La via della legalità ora passa da San Luca

«Io la mia parte l’ho fatta e lo Stato pure, ora tocca ai Sanluchesi». Questo il messaggino telefonico inviato, alcuni giorni fa, da Salvatore Gullì, commissario straordinario al Comune di San Luca. Ha proprio ragione. Abbiamo raccontato più volte i risultati raggiunti in due anni da questo funzionario della Prefettura di Reggio Calabria nel paese aspromontano, terra di ’ndrangheta e di faide, Comune sciolto per infiltrazione mafiosa e rimasto a lungo senza guida politica perché gli abitanti non andavano a votare o perché non si riusciva a presentare le liste per le elezioni.
Sfiducia più che paura. Nelle istituzioni locali e in quelle nazionali. Uno Stato presente – ed è giusto, quando serve – con la sua faccia repressiva, per catturare latitanti e per interrompere gli affari dei clan. Ma assente per troppo tempo con tutto il resto, quello che è vita quotidiana, dall’acqua alla scuola, dai rifiuti alle strade.
Facendo crescere la sfiducia, che poi diventa non collaborazione, omertà, e indirettamente sostegno alla ’ndrangheta.
«Chi me lo fa fare…». In questi due anni lo scenario è cambiato, come abbiamo poco a poco raccontato su ‘Avvenire’: servizi efficienti, tagli di sprechi ed eliminazione di favoritismi. Si può fare. Bravo il commissario, bravi i dipendenti comunali finalmente motivati, brava la struttura della Prefettura che ha supportato questo difficile ma felice lavoro. E i cittadini di San Luca hanno accettato di buon grado anche di pagare il dovuto. Hanno scelto la legalità. Hanno capito che conviene. Hanno capito, appunto, che si può fare.
E ora tocca a loro, i cittadini.
«Costruire percorsi di legalità e trasparenza deve diventare una realtà costante, una normalità», scrive ancora il commissario Gullì.
La prima occasione sarà l’11 giugno con le elezioni comunali, un ritorno al voto dopo quattro anni (prima lo scioglimento per mafia e poi il prolungamento del commissariamento). Sarà la volta buona? Si riuscirà a presentare liste non solo indenni dai condizionamenti mafiosi ma anche convinte di dover operare davvero per il bene comune del paese?
Saranno capaci i cittadini di scegliere davvero, saranno liberi di farlo? Ora che hanno visto che la buona amministrazione è possibile non hanno più scuse, non posso cercare alibi. Hanno sperimentato che diritti e doveri sono meglio di favori e soprusi. Ora si possono fidare, ma ci devono mettere del loro. Col voto, col rispetto delle regole, col controllo e pretendendo che le regole siano rispettate. Se lo faranno, il prezioso lavoro di questi anni avrà davvero raggiunto il risultato. Perchè non solo avrà realizzato servizi ma cambiato una mentalità.
Lo Stato, le istituzioni, che questa volta hanno davvero fatto il proprio dovere, a loro volta non devono abbassare la guardia. Ne siamo certi per magistratura e forze dell’ordine che non mollano la presa. I due latitanti ‘storici’ della Locride, Giuseppe Giorgi e Rocco Morabito, ricercati da più di venti anni, hanno ormai sempre meno speranza di scamparla. E anche questo è un chiaro segnale: l’impunità è finita.
Ma serve di più.
Ci permettiamo un consiglio al ministro dell’Interno, Marco Minniti, calabrese. Non lasci soli i nuovi amministratori di San Luca. Li sostenga, li aiuti a continuare sulla strada tracciata dal commissario Gullì. Dodici anni fa un grande ‘servitore dello Stato’ come Luigi De Sena, ‘supeprefetto’ di Reggio Calabria dopo il delitto del presidente della Regione, Francesco Fortugno, illustrò ad ‘Avvenire’ la sua idea di un «affiancamento» degli enti locali su appalti, servizi, personale, e tanto altro, per evitare infiltrazioni e collusioni, per non giungere alla decisione drammatica dello scioglimento per mafia.
Coincidenza, ce lo disse mentre tornavamo da Isola di Capo Rizzuto, allora sciolto per ’ndrangheta, dove uno dei commissari era proprio Salvatore Gullì. Quella proposta di De Sena rimase tale. Se ne è riparlato in questi anni in sede di riforma della norma sulla scioglimento (a proposito: che fine ha fatto?). Anche il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Gaetano Paci, è tornato a ragionarci su, anche perché quando arriva la magistratura è sempre tardi.
Ma la guerra alla ’ndrangheta non è ancora vinta. San Luca può essere un avamposto fondamentale. Non resti isolato.

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