«La bellezza costituisce una via universale e condivisa»

La mostra d’arte “La via della bellezza”, allestita dall’associazione Alleanza Cattolica presso la chiesa di San Giorgio al Corso, è stata inaugurata ieri – domenica 17 settembre – con un ricco dibattito moderato da Federico Minniti, giornalista di Avvenire, al quale hanno partecipato don Demetrio Sarica, direttore dell’Ufficio diocesano per i beni culturali, e Giorgio Arconte, a sostituire il professore Daniele Fazio assente per gravi motivi familiari.

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Per presentare la mostra ha preso subito la parola Giorgio Arconte, il quale ha cercato di spiegare come fede e cultura possono nuovamente incontrarsi nell’attuale società scristianizzata soprattutto attraverso la via universale della bellezza. Partendo dalle origini del pensiero occidentale, Arconte ha raccontato della bellezza attraversando le lezioni estetiche di Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino fino ad attingere agli interventi del ricco magistero pontificio su questa tematica complessa e affascinante.

Molto incisivo anche don Demetrio Sarica che ha spiegato ai tanti presenti l’impegno della diocesi nella promozione e nella tutela del suo ricco patrimonio di bellezza. «Ci ritroviamo qua stasera – ha affermato il direttore diocesano dei Beni culturali – innanzitutto per discutere sulla bellezza e ragionare sull’arte ma anche a proporre visivamente in questi pannelli che sono nelle cappelle di questa chiesa di San Giorgio al Corso degli spunti di riflessione del Magistero». Effettivamente la mostra ha attinto molto dal Magistero e durante il dibattito si è ricordata la preoccupazione di papa Francesco di esortare proprio alla formazione e all’educazione all’arte e quindi vivacità a questo patrimonio artistico e di pensiero. Rivolgendosi ai partecipanti del dibattito, ha continuato il suo discorso spiegando che attraverso questa mostra «Avete anche delle immagini che sono scelte perché richiamano e commentano il Magistero e a loro volta sono commentate dal Magistero. Ed è molto bella questa corrispondenza come sottolineava Paolo VI, l’amicizia fra la Chiesa e l’arte».

Don Sarica si è concentrato sull’«impegno concreto della nostra chiesa di Reggio-Bova che assume il compito di educare al bello, di conservare le espressione artistiche, di dialogare con l’oggi, col pensiero, con la situazione socio-politica. Come avete già ascoltato – ha proseguito il sacerdote – noi ragioniamo sull’arte e vorrei giustificare questa espressione facendo il riferimento al bisogno che l’Uomo ha di riscoprire se stesso. Oggi il problema è proprio il problema educativo: l’Uomo non conosce più le connotazioni del giusto, del vero, del buono. E la nostra società, e la condizione umana ci testimoniano quanto sia difficile venire a capo dell’enigma Uomo. Abbiamo bisogno che qualcuno dica all’Uomo chi è, abbiamo bisogno di concepire percorsi educativi che riprendano la questione antropologica e proprio perché il dibattito culturale oggi è su questo piano, il contributo anche di questa sera è proprio di questo genere. Se non si può parlare più del vero perché ognuno ha la sua verità, se non si può parlare più del buono perché questo è diventato aleatorio e ognuno di noi può disquisire su ciò che è buono per sé ma non ciò che è buono in sé, allora nello sforzo del dialogo certamente la via della bellezza costituisce una via universale e condivisa. Il problema estetico – ha concluso don Sarica – oggi va difeso perché anche la bellezza va interpretata con categorie antropologiche vere».

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