Avvenire di Calabria

In riva allo Stretto l’annuale evento primaverile dell'associazione interconfessionale di laiche e laici per l'ecumenismo e il dialogo. Al centro della riflessione le nuove sfide interreligiose

Il convegno Sae a Reggio Calabria, la sfida: «Fede e bellezza strade di pace»

Dalla necessità di un rinnovato protagonismo delle donne al cuore lacerato del Mediterraneo, ecco i temi affrontati durante i lavori

di Daniela Guccione *

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Si è tenuto a Reggio Calabria (22 25 aprile) il Convegno di primavera 2023 del Sae, Segretariato attività ecumeniche – Aps, dal titolo «“Vi lascio la pace, vi do la mia pace” (Gv 14, 37) – Il Vangelo della Pace: sfida per i credenti e profezia per il mondo».

La pace è desiderio, profezia e promessa che percorre tutta la Scrittura; il Vangelo è affidato alle mani e alla responsabilità credenti: in un tempo segnato dalla guerra, occorrono chiese capaci di comunione, convertite a una logica evangelica di nonviolenza. Gli interrogativi posti da questa sfida in ambito geopolitico, socio-ambientale, ecumenico e interreligioso hanno interpellato le e i partecipanti, che si sono confrontati con esperienze di comunità locali, in periferie esistenziali spesso lacerate da conflitti e ingiustizie endemiche.


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La Calabria è ponte tra Oriente e Occidente, grembo di pace e fraternità al cuore di un Mediterraneo lacerato. In questo contesto anche l’Assemblea delle socie e dei soci del Sae, che ha preceduto l’inizio dei lavori, è stata occasione per sperimentare che il conflitto non si oppone alla pace, se viene gestito come opportunità di apprendimento e trasformato creativamente.

Il Vangelo della pace, come sfida e profezia

Il convegno ha offerto momenti di approfondimento in plenaria, nei pomeriggi del 23 e del 24 aprile: la riflessione a due voci «Il Vangelo della pace: sfida e profezia nell’orizzonte geopolitico e interreligioso», con interventi del pastore battista Luca Maria Negro e del professor Antonino Mantineo, dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaro; e la tavola rotonda «Esperienze ecclesiali locali come pedagogia della pace», preceduta dalla riflessione: «Le chiese di fronte alla sfida della pace» del teologo cattolico Simone Morandini (Comitato esecutivo Sae).

Convegno di primavera Sae a Reggio Calabria, preghiera ecumenica

Negro ha ricordato che secondo Bonhoeffer il bisogno di sicurezza nasce dalla sfiducia e sfocia spesso nella guerra; ha citato autorevoli voci contemporanee, da E. Morin al vescovo di Roma, dalla XI Assemblea del Cec all’Assise generale della Fcei, fino al recente Congresso della Fdei (23-24 marzo), in cui le donne evangeliche hanno approvato una mozione che spinge a trovare vie nuove verso una pace con giustizia per l’intero creato.

Per una cultura della non violenza, le "buone prassi" in riva allo Stretto

Mantineo ha messo in discussione l’idea che far tacere le armi significhi assolvere l’aggressore; ha ricordato che lo stesso Fondo monetario internazionale incoraggia a incrementare il multilateralismo, piuttosto che la bulimia militare; i lavori si sono conclusi con l’invito a trovare un guizzo di fantasia anche piccolissimo che aiuti il processo di pace. Nel secondo pomeriggio, Morandini ha prima individuato i punti di difficoltà per la sfida della pace, poi le connessioni non banali tra guerra e ingiustizia sociale, crisi ambientale (con lo slogan «effetto serra, effetto guerra») e migrazioni.

Della tavola rotonda (moderata da Riccardo Maccioni, caporedattore di Avvenire, che ha usato l’immagine dell’ecumenismo del grembiule) ricordiamo il contributo di Bruna Mangiola, operatrice migrantes della Caritas diocesana: i volontari non distribuiscono cose, ma relazioni e, in ogni persona che incontrano, vengono «visitati dall’umano».

E poi Vincenzo Linarello, presidente di Goel (Gruppo Cooperativo, Reti di solidarietà e impegno per la liberazione dalle mafie), ha valorizzato un’etica efficace, il cui scopo non sia vincere, ma convincere, superare la depressione sociale e creare opportunità festose di ripartenza, dopo le minacce o le violenze, scardinando il sistema di potere fondato sulla paura.

Il dibattito, cui ha partecipato il vescovo dell'arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova, monsignor Fortunato Morrone, ha colto il nesso tra pace e giustizia di genere e la necessità di puntare sul protagonismo politico e imprenditoriale delle donne, che sono la parte più libera, forte e preparata della società, proprio perché finora messe ai margini.

Alla riscoperta dei "luoghi-segno" di pace

Il cammino in cerca della pace ha condotto le corsiste e i corsisti al Parco archeologico Archeoderi (Bova Marina), che custodisce i resti di una delle più antiche sinagoghe in Italia (con un mosaico che conserva tracce di una menorah e un nodo di Salomone, oggi simbolo del sito).

Subito dopo, Miriam Jaskierowicz Arman (Universal Peace federation) ha condiviso la riflessione «Da Pesach a Shavuot». Il momento più intenso è stata la celebrazione ecumenica «Il Vangelo della pace», animata da un coro interconfessionale e presieduta dal pastore valdese Rosario Confessore.

Gigliola Pedullà, responsabile Sae di Reggio Calabria, e don Antonino Pangallo, rettore del Seminario, hanno spiegato i segni che accompagnavano la riflessione biblica: la pietra pomice di Lipari, che simboleggia la cristiana e il cristiano, provenienti dal fuoco dello Spirito e dall’acqua del battesimo, e l’essenza di bergamotto (ibrido che ricorda la nostra condizione di innesti di grazia), capace di attirare, valorizzare e integrare gli altri profumi.

Gli organizzatori, con la loro calorosa e sapiente accoglienza, hanno realizzato quella «eu-topia di un’esperienza di condivisione ecumenica, come profezia di pace per un mondo nuovo», che si prefiggevano.

Convegno Sae a Reggio Calabria, le cose da sapere

La croce di legno che ha accompagnato i lavori del convegno primaverile del Sae, è stata realizzata con i relitti di Lampedusa.

Convegno di primavera Sae a Reggio Calabria, il tavolo dei relatori

A far bella mostra di sé al tavolo dei relatori, non solo limoni ma anche i bergamotti di Reggio Calabria (il Consorzio reggino ha fatto omaggio di 60 boccettine di olio essenziale ai convegnisti provenienti da fuori città).

I lavori sono stati intermezzati dal coro ecumenico reggino, apprezzato per i canti, ma soprattutto per il significato ecumenico rappresentato dalla «sinfonia di voci diverse, espressione dell’amore e della gioia del Signore».


PER APPROFONDIRE: Dialogo e Pace, Reggio Calabria e il convegno di primavera del Sae


I convegnisti, inoltre, hanno potuto ammirare le bellezze reggine (dal Castello alla Chiesa degli Ottimati), ma anche della vicina Scilla, con il borgo di Chianalea. Tappa, anche, alla Sinagoga di Bova Marina e al Museo archeologico.

* chiesa metodista di Bologna e Modena Sae Bologna

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