La Cvx reggina si costituisce parte civile contro le masso-ndrine

C’è una Reggio Calabria che si sente derubata dalla masso-‘ndrangheta. Sono gli uomini e le donne della Comunità di vita cristiana (Cvx) della Città dello Stretto. Non un sentimento, quello della Cvx, rimasto come tale, ma una scelta di “corresponsabilità” autentica per la Cosa Pubblica.

Una volontà che si è tramutata nella costituzione come parte civile nel processo “Gotha” che vede tra gli imputati l’ex deputato, Paolo Romeo, il senatore Antonio Caridi e decine di imprenditori, professionisti e politici considerati facenti parte della cupola segreta della Santa, organismo di vertice della ‘ndrangheta. L’istanza, prodotta dall’avvocato Concetta Postorino, per conto della Cxv, è stata accolta dalla presidente del collegio giudicante, Silvia Capone.

Così l’appello lanciato dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, non è rimasto inascoltato. Lombardo, all’indomani del “baciamano” al boss Giorgi durante le operazioni di arresto del pericoloso latitante, aveva chiesto ai calabresi di affermare chiaramente «da che parte stanno». «Non è più tempo di silenzi omertosi», ha aggiunto Lombardo che è il magistrato più esposto nei filoni di indagine sulla melassa relazionale tra gli apparati di potere reggini. Sin dagli esiti del processo “Meta”, giunto alle condanne in cassazione dei super boss di Reggio Calabria, il pm ha frequentato il chiostro della Cvx, lo stesso spazio che ha fatto maturare alla comunità la scelta di schierarsi dalla parte del pool antimafia in quello che è considerato un processo-chiave contro le più potenti cosche mafiose calabresi.

Nelle motivazioni depositate dal giudice Capone a favore della Cvx si legge come – seppur non vi sia attinenza con il reato ascritto nello statuto associativo – a legittimarne la costituzione come parte civile basta «l’impegno profuso nel territorio in questi anni a favore dei soggetti svantaggiati (migranti, giovani, emarginati in genere), la diretta partecipazione alla animazione del movimento ReggioNonTace e l’attiva partecipazione al tavolo tecnico per la gestione dei beni sequestrati».

Un segnale di attenzione del Tribunale di Reggio Calabria all’attività di impegno sociale in una città che è stata violentata anche nei suoi simboli antimafia, si pensi alla condanna all’ex coordinatrice dell’associazione “Donne di San Luca”, Rosy Canale, e all’indagine in corso sui rappresentanti legali del “Museo della ‘ndrangheta”, Claudio La Camera, e dell’associazione “Riferimenti”, Adriana Musella.

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