascoltarlo e sapere che chiedere aiuto è possibile. Famiglia, scuola, sanità e comunità hanno una responsabilità comune: fare in modo che nessun ragazzo debba affrontare da solo una sofferenza che può essere riconosciuta e curata”.
Prevenzione suicidi: Sinpia, “costruire reti di protezione”. Osp. Bambino Gesù, “prendere sul serio segnali disagio”
Prevenire gli atti autolesivi e i tentativi di suicidio tra bambini, adolescenti e giovani significa innanzitutto intervenire prima che la sofferenza diventi emergenza, costruendo ambienti capaci di sostenere il benessere neuropsichico, riconoscere tempestivamente le situazioni di vulnerabilità e facilitare la richiesta di aiuto, senza timore di essere stigmatizzati. È questo il senso di “Cambiare la narrazione del suicidio”, il tema della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio che ricorre domani.
Un messaggio che sarà al centro anche del convegno “Il suicidio in età evolutiva: dalla clinica al trattamento”, che si svolgerà a Genova domani 10 settembre, organizzato congiuntamente da Sinpia (Società italiana di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza), Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, Irccs Istituto Giannina Gaslini di Genova e Università degli Studi di Napoli “Federico II”.
In Italia, nei giovani tra i 15 e i 29 anni, il suicidio rappresenta la terza causa di morte dopo gli incidenti stradali e i tumori; nei maschi rappresenta la seconda.
“La prevenzione rappresenta lo strumento più efficace per contrastare il comportamento suicidario, che si sviluppa attraverso l’interazione tra vulnerabilità biologiche, fattori emotivo-relazionali e ambientali – sottolinea Elisa Fazzi, presidente di Sinpia, già ordinario dell’Università di Brescia e membro corrispondente straniero dell’Accademia Francese di Medicina –. Dobbiamo imparare ad agire promuovendo la salute neuropsichiatrica fin dalle prime fasi della vita, rafforzando tutte le competenze di regolazione emotiva e relazionale, creando intorno ai bambini e agli adolescenti una rete di adulti capaci di ascoltare e di riconoscere i segnali di rischio, in famiglia e nella società”.
“L’aumento delle richieste di aiuto emerge anche dall’esperienza clinica dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù – afferma Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù e professore ordinario di Neuropsichiatria infantile all’Università Cattolica del Sacro Cuore –. Le consulenze neuropsichiatriche effettuate in Pronto Soccorso sono passate dalle 155 del 2011 alle 1.675 del 2025. Nello stesso periodo, gli accessi per autolesionismo, ideazione suicidaria e tentato suicidio sono passati da 12 a 445. Questi numeri ci dicono che la sofferenza psicologica di bambini e adolescenti arriva sempre più spesso fino all’emergenza. Non dobbiamo alimentare allarmismi, ma nemmeno minimizzare i segnali di disagio: l’autolesionismo, il ritiro, la disperazione o le frasi sul non voler più esserci vanno presi sul serio. Chiedere a un ragazzo se pensa alla morte non gli mette in testa l’idea del suicidio, ma può offrirgli l’occasione di raccontare la propria sofferenza”.
Per rispondere alle richieste di aiuto dei più giovani e delle loro famiglie, la Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza del Bambino Gesù ha attivato la linea telefonica “Lucy” 06.6859.2265 per le consulenze psicologiche urgenti, attiva tutti i giorni 24 ore su 24.
Diocesi: mons. Forte (Chieti), “annunciare la bellezza della partecipazione alla vita divina della Trinità Santa e invitare a farne esperienza è stato quanto ho cercato di proporre a tutti”
“Maria, Santuario del Dio tre volte Santo, è Colei che può aiutarci a essere tempio vivo della gloria del Padre, imitatori del Figlio nella grazia dello Spirito, al servizio del bene comune e della pace per tutti: annunciare la bellezza della partecipazione alla vita divina della Trinità Santa e invitare a farne esperienza è stato quanto ho incessantemente cercato di proporre a tutti, con la gioia di chi offre il dono più prezioso che possa dare”. Lo ha affermato ieri sera l’arcivescovo di Chieti-Vasto, mons. Bruno Forte, nell’omelia pronunciata durante la celebrazione eucaristica che ha presieduto per la festa della Natività di Maria Santissima in occasione del 22° anniversario di ordinazione episcopale.
“In questa liturgia della natività di Maria, la stessa – ha spiegato il presule – di quando fui ordinato vescovo ventidue anni fa, desidero rendere grazie a Dio per il cammino percorso con voi e farlo guardando, alla luce della Parola proclamata, a tre icone mariane, intensamente venerate nella nostra Chiesa diocesana”. “Le tre icone – ha proseguito – sono quella della ‘Madonna del Latte’, presente nella chiesa di Santa Maria Maggiore a Vasto, della ‘Mater populi’, venerata nella cattedrale di San Giustino a Chieti, e della ‘Madonna dei Miracoli’, a cui tanti accorrono nel santuario affidato ai Padri Benedettini a Casalbordino”. Descrivendo e commentando le tre icone, mons. Forte ha rivelato che “affidarmi a Maria è stata una costante della mia vita e affidare tutti voi a Lei lo è stata della mia azione pastorale tra voi”.
Commissione Ue: casa, nuove norme comuni per aiutare gli enti locali ad affrontare la crisi abitativa
La casa non è una merce, è un diritto e un pilastro della società. Sulla base di questo principio la Commissione europea è intervenuta oggi (nella foto la riunione dell’Esecutivo a Bruxelles) proponendo la legge sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili “per sostenere gli Stati membri e le città nell’affrontare la questione dell’accessibilità e della disponibilità di alloggi nelle zone soggette alle maggiori pressioni”. “La mancanza di alloggi a prezzi accessibili è diventata una delle preoccupazioni più urgenti per gli europei”, sostiene l’Esecutivo citando un recente sondaggio di Eurobarometro. In particolare “in alcune città e destinazioni turistiche popolari, dove la pressione sugli alloggi è più forte, il crescente uso di alloggi per scopi diversi dalla residenza primaria può aggravare la disponibilità e l’accessibilità economica locali”. L’Affordable Housing Act vorrebbe rispondere a queste preoccupazioni “altamente localizzate” e “offre alle autorità pubbliche la certezza del diritto quando scelgono di agire, sulla base delle specificità locali, nell’ambito del diritto dell’Ue”. Alcuni Stati membri – spiega la Commissione – hanno già adottato misure per allentare tali pressioni, “ma hanno dovuto affrontare sfide giuridiche in merito alla compatibilità con il diritto comunitario”. La legge sugli alloggi a prezzi accessibili “apporta chiarezza e prevedibilità e risponde alla richiesta degli Stati membri e dei comuni di una maggiore certezza del diritto su come possono agire nel contesto del mercato unico dell’Unione”.
Commissione Ue: casa, regole per zone soggette a stress abitativo. Von der Leyen: “Mancanza di alloggi preoccupazione di molti europei”
“Un anno fa ho promesso di affrontare la questione dell’accessibilità economica degli alloggi in Europa. Oggi stiamo compiendo un passo in questa direzione. Fornendo maggiore chiarezza e sostegno alle autorità e alle comunità locali, ancorate alle realtà locali”. Lo afferma Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, nel giorno in cui l’Esecutivo propone nuove norme per affrontare la crisi abitativa. “La mancanza di alloggi a prezzi accessibili è motivo di preoccupazione per molti dei nostri cittadini europei. I lavoratori e gli studenti non possono permettersi di vivere dove operano e studiano. Ma soprattutto, si tratta di equità”. La legge sull’edilizia abitativa a prezzi accessibili – proposta dalla Commissione e che ora passa per competenza, in procedura legislativa ordinaria, a Parlamento e Consiglio Ue – costituisce “il primo quadro comune europeo in assoluto per valutare le misure connesse all’edilizia abitativa che incidono sul mercato unico”. La decisione sull’opportunità di agire e sulle misure da adottare, si precisa, “spetta alle autorità competenti. Le scelte in materia di politica abitativa rimangono nazionali, regionali e locali”. L’atto è dunque inteso a fornire chiarezza giuridica alle autorità quando scelgono di intervenire, nelle zone soggette a stress abitativo, “salvaguardando nel contempo il mercato unico e nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà”.
Salute mentale: Milano, domani un incontro pubblico promosso da Ama sulla prevenzione al suicidio
In Italia sono 4.000 le persone che ogni anno si tolgono la vita, oltre dieci al giorno. Giovedì 10 settembre si celebra la Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, promossa dall’Oms. L’obiettivo è promuovere una cultura capace di riconoscere i segnali di sofferenza prima che sia troppo tardi e aumentare la consapevolezza per superare lo stigma sociale. L’associazione Ama Auto Mutuo Aiuto Milano Monza Brianza accompagna persone che si trovano ad affrontare situazioni di sofferenza e cambiamenti difficili attraverso gruppi di Auto Mutuo Aiuto basati sullo scambio tra pari e fondati sull’ascolto reciproco e sulla condivisione delle esperienze. Con 35 gruppi attivi sul territorio di Milano e Monza Brianza, accompagna persone che vivono esperienze di lutto, separazione, dipendenze, ansia, depressione e altre situazioni di fragilità e si avvale, in qualità di direttore scientifico, della consulenza di Enrico Cazzaniga, psicologo psicoterapeuta esperto nell’ambito dell’Auto Mutuo Aiuto. Tra i temi affrontati c’è quello del suicidio, attraverso percorsi dedicati all’elaborazione del lutto e al sostegno dei cosiddetti “sopravvissuti”, ovvero familiari e persone vicine a chi si è tolto la vita.
In occasione della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, Ama organizza giovedì 10 settembre, alle ore 19, a Milano alla Casa di Quartiere Garibaldi (corso Garibaldi 27) un incontro pubblico gratuito per accendere i riflettori su un’emergenza che coinvolge migliaia di persone e famiglie richiamando l’attenzione sulla necessità di superare stigma e isolamento.
La serata prevede la visione di alcuni estratti del film “Svegliami a mezzanotte”, diretto da Francesco Patierno e tratto dall’omonimo libro autobiografico di Fuani Marino. Attraverso il racconto della propria esperienza dopo un tentativo di suicidio e il successivo percorso di rinascita, il film affronta con sensibilità e autenticità il tema del disagio psichico, contribuendo a rompere il silenzio e i pregiudizi che ancora oggi circondano la salute mentale. Segue un momento di riflessione e approfondimento guidato da Enrico Cazzaniga.
“Parlare di suicidio significa parlare anche delle persone che restano: per ogni persona che si toglie la vita si stima che almeno venti tra familiari e amici stretti siano direttamente coinvolti dalle conseguenze della perdita. In Italia parliamo quindi di almeno 80.000 persone che ogni anno si trovano ad affrontare un dolore profondo e complesso, spesso vissuto in solitudine”, commenta Cazzaniga. “Rompere il silenzio, combattere lo stigma sociale informando correttamente e creando occasioni di confronto significa compiere un passo concreto verso una comunità più consapevole, inclusiva e capace di prendersi cura della fragilità, perché la prevenzione comincia dalle parole”.
Diocesi: Verona, il vescovo Pompili ha consegnato la sua quarta lettera pastorale dal titolo “Sulla via”
“Pellegrina della fede”: così mons. Domenico Pompili definisce Maria nella festa della sua Natività, al termine della Messa in suo onore, presieduta nella cattedrale di Verona martedì 8 settembre. E proprio in questa occasione, il vescovo ha consegnato la sua quarta lettera pastorale dal titolo “Sulla via”. Alla celebrazione erano presenti centinaia di sacerdoti e religiosi con le loro comunità parrocchiali, insieme alla grande folla di fedeli che si è radunata in cattedrale, desiderosa di assistere a questo importante momento per la diocesi. Hanno partecipato, inoltre, i rappresentanti del mondo della scuola e degli insegnanti di religione cattolica, che sono stati pure menzionati nelle preghiere dei fedeli, visto l’imminente inizio dell’anno scolastico e il grande lavoro di responsabilità che svolgono quotidianamente. Nell’omelia il vescovo ha descritto Maria come “la donna del primo passo”, citando don Tonino Bello, e colei che precorre, rimandando alle parole che Dante affida a san Bernado nel Paradiso: “Corre prima. Non arriva in ritardo, e nemmeno puntuale: arriva prima che la domanda sia stata fatta. È questo il primo passo di Maria. Non soltanto il primo in ordine di tempo, ma quello compiuto prima che qualcuno lo chiedesse, prima che ci fossero garanzie, prima che perfino Giuseppe si fidasse”. Questo, secondo il vescovo, è lo stesso movimento con cui è nata la lettera: “Nasce dall’Assemblea diocesana, dalle scelte che i tavoli hanno consegnato, dalle parole che il popolo di questa Chiesa ha già pronunciato. E chiede alle comunità di non aspettare chissà cosa per muoversi”. Quindi ha concluso: “La lettera sa che ci servono primi passi, come quello di Maria, fatti prima che le condizioni siano buone, perché altrimenti non si farebbero mai. Sa che nessuna parrocchia è troppo piccola per dare vita a qualcosa di grande, e vale per ogni comunità che si sente insufficiente. Sa che in questo momento è l’umano a doversi risvegliare: non un’idea dell’umano, ma la nostra capacità concreta di fidarci gli uni degli altri, come Giuseppe si è fidato di Maria”. La lettera – fa sapere la diocesi – è disponibile da oggi, mercoledì 9 settembre, presso le parrocchie della diocesi e le librerie cattoliche di Verona.
Migranti: da inizio anno sbarcate 21.031 persone sulle nostre coste. Quasi 1.500 a settembre
Sono finora 21.031 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Nello stesso periodo, lo scorso anno furono 47.150 mentre nel 2024 furono 44.434. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Il totale delle persone arrivate via mare in Italia nei primi giorni di settembre è pari a 1.469. L’anno scorso, in tutto il mese, furono 8.315, mentre nel 2024 furono 7.685.
Degli oltre 21mila migranti sbarcati in Italia nel 2026, 5.363 sono di nazionalità bangladese (25,5%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Somalia (2.457, 11,7%), Algeria (2.228, 10,6%), Sudan (1.665, 7,9%), Pakistan (1.459, 6,9%), Egitto (1.331, 6,3%), Eritrea (1.318, 6,3%), Tunisia (1.040, 4,9%), Mali (376, 1,8%), Nigeria (348, 1,7%), Iran (301, 1,4%), Etiopia (279, 1,3%), Costa d’Avorio (257, 1,2%), Sud Sudan (245, 1,2%), Guinea (239, 1,1%) a cui si aggiungono 2.125 persone (10,1%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Dal 1° gennaio al 7 settembre 2026 i migranti rimpatriati sono 5.934, dei quali 5.078 con rimpatri forzati e 856 con rimpatri volontari assistiti. Negli anni scorsi sono stati complessivamente 6.772 in tutto il 2025 (il 10,2% rispetto al numero di persone sbarcate) e 5.704 nel 2024 (8,6%).
Turchia: p. Jacky Doyen nuovo segretario generale della Conferenza episcopale
P. Jacky Doyen è il nuovo segretario generale della Conferenza episcopale turca (Cet). Lo rende noto l’arcivescovo metropolita di Smirne, mons. Martin Kmetec, presidente dell’episcopato, precisando che l’elezione è avvenuta nell’assemblea generale del 27 giugno scorso e che p. Doyen è entrato in carica oggi. Salesiano, in Turchia dal 2007, il nuovo segretario generale è attualmente superiore della comunità di Istanbul e direttore della scuola Evrim. “La sua ampia esperienza pastorale e la conoscenza della realtà ecclesiale del Paese offriranno un contributo prezioso alla Conferenza episcopale e alla Chiesa cattolica in Turchia”, scrive mons. Kmetec. Nel dargli il benvenuto, i vescovi esprimono gratitudine per la disponibilità con cui ha accettato l’incarico e assicurano la propria preghiera, perché il Signore lo accompagni e lo sostenga nel compito affidatogli. L’assemblea ha inoltre ringraziato p. Lucian Abalintoaiei, francescano conventuale, segretario generale dal 2018, per il servizio generoso e prezioso reso alla vita e alla missione della Cet. “Auspichiamo che il suo servizio sia fecondo e venga svolto sempre in spirito di unità e collaborazione”, conclude il presidente rivolgendosi al nuovo segretario generale.
Card. Pizzaballa: “la terra di Maria è oggi profondamente ferita. Custodire l’umano, oggi, è già preparare la strada alla pace”
“La terra di Maria è oggi profondamente ferita. Vi sono famiglie distrutte, persone private della casa, bambini che crescono conoscendo quasi soltanto la paura e la violenza”. Lo ha affermato il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, nell’omelia pronunciata ieri pomeriggio, 8 settembre, festa della Natività della Beata Vergine Maria, nella Basilica Santuario “Maria SS. Regina di Anglona”, a Tursi, in occasione del 50° anniversario della Configurazione della diocesi di Tursi-Lagonegro. Richiamando il dramma che attraversa la Terra Santa, il cardinale ha osservato: “Vediamo quanto facilmente l’altro venga ridotto a una categoria, a un nemico, a qualcuno di cui non si riconoscono più il volto e il dolore. E quando si perde il volto dell’altro, diventa possibile dire e fare ciò che prima sembrava impensabile”. Pizzaballa ha quindi invitato a guardarsi “dalle parole facili, anche da quelle religiose”, sottolineando come la nascita di Maria ricordi che “Dio non abbandona la storia, neppure quando la storia sembra contraddirlo”. In questo contesto, ha evidenziato la presenza, in Terra Santa, di “piccoli segni che raramente vengono raccontati”: “persone che assistono i feriti senza domandare a quale popolo appartengano; comunità che condividono il poco che hanno; famiglie che, pur colpite, rifiutano di educare i figli all’odio; sacerdoti, religiosi e laici che rimangono accanto alla loro gente”. Gesti che “non cambiano immediatamente il corso degli eventi, ma custodiscono l’umano. E custodire l’umano, oggi, è già preparare la strada alla pace”. Rivolgendosi alla Chiesa di Tursi-Lagonegro, il patriarca ha ricordato che il legame con la Terra Santa “non consiste soltanto nell’affetto o nell’aiuto, pure necessario. È un legame ecclesiale. Apparteniamo all’unico Corpo di Cristo”. “La Chiesa di Gerusalemme viene a incontrare la Chiesa di Tursi-Lagonegro, e insieme ci poniamo sotto lo sguardo di Maria”, ha affermato, chiedendo preghiera, vicinanza e la capacità di “non dimenticarci quando l’attenzione del mondo si sposterà altrove”. Pizzaballa ha, infine, richiamato la figura di Maria ai piedi della croce: “La speranza cristiana, infatti, non consiste nel negare il male o nel minimizzare il dolore”. “Maria ai piedi della croce non ha chiuso gli occhi davanti alla morte del Figlio. È rimasta. La sua speranza ha preso la forma della presenza”, ha detto il patriarca, invitando a “rimanere accanto a chi soffre, non lasciare solo nessuno, non stancarci di costruire legami, non permettere che la violenza abbia spazio anche nel nostro linguaggio e nel nostro modo di giudicare”.
Madonna del Pilerio: mons. Checchinato (Cosenza), “non siamo salvati dalla dottrina, ma dall’incarnazione di Dio”
“Il fatto che celebriamo la nascita di Maria, la mamma di Gesù, si colloca nel modello biblico che fa della storia un elemento essenziale della nostra stesa fede. Non siamo salvati dalla dottrina, ma dall’incarnazione di Dio”. Lo ha detto mons. Giovanni Checchinato, arcivescovo di Cosenza-Bisignano, nell’omelia della Messa nel giorno della festa della Madonna del Pilerio.
La celebrazione ha dato compimento al settenario svoltosi in cattedrale e che ha visto la peregrinatio dell’icona di Maria del Pilerio nelle diverse zone della parrocchia. Mons. Checchinato ha riflettuto come “non siamo salvati con una bacchetta magica” ma “dalla stessa vicenda della morte e resurrezione di Gesù”. Il presule ha riflettuto sulla pericope evangelica della vocazione di Giuseppe, sposo della vergine Maria. “Celebrando la nascita di Maria ci viene suggerito di apprezzare la storia, la nostra storia personale e comunitaria, la storia del nostro tempo, perché in essa si manifesta la stessa presenza di Dio”. Per mons. Checchinato, “Maria nella sua vita è andata a scuola del maestro, suo figlio”.
Nella vigilia della festa della Madonna del Pilerio, invece, l’arcivescovo ha raccolto e confermato la consacrazione di Rosamaria Mauro nell’Ordo Viduarum. La nuova consacrata appartiene alla parrocchia Santa Famiglia di Castrolibero. Dopo la messa di ieri, l’immagine di Maria del Pilerio è stata portata in processione per le vie del centro storico con una fiaccolata dalla Cattedrale fino alla parrocchia di San Francesco d’Assisi.
Leone XIV: il 18 settembre presiede l’assemblea della diocesi di Roma
Sarà Papa Leone XIV a presiedere l’Assemblea della diocesi di Roma venerdì 18 settembre, alle 17.30, nella basilica di San Giovanni in Laterano. L’incontro, annuncia il card. vicario Baldo Reina nella lettera di invito, “aprirà ufficialmente il nuovo anno pastorale”. “Ogni comunità parrocchiale – spiega ancora il vicario del Papa per la diocesi di Roma – sarà invitata a partecipare con una propria rappresentanza, perché l’Assemblea possa esprimere il volto dell’intera famiglia diocesana. Saranno presenti anche alcuni rappresentanti degli organismi di partecipazione”. Nei prossimi giorni – si legge in una nota – verranno fornite indicazioni più dettagliate sulle modalità organizzative di partecipazione. L’ingresso nella basilica lateranense sarà consentito fino alle 16.30.
Scuola: Bordignon (Forum famiglie), “l’AI riduce la comprensione dei testi, serve un’alleanza educativa”
“I dati del nuovo rapporto Ocse Pisa 2025 offrono un quadro articolato della condizione educativa dei nostri studenti quindicenni e richiedono una profonda riflessione. Se da un lato il sistema scolastico italiano evidenzia una tenuta superiore rispetto ad altri contesti europei — registrando in scienze un trend decennale positivo di +5 punti, con un punteggio di 483 nel 2025, e un posizionamento nel problem solving computazionale pari a 490 punti —, dall’altro emergono elementi di grande preoccupazione per il futuro delle giovani generazioni”. Lo ha dichiarato Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari, in merito ai dati Ocse Pisa 2025.
“Il calo nella lettura (-7 punti nell’ultimo triennio 2022-2025, attestandosi a 474 punti) e in matematica (addirittura -24 punti nel decennio, con 468 punti nel 2025) rappresenta una sfida educativa centrale – ha sottolineato Bordignon -. In particolare, il dato relativo alla lettura e alla comprensione dei testi evidenzia il forte e rilevante impatto dell’intelligenza artificiale e delle nuove tecnologie digitali sui ragazzi. Le modalità di fruizione dei contenuti e l’interazione costante con gli strumenti di intelligenza artificiale stanno trasformando i processi cognitivi, riducendo la capacità di concentrazione e di analisi profonda di un testo”.
Il presidente del Forum ha rilevato: “Le famiglie si trovano inconsapevolmente all’interno di un sistema di pressione che penalizza soprattutto i più fragili e alimenta disparità. Per affrontare le persistenti disuguaglianze socio-economiche, territoriali e di genere, serve un piano straordinario di misure integrate tra scuola, istituzioni e famiglie. Occorrono politiche educative e di sostegno alla genitorialità volte a potenziare i percorsi per il recupero delle fragilità e valorizzare le eccellenze”. Bordignon ha concluso: “È indispensabile un’alleanza educativa in grado di guidare i giovani nell’era dell’intelligenza artificiale, affinché la tecnologia sia una reale opportunità di crescita culturale e non un fattore di isolamento o impoverimento cognitivo”.
Diocesi: mons. Nerbini (Prato), “ciascuno faccia la sua parte in un clima di collaborazione, fiducia e reale partecipazione”
“Questa offerta che viene fatta alla Madre di Dio impegna la nostra Chiesa a un servizio a questa comunità, non solo religiosa ma civile, ancora più forte. Guardavo il pulpito di Donatello e mi è tornato in mente il gesto che abbiamo fatto ormai diversi anni fa, all’inizio del Covid, quando ci siamo stretti insieme nella piazza deserta dicendoci che insieme cercavamo la strada per uscire da una crisi. Ecco, questo ‘insieme’ caratterizza anche l’oggi, quando vogliamo e cerchiamo di vedere la luce anche nelle ombre che tante volte ci avvolgono. Quindi il grazie che dico è anche l’impegno di tutta la nostra Chiesa a lavorare insieme a tutti, a collaborare e a portare il proprio, modesto ma prezioso, contributo”. Lo ha detto, ieri, il vescovo di Prato, Giovanni Nerbini, al termine del pontificale per la Natività di Maria, durante la tradizionale cerimonia della consegna dei ceri per la cappella della Madonna della Cintola da parte dell’Amministrazione comunale.
In occasione del corteggio storico, mons. Nerbini ha parlato a Tv Prato invitando alla collaborazione tutte le realtà cittadine: “Il messaggio di una festa che guarda Maria, che è colei che genera la vita, è che generiamo la vita a nostra volta nel momento in cui ci mettiamo a servizio di una realtà concreta, mettendo le nostre capacità e le nostre risorse in gioco in una realtà come una città che è un organismo vivo. È importante che ciascuno faccia la sua parte in un clima di collaborazione, in un clima di fiducia e di reale partecipazione”.
Parlando della dimensione multietnica della realtà pratese, il vescovo ha sottolineato che “osservare i bambini di varie etnie della nostra città sorreggere la bandiera della pace la più grande del mondo realizzata proprio a Prato è un’immagine straordinaria. Soprattutto se pensiamo che dietro a questa immagine c’è una realtà dinamica. Quando sono stato a visitare alcune scuole medie della nostra città ho trovato realtà dove i ragazzi veramente vivono insieme, veramente condividono, veramente si capiscono e collaborano nel realizzare un’unità. Ecco, questo è un segno visibile e auspicabile di ciò che può essere anche il futuro di una città come la nostra”.
Azione cattolica: Conversazioni a Spello. Tema: “Restare, Abitare, Sperare – Il cammino di Chiesa e Ac nelle aree interne”
“Ci sono luoghi che rischiano di diventare periferia prima ancora di esserlo geograficamente. Sono i piccoli centri delle aree interne, paesi di montagna e di collina segnati dallo spopolamento, dalla partenza dei giovani, dalla progressiva perdita di servizi e dalla rarefazione delle relazioni. Luoghi nei quali la distanza non si misura soltanto in chilometri, ma nella possibilità concreta di continuare a essere comunità”. È a questa sfida che sono dedicate le Conversazioni a Spello 2026, promosse dall’Azione cattolica italiana, in collaborazione con il Comune di Spello e la rivista “Dialoghi”. L’appuntamento, giunto alla nona edizione, si terrà sabato 12 settembre, alle ore 16, a Casa San Girolamo (in via S. Girolamo 1), e avrà per titolo “Restare, abitare, sperare. Il cammino della Chiesa e dell’Ac nelle aree interne”. Il pomeriggio di Spello si aprirà con una preghiera sulla tomba di Carlo Carretto, “quasi a sottolineare che ogni riflessione sul territorio nasce da uno sguardo spirituale sulla storia e sulla vita concreta delle persone”.
Il tema “assume un significato particolare – sottolinea un comunicato – nel decimo anniversario del terremoto del Centro Italia e sarà affrontato anche attraverso la presenza di Guido Castelli, commissario straordinario del Governo alla ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 24 agosto 2016. “La sua partecipazione consentirà di intrecciare la questione della ricostruzione con quella più ampia della rigenerazione dei territori: non soltanto ricostruire edifici, ma creare le condizioni sociali, economiche e relazionali perché le persone possano continuare a vivere e investire nei propri luoghi”.
Al confronto prenderà parte mons. Felice Accrocca, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, mentre i saluti introduttivi saranno affidati a Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione cattolica, e a Moreno Landrini, sindaco di Spello. Dopo il confronto è previsto un intervento musicale del fisarmonicista Diego Trivellini e una testimonianza di Gaetano Gatì, co-fondatore del Centro studi Giuseppe Gatì e del Festival “Questa è la mia terra”. A moderare l’incontro sarà Enzo Romeo, direttore di “Dialoghi”. La giornata si concluderà alle 19.30 con un momento conviviale.
Etiopia: Società San Vincenzo De Paoli, una scuola più grande con il progetto “San Daniele Comboni” di Gilgel Beles
Una scuola più grande per accogliere fino a 180 bambini in più, garantire un pasto caldo a oltre 300 piccoli e offrire a centinaia di famiglie un luogo di educazione, sicurezza e speranza. È questo l’obiettivo del progetto “San Daniele Comboni” di Gilgel Beles, in Etiopia, promosso dal Settore Solidarietà e Gemellaggi della Federazione nazionale italiana Società di San Vincenzo De Paoli.
Nella regione del Benishangul-Gumuz, nell’Etiopia occidentale, la popolazione di Gilgel Beles è cresciuta rapidamente. Una violenta guerra d’invasione dagli altopiani Amara circostanti ha devastato l’area: molti villaggi della popolazione autoctona Gumuz sono stati attaccati e bruciati e le poche scuole rurali esistenti sono state distrutte e saccheggiate, lasciando intere generazioni senza istruzione.
In questo contesto di profonda fragilità, la scuola dell’infanzia “San Daniele Comboni”, realizzata dai missionari comboniani, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per i bambini e le loro famiglie. Oggi, però, lo spazio non basta più. Le richieste di iscrizione sono aumentate a tal punto che in alcune classi si sfiorano i cento bambini. Per rispondere a questa crescente necessità, è stato progettato l’ampliamento della struttura con la costruzione di un nuovo edificio composto da tre aule e la realizzazione di un padiglione coperto per la refezione di oltre 300 bambini. I nuovi spazi permetteranno di accogliere fino a 180 bambini in più.
Dietro questi numeri ci sono i volti di bambini che vivono una quotidianità durissima, segnata dalla lotta per la sopravvivenza, dall’alcolismo diffuso tra gli adulti e dal fenomeno emergente dei bambini di strada.
A descrivere questa realtà è padre Marco Innocenti, superiore della missione di Gilgel Beles dei Missionari comboniani e referente in Italia per il progetto: “È per loro l’unica àncora di salvezza, l’unico luogo fisso dove possono ricevere un’alimentazione adeguata alla propria crescita, calore umano da parte delle maestre e delle suore responsabili. Un posto dove studiare, giocare in sicurezza, lontano dai pericoli della strada, socializzare con gli altri compagni, anche di altre etnie, in uno spirito di fratellanza”.
L’ampliamento delle aule permetterà di ridurre il sovraffollamento.
Racconta padre Marco: “Tra i primi bambini che iniziarono a frequentare la scuola materna San Daniele Comboni a Gilgel Beles vent’anni fa, c’è chi ha continuato gli studi, ha fatto il College o l’università, ed ora è, o è stato, a capo dei principali organi amministrativi della città, della Wereda e della Zone. È necessario accompagnare con amore e dedizione questi piccoli per garantire loro un cammino educativo di crescita”. Di qui l’appello: “Sta a noi sostenere la maggioranza di questi bambini e alla vostra generosità”.
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Sport paralimpico: Cip, 8,4 milioni per Milano Cortina 2026. Ora risorse e riforme per Los Angeles 2028
Il Cip-Comitato italiano paralimpico rafforza la propria capacità economica e guarda già a Los Angeles 2028, con risorse per le Federazioni, investimenti nelle strutture e una revisione dell’ordinamento sportivo. È quanto emerso dai lavori della Giunta nazionale e del Consiglio nazionale del Cip, riuniti oggi a Roma. Sul piano finanziario, sono stati sbloccati 5,4 milioni di euro più Iva spettanti al Comitato per i diritti di immagine legati ai Giochi paralimpici invernali di Milano Cortina 2026, cui si aggiungono 3 milioni destinati a incrementare il patrimonio netto come ristoro delle spese sostenute per i Giochi. Risorse che, nelle intenzioni del Cip, contribuiranno anche alla riqualificazione del Centro di preparazione paralimpica di Roma e a un rafforzamento strutturale dei fondi alle Federazioni in vista della preparazione degli atleti per Los Angeles 2028 e della copertura dei premi medaglia. “Le risorse devono tradursi in supporto concreto al territorio, alle federazioni e ai nostri atleti”, ha sottolineato il presidente del Cip, Marco Giunio De Sanctis, rivendicando una stagione di “straordinaria autorevolezza e solidità”. Per il presidente, accanto al consolidamento delle risorse, occorre “avere il coraggio di compiere scelte storiche e riforme strutturali”, ponendo al centro “il benessere, la crescita e la tutela” degli atleti. Tra le decisioni assunte, la revoca del riconoscimento della Fisip-Federazione Italiana Sport Invernali Paralimpici e la cessazione del commissariamento, con l’avvio del percorso per l’integrazione della disciplina paralimpica degli sport invernali nella Fisi-Federazione Italiana Sport Invernali, mentre la Fisip manterrà per il momento la propria natura associativa. Istituita inoltre una Commissione sui riconoscimenti sportivi, chiamata a verificare funzione, efficacia e sostenibilità delle Federazioni e delle singole discipline. Il Cip guarda intanto alla prossima sfida internazionale. Per Los Angeles 2028 sono già al lavoro le strutture organizzative e logistiche, con particolare attenzione all’ospitalità della delegazione, ai collegamenti e alle distanze tra gli impianti. L’obiettivo dichiarato è garantire agli azzurri accessibilità, comfort e condizioni adeguate alla preparazione e alla competizione, trasformando la crescita delle risorse in sostegno concreto agli atleti e a tutto il movimento paralimpico.
Scuola: Salesiani per il sociale, “9 ragazzi su 10 temono di restare indietro”
Zaini pronti, libri nuovi, il suono della prima campanella: per milioni di studenti italiani il ritorno a scuola è già iniziato o è alle porte. Ma dietro l’organizzazione di orari e materiali, per molti ragazzi che vivono nelle periferie del Paese, tornare in classe significa anche tornare a misurarsi con la paura di non farcela, di restare indietro, di sentirsi esclusi. È quanto racconta una ricerca svolta tra gli studenti che partecipano alle attività educative promosse da – rete associativa che riunisce oltre 600 realtà in tutta Italia impegnate nella tutela dei minori – in alcune scuole di periferia a Roma, Torino, Palermo, Macerata e Cisternino.
I ragazzi continuano a credere nel valore della scuola – lo dice il 76% di loro – ma vivono quell’esperienza con fatica: solo il 46% dichiara di frequentarla volentieri. Ancora più forte è il dato sull’inclusione: quasi 9 studenti su 10 non si sentono completamente al riparo dal rischio di restare ai margini del gruppo. E quando si guarda avanti, il quadro non cambia: appena il 36% si dice libero dal timore di un futuro fatto di insoddisfazioni e rimpianti, mentre un altro 32% resta in bilico, senza riuscire a immaginarlo con serenità.
Sono numeri che raccontano quanto, per crescere bene, ai ragazzi non basti andare a scuola: hanno bisogno di adulti presenti, di relazioni stabili, di spazi dove sentirsi accolti anche fuori dall’orario delle lezioni. È in questo spazio che interviene da anni il doposcuola salesiano, presente non solo nelle periferie ma anche nelle città, laddove il bisogno è maggiore e che non dà solo aiuto nello studio, ma diventa luogo di relazione, di accompagnamento, di orientamento: un punto fermo per i ragazzi e un sostegno concreto per le famiglie, spesso sole di fronte alle difficoltà dei figli.
“I dati mostrano che i ragazzi crescono meglio quando trovano adulti presenti, relazioni significative e comunità educanti capaci di accompagnarli – dichiara don Francesco Preite, Presidente nazionale di Salesiani per il sociale -. È il cuore del sistema peventivo di don Bosco, di cui nel 2027 ricorrerà il 150° anniversario della pubblicazione del celebre testo. In un tempo segnato da povertà educativa, fragilità emotive e disuguaglianze, educare significa prevenire, esserci prima che il disagio diventi esclusione, contrastare la solitudine e offrire opportunità concrete, perché nessun ragazzo sia lasciato indietro e ciascuno possa diventare protagonista del proprio futuro”.
Un segnale incoraggiante arriva comunque dal fronte delle relazioni tra pari: dove Salesiani per il sociale è presente con continuità, come nel progetto “Scuola libera tutti!”, sostenuto da Fondazione Cdp, ente no-profit del Gruppo Cassa depositi e prestiti, che attraverso doposcuola e laboratori educativi contrasta la dispersione scolastica, i ragazzi coinvolti hanno raccontato un clima più sereno, con un calo degli episodi di bullismo e cyberbullismo subiti o osservati nel corso dell’anno. Un risultato che conferma quanto la presenza educativa costante, giorno dopo giorno, possa fare la differenza.
Diocesi: Pinerolo, accolta la donazione modale dell’ex monastero della Visitazione
“Siamo felici di annunciarvi che dopo una attenta e articolata riflessione il vescovo Derio ha accettato la nostra proposta donazione modale del monastero alla diocesi di Pinerolo che lo userà per le finalità istituzionali della Chiesa, siano esse pastorali, educative, sanitarie, abitative, culturali o quant’altro, escludendo ogni mero scopo di lucro”. Così le Sorelle della Visitazione che in primavera hanno lasciato il monastero di Pinerolo per trasferirsi definitivamente a Solbiate con Cagno, in provincia e diocesi di Como.
“Non è stato un passaggio facile ma – spiegano in una lettera diffusa attraverso i canali della diocesi – l’abbiamo fatto solo per poter vivere al meglio la nostra vocazione contemplativa. Abbiamo preso il coraggio a due mani e, pur lasciando il nostro bel monastero che guardava Pinerolo dall’alto, il legame con la terra e con la Chiesa pinerolese è rimasto immutato ed è continuamente alimentato nella preghiera”.
Accettando la donazione modale, aggiungono le religiose, “la Chiesa e la comunità di Pinerolo potranno godere di un bene che loro stesse hanno contribuito a costruire nel corso dei secoli e quella che in un primo momento poteva sembrare soltanto una perdita, si trasformerà in occasione di crescita, in opportunità di vita”. “Siamo grate al vescovo Derio e alla diocesi – concludono – per aver accettato la nostra proposta. Esprimiamo gratitudine fin da ora a tutti coloro che dedicheranno risorse umane e materiali alla realizzazione dei progetti che troveranno casa in monastero. Ma prima di tutto e sopra tutto siamo grate al Signore che ci ha condotte per mano perché davvero, la storia di Dio con noi è sempre una storia di vicinanza, di provvidenza, una storia d’amore senza limiti e senza fine!”.
Intelligenza artificiale e povertà educativa: Con i bambini-Openpolis, “in Italia forte ritardo e marcate disuguaglianze interne”
L’intelligenza artificiale (Ia) sta trasformando radicalmente la società e il mercato del lavoro richiedendo nuove competenze digitali essenziali per il futuro. A livello globale, l’uso dell’Ia tra i minori è già diventato un fenomeno di massa. Le indagini, sia del contesto internazionale che di quello europeo e nazionale, sono concordi nell’indicare quanto l’uso di strumenti di Ia generativa tra gli studenti per i compiti scolastici e per le attività quotidiane sia crescente. È il quadro dettagliato che emerge dal nuovo mini dossier dell’Osservatorio sulla povertà educativa, intitolato “Intelligenza artificiale, una sfida educativa”, realizzato nell’ambito dell’Osservatorio Con i bambini- Openpolis.
Serve, evidenzia il mini dossier, costruire una cultura diffusa sull’uso consapevole dell’Ia in ambito educativo. Da un lato appaiono evidenti le potenzialità di questi strumenti come supporto all’apprendimento di ragazze e ragazzi. Dall’altro non vanno sottovalutati i rischi di un uso non appropriato. Questo infatti può esporre a cessione inconsapevole di dati personali, manipolazioni, bias discriminatori e assimilazione di informazioni false. Ciò può compromettere il reale sviluppo cognitivo e le capacità di pensiero critico dello studente. Si tratta di aspetti di cui raramente si parla in un dibattito fortemente polarizzato tra approcci entusiastici e altri puramente luddisti.
In questo quadro, secondo l’Osservatorio Con i bambini-Openpolis, l’apporto delle politiche pubbliche non può limitarsi alla regolazione, aspetto comunque fondamentale. L’obiettivo deve essere quello di trasformare le persone, a partire dai minori, da semplici “utenti” passivi a cittadini attivi e consapevoli nell’utilizzo dell’Ia. È fondamentale infatti essere capaci di riconoscere i rischi legati alla privacy, alla disinformazione e alle “allucinazioni” (errori) dei sistemi. Evitando che l’Ia si riduca a un fattore di appiattimento di competenze già fragili.
Tuttavia, in questo quadro in costante evoluzione, è difficile tanto per il legislatore, quanto per educatori e istituzioni educative stare al passo.
L’intelligenza artificiale generativa sta ridisegnando la vita quotidiana e i percorsi di apprendimento dei più giovani, ma l’Italia rischia di affrontare questa rivoluzione tecnologica con forte ritardo e marcate disuguaglianze interne.
Intelligenza artificiale e povertà educativa: Rossi-Doria (Con i bambini), “indagare l’impatto di questi strumenti su apprendimento minori”
L’accesso consapevole all’Ia riguarda anche la lotta alla povertà educativa: ne parla il nuovo mini dossier dell’Osservatorio sulla povertà educativa, intitolato “Intelligenza artificiale, una sfida educativa”, realizzato nell’ambito dell’Osservatorio Con i bambini-Openpolis.
“Il divario storico aggiunto a quello contemporaneo rischia di trasformare l’Ia in un formidabile moltiplicatore delle disuguaglianze, creando un nuovo “‘divario digitale’ se le tecnologie e la capacità di padroneggiarle in modo critico, consapevole e articolato non sono accessibili in modo equo – sottolinea Marco Rossi-Doria, presidente di Con i bambini -. Insieme a Openpolis abbiamo prestato la massima attenzione a questi aspetti sin dall’avvio dell’Osservatorio, ci sembrava però opportuno avviare un percorso di maggiore conoscenza e approfondimento del tema, soprattutto indagare l’impatto che hanno questi strumenti sull’apprendimento”. Molto spesso, prosegue Rossi-Doria, “viviamo come educatori, genitori, operatori un certo spaesamento per la necessità di ripensare i modelli educativi. Possiamo e dobbiamo conservare il senso universale dell’educĕre e le sue componenti irrinunciabili, ma dobbiamo tenere presente che questi nostri bambini e ragazzi, imparano veleggiando per mari che sono i loro, che noi abbiamo approntato per loro con ininterrotti rivolgimenti tecnologici e culturali di una dimensione ben maggiore delle ordinarie trasformazioni tra una generazione e l’altra”. Per il presidente di Con i bambini, “la scuola italiana possiede già molte delle risorse necessarie per affrontare questa stagione. Non bisogna demolirla per ricostruirla, ma riconoscere e rafforzare ciò che funziona: la cultura dell’inclusione, il lavoro quotidiano di migliaia di insegnanti, le esperienze nate nei quartieri più difficili, la capacità di accogliere, il ruolo delle comunità educanti. L’Ia abita già queste dimensioni.
Noi non siamo cresciuti nella dimensione comunicativa e di apprendimento che connota il tempo digitale, non siamo nati e non abbiamo iniziato a vedere il mondo e ad agire accompagnati dalle risorse digitali e dall’intelligenza artificiale. Noi co-abitiamo tutto questo, ma non ci siamo formati in esso”. Di qui l’osservazione: “Conviene dunque riconoscere il peso delle differenze tra modi di crescere diversi così come delle legittime incomprensioni che nutriamo, e porsi con generosità e dubbio di fronte al compito di guardare come veleggia chi è nato da poco”. Al tempo stesso, conclude Rossi-Doria, “è urgente, fin dalle prime età della vita, nutrire un ‘noi’ fatto di ragazzi che usano insieme l’intelligenza artificiale, che non ne sono supini utilizzatori acritici. Sono sfide immense. L’umano e l’Ia devono vivere insieme entro i processi di apprendimento. Molte esperienze già oggi ci raccontano che è possibile”.
Intelligenza artificiale e povertà educativa: Con i bambini-Openpolis, “in Europa Italia fanalino di coda”
A livello europeo, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa tra gli adolescenti (16-19 anni) è ormai una realtà consolidata: la media Ue vede infatti il 66,4% dei ragazzi fare uso di applicativi di IA, con picchi che superano il 70% in diversi Paesi membri e oltre la metà degli utenti che vi ricorre per scopi legati allo studio e alla formazione scolastica. L’Italia si posiziona invece terzultima nell’Unione europea: nel nostro Paese solo il 51,9% dei giovani tra i 16 e i 19 anni ha dichiarato di aver utilizzato strumenti di IA generativa negli ultimi tre mesi. Tra la quota di adolescenti italiani che non usano l’IA, emerge un dato di particolare rilievo sociale ed educativo: l’8,6% (quasi il 9%) dichiara di non farne uso perché non saprebbe come fare. Si tratta di una percentuale superiore alla media europea (7,3%), che evidenzia un deficit strutturale di competenze digitali di base e la mancanza di pari opportunità nell’accesso ai nuovi linguaggi tecnologici. È quanto emerge dal nuovo mini dossier dell’Osservatorio sulla povertà educativa, intitolato “Intelligenza artificiale, una sfida educativa”, realizzato nell’ambito dell’Osservatorio Con i bambini-Openpolis.
L’analisi elaborata su dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito (a.s. 2024/25) mette in luce un pesante divario strutturale nelle scuole statali italiane. Complessivamente, solo il 40,7% degli edifici scolastici statali risulta dotato di un’aula d’informatica. La distribuzione sul territorio mostra profonde sperequazioni regionali e geografiche. Tra le regioni più dotate, in testa figura la Toscana con il 60% degli edifici provvisti di laboratori informatici, seguita da Liguria (59,1%), Piemonte (53,6%) e Marche (51,4%).
In fondo alla classifica si posizionano Abruzzo (27,8%), Calabria (27,2%) e Lazio, dove solo il 25,4% dei plessi scolastici dispone di spazi dedicati all’informatica.
La presenza di dotazioni tecnologiche decresce drasticamente allontanandosi dai centri urbani principali. Se nei comuni polo le aule informatiche sono presenti nel 41% degli edifici, la percentuale scende progressivamente nei comuni intermedi (37,8%), nei comuni periferici (37%) fino a toccare il minimo nei comuni ultraperiferici (33,8%).
Il dossier sottolinea come l’obiettivo delle politiche pubbliche non debba essere semplicemente quello di incoraggiare o frenare l’uso dell’IA, quanto piuttosto mettere tutti i minori nelle condizioni di comprenderne il funzionamento e utilizzarla in modo responsabile, critico e autonomo. La priorità assoluta indicata dalle dirigenze scolastiche è il rafforzamento delle competenze digitali e metodologiche degli insegnanti, accompagnato da un piano di adeguamento delle infrastrutture tecnologiche.
L’impatto dell’intelligenza artificiale sulla povertà educativa è una questione eminentemente pedagogica e sociale, prima ancora che tecnologica si evidenzia nel report. Senza un’azione corale della comunità educante il divario rischia di tradursi in una nuova forma di esclusione sociale.
Diocesi: Melfi, il vescovo Fanelli annuncia la nascita di 4 Comunità pastorali
Sono nate “quattro grandi Comunità pastorali, che raccolgono in unità organica le parrocchie dei singoli centri cittadini: Melfi, Rionero, Venosa e Lavello”. Lo ha annunciato ieri, nella festa della Natività di Maria, mons. Ciro Fanelli, vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa, in un messaggio ai fedeli.
“Non si tratta di una semplice operazione burocratica o di una fredda riorganizzazione amministrativa – ha spiegato il presule -. È un atto di profonda fiducia nello Spirito Santo e di fedeltà al Vangelo. In questo cammino ci guidano con forza le parole che Papa Leone XIV ha recentemente pronunciato sulla comunione. Il Santo Padre ci ha messo esplicitamente in guardia da ogni forma di ‘campanilismo diffidente e divisivo’, ricordandoci l’urgenza di custodire la comunione ‘tra le parrocchie e, al loro interno, tra pastori e fedeli, tra i diversi carismi e ministeri’”.
Le quattro nuove Comunità pastorali nascono “per superare le frammentazioni, per mettere in circolo i carismi e passare decisamente dalla logica del ‘mio’ a quella del ‘nostro’. Dalla mia parrocchia alla Chiesa diocesana; dal mio piccolo gruppo alla vastità della missione”.
Questo passo “si inserisce in un orizzonte ancora più vasto e provvidenziale: tra un mese esatto, l’11 ottobre, la nostra Chiesa diocesana vivrà infatti il tempo di grazia dell’apertura del Sinodo diocesano. L’avvio delle Comunità pastorali non è dunque un punto d’arrivo, ma il terreno fertile e il primo atto coraggioso in cui il Sinodo comincia a prendere carne, chiamandoci tutti – pastori, consacrati e laici – a riflettere insieme, a discernere la voce dello Spirito e a ridisegnare con il tratto della corresponsabilità il volto della nostra presenza missionaria sul territorio”.
Mons. Fanelli ha esortato: “Dobbiamo credere che è possibile fare delle nostre comunità ‘case e scuole di comunione’, con un volto missionario, in un mondo spesso indifferente ai valori del Vangelo. Questa convinzione non nasce da un facile ottimismo umano o da strategie organizzative, ma dalla certezza incrollabile che il Signore della vita continua a operare in mezzo a noi”. Diventare casa ed educarci a essere scuola di comunione significa “superare ogni divisione per fare della nostra appartenenza ecclesiale un corpo vivo, dove la grazia di Cristo ci rende davvero un sol cuore e un’anima sola”.
Ma la comunione “per essere vera non può ridursi a un enunciato teorico o a una bella proclamazione di principio: essa va vissuta nei fatti, nella concretezza delle relazioni quotidiane”.
Invitando sacerdoti, laici e operatori pastorali a custodire la docilità filiale di Maria, il vescovo ha concluso: “La grandezza della Chiesa non risiede nell’efficienza delle strutture, ma nella capacità di vivere la comunione fraterna come profezia per il mondo. Nessuno perda la propria identità o la ricchezza del proprio cammino passato: tutto viene custodito sotto lo sguardo della Vergine, inserito in un abbraccio più grande, in un mosaico di corresponsabilità e di unanime annuncio”.
Leone XIV: udienza, saluta i fedeli del Libano e gli agricoltori
“Dio ci ha creati a sua immagine e ci ha donato una dignità unica e indelebile. Impegniamoci a promuoverla e difenderla sempre, con la luce del Vangelo”. È il saluto del Papa ai fedeli del Libano, citati dal Papa al termine dell’udienza, durante i saluti in lingua araba. Rivolgendosi ai fedeli polacchi, Leone XIV ha menzionato invece gli agricoltori, in occasione della festa del raccolto: “Affidiamo al Signore il lavoro degli agricoltori, grazie al quale non ci manca il pane quotidiano. Maria, il più bello tra i fiori della terra, custodisca le vostre famiglie e i vostri campi”.
Consiglio d’Europa: Berset (Segretario generale) a Zurigo. A 80 anni dal discorso di Churchill, quale futuro per l’unità europea?
In occasione dell’80° anniversario del celebre discorso di Winston Churchill a Zurigo, l’Europa Institut dell’Università di Zurigo ospita oggi Alain Berset, Segretario generale del Consiglio d’Europa, per una conferenza dal titolo “Da Zurigo a Strasburgo: l’unità europea in un’epoca di guerra e fratture”. Il 19 settembre 1946, a Zurigo, Winston Churchill lanciò infatti il suo storico appello per la fondazione degli “Stati Uniti d’Europa”, sostenendo la necessità di creare un Consiglio d’Europa per ricostruire il continente dopo la Seconda guerra mondiale. Meno di tre anni dopo, tale idea si concretizzò con l’istituzione, nel 1949, del Consiglio d’Europa, con sede a Strasburgo. “A distanza di otto decenni, mentre la guerra infuria nuovamente in Europa, i principi democratici vengono erosi e l’ordine giuridico internazionale è messo in discussione come mai prima d’ora, Alain Berset analizzerà l’attualità ed esplorerà la rilevanza di questa eredità”, spiega da Strasburgo. “Nella sua conferenza, metterà in luce il ruolo fondamentale che la democrazia, i diritti umani e lo Stato di diritto svolgono nel preservare la sicurezza, la pace e l’unità dell’Europa”. L’evento rientra nel ciclo “Churchill Lectures”, organizzato annualmente dall’Europa Institut dell’Università di Zurigo.
Ue: lotta al commercio illecito di tabacco e sigarette. Allarme dalla Corte dei conti, “Europa non all’altezza della situazione”
In Europa una sigaretta su dieci è prodotta illegalmente o contrabbandata, con una perdita stimata di 13 miliardi di euro all’anno per i bilanci dell’Ue e degli Stati membri. È quanto emerge da una nuova relazione della Corte dei conti europea, secondo cui le iniziative comunitarie contro il commercio illecito di tabacco restano “frammentarie” e prive di un chiaro coordinamento, mentre il mercato parallelo pesa per l’8,8% sul consumo totale contando quasi 21mila tonnellate di prodotti derivati. “L’Ue non può permettersi di lasciare andare in fumo la lotta contro il flagello del tabacco illecito”, dichiarano dalla Corte. “Se vogliamo davvero tutelare la salute, il portafoglio e la sicurezza dei cittadini, la Commissione e gli Stati membri devono rimboccarsi le maniche e combattere le attività criminali a testa bassa”. Il concetto di “tutela della salute” forse sfugge alla Corte dei conti Ue. Da Lussemburgo sottolineano come il fenomeno stia cambiando volto: i gruppi criminali hanno spostato la produzione direttamente all’interno del territorio comunitario per accorciare le filiere e raggiungere più facilmente i consumatori. Siti di fabbricazione illecita sono stati individuati in gran parte dei Paesi membri: in Belgio è stata scoperta una fabbrica capace di produrre circa un milione di sigarette all’ora per macchinario, mentre in Spagna, nel più grande impianto clandestino mai smantellato, sono stati sequestrati tre milioni di pacchetti contraffatti.
Leone XIV: udienza, “il corpo non è oggetto di cui disporre arbitrariamente”
“La riduzione del corpo a oggetto, di cui disporre arbitrariamente, è sempre negazione della dignità della persona”. A lanciare il grido d’allarme è stato il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata in piazza San Pietro e dedicata al primo capitolo della Gaudium et Spes, incentrato sulla dignità umana. Come si legge nella costituzione conciliare, “non è lecito disprezzare la vita corporale dell’uomo, e occorre considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell’ultimo giorno, vigilando che esso non si renda schiavo delle perverse inclinazioni del cuore, dal momento che tutti noi siamo feriti dal peccato”. Sono tre, per il Pontefice, “le espressioni più significative della dignità della persona che la Gaudium et spes richiama: l’intelligenza, che rende l’essere umano cercatore insaziabile della verità; la coscienza, per mezzo della quale egli dà unità e senso alla propria vita; la libertà, che lo rende protagonista responsabile delle proprie decisioni”. “Sono dimensioni strettamente connesse tra loro”, ha spiegato Leone: “è nella coscienza che la verità viene riconosciuta come tale e la libertà può sperimentarla come suo fondamento e possibilità”. “Abbiamo ricevuto una dignità unica e indelebile”, l’invito finale: “Impegniamoci a promuoverla e difenderla sempre, con la luce e la forza del Vangelo”.
Leone XIV: udienza, “l’essere umano è unità di anima e corpo, vita è lotta drammatica tra bene e male”
No alle “visioni dualistiche” della persona: l’essere umano è “unità di anima e di corpo”. È il monito del Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata in piazza San Pietro e dedicata al primo capitolo della Gaudium et Spes, incentrato sulla dignità umana. “Per le scelte contro la sua dignità operate lungo la storia, ancora oggi l’uomo si trova diviso in sé stesso e tutta la vita umana, sia individuale che collettiva, presenta i caratteri di una lotta drammatica tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre”, l’analisi di Leone XIV sulla scorta della costituzione conciliare: “Questa condizione fragile e limitata, però, può essere guardata con speranza, perché il Signore stesso è venuto a liberare l’uomo e a dargli forza, rinnovandolo nell’intimo e scacciando fuori il prìncipe di questo mondo, che lo teneva schiavo del peccato”. La costituzione Gaudium et Spes, inoltre, afferma che “la dignità umana riguarda la totalità della persona e, perciò, vanno superate le visioni dualistiche: l’essere umano è unità di anima e di corpo”.
Leone XIV: udienza, superare “falsificazioni, manipolazioni e chiusure autoreferenziali”
Superare “le numerose falsificazioni e manipolazioni che tuttora deturpano la percezione e ostacolano la realizzazione” della dignità umana. È l’invito del Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata in piazza San Pietro e dedicata al primo capitolo della Gaudium et Spes, incentrato sulla dignità umana. “Nella fede possiamo comprendere il fondamento ultimo della dignità della persona”, ha spiegato Leone XIV: “La persona dice sempre relazione, comunione, partecipazione rispetto a Dio e agli altri, dunque un rapporto filiale con Dio Padre e un rapporto fraterno con Cristo e con tutti gli uomini. Esclude chiusure autoreferenziali. Essere persona significa percepire sé stessi come dono da condividere, crescendo e maturando nell’accoglienza, nella reciprocità, nel servizio. Tale dignità è affidata alla responsabilità di ciascuno: allo stesso tempo, essa esige anche solidarietà e cura reciproca, superando le numerose falsificazioni e manipolazioni che tuttora ne deturpano la percezione e ne ostacolano la realizzazione”.
Leone XIV: udienza, la dignità della persona “non dipende dalle ricchezze o dal ruolo che ricopre”
La dignità della persona “non dipende dalle capacità che possiede, dalle ricchezze o dal ruolo che ricopre, dalle scelte giuste o sbagliate che compie, ma è un dono che la precede e la eccede, posto da Dio come espressione del suo amore che non viene mai meno”. Lo ha ribadito il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, pronunciata in piazza San Pietro e dedicata al primo capitolo della Gaudium et Spes, incentrato sulla dignità umana. “Il cammino che ha permesso di evidenziare i tratti e i diritti fondamentali della dignità della persona rappresenta certamente una delle pagine più significative della storia umana”, ha esordito Leone XIV: “Tuttavia, il percorso da compiere non è terminato e deve affrontare le contraddizioni, vecchie e nuove, che ne impediscono una piena attuazione”. La Chiesa, da parte sua, “offre con chiarezza il suo contributo, ricordando che la dignità umana scaturisce dall’essere stesso della persona”, ha affermato il Pontefice citando la sua recente enciclica, Magnifica Humanitas: “Ogni persona è pensata e voluta da Dio per entrare in una storia di comunione con lui, con gli altri e con il creato”.
Leone XIV: udienza, bagno di folla in piazza, ai piedi del sagrato gli sposi novelli
Bagno di folla anche oggi per Papa Leone XIV in piazza San Pietro. Una folta folla di fedeli, in fila ordinata lungo i varchi fin da un’ora prima dell’inizio previsto, lo ha salutato acclamandolo lungo il percorso tra i vari settori delimitati del colonnato del Bernini. Protagonisti, come di consueto, del tragitto papale sulla jeep bianca scoperta sono stati i bambini, alcuni davvero molto piccoli, che Leone – apparso sorridente e rilassato – ha salutato e accarezzato grazie al solerte aiuto degli uomini della Gendarmeria vaticana. A fare da colonna sonora al “pre-udienza” è stata una banda musicale collocata ai piedi del sagrato, sul lato sinistro guardando la basilica, mentre sul lato destro ha trovato posto una folta schiera di sposi novelli, con i loro abiti da cerimonia.
R.D. Congo: nord e sud Kivu ancora occupate dall’M23. Padre Wabike: “Anche le università minacciate dai gruppi armati”
“I capoluoghi del nord e sud Kivu in Congo, con un clima favorevole all’agricoltura e un sottosuolo ricco di coltan e altri minerali strategici, sono ancora sotto occupazione dei ribelli dell’M23-Afc sostenuti dall’esercito ruandese. Da un anno Goma e Bukavu hanno un’amministrazione parallela al governo centrale di Kinshasa che prende ormai le decisioni sulla vita politica, giuridica, economica ed educativa degli abitanti”. La denuncia arriva da un missionario comboniano originario proprio di Goma, Emmanuel Wabike, che conosce bene e nei dettagli la condizione di vita delle città occupate e mai pacificate della Rdc. Ma la denuncia del missionario, rilanciata dal sito di Popoli e Missione, va oltre e si sofferma su quanto sta accadendo nelle università congolesi, dove il personale amministrativo dell’M23 vuole arrogare a sé la gestione e il governo centrale delegittima questa manovra. A rimetterci, dice il comboniano, sono proprio gli studenti che non potranno più studiare nelle università “sotto occupazione”. “Più di 25mila studenti non sanno chi organizza l’insegnamento universitario a Goma e Bukavu – dice padre Emmanuel in uno scritto giunto alla redazione –. Una situazione che mischia la politica e l’educazione, sapendo bene che l’educazione deve rimanere apolitica”. La proposta del comboniano è quella di chiedere al governo centrale di Kinshasa “di risparmiare gli studenti universitari dalle conseguenze del loro conflitto politico e dei loro interessi economici, tenendo le armi al di fuori del contesto dell’istruzione”. il servizio.
Madonna di Piedigrotta: card. Battaglia (Napoli), “la vera devozione rompa il silenzio della complicità”
“Napoli, città dal cuore immenso, solleva il tuo sguardo!”. È l’invito rivolto, ieri sera, dal card. Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, nella messa per la Festa della Madonna di Piedigrotta. “Questa festa non è una parentesi di luci colorate per dimenticare i tuoi inverni, ma è la primavera dello Spirito che vuole fiorire tra le tue pietre. La vera devozione è un canto che disturba l’indifferenza. È un canto che rompe il silenzio della complicità”, ha sostenuto il porporato, che ha esortato: “Portiamo a Maria, stasera, il canto spezzato degli innocenti, la solitudine dei vecchi rimasti dietro le finestre chiuse, l’energia inquieta e meravigliosa dei nostri giovani. E chiediamole il dono di occhi nuovi: occhi capaci di scorgere le perle nascoste nel fango, il bene silenzioso che germoglia nei cuori di chi, ogni giorno, sceglie l’onestà, sceglie l’accoglienza, sceglie l’amore senza fare rumore”.
Rivolgendosi alla Madonna, l’arcivescovo ha detto: “Madre di Piedigrotta, tu che conosci il ritmo dei nostri passi e il peso dei nostri silenzi, rendici artigiani di speranza. Insegnaci l’arte della cura. Aiutaci a camminare, anche a piedi scalzi, pur di non fermarci, pur di non smettere di cercare l’altro”.
E ai ragazzi, “sentinelle di questa terra”: “Non abbiate paura della vostra sete di assoluto. Custodite la vostra fragilità, perché è nelle crepe del cuore che entra la luce di Dio. Camminate alti, camminate liberi, scrivete con la vostra vita la pagina più bella che questa città sta aspettando”.
Il card. Battaglia ha concluso: “Maria cammina con noi. Una sola scarpa ai piedi, e il cuore pieno di noi. Lasciamoci contagiare dal suo passo. Diventiamo noi l’eco della sua carezza per ogni uomo e ogni donna che incroceremo sul nostro cammino”.
Madonna di Piedigrotta: card. Battaglia (Napoli), “non lasciamoci rubare la speranza e la bellezza della vita!”
“Maria non è una regina da teca di vetro. Non abita i cieli immobili della nostra indifferenza. Maria ha i piedi scalzi perché ha scelto di consumare le sue scarpe sulle nostre stesse strade. Ha perso la scarpetta perché è scesa di corsa, senza badare al decoro delle stanze regali, per infilarsi nei vicoli più bui del nostro dolore. È scesa nelle grotte delle nostre solitudini, ha camminato sui vetri infranti delle nostre speranze tradite, ha bagnato i suoi piedi nelle lacrime delle madri che vegliano la notte, nell’attesa di figli che hanno smarrito la via”. Lo ha detto, ieri sera, il card. Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, nella messa per la Festa della Madonna di Piedigrotta, ricordando che la statua di Maria fu ritrovata senza scarpa: “Quella scarpa mancante è il segno di un amore che non sa darsi un limite, di una Madre che preferisce camminare fluttuando pur di non lasciarci soli. È la firma di Dio sulla terra: un Dio che si sporca le mani, che cammina a piedi nudi sulla pietra lavica delle nostre esistenze”.
Il cardinale ha osservato: “Troppo spesso permettiamo al disincanto di anestetizzare i nostri cuori. Ci abituiamo alle ombre che avvolgono la città, all’odore acre delle speranze bruciate, a quella penombra dell’anima dove tutto sembra grigio e dove la rassegnazione diventa l’unica musica possibile. Ci dimentichiamo che siamo fatti per il cielo, che dentro ognuno di noi abita un frammento di infinito che nessuna violenza, nessuna povertà, nessuna ingiustizia potrà mai cancellare del tutto”.
Di qui l’invito: “Non lasciamoci rubare la speranza e la bellezza della vita! Non lasciate che la logica del cinismo spenga l’incanto dei vostri occhi. La fede non è un anestetico per sopportare il dolore del mondo, ma è una scintilla che incendia la notte. È il coraggio di sognare a occhi aperti, di vedere sorgere l’alba anche quando il tramonto sembra non finire mai”.
Maria “è l’aurora che annuncia il giorno. E oggi chiede a noi di prestarle i nostri piedi. Chiede alla nostra Chiesa, a questa nostra Napoli, di essere la scarpa che le manca. Ci chiede di diventare noi stessi un canto di carità, versi viventi scritti sulle strade del riscatto e della giustizia. Ci chiede di portare la pace non come uno slogan astratto, ma come un bacio sulla fronte di chi soffre, una mano tesa a chi è caduto, un abbraccio che non chiede spiegazioni ma offre rifugio”.
Leone XIV: “unità è risposta alle tristi divisioni che affliggono il nostro mondo”
La Chiesa è “un mistero di comunione, segno e lievito di unità per il nostro mondo”. Lo ha ricordato il Papa, ricevendo in udienza un gruppo di vescovi amici del Movimento dei Focolari. “Come partecipanti all’eredità spirituale di Chiara Lubich e come ministri della Chiesa di Cristo in un mondo frammentato, siete chiamati a dare testimonianza di questa unità tanto desiderata della famiglia umana”, il mandato di Leone XIV, secondo il quale “la risposta alle tristi divisioni che affliggono il nostro mondo non sta nel formare più comitati o lanciare più progetti, ma nel tornare alla fonte della nostra unità nella Santissima Trinità”. “Dobbiamo davvero diventare contemplativi”, ha esclamato il Pontefice, esortando i presenti a nutrire la propria vita interiore “con una preghiera generosa e costante davanti al nostro Signore nel Tabernacolo, con una celebrazione calma e attenta dell’Ufficio e della Santa Messa, e infine tramite la frequente contemplazione della presenza delle Persone della Trinità nella profondità del nostro essere. In questo modo, sarete testimoni gli uni per gli altri e per coloro che servite di quell’unità che dura nel tempo”.
Povertà educativa: Napoli, giovedì la presentazione del volume “Sognare per crescere”, curato da Caritas Italiana
Restituire a bambini e ragazzi la possibilità di immaginare il proprio futuro, soprattutto nei territori segnati dalle disuguaglianze. È l’obiettivo della giornata di confronto “Sognare per crescere. Percorsi comunitari contro la povertà educativa”, in programma giovedì 10 settembre, dalle ore 11, presso l’Ipogeo della basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio, a Napoli.
L’iniziativa è promossa in occasione della presentazione dell’omonimo volume curato da Caritas Italiana ed edito da EDB, che riunisce voci autorevoli della ricerca, delle istituzioni e del terzo settore per definire, misurare e soprattutto provare a contrastare il fenomeno. Dai dati alle politiche, dalle esperienze dei territori alle storie di alleanze e riconciliazioni, emerge una convinzione: nessuno educa da solo. È la comunità educante – famiglie, scuola, parrocchie, quartieri – il terreno in cui il seme del cambiamento può germinare. Un libro per chi crede che restituire ai ragazzi e alle ragazze il diritto di sognare sia responsabilità di tutti e che ogni comunità possa farsi luogo di speranza.
Ad aprire i lavori saranno i saluti dell’arcivescovo di Napoli, card. Domenico Battaglia, e delle autorità presenti.
Seguirà una tavola rotonda introdotta e coordinata da Donatella Turri, di Caritas Italiana. Monica Pratesi, dell’Università di Pisa, proporrà una riflessione sulla definizione e sulle diverse dimensioni della povertà educativa; Patrizia Luongo, di Save the Children, approfondirà il legame tra povertà economica, opportunità educative e pieno sviluppo della persona.
Marco Rossi-Doria, presidente dell’impresa sociale Con i Bambini, interverrà sul ruolo dei territori nella costruzione delle comunità educanti. Gennaro Pagano presenterà l’esperienza e le prospettive del Patto educativo sviluppato nella città di Napoli. Il contributo delle politiche territoriali sarà al centro dell’intervento di Andrea Morniroli, assessore alle Politiche sociali e alla Scuola della Regione Campania.
Le conclusioni saranno affidate a don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana., che dice: “I ragazzi non hanno bisogno di liberatori, ma di liberazione, di adulti e comunità disposti ad anticipare loro fiducia, ad accompagnarli anche nell’errore e ad aprire strade nuove. Contrastare la povertà educativa significa non limitarsi a organizzare servizi, ma diventare artigiani di relazioni e di senso. Significa costruire luoghi nei quali nessuno debba dimostrare di essere all’altezza per sentirsi accolto e possa tornare a immaginare il futuro”.
La giornata intende superare una lettura della povertà educativa come semplice mancanza di opportunità o servizi. Le esperienze raccolte nel volume mostrano infatti che il contrasto alle disuguaglianze richiede alleanze stabili nei territori, capaci di riconoscere i talenti dei più giovani, ascoltarne le aspirazioni e rimuovere gli ostacoli economici, sociali e culturali che ne condizionano la crescita.
Al termine dei lavori e del pranzo è prevista una visita alle Catacombe di San Gennaro.
Leone XIV: Occidente “troppo individiualismo, famiglia, amicizia e comunità stanno cedendo”
La situazione in Occidente è “ormai troppo segnata dagli effetti dell’individualismo, dove le reti un tempo stabili di famiglia, amicizia e comunità stanno cedendo a una maggiore frammentazione, e dove la libertà è sempre più presentata come autonomia”. Lo ha denunciato il Papa, ricevendo in in udienza un gruppo di vescovi amici del Movimento dei Focolari. Nel suo discorso in inglese, Leone XIV ha evidenziato un paradosso: “Nonostante tutta l’enfasi sulla libertà individuale, oggi le persone spesso si sentono meno libere di essere se stesse davvero o di seguire i loro ideali più alti, per una paura nascosta di essere giudicate o di non sentirsi accettate. Inoltre, questa perdita di apertura verso gli altri, che acuisce il senso di disunità, alla fine ci priva della felicità per la quale siamo stati creati, perché siamo fatti a immagine del Dio Trinitario, che egli stesso è una comunione di persone – Padre, Figlio e Spirito Santo”.
Leone XIV: “dare testimonianza all’unità” è antidoto a “pregiudizi, razzismo, intolleranza religiosa, violenza”
“Dare testimonianza all’unità”. E’ uno degli elementi essenziali del movimento fondato da Chiara Lubich, “che mi sta particolarmente a cuore”. Lo ha detto il Papa, ricevendo in udienza un gruppo di vescovi amici del Movimento dei Focolari. “In un’epoca purtroppo segnata da una crescente polarizzazione, il nostro Signore le ha permesso di testimoniare sia il senso sia il servizio dell’unità, diventando così un segno per le generazioni presenti e future”, l’omaggio di Leone XIV, nel discorso in inglese: “Se quello era il compito di Chiara quarant’anni fa, lo è ancora di più il nostro oggi. Penso alle difficili circostanze sociali e alle divisioni che alcuni di voi, miei fratelli, affrontano nei vostri paesi, come pregiudizi, razzismo, intolleranza religiosa, persino violenza”.
Fine vita: Fondazione Floriani, “tutti hanno diritto a cure, accompagnamento e rete di assistenza adeguata”
Il diritto di garantire a ogni persona la dignità di essere accompagnata, curata e sostenuta quando la malattia entra nella sua fase più avanzata e la guarigione non è più possibile. È la questione che rischia di rimanere sullo sfondo e che la Fondazione Floriani Ets ritiene necessario riportare al centro nel dibattito che in queste settimane è tornato ad accendere il confronto pubblico sul fine vita
Il tema, per la Fondazione, non può essere affrontato soltanto attraverso la contrapposizione tra diverse posizioni sulle scelte di fine vita. Prima ancora, esiste una responsabilità collettiva che riguarda la possibilità concreta per ogni persona di ricevere cure palliative, controllo della sofferenza, assistenza e sostegno psicologico e relazionale.
La legge 38 del 2010 ha riconosciuto in Italia il diritto alle cure palliative e alla terapia del dolore. A distanza di anni, tuttavia, permane una distanza tra il riconoscimento di questo diritto e la sua piena attuazione, con differenze territoriali nell’accesso ai servizi, nella disponibilità delle équipe, nell’assistenza domiciliare e nella possibilità di essere presi in carico tempestivamente.
È questo il vuoto che, secondo la Fondazione Floriani, deve necessariamente essere colmato anche attraverso un intervento legislativo capace di rendere effettivo e uniforme il diritto all’accompagnamento. Perché le cure palliative non sono una rinuncia alla cura. Sono, al contrario, una delle forme più alte della cura: quando non è più possibile guarire, è ancora possibile alleviare la sofferenza, ascoltare, sostenere, rispettare le volontà della persona e continuare a esserci.
Una direzione indicata anche dalla Carta di Milano, promossa dalla Fondazione in occasione dei suoi cinquant’anni, che richiama la necessità di costruire una cultura della cura capace di mettere realmente al centro la persona. La Carta nasce dalla consapevolezza che accompagnare significa più che intervenire sulla sofferenza fisica: significa riconoscere i bisogni complessivi della persona, garantire continuità assistenziale, permettere l’accesso alle cure palliative in modo tempestivo e appropriato, sostenere le famiglie e assicurare che la cura possa proseguire nei diversi luoghi in cui una persona vive, dall’ospedale all’hospice fino al domicilio.
“Nel confronto sul fine vita non possiamo dimenticare ciò che viene prima: il diritto di ogni persona a essere curata e accompagnata, a non vivere la malattia nella solitudine e a poter contare su una rete di assistenza adeguata. Tutti meritano un accompagnamento dignitoso, indipendentemente dalla patologia, dall’età, dalle condizioni sociali o dal territorio in cui vivono. Oggi questo diritto non è ancora garantito in modo uniforme e questo rappresenta un vuoto che le istituzioni hanno il dovere di colmare”, sottolinea Paolo Floriani, presidente della Fondazione Floriani Ets.













