I genitori siano modelli credibili per i figli

di Loriana Torelli * – «I genitori incidono sempre sullo sviluppo morale dei loro figli, in bene o in male. Si tratta di generare processi più che dominare spazi». La provocazione che ci arriva da papa Francesco nella sua ultima esortazione apostolica, Amoris laetitia, cre- do richiami la sfida educativa a cui la famiglia oggi è necessariamente messa davanti insieme alla comunità dei cristiani ed al mondo degli adulti.

«Generare processi più che dominare spazi», ma forse oggi il mondo degli adulti è più preoccupato a dimostrare, ad affermare se stesso, a dominare la scena. Eccoci a credere che stiamo ricevendo un grande complimento quando, camminando per strada con nostra figlia, qualcuno ci dice: «sembrate sorelle». In questi giorni mi è capito sotto gli occhi un articolo dal titolo: «Anche se sei incinta, puoi essere alla moda». Non è necessario spiegare ulteriormente questa affermazione per comprenderne la pericolosità della mentalità che essa genera. Proviamo a parafrasare l’episodio narrato dagli evangelisti dopo il terzo annuncio di Gesù della sua passione e resurrezione. Ritroviamo la mamma di Giacomo e Giovanni che si fa voce dei suoi figli per chiedere a Gesù che si possano sedere uno alla sua destra e uno alla sua sinistra nel Regno. Che strano, eppure non dovevano essere così giovani d’età tanto da essere necessario l’intervento della madre.

A volte, però, noi adulti proiettiamo sui figli i nostri sogni infranti, le nostre aspettative e ancor di più forse oggi rischiamo di appesantirli con le nostre mancanze di speranze perché gli diciamo che il mondo è alla deriva. Gesù risponde alla mamma dei figli di Zebedeo, e agli altri discepoli preoccupati di riuscire a primeggiare l’uno sull’altro, con uno stile preciso, in contrasto con quanto oggi e da sempre vogliono farci credere: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuol diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo». Questo è lo stile che da più di duemila anni, con tanti alti e bassi e con tanti limiti, caratterizza la Chiesa. Il Papa nell’ultima veglia di preghiera ai giovani a Roma ha detto: «La Chiesa ha bisogno di più primavera ancora, e la primavera è la stagione dei gio- vani. Abbiamo bisogno di giovani in cammino».

Questo è lo stile che anche la nostra Chiesa reggina è chiamata ogni giorno a far suo, attraverso un impegno concreto, spesso nascosto, rivolto a tutti gli uomini. Una grazia vissuta a servizio dei bambini e degli adolescenti nel quartiere di Archi in collaborazione con le suore e diversi giovani volontari. Un servizio che permette di camminare accanto a loro, insieme a loro, perché possano continuare a sognare. E farlo con la semplicità francescana che cerca di trasformare il grigiore di un quartiere dove domina la cultura del più forte, in un colorato spazio, in cui generare processi di crescita sana e liberante con e per i nostri giovani.

* Suora Francescana Alcantarina

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