Avvenire di Calabria

Condizioni gravissime nel centro di primissima accoglienza di Vibo

Dopo lo sbarco, due giovani deceduti per denutrizione

Saveria Maria Gigliotti

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Salgono a due i morti tra i seicento profughi sbarcati domenica sera nel porto di Vibo Valentia dalla nave “Diciotti” della guardia costiera, dopo essere stati soccorsi nel canale di Sicilia. Ieri mattina, infatti, nell’ospedale della provincia calabrese, nonostante le cure del caso, è deceduto un altro etiope. Si tratta di un ragazzo di circa venti anni le cui condizioni, come per il suo connazionale quindicenne deceduto nella notte tra lunedì e martedì, erano apparse subito gravissime. Anche per lui la denutrizione e la disidratazione, dovute alla lunga traversata nel Canale di Sicilia ed al fatto che per una settimana ha bevuto l’acqua salata del mare che ne avrebbe compromesso lo stato di salute, hanno sfiancato il suo corpo fino a provocarne il decesso. Attualmente, nelle stesse condizioni che hanno portato alla morte il ventenne ed il quindicenne, ci sarebbero altre diciotto persone, assistite dai medici dell’ospedale di Vibo Valentia che in queste ore si stanno prodigando per tentare di salvare le loro vite.
Intanto la Polizia ha fermato i quattro presunti scafisti, tra cui un minore, che è stato accompagnato nel centro di prima accoglienza di Catanzaro. Per tutti, partiti in tempi diversi dalla città costiera di Sabrata in Libia, l’accusa è di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Si tratta di Sulayman Camarà, di 21 anni, nato in Gambia; Yaya Diop (36), nato in Senegal; Tony Paul (23), nato in Nigeria. Gli uomini della squadra mobile sarebbero giunti a loro grazie a “circostanziate e concordanti dichiarazioni” tra i profughi giunti sulla costa calabrese.

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