Avvenire di Calabria

Il docente dell’Unical denuncia manovre per rallentare gli impianti: «Si è perso tempo, ora paghiamo le conseguenze»

Energie rinnovabili in Calabria, l’Unical: «Lobby ne frenano lo sviluppo»

Daniele Menniti parla di energie rinnovabili e delle troppe (e ingiustificate) difficoltà che si incontrano in Calabria

di Redazione Web

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Daniele Menniti (Unical) parla di energie rinnovabili e delle troppe (e ingiustificate) difficoltà che si incontrano in Calabria. Il docente dell’Unical denuncia manovre per rallentare la realizzazione di impianti. «Si è perso tempo, ora paghiamo le conseguenze».

Tutti i nemici delle energie rinnovabili in Calabria

«Si è perso tempo utile per avviare la transizione. Mentre si è utilizzato il metano come fonte principale di gestione. Ed ora se ne pagano le conseguenze». È la sintesi del pensiero di Daniele Menniti, ordinario di Sistemi elettrici per l’Energia all’Università della Calabria nonché responsabile scientifico di progetti di ricerca PON e di Ricerca di Sistema Elettrico Nazionale (RdS), per spiegare l’attuale situazione che sta mettendo in ginocchio famiglie ed imprese per i rincari subiti dai costi dell’energia.


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Secondo il docente si sarebbe dovuto scommettere fin da subito «sulle fonti rinnovabili» promuovendo la realizzazione di impianti. Ed invece sono quest’ultimi ad aver subito, denuncia, «ostacoli spesso insormontabili» per essere costruiti da parte di «“strani ambientalisti” in Calabria». E sul rigassificatore di Gioia, il professore, sostiene: «non risolverà la dipendenza da Mosca». Per Menniti esiste una lobby che “rema contro” la realizzazione delle centrali rinnovabili. «L’autoproduzione di energia da fonte rinnovabile – dice – consente di realizzare la così detta “democrazia energetica” sfuggendo agli oligopoli». E questo dà fastidio alla «lobby dei fossili».

A livello locale è possibile mettere in piedi una strategia rapida per contenere l’impennata dei costi energetici «se si accelerasse sia l’iter per realizzare impianti a fonte rinnovabili e sia l’iter avviato a livello nazionale – con il recepimento della direttiva europea detta “RED II”- per la realizzazione delle Comunità di energia rinnovabile (Cer)».


PER APPROFONDIRE: Energie rinnovabili, Pietrafesa (Unirc): «Unica via percorribile»


«Queste ultime, sono ancora inspiegabilmente al palo e senza sostegni finanziari, mentre si continuano a bruciare decine di miliardi di euro per tentare di calmierare le bollette, piuttosto che impegnarsi decisamente verso soluzioni strutturali del problema. Miliardi che finiscono ovviamente nelle mani dei fornitori di gas. Se questi miliardi fossero stati utilizzati per finanziare massicciamente la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili e la costruzione di Comunità energetiche, sarebbero stati un investimento molto utile verso soluzioni strutturali a favore dei cittadini e delle imprese» aggiunge il docente.

«Ma ad oggi tutto tace e le uniche voci sono quelle relative a possibili riduzioni degli incentivi previsti per le Cer. Salvo sentire parlare di soluzioni che vengono definite ineluttabili quali, nell’immediato, il ritorno al carbone (che comunque coprirebbe una quota esigua del nostro fabbisogno) o, per il futuro, al nucleare. Opzione, quest’ultima, che a prescindere dalle consuete considerazioni sull’opportunità, richiederebbe da 12 a 20 anni per poter esplicare i suoi effetti. Quindi anche accettando l’opzione nucleare, sarebbe troppo tardi. Le tecnologie delle fonti rinnovabili e i sistemi di accumulo (compreso i pompaggi idroelettrici) sono ormai tecnologie mature. Risulta - conclude Menniti - quindi paradossale pensare a riattivare dall’oggi al domani le centrali a carbone, senza un impegno immediato (al fine di) per rimuovere i vincoli che ostacolano la rapida realizzazione di impianti a fonti rinnovabili».

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