Concerto di Natale per i detenuti all’istituto penitenziario di Arghillà

Concerto di Natale per i detenuti all’istituto penitenziario di Arghillà

Nei giorni scorsi, si è svolto il concerto di Natale presso la casa circondariale di Arghillà, offerto dal Coro Polifonico Chorus Christi della parrocchia di San Giuseppe e SS. Salvatore, su invito di padre Carlo Cuccomarino, cappellano dell’istituto penitenziario. Il coro, diretto dal maestro Antonino Ripepi, ha vissuto un’esperienza indimenticabile intrattenendo gli ospiti in un clima natalizio. «È stata un’esperienza toccante che mai dimenticheremo», commentano i coristi. «Una giornata intensa e unica, vissuta sul filo delle emozioni».


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Sulla stessa lunghezza d’onda sono Don Giovanni Gattuso e Antonino Ripepi, rispettivamente Presidente e Direttore del Chorus Christi, che ribadiscono «la calorosa accoglienza e partecipazione all’iniziativa da parte dei detenuti».

«Il carcere è spesso un luogo dimenticato e, specialmente in questo particolare periodo, i detenuti avvertono maggiormente la mancanza della famiglia e dei loro affetti più cari», aggiunge Ripepi. «Il Chorus Christi, attraverso il canto, ha generato una forte scossa di positività, consentendo ai reclusi di vivere e condividere momenti di gioia e felicità, oltre che di commozione. La musica è per tutti, anche per chi ha sbagliato e rappresenta un sollievo nella sofferenza».

Pienamente concorde è Don Giovanni Gattuso, Presidente del Chorus Christi: «Il concerto di Natale nelle carceri rientra nella promozione di attività di evangelizzazione e di assistenza spirituale, capace di suscitare nel detenuto gli aspetti più nobili e profondi, risvegliando in lui l’entusiasmo per la vita e il desiderio di bellezza propri di chi riscopre di portare impressa in sé, in modo indelebile, l’immagine di Dio. Con la certezza sulla possibilità di rinnovarsi, la detenzione in carcere può assolvere alla sua funzione rieducativa e diventare per il detenuto occasione di assaporare la redenzione operata da Cristo nel Mistero Pasquale, che assicura la vittoria sul male. La nostra presenza è stata quella di far scoprire attraverso il canto, che Dio ama ogni uomo e lo invita ad abbandonare la strada del male per abbracciare quella del bene».

Anche per Padre Carlo Cuccomarino «è stato un modo per esprimere la vicinanza e la prossimità non solo della Comunità parrocchiale di Cataforio e di S. Salvatore ma, di tutta la chiesa diocesana ai detenuti ristretti nell’istituto di Arghillà in occasione di questo Natale».

«In tali circostanze, per qualche ora, si evade dalla realtà triste di un carcere per condividere sentimenti di affetto e di solidarietà verso questi nostri fratelli che vivono la pena più grande della lontananza dalle proprie famiglie», conclude padre Cuccomarino.

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