Diocesi: mons. Brambilla (Novara), “diamo più spazio alle donne” nella Chiesa e nella società

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“Bisogna ripensare il tema della donna a partire dall’esperienza della prossimità tra uomo e donna e della generazione dei figli”. Lo ha affermato questa mattina il vescovo di Novara, mons. Franco Giulio Brambilla, nel Discorso alla città e alla diocesi in occasione della Festa patronale di san Gaudenzio.

“All’inizio del terzo millennio – ha osservato il presule – il tema della differenza uomo e donna è stato oscurato dal sorgere delle teorie del ‘genere’ che si sono imposte a partire dalla separazione di sesso (sex) e di genere (gender)”. E ha sottolineato che “l’uomo e la donna nella loro diversità” sono “un dono, non un concorrente che mette alla prova e di fronte al quale cautelarsi, affermando la propria parità e soggettività individuale”. Se “sul versante dell’esperienza umana” per il vescovo “è decisivo introdurre i temi del confronto nella vita quotidiana della casa, della cura, della relazione, dei sentimenti, dell’empatia, dei progetti, dell’educazione, del lavoro, della festa, del riposo, per accorgersi quali scenari nuovi si dischiudono davanti a noi”, sul “versante della vita ecclesiale” invece “s’impone il ripensamento della presenza della donna nelle comunità cristiane: la promozione di una ministerialità diffusa, il coinvolgimento delle donne nei movimenti laicali e negli organismi di partecipazione, i cambiamenti nella vita religiosa femminile, la partecipazione liturgica delle donne, l’apprezzamento del servizio femminile nella vita della Chiesa, l’apporto delle teologhe nella ricerca, docenza, formazione e pubblicistica”.

“Una Chiesa di uomini e donne, corresponsabili nell’annuncio evangelico e nel servizio al mondo – ha ammonito –, deve assumere l’atteggiamento di Gesù che ha incluso le donne nel suo movimento religioso integrandole come significative nell’annuncio del Regno”. Secondo mons. Brambilla, “abbiamo bisogno di più uomini e padri nell’educazione per far crescere la vita in formato grande e di più donne e madri nella vita sociale perché la società sia di più luogo della cura e dell’accudimento dell’umano e meno spazio della competizione e del mercato”. “Se diamo più spazio alle donne, saremo più umani e sarà giunta finalmente l’ora della donna!”, ha concluso.



Fonte: Agensir

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