Confisca per 324 milioni all’imprenditore Vincenzo Oliveri

Colpita ancora la cosca Piromalli, egemone sul porto di Gioia Tauro

Colpo deciso alla ‘ndrangheta ed in particolare ad una delle famiglie più potenti come i Piromalli di Gioia Tauro. I re del Porto, come vengono comunemente descritti dalle cronache giudiziarie degli ultimi decenni, questa volta vedono indebolire il proprio strapotere economico con una maxi-confisca da 324 milioni di euro eseguita dalla Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria su mandato della Corte d’Appello della Città dello Stretto. Il destinatario è l’imprenditore Vincenzo Olivieri, defunto, che nel 2010 venne “pizzicato” dal Tribunale di Palmi in un affare complesso, ma che ne svelò una prima impronta illecita nei suoi affari milionari.

Infatti, secondo i magistrati Olivieri percepì indebitamente dei contributi erogati ai sensi della legge 488/1992 ad aziende facenti parte del proprio cartello imprenditoriale. Un impero disseminato in tutta Italia che conta 15 società operanti nei settori agricolo-oleario, turistico-alberghiero, immobiliare e dei servizi; 88 immobili, tra cui spiccano gli edifici sede degli alberghi/ristoranti/resort Hotel Villa Fiorita di Giulianova (Te) e Il Feudo degli Ulivi a Borgia di Catanzaro; 7 auto personali e aziendali. Confiscati inoltre, 385 titoli comunitari (aiuti all’agricoltura) che danno diritto a percepire dall’Agea la somma di circa 1,6 milioni di euro annui e svariati sussidi. 

Il provvedimento attuale conferma integralmente quanto disposto dal precedente decreto del Tribunale di Reggio Calabria, del 29 gennaio 2016, nei confronti di Vincenzo Olivieri, Giovanni Olivieri, Matteo Giuseppe Olivieri e Domenica Rosa Carnovale. Ossia tutti i componenti della famiglia. Nomi che non solo rientrano in quel procedimento, ma alcuni come quello di Matteo Giuseppe Olivieri che entra – a pieno titolo – nella maxi-operazione “Provvidenza” come uno tra i principali sodali di Antonio Piromalli, figlio di Pino “facciazza”, ossia il nuovo boss-imprenditore capace di governare processi criminali tra New York ed Ankara con base sempre a Gioia Tauro. La linfa vitale alla cosca della Piana calabrese è data dalla pletora di imprenditori, non soltanto collusi, ma addirittura affiliati come – presumono gli inquirenti – la famiglia Bagalà, individuati nell’operazione “Cumbertazione”, o Angelo Restuccia, personaggio di spicco dell’indagine “U Patri Nostru”. Tra loro, secondo la Dda, c’erano anche gli Olivieri da sempre monopolisti dell’olio extravergine di oliva grazie anche ai fondi pubblici dell’Agea.

Un ennesimo “indebolimento” alla capacità economica delle ‘ndrine grazie all’attività delle misure di sequestro e confisca che nell’ultimo triennio ha portato la Dia di Reggio Calabria a sottrarre beni per un miliardo e duecento milioni alla ‘ndrangheta. 

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