Avvenire di Calabria

Il 4 giugno si è tenuta la Veglia diocesana di Pentecoste in una Piazzale del Popolo tornata ad ospitare un evento religioso dopo oltre 60 anni

Il vescovo Morrone ai giovani: «Spronate gli adulti»

L'esortazione del presule rivolta in particolare ai ragazzi, invitati a non rinunciare al loro sogno di impegnarsi per il bene del proprio territorio

di Francesco Chindemi

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Sabato 4 giugno il vescovo Morrone ha presieduto la Veglia diocesana di Pentecoste, nel suo intervento si è rivolto, in particolare, ai giovani.

«E adesso, invochiamo l’ottavo dono?». Scherza Morrone, nell’accogliere i tanti giovani che, sabato 4, si sono radunati in piazza del Popolo per il momento conclusivo della Veglia diocesana di Pentecoste. Strappa loro sorrisi, ringraziandoli ed esortandoli a «fare sempre meglio degli adulti».


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Non una scelta casuale quella del luogo: la storica piazza, che al mattino, ospita il mercato quotidiano, è un luogo “simbolo” della vita sociale e di incontro multiculturale della comunità reggina. Tra canti, preghiere e letture dei brani biblici, giovani e adulti dei vari gruppi e movimenti laicali della diocesi, hanno invocato e riflettuto insieme all’arcivescovo sul dono dello Spirito. Lo hanno fatto dopo aver, a loro volta, riflettuto ed essersi incontrati in gruppi, in altrettanti luoghi “simbolo” della città di Reggio Calabria.

Sette postazioni, ciascuna a richiamare un dono dello Spirito, incarnato in un ambito concreto di testimonianza dei cristiani: povertà, politica, lavoro ed ancora il dolore, la cultura e l’educazione, la tutela del Creato, il dialogo tra religioni. «Cosa significa: “Quando la Chiesa cammina c’è Pentecoste”?», ha chiesto il vescovo Morrone, richiamando l’attenzione dei presenti sul significato dello slogan scelto per la veglia che rimanda al cammino sinodale che anche la Chiesa reggina - bovese sta compiendo. «Vuol dire appunto - ha evidenziato il presule - che la Chiesa cammina dietro a Gesù, secondo il suo Spirito» che è «passione e amore del Padre e del Figlio per l’umanità».

Manifestatosi nel dono estremo di Gesù sulla Croce, «Lo Spirito Santo è già tra noi, in noi, e abitando la nostra vita, ci aiuta a camminare dietro a Gesù sincronizzando i passi, i nostri sogni, la nostra fragilità, il nostro agire sul ritmo vitale del Vangelo sull’esempio di Maria» Del resto, esortando i nostri giovani a non perdersi d’animo in questi tempi non facili, ha aggiunto, «se la Chiesa cammina così, si muove, cammina e cambia anche la società». Si cresce come comunità cristiana e si incide nella società, solo se animati dallo «Spirito di Gesù nel nostro vissuto quotidiano, siamo “luce e sale” nei vari ambienti di vita».

I temi affrontati e le singole testimonianze condivise durante la liturgia, hanno offerto all’arcivescovo Morrone lo spunto per invitare ragazzi e adulti ad un rinnovato impegno. «Carità appassionata», ma anche «politica di ampio respiro» sono termini che riecheggiano nell’intervento del pastore della Chiesa reggina. «Come già in passato, anche più di recente, abbiamo assistito a situazioni imbarazzanti per la nostra società, non soltanto qui, ma anche nel resto d’Italia. Limitarsi a fare da spettatori rassegnati, o denunciare non cambia il nostro mondo. Piuttosto non abbandonate mai il sogno di essere protagonisti della vostra storia, di questa storia, di investire le vostre fresche energie per il bene del nostro territorio, lì dove lo Spirito è già all’opera anche nel vostro piccolo impegno di testimonianza quotidiana». Da qui l’invito a «uscire fuori dal Cenacolo», facendosi trascinare dallo «Spirito che scombussola un po’ tutto».

«Il Cenacolo ha senso - ha spiegato Morrone - se è “estroflesso”, in quanto la Chiesa, nella sua intimità profonda e spirituale è posta “fuori di sé”, è in permanente missione, come lo è Dio che non sta chiuso in sé stesso, ci viene incontro perché è “pazzo” di noi». «Diamoci una mossa davvero!», ha concluso il vescovo Morrone, rivolgendosi ancora una volta, in modo particolare, ai ragazzi. «Il vostro impegno - ha aggiunto - sia “spingere” fuori anche noi adulti dalle nostre chiusure. Anzi, dovete fare meglio di noi, altrimenti non c’è cammino, ma solo nostalgia. Se camminiamo insieme e voi ci supererete, “farete cose grandi”, ci ricorda Gesù». «Perciò amici, se c’è qualcuno che vuole impegnarsi in politica, a servizio della città degli uomini, sia benedetto questo sogno! Dio è interessato a questo desiderio di carità sociale, perché il Suo sogno politico è l’umanità intera come un cuor solo e un’anima sola, l’unica famiglia umana che vive nell’armonia delle diversità e delle differenze. Questa è Pentecoste».

Prima del congedo, l’impegno che è anche una promessa: «Ci dobbiamo rincontrare, non possiamo lasciare le cose così. Diamoci una mano, l’un l’altro per il bene di tutti. Camminiamo insieme certi che, con te Signore, faremo cose grandi», ha concluso il vescovo Morrone.

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