Avvenire di Calabria

Il Decano del Capitolo metropolitano ha ripercorso la storia millenaria della Chiesa reggina: da oggi, il video è disponibile sulla pagina facebook dell'associazione

L’Anassilaos intervista monsignor Denisi sulla storia dell’arcidiocesi di Reggio-Bova

di Redazione Web

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Nell’ambito degli  incontri “Rhegina Ecclesia” promossi dall’Associazione Culturale Anassilaos con il Patrocinio della Deputazione di Storia Patria per la Calabria e in collaborazione con l’Archivio di Stato di Reggio Calabria, il sodalizio reggino, congiuntamente  con Laruffa Editore, ha realizzato una intervista a Mons. Antonino Denisi, storico della chiesa reggina, Decano del Capitolo Metropolitano nonché Vice Presidente della Deputazione di Storia Patria per la Calabria, disponibile da martedì 18 marzo su you tube e sul sito facbook di anassilaos, in  occasione della recente (marzo 2021) pubblicazione di tre volumi che l’Autore ha dedicato, ancora una volta, alla Diocesi (L’Archidiocesi di Reggio Calabria/Vescovi, clero e parrocchie; Emigrazione e immigrazione in Calabria/Storia, cultura, dimensioni del fenomenoSantità religiosità e pietà popolare nella Chiesa reggina). Tali testifanno seguito  alle ricerche  già dedicate alla figura di  Mons. Annibale d’Afflitto, di cui Denisi ha edito il manoscritto delle  prime due Visite Pastorali, e ai numerosi studi e articoli su aspetti e momenti della storia e della vita della chiesa reggina. Dopo l’intervento  di Mimmo Laruffa che ha ripercorso le fasi del complesso lavoro di editing sotteso alla pubblicazione dei tre testi che coprono un arco di tempo vastissimo ed offrono uno sguardo d’insieme, ma non per questo meno profondo e acuto, di secoli di storia, è stato lo stesso Autore, rispondendo alle  domande rivoltegli dal presidente di Anassilaos Stefano Iorfida, ad approfondire i diversi aspetti delle opere a cominciare dalla stessa organizzazione della chiesa reggina per affrontare poi  il fenomeno della migrazione che già all’indomani dell’Unità spopolava la Diocesi sia che si sia trattato del fenomeno migratorio di fine Ottocento e dei primi anni del Novecento verso le Americhe che di quello più recente, degli anni Cinquanta del 900’,  verso i paesi del Nord Europa – e a questo punto egli ha rievocato il disastro  di Marcinelle (8 agosto 1956) nel quale persero la vita anche 136 italiani tra i quali proprio un suo congiunto, che infine l’emigrazione verso l’Italia del Nord (Piemonte e Lombardia) in occasione  del cosiddetto “boom” economico.  Nel trattare del 3^ volume l’autore si è poi soffermato sulla religiosità calabrese, sui luoghi di culto particolarmente cari ad essi, come ad esempio il Santuario di Polsi, e sulla presenza di figure di particolare rilievo dal punto di vista religioso e spirituale, da San Gaetano Catanoso, unico santo reggino dei tempi moderni, a due splendide figure di donne (le venerabili Madre Brigida Postorino e Rosella Staltari) e a grandi prelati come il venerabile Giovanni Ferro. Su precisa domanda dell’intervistatore, il quale ha ricordato come in molte circostanze  tale “religiosità” sia stata strumentalizzata dalla criminalità organizzata -gli inchini durante le processioni  e taluni riti di  iniziazione simili al battesimo cristiano- anche in relazione al Santuario della Madonna di Polsi, il relatore ha ricordato come la Chiesa,  dal discorso di San Giovanni Paolo II nella valle dei Templi (9 maggio 1993) al più recente intervento di Papa Francesco nella Piana di Sibari (2014)  ha sempre avuto parole di condanna per la mafia fino alla scomunica stessa dei mafiosi. L’ingresso in Diocesi del nuovo presule reggino Mons. Fortunato Morrone il 12 giugno prossimo (anniversario peraltro della presenza a Reggio del Papa a chiusura del Congresso Eucaristico Nazionale nel 1988) ha offerto anche lo spunto per una rapida carrellata sui vescovi che si sono succeduti  sulla cattedra di Santo Stefano di Nicea (il vescovo lasciato a Reggio da San Paolo nel 61 d.C.), sui pochi presuli calabresi che tale Cattedra hanno occupato soprattutto nel Novecento e forse sull’unico reggino dei tempi moderni, Alessandro Tommasini di Diminniti.

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