«Legalizzala», gli slogan e la verità nascosta

Qual è il valore opposto al proibizionismo? La discussione tra social e giornali

Qual è il valore opposto al proibizionismo? La discussione tra social e giornali che ha visto diversi protagonisti (Saviano, Gramellini, J–Ax, Fedez, Giovanardi e Gasparri solo per citarne i più noti) non ha però risposto a questa domanda.
Poniamo che le droghe leggere non facciano male, sarebbe utile da capire se queste facciano bene. Perché il tema della legalizzazione, vecchio di un trentennio, omette di fornire adeguate spiegazioni sul caso. Un giovane deve essere “libero” di potersi fumare uno spinello. Perché? Forse si vuole negare che l’uso di sostanze stupefacenti, siano essere “leggere” o meno, devia la normale percezione della realtà. Bisogna essere accondiscendenti nel pensare che sia lecito, o per meglio dire, “legalizzato” eva- dere dal mondo reale?
Senza essere bigotti, le nostre scuole, spesso, sono le prime piazze di spaccio ed oggi non cedere alla lusinga di «una canna tra amici» è uno sforzo epico. Ci vuole determinazione a credere che il vero “sballo” è quello dato dalle relazioni sane. Che l’unica onda emotiva da cavalcare è la curva dei fallimenti e delle ripartenze. Questo i difensori d’ufficio della legalizzazione non lo ammetteranno mai. Legalizzare la cannabis, tra l’altro, non andrebbe a ledere di un centesimo il mercato criminale del narcotraffico.
Quello del contrasto alle mafie era – per decenni – un archetipo della poetica della legalizzazione. Lo hanno confermato tutti i procuratori impegnati nella lotta alla ‘ndrangheta: non è vero niente.
Insomma, è probabile protendere verso le determinazioni individuali, a favore o contro la liberalizzazione delle droghe leggere. Eppure c’è un ultimo, essenziale, fattore differenziante. Laddove è crescente un’insofferenza dei pro–legalizzazione verso coloro i quali difendono dei valori assoluti della dignità umana. Lo stesso, i vari Saviano, Gramellini e J–Ax, non lo potrebbero dire nei confronti di quanti sostengono le posizioni del “No”. Il principio della mutualità e dell’accoglienza è antitetico all’egoismo onirico della “fattanza”.
Chi si “sballa”, anche solo di marijuana, di fatti disperde l’agone sociale della propria esistenza. A dirlo sono le testimonianze, come quella di Alessia riportata in questa pagina, che dimostra come l’estraniarsi da sé, dalla propria vita, comporta un allontamento anche dagli affetti e dai valori. Non bisogna far finta che le droghe (e le dipendenze che esse provocano) non esistono. Anzi va fatta una corretta informazione su valori e disvalori che l’uso delle sostanze stupefacenti possono comportare a tredici anni. Sì, tredici anni, perché le ultime ricerche fissano a quell’età il primo tiro ad una canna.
Da più parti pressioni per aprire all’uso legale delle sostanze senza pensare agli effetti collaterali

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