Capaci 32 anni dopo, la Calabria ricorda il sacrificio di Giovanni Falcone

Da Cosenza a Reggio Calabria, la parola d’ordine è una sola: «Mantenere viva la memoria contro le mafie e per la legalità»
capaci risveglio cittadini onesti

Una terra piena di contrasti la Calabria, segnata – come la Sicilia – da ferite ancora profonde provocate dai clan. Che si chiami cosa nostra o ‘ndrangheta, la mafia uccide, fa male, lasciando dietro la scia di sangue ancora tanto dolore. Un dolore dal quale ripartire, per ribadire con forza il no alle mafie e il si alla legalità.

Il dovere della memoria, anche la Calabria ricorda il sacrificio di Giovanni Falcone

È questo il monito che è risuonato quest’oggi, anche in Calabria, in occasione del 32° anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Il ricordo di quella tragedia non si spegne.


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«Dopo tanti anni c’è il dolore, il dovere della memoria, ma anche la determinazione nel continuare a contrastare tutte le mafie», ha detto il presidente della Regione Roberto Occhiuto. Sulla sua scia, anche tanti altri amministratori calabresi hanno ribadito l’importanza di ricordare e non dimenticare.

Lo hanno fatto le scuole, insieme, ai loro ragazzi: così distanti a livello generazionale dai quei drammatici fatti che, in una stagione di odio contro lo Stato e le Istituzioni, non ha mancato di toccare anche la terra di Calabria. Come non dimenticare la barbara esecuzione del giudice Antonino Scopelliti avvenuta il 9 agosto del 1991 a Piale (tra Campo Calabro e Villa San Giovanni), che già prima di quell’altrettanto drammatico 23 maggio del 1992, dava già il via ad una drammatica stagione stragista, fatta di omicidi eccellenti tra uomini dello Stato e delle Istituzioni, accora avvolta da tanti misteri.

Stragi di mafia, l’importanza dell’operazione “memoria”

A Reggio Calabria, in particolare, oltre a diverse iniziative promosse dalle scuole e dalle associazioni, sono stati i “colleghi” magistrati dell’Anm a ricordare Giovanni Falcone con un’iniziativa ospitata in serata nella sala museale Garcilaso de la Vega del Castello Aragonese. La giunta esecutiva del distretto giudiziario reggino ha organizzato un convegno, coinvolgendo gli studenti delle scuole superiori, con la partecipazione dell’orchestra del Conservatorio “Francesco Cilea”.


PER APPROFONDIRE: I martiri di oggi: uomini in prima linea contro le mafie


La città dello Stretto ricorderà, ancora il sacrificio di Falcone, della moglie e degli uomini della sua scorta, venerdì mattina, alle 10:30, presso l’Istituto comprensivo Spanò-Bolani. L’iniziativa promossa dall’Associazione culturale Biesse – Bene sociale vedrà dopo i saluti iniziali della presidente Bruna Siviglia, ma anche del dirigente scolastico Giuseppe Romeo, gli interventi di Piero Gaeta, caposervizio di Gazzetta del Sud; Cristina Cortese, giornalista, Michele Albanese giornalista, Giuseppina Maria Candito, gip presso il tribunale di Reggio Calabria e in collegamento Teresa Principato, autrice del libro “Siciliana cronache di una donna e magistrato in prima linea”.

All’Unical, un corso universitario sull’antimafia concluso nel giorno della ricordo della strage di Capaci.

All’Unical di Rende, è stato scelto invece il giorno del 32° anniversario della strage di Capaci come data del seminario dal titolo “L’evoluzione della ’ndrangheta dalle stragi del ’92 a oggi” che ha chiuso il corso universitario di Pedagogia dell’Antimafia, attivo presso il dipartimento di Culture, Educazione e Società.

Gli universitari di Scienze dell’Educazione hanno incontrato Beniamino Fazio, Capo centro operativo della Dia a Catanzaro, per discutere le strategie di contrasto al fenomeno mafioso con riferimento particolare alla criminalità calabrese, ma anche raccolto le testimonianze di altre personalità impegnate nell’antimafia.


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Un momento, questo, così come tanti altri sparsi in tutta la regione con i quali si è voluto coniugare la memoria antimafia con la riflessione pedagogica sui percorsi attuali di resistenza alla criminalità organizzata, individuando nuove rotte per un impegno civile e la cittadinanza attiva.

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