Ma esiste l’Europa? L’identità da cogliere

Recuperare lo spirito dei visionari illuminati di Ventotene. Le onde contrarie all’Unione sono negative per tutti

Lo smarrimento dei valori originali che hanno portato all’idea di Europa unita ha deviato dagli obiettivi sognati dagli intellettuali fondatori. L’intervento del giornalista e scrittore Mimmo Nunnari parte dalle origini dell’Ue per arrivare ai nostri giorni.

Esiste davvero l’Europa?

Esiste davvero l’Europa? Ce lo chiediamo, a volte anche un po’ smarriti, quando osserviamo che nel mondo sempre più affollato di continenti competitori o in conflitto continua a mancare un soggetto europeo. È come se la “patria” dei popoli europei, sognata da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi mentre erano al confine sull’isola di Ventotene – colpevoli di essere antifascisti fosse rimasta un’utopia.


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L’unione Europea esiste, certo, ma dell’idea originaria contenuta nel celebre “Manifesto di Ventotene” scritto da Spinelli e Rossi: di creare una federazione ispirata ai principi di pace e libertà; dotata di parlamento e governo, alla quale affidare ampi poteri dal campo economico alla politica estera, alla difesa, si sono perse le tracce.

È come se, quel progetto poi in qualche modo realizzato da uomini illuminati e lungimiranti, come l’italiano Alcide De Gasperi, i francesi Robert Schuman e Jean Monnet, il tedesco Konrad Adenauer, il belga Paul Henri Spaak, in qualche modo fosse stato tradito. È innegabile che siano stati conseguiti risultati importanti: settant’anni di pace, l’abbattimento delle frontiere, l’allargamento dell’Unione europea a 28 Stati, il mercato unico europeo, la libera circolazione di persone e idee, ma è tuttavia ormai diffusa la percezione di un’Europa incapace di portare fino in fondo il processo di integrazione. E questa incompiutezza, si avverte soprattutto in Italia, che è nazione cofondatrice dell’Europa comunitaria.

L’Europa “malcerta” e “incompiuta” e il “modello” Italia

Anzi, l’Europa, malcerta e incompiuta, è molto rassomigliante al modello Italia; paese, dove il processo di unificazione nazionale non si è mai completato; tant’è che perdura il “vizio d’origine” di “due paesi” in uno Stato: il Nord e il Sud. La domanda che molti si fanno, è se – a questo punto – non staremo perdendo tempo ed energie dietro a un’idea nata quando le nazioni europee cercavano di risollevarsi dalle conseguenze della Seconda guerra mondiale mettendo in comune gli interessi economici con l’idea di contribuire a innalzare i livelli di vita e creare in seguito un’Europa sempre più unita e capace di impedire il ripetersi di terribili conflitti.


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Dei buoni propositi iniziali molti, purtroppo, sono rimasti sulla carta e a guardarla oggi la fotografia dell’Unione Europea appare molto sfocata, con l’Eurozona che non ha un titolo sicuro emesso a livello europeo; non ha una potenza militare; non ha un mercato di capitali unico; non ha un’unione bancaria e soprattutto fonda la sua azione su un approccio mercantilista che drena liquidità dal testo del mondo.

Tornare indietro sarebbe una sconfitta enorme

Per non tornare indietro perché sarebbe una sconfitta enorme, oltre che un tradimento delle visioni ideali dei fondatori – bisogna riprendere il filo proprio ripartendo dall’idea di Europa che ebbero i “padri’, avendo chiara la consapevolezza che il processo di involuzione in atto deve essere invertito e anche piuttosto celermente. Lo impongono gli scenari internazionali preoccupanti: guerre, questioni energetiche e ambientali, decomposizione del tessuto comunitario, disaffezione degli europei dall’architettura comunitaria. Non ci può dunque essere strada diversa dal proseguire sulla via tracciata dai “visionari” di Ventotene.


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Seguire le tendenze contrarie all’integrazione avrebbe conseguenze deleterie per tutti e, soprattutto, il percorso di pace e di sviluppo che in qualche modo abbiamo seguito, verrebbe interrotto e si ricreerebbero tutte le condizioni per nuove tensioni e nuove rivalità, con un’Europa non unita, ridotta all’irrilevanza sulla scena mondiale, in particolare nel rapporto competizione imprescindibile tra Stati Uniti, Cina e Russia.

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