Diocesi: mons. Lagnese (Capua), “costruiamo un’Italia che sia nei fatti veramente unita”

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“Siamo in un momento della storia mondiale davvero delicato e complesso, nel quale, dopo l’emergenza sanitaria e la crisi economica e sociale ad essa seguite, viviamo un’ora particolarmente difficile in cui l’umanità si trova a fare nuovamente i conti, in più punti del Pianeta, con gli orrori della guerra”. Lo ha detto, ieri sera, mons. Pietro Lagnese, nell’incontro con le autorità, in occasione dell’inizio del suo ministero episcopale come arcivescovo di Capua.
“Nel ribadire con Papa Francesco il nostro ‘no’, fermo, deciso, convinto, alla guerra e a ogni guerra, sentiamo che questa è un’ora nella quale dobbiamo stare maggiormente vicini alla nostra gente, un’ora in cui alimentare la speranza; un momento nel quale tutti gli uomini e le donne di buona volontà, in maniera ancora più forte, devono mostrarsi uniti nella costruzione della pace, sapendo che essa sarà possibile soltanto difendendo la dignità della persona e promuovendo i diritti di ognuno, a cominciare dai più poveri e fragili”, ha aggiunto il presule, che è anche vescovo di Caserta.

“La mancanza di speranza e di fiducia da parte di tanti in un futuro migliore, il disinteresse nelle decisioni che riguardano la vita del Paese e delle nostre città, la disaffezione nell’ambito della riflessione politica, che arriva anche a forme di forte astensionismo elettorale, sono – ha osservato mons. Lagnese – tra i primi mali che è necessario debellare e che, di certo, persistendo, costituiranno un grosso ostacolo allo sviluppo dei nostri territori e non permetteranno alla nostra provincia e, più in generale, al nostro Mezzogiorno, di sperare in un domani migliore”. C’è bisogno, invece, “di una più forte coscienza civile e di un più intensa partecipazione alla vita del Paese, soprattutto in questo momento in cui il nostro Sud, che tanto ha dato al resto dell’Italia, rischia di rimanere ancora più indietro di quanto già non lo sia, e ciò, a causa di una reclamata autonomia cosiddetta differenziata”.

L’autonomia, ha aggiunto, “ci potrà stare soltanto quando tutti saranno stati posti nelle medesime condizioni. Al contrario, il pericolo è che aumenti il divario tra le due parti del Paese; ma ‘il Paese non crescerà, se non insieme’: lo affermarono già nel 1981 i vescovi italiani! No, ‘nessuno si salva da solo’ – ce lo ha ricordato più volte Papa Francesco – o ci salveremo tutti insieme o non si salverà nessuno. Mettiamo da parte, perciò, gli schieramenti di partito, rifuggiamo da visioni ideologiche e di parte, e costruiamo un’Italia che sia nei fatti veramente unita”. Tra gli altri problemi citati dall’arcivescovo, l’aumento dei poveri e di fatti di violenza, dentro e fuori casa, la dispersione scolastica, la persistente piaga della mancanza di lavoro, la cultura, ancora diffusa, dell’illegalità e della corruzione, il rischio ancora elevato, nei circuiti dell’economia locale, di infiltrazioni della camorra; l’affanno del sistema sanitario nazionale; la questione ambientale con la “terra dei fuochi”, la qualità della vita a Castel Volturno e la presenza di tanti migranti, molti dei quali vivono in clandestinità, senza permesso di soggiorno, e perciò senza diritti e dignità.

“La Chiesa, in quel luogo, da tempo cerca di essere presente e, insieme a tante realtà associative, prova a stare accanto a chi, quando non è accompagnato, può diventare – come tante volte è accaduto e ancora accade – facile preda di quanti vogliono arricchirsi sfruttando la loro condizione di precarietà, alimentando così la percezione che quella sia terra dell’illegalità e della corruzione”.



Fonte: Agensir

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