Inclusione, e la legge?

di Francesca Cartellà – La normativa del 27 dicembre 2012 sui BES, accogliendo gli orientamenti da diversi anni presenti in alcuni Paesi dell’Unione europea, consente, finalmente, l’individuazione di “Strumenti d’intervento per gli alunni con bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica” sull’intero territorio nazionale. Ma, per avviare azioni di prevenzione e supporto calibrate sulle reali necessità dei discenti, con successivi interventi pedagogici tali da recuperare uno sguardo educativo, è opportuno agire a livello regionale e provinciale. Proprio in considerazione dell’ampiezza della quantità di persone coinvolte – studenti, famiglie, dirigenti scolastici, docenti e personale Ata – è evidente quanto sia toccata in profondità l’azione della scuola in tutte le sue articolazioni, dal singolo consiglio di classe o team docente fino agli uffici scolastici provinciali e regionali. Tutto ciò può generare una difformità di risposte fornite dalle singole scuole, sia in termini qua-litativi, sia quantitativi. Da qui scaturisce, come emergenza educativa, l’esigenza di formulare una proposta di legge regionale organica al fine di regolamentare , organizzare e disciplinare gli interventi per soddisfare tutte le richieste del territorio inerenti una tematica così delicata. Inoltre, la carenza di una banca dati regionale di soggetti con Bisogni Educativi Speciali ancor più spinge a fornire indicazioni precise a tutti i servizi coinvolti. Ponendo l’alunno al centro del percorso educativo, potremmo reputare “speciale” tutto ciò che richiede competenze e risorse più efficaci ed appropriate, speciali appunto. Manifestare Bisogni Educativi Speciali non significa obbligatoriamente avere una diagnosi medica e/o psicologica, ma essere in una situazione di difficoltà e ricorrere ad un intervento mirato, personalizzato. Rispetto alla diagnosi di una malattia, la valutazione dei “Bisogni Educativi Speciali” non è di- scriminante per almeno tre motivi: in primo luogo fa riferimento ad un panorama di bisogni molto ampio, in secondo luogo non si riferisce solo a cause specifiche e infine indica che il bisogno o i bisogni non sono stabili nel tempo, ma possono venire meno o essere superati. Gli alunni che presentano Bisogni Educativi Speciali non sono solo quelli in possesso di una certificazione, ma sono tutti quelli che necessitano come i primi di attenzione e spesso di interventi mirati. Occorre rimettere al centro l’azione pedagogica e un autentico confronto dando voce agli operatori della scuola, agli insegnanti, agli educatori, ma anche agli alunni e ai genitori che spesso si trovano a dover fare delle scelte senza essere supportati. Non è ammissibile trasformare la scuola in una corsia d’ospedale; invece dei protocolli medici è doveroso applicare i protocolli pedagogici.

* direttore Anpec Calabria

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