La lezione scolastica nell’ex regno dei videopoker

di Mimmo Nasone – C’è una classe, la V AE del “Panella–Vallauri” di Reggio Calabria che fa lezione in un bene confiscato a Gioacchino Campolo, re dei videopoker. L’ex bowling, assegnato lo scorso anno all’Arci, li mette alla prova: nell’ultimo periodo sono alle prese con la riparazione dell’impianto elettrico. Alunni e docenti impegnati a mettere in ordine i fili dell’impianto elettrico di quel locale affinché il cambiamento passi anche e soprattutto attraverso queste scelte e i gesti quotidiani e concreti di ordinario impegno. Quel locale che fino a pochi anni fa era un riferimento diseducativo ed alienante per i ragazzi e i giovani diventerà presto un significativo spazio di aggregazione e di incontro anche per gli studenti del “Panella Vallauri”. Una storia che si ripete e che mette le mafie «all’angolo »: basti pensare anche a quanto affermava il boss siculo – americano Francesco Inzirillo quando in una intercettazione telefonica molto contrariato diceva che: «Basta essere incriminati per il 416 bis e automaticamente scatta il sequestro dei beni. Cosa più brutta della confisca dei beni non c’è». Un’affermazione che ci fa capire quanto il processo di sequestro e confisca dei beni ai boss mafiosi colpisce al cuore il loro potere nel territorio. La legge 646 promulgata il 13 settembre del 1982, e che prese il nome Rognoni–La Torre, avviò una vera e propria rivoluzione nei confronti della lotta alla criminalità. Le successive modifiche hanno anche determinato la nascita di un soggetto fondamentale nella lotta alla criminalità: l’Agenzia per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che accompagna il percorso del bene fin dal momento del sequestro preventivo e lo gestisce fino al completo espletamento dell’iter giudiziario. Grazie a questi strumenti legislativi, Libera, in collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana e la Caritas Italiana, ha avviato il percorso “Libera il bene. Dal bene confiscato al bene comune”, che si ispira al magistero ecclesiale sulla giustizia. E in Calabria i beni immobili confiscati in via definitiva sono 2724 di cui già 1533 destinati. Reggio Calabria è il comune con il maggior numero di beni immobili confiscati: ben 530 di cui 281 già destinati al comune. Tante sono le associazioni e le cooperative che oggi gestiscono beni confiscati restituendoli alla collettività attraverso la realizzazioni di importanti iniziative sociali ed economiche. Ne citiamo due: a Melito Porto Salvo, nella frazione di Annà, in un bene confiscato al clan Iamonte, oggi la Piccola Opera Papa Giovanni accoglie una comunità per malati mentali. E alla stessa associazione il comune di Reggio ha da poco tempo assegnato un appartamento nel centro di Reggio Calabria confiscato a Campolo che accoglierà due malati di Aids. Sono i fatti concreti che tolgono potere e consenso alla criminalità e fanno crescere la fiducia nelle istituzioni statali. La strada è ancora lunga, ma siamo sulla giusta strada.

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