Diocesi: mons. Maffeis (Perugia) alle famiglie del Luna Park, “condividere non solo il pane, ma quello che abbiamo nel cuore”

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“Il sogno di Dio è quello di una famiglia e di una umanità che si voglia davvero bene e che condivida non solo il pane, ma quello che abbiamo nel cuore, dalle nostre preoccupazioni alle nostre gioie…, ci raccontiamo e ci ritroviamo uniti, più fratelli, più comunità”. Lo ha ricordato questa mattina mons. Ivan Maffeis nel tradizionale incontro dell’arcivescovo di Perugia-Città della Pieve con le famiglie dei lavoratori dello spettacolo viaggiante (più di 300 con oltre 114 attrazioni, banchi gastronomici inclusi, allestite su una superficie di circa 2 ettari), che giungono in autunno nel capoluogo umbro con il loro Luna Park a Pian di Massiano, fruibile fino al prossimo 19 novembre.

Il presule ha introdotto la celebrazione eucaristica rivolgendo a tutti loro un caloroso ringraziamento, che, ha detto, “vuole essere un abbraccio a tutte le persone di questo mondo viaggiante che con non poche fatiche e preoccupazioni permette con il proprio lavoro a tanta gente di incontrarsi, divertirsi e fare festa insieme. Preghiamo in particolare per quelle famiglie che più di altre sono in sofferenza, chiedendo al Signore di sostenerci nel mettere da parte i nostri egoismi per fare posto nel nostro cuore a quanti si trovano in gravi difficoltà”.

Commentando la Parola di Dio, mons. Maffeis ha ricordato “l’idea che Gesù ha della vita di ciascuno di noi», che «dovrebbe essere come un invito a cena in cui c’è posto per tutti…”, perché “tutti sono invitati a sedersi al banchetto della vita, che oggi ci vede attorno all’Eucaristia”. “Tante volte – ha commentato – le cose non vanno così, perché ciascuno ha le sue scuse per non partecipare alla cena, ha i suoi impegni e peggio ancora ciascuno rischia di avere le sue chiusure, i suoi pregiudizi per non sedersi a tavola con l’altro, per non accogliere l’invito”.

Secondo l’arcivescovo, “forse uno dei segni più pesanti del nostro tempo è l’incapacità di partecipare alle sofferenze dell’altro e perfino facciamo fatica a condividere una gioia. Questo ci dice come stiamo diventando poveri, perché quando non siamo più disposti a condividere con gli altri, la vita è davvero un segno di grande aridità”.

Fonte: Agensir

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