Donne in cerca di riscatto, vi raccontiamo la storia di Elena

di Lucia Lipari – Un figlio a carico, piccoli lavoretti, il carico di una separazione pregressa da un marito violento e benestante. Elena, nome di fantasia, si rivolge alla rete degli Avvocati volontari  “Marianella Garcia” Agape perché ha bisogno di un aiuto professionale. La sua storia sembra il calco di tante altre storie di fragilità in cui il ricatto morale è solo la punta dell’iceberg. “Ti tolgo tuo figlio!”, le parole usate come lame contro di lei a rimarcare la sua precaria condizione economica e per farla desistere dal denunciare quanto accade. Il loop della depressione quindi incalza fino a portarla per mano a tentare il suicidio.

La donna è stata salvata  dalla rete di professionisti, avvocati ma anche psicologi e assistenti sociali che hanno costruito attorno ad Elena una rete  di sostegno. L’impegno degli Avvocati e dei volontari  si è tradotta in assistenza legale ma anche in altre azioni di sostegno psicologico e sociale, nell’ottenimento di una  borsa lavoro, nell’ottenimento di un immobile provvisorio destinato alle categorie protette, ma la sintesi di tutto un percorso di accompagnamento si ascolta in un messaggio vocale inviato da Elena: «Volevo ringraziarvi perché mi avete dato la possibilità di avere una casa e di poterla arredare, una possibilità che il mio ex marito non mi aveva mai dato, mi avete dato la possibilità di essere indipendente e così ho potuto fare la spesa per come piaceva a me, cosa che il mio ex non mi ha mai lasciato fare, perché controllava anche quella e la faceva sempre lui. Anche se lavoravo, era lui a gestire quei soldi. Ora posso mangiare quello che voglio e comprarmi un rossetto, mi sento libera e per sempre grata».

La storia di Elena è una storia partita in salita, che ha lasciato delle cicatrici, ma che permette di dire ad altre donne che possono liberarsi dal laccio di violenza che le tiene strette. E’ evidente  che alcune situazioni sono esplose in questa fase di chiusura, perché le case proteggono sì dal virus, ma non dalla violenza cieca. Lo dimostrano le richieste d’aiuto delle donne ai centri antiviolenza. I dati segnalano un incremento del 75 per cento rispetto all’anno precedente: 2.867 i casi segnalati, 1224 in più se paragonati alla media mensile registrata nel 2018 negli oltre 80 centri sparsi per l’Italia. Per 806 di questi casi (il 28%) è la prima richiesta di aiuto. Dati resi noti anche dal Ministro della Giustizia. La violenza contro le donne si consuma purtroppo dentro casa, generando una spirale in cui non c’è mai pace e questi mesi contrassegnati dal lockdown per il virus sono stati jolly giocati da tanti uomini.

La storia di riscatto di  Elena dimostra quanto è importante che le donne non si chiudano in se stesse, paralizzate dal timore per se e per i propri figli, ma che muovano anche solo i primi passi verso l’autonomia da uomini violenti. Ed è possibile farlo non interrompendo le relazioni parentali o confidandosi con un’amica o trovando il coraggio di chiamare i centri specializzati o i professionisti che possono dare loro supporto, perché a fronte dei dati allarmanti, ci sono anche storie positive e che danno fiducia. L’emergenza legata al covid-19 ha frenato gli appuntamenti degli Avvocati della Marianella Garcia , ma in attesa di farli ripartire si è attivata, in collaborazione con lo sportello di ascolto della coop “Sole insieme” una linea telefonica dedicata alle consulenze legali gratuite.

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