Giovani e lavoro: «L’unità di misura è il talento»

«Riprendersi l’economia vuol dire liberare il territorio», a dirlo è Giuseppe Trovato della Fondazione ADC Scuola, uno dei relatori del convegno “Cerco il lavoro che mi invento”, organizzato dalla arcidiocesi di Reggio Calabria – Bova. L’auditorium “Nicola Calipari” del Consiglio Regionale della Calabria accoglie gli studenti delle quinte classi delle scuole superiori di Reggio Calabria; ad invitarli monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo della Chiesa reggina. «Se state cercando il “posto fisso” questo è il luogo sbagliato», esordisce il presule scherzando coi ragazzi, molti dei quali sono stupiti da questo invito inaspettato.
«Oggi bisogna essere creativi – ha affermato l’arcivescovo – e cercarsi un lavoro, addirittura inventarselo. I successi dei giovani in tal senso sono innumerevoli».
Infatti, i primi ad intervenire sono i rappresentanti dell’Istituto diocesano del sostentamento del clero che negli scorsi mesi ha “coccolato e sostenuto” un’attività cooperativistica. «Il talento è l’unità di misura», dice uno dei soci della cooperativa Massimo Galante. Una buona pratica che scioglie le riserve dei ragazzi: «bella storia questa del lavorare insieme», dice Nino, uno degli studenti presenti in platea.
Da lì una serie di spunti interessanti – moderati da Aldo Velonà – resi dagli altri soggetti coinvolti: Casartigiani, Associazione Soluzione Lavoro, Confindustria, Banca Popolare Etica, Progetto Policoro, Fondazione ADC Scuola, Coldiretti e Camera di Commercio di Reggio Calabria. In tanti hanno parlato di opportunità concrete, dettate da bandi, accesso al credito, sportelli dedicati alle start-up, che hanno registrato un interesse crescente tra i ragazzi che attraverso la diretta Facebook dell’evento nonché una WhatsApp line hanno potuto interagire con i relatori. A questi si aggiunge l’intervento di Francesco Chiellino.
«Intervengo scevro di ruoli istituzionali (pur essendo un esperto regionale di fondi comunitari), per rispondere alla mia vocazione». Una chiamata, quella di essere al servizio dei giovani, a cui oggi deve rispondere la classe dirigente calabrese. Giungono in questo senso interrogativi dalla platea: in tanti si appuntano riferimenti e indirizzi mail; il tavolo di presidenza della “Calipari” si trasforma in un capannello di idee, progetti e volontà.
È solo un primo passo: da ruderi abbandonati a spazi innovativi di occupazione e dinamismo, dal sogno al progetto. Così la tavola rotonda si conclude con le riflessioni finali di monsignor Angelo Casile: una mattinata a discutere di Calabria e lavoro. Per i giovani e con i giovani.

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