Cura e attenzione a Casa Ospitalità

Tra le tante realtà di aiuto alle persone bisognose presenti sul nostro territorio, sorta su iniziativa del compianto don Italo Calabrò, vi è Casa Ospitalità, uno dei servizi offerti dalle comunità di accoglienza dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, con lo scopo di ospitare persone anziane e in difficoltà. Le finalità che Casa Ospitalità oggi si propone di realizzare non solo il semplice accudimento della persona ma, attraverso dei programmi di attività ben precisi, cercano di migliorare la qualità della vita delle persone accolte mediante il raggiungimento di obiettivi, a breve e a lungo termine, non ultimo il possibile reinserimento nella società. Le diverse attività proposte vengono realizzate facendo riferimento ai piani assistenziali individuali, dei progetti creati ad hoc che tengono conto delle specifiche e individuali esigenze del singolo ospite, delle sue peculiari risorse e difficoltà; la tipologia di utenti all’interno della struttura è infatti diversificata e necessita di una presa in carico mirata alla singola persona con l’obiettivo di mantenere le capacità residuali e perché no potenziarle.
Per la realizzazione di questi programmi le Suore e gli operatori si avvalgono del coinvolgimento dell’équipe multidisciplinare, un gruppo di lavoro composto dalla psicologa, il medico, l’assistente sociale.
Ampio spazio è riservato poi alle attività di gruppo che mirano al coinvolgimento e alla socializzazione delle persone grazie anche alla presenza di molti volontari soprattutto afferenti ad associazioni di volontariato quali Il Gabbiano e la Croce Rossa. Negli anni si sono anche succeduti i giovani volontari del Servizio Civile Nazionale afferenti alla Caritas diocesana che hanno dato un valore aggiunto alla comunità.
È presente un programma settimanale delle attività: tornei di carte, giochi di società come il memory, il cineforum, lavori manuali, animazione musicale, passeggiate. Cerchiamo di partecipare anche a attività esterne alla struttura, ad esempio l’Alzheimer cafè, concorrendo dunque non solo a far trascorrere in modo diverso e più lieto le giornate di queste persone ma anche a renderle attive verso il contesto sociale.
I tempi, le conoscenze scientifiche si evolvono e le procedure, i protocolli delle strutture socio-assistenziali si adeguano ad essi. Di fatti il personale segue percorsi formativi professionali e valoriali, come l’esperienza da poco conclusa con la Fondazione Zancan, cercando di guardare al futuro, mantenendo, tuttavia, solide radici nei valori e nello spirito caritatevole che Don Italo ha tramandato e grazie al quale ha preso avvio questa importante realtà.

suor Anitha Shembilu e Pasquale Tripodi

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