Gmg Lisbona: testimonianza di Marta Luis (Mozambico), “anche in mezzo alla guerra e alla fame abbiamo conservato la fede”

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“Mi chiamo Marta, ho 18 anni. Vengo dal Mozambico, dalla provincia di Cabo Delgado, dove stiamo affrontando una guerra che dura da cinque anni”. Marta Luis, 18 anni, viene dal Mozambico: si presenta con queste parole ai ragazzi che stanno vivendo la veglia della Gmg di Lisbona. Racconta emozionata la sua storia davanti al Papa. “Appartengo al distretto di Muidumbe in una regione chiamata Planalto do Povo Maconde. Frequentavo la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, conosciuta anche come la Missione di Nangololo. Vengo da una famiglia semplice e povera. Ho perso mio padre presto, avevo solo sette anni. Dopo la morte di mio padre, mia madre con le quattro figlie ha continuato la nostra missione. Studiavo presso la scuola della comunità e partecipavo alla vita della parrocchia, dove facevo il chierichetto e inoltre ho partecipato agli incontri per la Cresima”. Aggiunge: “Nella regione settentrionale dove abitavamo, avevamo sentito parlare degli attacchi terroristici avvenuti in altre località vicine al nostro distretto, ma mai immaginavo che potessimo essere attaccati anche noi. Il 7 aprile 2021, al mattino, i terroristi hanno attaccato il nostro villaggio. Siamo scappati con tutta la nostra famiglia nella foresta. Là siamo rimasti nascosti per quattro giorni. Quando abbiamo saputo che i terroristi erano andati via, siamo tornati a casa. Passavamo la giornata a casa e la notte, per paura, ritornavamo a dormire nella foresta. Abbiamo pregato molto chiedendo a Dio di liberarci da ogni male, e perché il Signore ci desse la forza per superare quel momento di difficoltà”.
Marta spiega: “Non dormivamo l’intera notte, ma ci mettevamo a pregare l’Ave Maria e il Padre Nostro, chiedendo al Signore affinché non lasciasse accadere il peggio nelle case della gente. Dopo l’attacco di aprile, abbiamo continuato la nostra vita nel villaggio, ma il 31 ottobre 2021 i terroristi hanno attaccato di nuovo. Questo attacco è stato molto violento. Siamo scappati di nuovo verso la foresta. Abbiamo camminato a lungo senza sapere cosa fare. Non avevamo né cibo né acqua. Abbiamo sofferto tanta fame. I terroristi ci hanno trovati nella foresta e hanno sparato in aria. Non hanno fatto male alla nostra famiglia, ma eravamo molto spaventati e siamo fuggiti di corsa”.
Conclude così: “Con grande difficoltà siamo riusciti a raggiungere la provincia di Nampula dove siamo stati accolti da alcuni familiari. Quando eravamo nella foresta, abbiamo pregato molto. In nessun momento abbiamo perso la nostra fede. Chiedevo a Dio di aiutarci e di togliere ogni malvagità dal mondo e che le persone che stavano provocando questa guerra cambiassero la loro vita. Le popolazioni dei nostri villaggi sono tutte disperse. Siamo stati accolti nelle parrocchie dove siamo andati a vivere, ma ci manca molto il nostro villaggio e le nostre usanze, canti e balli. Ma in mezzo a tanta sofferenza, mai abbiamo perso la fede e la speranza che un giorno ricostruiremo di nuovo la nostra vita”.

Fonte: Agensir

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