La consegna di don Mazzolari: la pace prima di tutto

Un testimone riscoperto da Papa Francesco. Costruttore di pace alla stregua di don Tonino Bello
Don Primo Mazzolari e l’ostinazione della pace

Don Primo Mazzolari era uno straordinario sostenitore della pace. Un convincimento che affonda le sue radici nel libro “Tu non uccidere”, pubblicato nel 1955. A dieci anni dalla fine della seconda guerra mondiale, Mazzolari fece da apripista all’obiezione di coscienza, arrivata molti anni dopo.


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Don Primo Mazzolari e l’ostinazione della pace

Prima di quel celebre testo, però, ce n’è un altro meno noto: “La chiesa, il fascismo, la guerra” (pubblicato nel 1941 con il titolo “Risposta ad un aviatore”). «La coscienza non può abdicare interamente nelle mani di nessuna creatura, fosse il più grande degli uomini o il più santo. Il cristiano, pur obbedendo alle gerarchie ecclesiastiche che tengono quaggiù il luogo del Signore, non fa rinuncia alla propria anima. Non ci si salva per delega. Ognuno risponde della propria anima, come risponde del proprio prossimo» scriveva don Mazzolari. Per proseguire: «Anche l’ultimo cittadino ha il dovere di obbedire con gli occhi aperti e coscienza vigile».

«Non ci si salva per delega»

Nella luce di disumana realtà della guerra, sottolineava Mazzolari «va riesaminata dai cattolici, con maggior benevolenza che per il passato, l’obiezione di coscienza, considerata come un tentativo di difesa primordiale della ripugnanza cristiana al mestiere dell’uccidere. In così drammatica situazione, la Chiesa può limitarsi a elogiare il dovere e la fedeltà a esso? Non sarebbe una maniera, sia pure indiretta e bene intenzionata, di togliere il respiro delle coscienze e aiutare l’oppressione?».

Tornando a “Tu non uccidere” (1955), Mazzolari prese una posizione che anticipò la Dottrina sociale della Chiesa: «Se si condanna la guerra senza eccezioni, si può logicamente rinunciare al riarmo, ma se ne si ammette, sia pure in pochi casi, la doverosità morale di fronte a una guerra dichiarata e creduta giusta, non ha senso predicare e praticare il disarmo. Non si fanno le guerre per perderle. Se vuoi la pace, prepara la pace; se vuoi la guerra, prepara la guerra. E, dunque, tutto fatalmente logico».

Cos’è la pace?

«La pace è un bene universale, indivisibile: dono e guadagno degli uomini di buona volontà. La pace non s’impone (“non ve la do come la dà il mondo”); la pace si offre (“lascio a voi la pace”). Essa è il primo frutto di quel comandamento sempre nuovo, che la germina e la custodisce» spiega don Mazzolari citando il Vangelo: «“Vi do un nuovo comandamento: amatevi l’un l’altro”. Nella verità del nuovo comandamento, commisurato sull’esempio di Cristo (“come io ho amato voi”), “tu non uccidere” non sopporta restrizioni o accomodamenti giuridici di nessun genere. Cadono quindi le distinzioni tra guerre giuste e ingiuste, difensive e preventive, reazionarie e rivoluzionarie. Ogni guerra è fratricidio, oltraggio a Dio e all’uomo. O si condannano tutte le guerre, anche quelle difensive e rivoluzionarie, o si accettano tutte. Basta un’eccezione, per lasciar passare tutti i crimini».

«Per noi queste verità sono fondamento e presidio della pace; la quale non viene custodita né dalle baionette né dall’atomica, ma dal fatto che tutti gli uomini, compaginati in Cristo, formano con lui una sola cosa e hanno diritto di ricevere “una vita sempre più abbondante” da coloro che, per natura e per grazia, sono i suoi fratelli. Per questo noi testimonieremo, finché avremo voce, per la pace cristiana. E quando non avremo più voce, testimonierà il nostro silenzio o la nostra morte, poiché noi cristiani crediamo in una rivoluzione che preferisce il morire al far morire», conclude don Primo Mazzolari.

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