Lucano dopo l’interrogatorio: «Non ho nulla da nascondere»

Provato, ma con lo sguardo fiero attraversa i microfoni dei cronisti prima di entrare nella stanza di Domenico di Croce, giudice per l’indagini preliminari che sta seguendo l’inchiesta “Xenia”. Domenico Lucano arriva a Locri per difendersi dalle accuse rivolte dalla Procura calabrese. «Non ho nulla da nascondere», le parole a caldo del sindaco (sospeso) di Riace prima di sottoporsi all’interrogatorio del Gip durato circa tre ore. Lucano è accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di irregolarità nell’affidamento diretto a due cooperative del servizio di raccolta dei rifiuti.
Dopo l’interrogatorio di garanzia, Lucano si è soffermato nuovamente con i giornalisti puntualizzando che è stato lo stesso Gip a concedergli di parlare con la stampa. Dallo sgomento delle prime ore, adesso Mimmo Lucano passa al contrattacco difendendo la sua posizione anche dalle accuse più gravi, quelle infarcite di intercettazioni all’interno del fascicolo redatto dagli inquirenti: «Mi accusano di aver fatto cose illegali ma dico anche, che la legalità era anche quella dei campi di concentramento di Hitler – affonda Lucano  che è stato sospeso dal ruolo istituzionale con un provvedimento del Prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari – il matrimonio combinato? Falsità. Abbiamo fatto le pubblicazioni, come nei casi regolari».

 

Lucano, accompagnato dagli avvocati Mazzone e Dacqua e dal fratello Giuseppe, ha ribadito quanto emerso dagli atti di indagine: «Anche il gip lo ha detto: il mio è un reato di umanità. Non ho mai guadagnato, né preso soldi da alcuno. A chi voleva darmeli ho sempre detto di devolverli in beneficenza. A Riace sono stati usati soldi pubblici solo per progetti relativi ai migranti». Una difesa a tutto tondo che non esclude di chiarire all’opinione pubblica anche le contestazioni afferenti alla gestione del ciclo dei rifiuti nella sua cittadina: «Ho deciso di affidare il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti a due cooperative per liberare le strade di Riace dall’immondizia e, soprattutto, per non fare cadere il servizio nelle mani delle ecomafie».

 

Durante l’interrogatorio del giudice Di Croce era presente anche il procuratore capo di Locri, Luigi D’Alessio che è tornato a parlare sul caso: «Non credo che un anno e mezzo di indagini – ha ribadito D’Alessio – condotte con acquisizione di materiale documentale possa essere ritenuta così, brutalmente superficiale». Un modello amministrativo, quello di Riace, che ha accumulato un milione di euro di debito pubblico che ha fatto avviare l’iter per il dissesto finanziario del Comune.

 
Nel pomeriggio di ieri ha rotto il silenzio monsignor Francesco Oliva, vescovo di Locri-Gerace, che in passato aveva sostenuto anche economicamente l’attività di accoglienza di Lucano. «L’arresto del sindaco di Riace Mimmo Lucano ci addolora, se non altro perché riguarda uno che ha fatto dell’accoglienza migranti la sua ragione di vita – ha evidenziato Oliva  – Oggi la buona volontà non basta. Occorre un sussulto di umanità che aiuti a superare la tentazione di vedere nel migrante un pericoloso straniero. Anche lo Stato con le sue leggi ed il suo apparato burocratico deve tener conto di tali bisogni». 
 
Sulla vicenda è intervenuto anche don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della Carità di Milano: «Riace è una validissima esperienza di integrazione e accoglienza, riconosciuta anche a livello internazionale, che va difesa e non criminalizzata, perché dimostra, che i migranti non sono una minaccia, ma una risorsa». Solidarietà anche da don Alessandro Santoro, parroco della comunità di base delle Piagge.
Quarantott’ore dopo, in tutta Italia, non si spegne il dibattito sul caso-Riace: dal sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci, che si è autodenunciato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina («Lucano è una vittima sacrificale») a Vittorio Sgarbi che a Montecitorio ha  paragonato Lucano a chi «ricoverava gli ebrei in età fascista». Domani, sabato 6 ottobre, l’onda di solidarietà abbraccerà Lucano e il suo modello: da tutto il Paese, infatti, è previsto l’arrivo nel piccolo centro jonico di sostenitori, amici e personalità pubbliche per una manifestazione a favore del sindaco-simbolo dell’accoglienza dei profughi del Mediterraneo.

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