Il paradosso: i mezzi ci sono, ma non sono usati

di Giuseppe Imbalzano * – Partiamo da una domanda. Quanti disabili avete visto prendere i mezzi di trasporto pubblico in Calabria in vita vostra? L’esperienza ci è maestra. Una delle rare volte che ne ho visto uno, la scena è stata veramente tragicomica. Mi trovavo a bordo di un bus Atam, quando in una fermata del Lungomare è stata richiesta un’assistenza speciale. Il moderno mezzo che ci stava trasportando era fornito, come gran parte dei mezzi della ex municipalizzata, di una pedana di accesso per i passeggeri a ridotti mobilità. Credo che per il povero autista fosse il primo utilizzo in vita sua. Dopo 15 minuti di attesa, passati cercando di capire il funzionamento della pedana l’autista – che voleva portare a termine la sua missione – è riuscito a garantire il viaggio anche al nostro amico sulla sedia a rotelle.
Se da questo episodio si può intravedere la grande generosità che contraddistingue i tanti operatori del trasporto pubblico, si può dire lo stesso delle aziende? O anche dei vari enti pubblici?
Sul piano dei trasporti su gomma, negli anni i vari stanziamenti della Regione Calabria hanno garantito il rinnovamento dei parchi bus urbani.
Le varie aziende ex-municipa-lizzate godono di moderni parchi bus ovviamente dotati di sistemi per accogliere i passeggeri diversamente abili a bordo. Peccato che ci si debba spesso scontrare sulle condizioni indecenti delle pensiline che dovrebbero accogliere i passeggeri, sia a livello di accessibilità che di comfort dell’attesa.
Il problema delle barriere architettoniche è un tema ricorrente e ci si rende conto, specie dopo aver visitato altre città europee di pari grandezze, di come in Calabria sia necessaria un’opera di riurbanizzazione 3.0.
Però l’elenco delle disabilità è veramente lungo e tra questi vi è anche la cecità. Ebbene su veramente pochissimi autobus ho avuto modo di sentire la vocina pre-registrata di annuncio del bus o della fermata. Sarà che di fatto manca una mappatura digitale delle reti di trasporto? Per non parlare di assenza totale di app real-time di informazione sul servizio di trasporto pubblico.
Lasciamo l’asfalto per spostarci sul ferro e qui la situazione è ancora più tragica. Il parco treni della Regione Calabria è uno dei più vecchi d’Italia con un’età media di oltre vent’anni. Ed è sottinteso come la maggior parte dei convogli non siano in grado di accogliere passeggeri a ridotta mobilità, a patto che riescano ad entrarci in stazione viste le barriere architettoniche presenti. Siamo indietro anche quando parliamo dei sistemi di accessibilità per i non vedenti (pavimentazione con guide, mappe braille) pressoché assenti in gran parte delle stazioni, per non parlare dei marciapiedi, non adeguati all’accesso ai vagoni a piano ribassato di nuova costruzione. Altro dato che fa riflettere, su centotredici stazioni calabresi solo dieci posseggono un servizio di assistenza ai disabili, tutte stazioni che accolgono servizi ferroviari nazionali. Se la fredda voce che annuncia i treni in arrivo e partenza è il massimo che il Gruppo Ferrovie dello Stato siamo veramente a cavallo. Comunque una cosa appare chiara, i treni regionali sono “quasi” off-limits per i nostri concittadini diversamente abili.

* presidente Associazione Pendolari Reggini

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