I delfini e la bomba

Il racconto di un mese nero

Era il 6 febbraio quando, nello specchio d’acqua antistante la Via Marina di Reggio Calabria, fece capolino un branco di delfini. Uno spettacolo sensazionale fotografato, per primo, dal comico reggino Gennaro Calabrese che su Facebook scriveva: “Lo straordinario regalo della natura a questa terra, la mia terra…che di questo regalo non ha mai saputo cosa farne. Tra la meraviglia e l’ amarezza…”. E purtroppo l’amarezza trovò riscontro qualche ora dopo, quando a pochi metri dal Lungomare, nella Via principale della Città, il Corso Garibaldi, fu trovata una bomba inesplosa per errore (a detta degli inquirenti) davanti ad un esercizio commerciale. Così la bellezza viene vanificata dalla bruttezza di uomo che si annulla. L’incanto di uno spettacolo unico lascia spazio alla paura e al timore suscitato dalla ‘ndrangheta.
Ci lasciamo alle spalle un mese che, purtroppo, ha registrato un’escalation di fatti criminali nella città dello stretto. Un susseguirsi di reati, anche omicidi, che hanno allarmato le forze dell’ordine, e che lasciano intendere che ci siano tutti i presupposti per un risveglio di faide antiche, lotte sopite da equilibri ormai consumati. In città si torna a parlare, anche sui media, di una nuova stagione di violenza, addirittura di una nuova guerra di mafia.
Varie congiunture potrebbero innescarla. Certamente l’incertezza economica, dettata da una ripresa che stenta a decollare, favorisce l’organizzazione malavitosa, forte di un impero di economie illegali che non risente della crisi.
Anche il cambio degli equilibri politici ed amministrativi potrebbe far scattare meccanismi di espansione o ridisegno del territorio da parte delle cosche. L’avvento della Città Metropolitana, ridisegnerà in maniera nuova la geografia amministrativa del territorio della provincia. Ci saranno investimenti, progetti di rilancio, nuove visioni per il futuro della città…anche nuovi fondi. La ‘ndrangheta non vorrà rimanerne fuori, tenterà l’assalto alla diligenza, proverà a scardinare la coscienza degli amministratori.
La politica dovrà fare muro, le istituzioni, tutte, dovranno essere coese nel debellare il fenomeno malavitoso. Non basta aumentare la vigilanza, sarà doveroso raddoppiare gli sforzi formativi, di promozione della legalità e di un’umanità sana, che non si autodistrugge per diventare più forte, ma che invece cerca la propria forza nella coesione sociale e nella cooperazione…anche economica.
Fiumi di Misericordia dovranno scorrere per convertire il cuore dell’uomo che odia. Ci sono già tante sorgenti di Speranza nella nostra città, tante occasioni per toccare con mano la Misericordia, per farne esperienza concreta e sincera. Qualifichiamo e moltiplichiamo queste sorgenti per arricchire la città di persone che vogliono rinnovarla. A cominciare dalla responsabilità di ciascuno.

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