Avvenire di Calabria

Chi era Maria Mariotti? Con questo speciale vi raccontiamo la straordinaria storia di ecclesialità della consacrata reggina

Ecco chi era Maria Mariotti, instancabile apostola della cultura

Monsignor Antonino Denisi, Giovanna Ferrara, Enzo Petrolino e Franca Minuto Peri fanno riaffiorare ricordi su una figura indimenticata

di Autori Vari

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Chi era Maria Mariotti? Con questo speciale vi raccontiamo la straordinaria storia di ecclesialità della consacrata reggina. Monsignor Antonino Denisi, Giovanna Ferrara, Enzo Petrolino e Franca Minuto Peri fanno riaffiorare ricordi e riflessioni su una figura indimenticata e indimenticabile.

Maria Mariotti, la Chiesa nel cuore

di Antonino Denisi - La vita di Maria Mariotti è stata interamente e intensamente votata alla Chiesa: un secolo di ecclesialità. La “Cattolica” anzitutto; ma immediatamente dopo la Chiesa particolare, a cui nel 1965 Maria ha dedicato un interessante studio teologico, per sottolineare come nella Chiesa locale si esprima e raggiunga piena vitalità apostolica e missionaria la Chiesa universale.

Nella presentazione al volume, il teologo conciliare arcivescovo Carlo Colombo scriveva che esso: «Condotto alla luce della riflessione teologica come dei suggerimenti della storia, serve a capire la vita vissuta della Chiesa ed i suoi problemi più profondi». Proprio alla ricerca storica della Chiesa reggina, nel quadro di quella della Calabria e del Mezzogiorno, la Mariotti ha dedicato l'intera sua esistenza, elaborando un lungo elenco di libri, relazioni a convegni ed articoli su riviste e giornali a diffusione nazionale, regionale e locale.

A cominciare dallo studio sul “Movimento Cattolico e mondo religioso Calabrese”, pubblicato sulla rivista “Civitas” del 1956, per proseguire col ponderoso volume di 353 pagine dal titolo “Forme di collaborazione tra vescovi e laici in Calabria negli ultimi cento anni (1868-1968)” pubblicato nel quadro di “Italia Sacra” nel 1969 dall'Editrice Antenore di Padova. Nella Miscellanea in suo onore, pubblicata nel 1998 da Rubbettino dal titolo “Chiesa e società nel Mezzogiorno” sono oltre 110 gli scritti elencati (vedi pagg. 1685-1693) sempre su argomenti riguardanti la vita religiosa in Calabria in età moderna e contemporanea, a partire dal Concilio di Trento fino ai nostri giorni.

Senza citare i contributi offerti nei volumi del “Dizionario storico del Movimento Cattolico in Italia” dell'editrice Marietti, sui quali ha illustrato, in una ventina di voci, figure rappresentative di ecclesiastici e laici calabresi. L'indagine a tutto tondo della Mariotti è determinante per conoscere la religiosità delle popolazioni calabresi e l'azione pastorale delle chiese locali, al fine di comprenderne l'evoluzione e le situazioni odierne.

Quella che ne risulta è storia delle istituzioni ma soprattutto delle anime, della spiritualità e della pietà: di ciò che ha stimolato la vita cristiana per rendere testimonianza al Vangelo ed annunziare la Parola di Dio. Come ha osservato uno studioso calabrese dello stesso periodo (Pietro Borzomati) «Maria Mariotti è stata sempre attenta a questa metodologia; si pensi, ad esempio, alle sue ricerche e riflessioni sulla Chiesa locale, alla valorizzazione nei suoi studi di eventi periferici, di personaggi minori, di attività solo apparentemente modeste di sia pur minuscole istituzioni: un impegno fruttuoso e proficuo per opportune revisioni, aggiornamenti, nuove riflessioni, che hanno reso più robusto il dibattito storiografico del Mezzogiorno».

La metodologia di cui parla il Borzomati si richiama a quella del sociologo belga Gabriel Le Bras, del sacerdote lucano Giuseppe De Luca e, più vicino a noi del prof. Gabriele De Rosa. Merito principale della Mariotti è quello di aver saputo costruire una rete di ricercatori, sacerdoti e laici, nella ricerca storica, estendendola all'intera Calabria e consentendo di continuarla nel tempo oltre la sua opera. In questo senso giustamente è stato osservato dalla stesso studioso che «l'attenta chiarezza nelle ricerche storiche di Maria Mariotti, ma anche il suo umile ed alto servizio di amore, ci invitano a riflettere sulla Chiesa, sulle chiese locali, sul dialogo ecumenico ed interreligioso, sull'apporto della tradizione nell'impegno odierno delle comunità ecclesiali, sull'efficacia delle esperienze comunitarie anche minori».

In conclusione, se dovessimo chiederci quale sia il quadro complessivo della Chiesa calabrese, quale emerge dalla intera ricerca della Mariotti, eccone una sintesi che nel 1994 ella stessa propone nella “Premessa” al Volume “Istituzioni e vita della Chiesa Calabra moderna e contemporanea”.

«In situazioni di perifericità e di emarginazione, la frammentarietà e la disgregazione, la povertà e l'arretratezza della società calabrese emergono non solo come cornice che inquadra idee, atteggiamenti, attività dei vescovi, ma come contesto vivo in cui si inserisce la loro pre- senza sofferta, orante, operosa. Spesso essa ne risulta limitata e condizionata pesantemente. Talora ne trae stimolo per tentativi di superamento di grande valore religioso e civile, attraverso cui emerge qualche segno della fioritura nascosta di santità e di carità che sostiene in tutto il suo percorso il cammino difficile della Chiesa anche in Calabria. Ma talora questi tentativi risultano vani per la scarsa consistenza culturale o spirituale o operativa degli stessi prelati che li promuovono. E frequentemente sono sospettati, frenati, contestati dall'interno o dall'esterno: perché ritenuti troppo innovativi in rapporto alla staticità tradizionale dell'ambiente anche ecclesiastico, o troppo autonomi rispetto alle cautele conservatrici o ai progetti riformatori dei vari governi».


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In casa e in politica: la donna sia ovunque lievito

di Giovanna Ferrara - Nell’ambito delle iniziative promosse dagli Stati generali della Cultura Il CIF Provinciale di Reggio ha aperto il proprio archivio storico con il preciso intento di fare conoscere i profili delle donne che hanno fatto la storia della nostra provincia e il determinante contributo da loro dato al processo di educazione alla democrazia, fortemente avvertito dopo l’ esperienza della dittatura, e allo sviluppo sociale.

Si tratta di una ricca documentazione che traccia 70 anni di impegno sociale delle donne cristiane. Il Cif nasce a livello nazionale, nel gennaio dell’anno 1945, per volontà di S.S. Pio XII e contemporaneamente anche a Reggio Cal. per iniziativa di S.E. Mons. Antonio Lanza nel convincimento che l’impegno attivo delle donne cristiane in ambito sociale fosse una leva imprescindibile per l’avvio del processo di democratizzazione e di crescita civile della società provata dalla guerra e dalla dittatura.

Si trattava di avviare un processo di educazione alla democrazia avendo rilevato che, in larga parte del tessuto sociale, si guardava alla esperienza dittatoriale con assuefazione quasi a ritenere che quella fosse l’unico modello di organizzazione politica possibile e, alla povertà, come condizione irreversibile.

La provincia di R.C. nel 1945 offre, infatti, un desolante quadro socio economico caratterizzato da analfabetismo, emigrazione, dissesto del territorio e S.E. Mons. Antonio Lanza chiama a raccolta tutte le donne dell’associazionismo cattolico col preciso intendimento di dare vita ad un laboratorio di formazione democratica.

Maria Mariotti è tra le socie fondatrici del CiF Provinciale, a lei è affidata commissione civico-sociale e, nell’ambito di questa commissione, elabora le linee programmatiche dell’associazione stessa, mentre tutte le altre donne sono impegnate nella elaborazione di piani di intervento concreto nel sociale mediante la creazione di asili, scuole serali, centri di formazione.

Lo spaccato del CIF, rilevabile dalla poderosa documentazione custodita nell’archivio storico dell’associazione, evidenzia le grandi capacità di comunicazione e gestionali dell’associazione. La Mariotti non si limita alla elaborazione di programmi ma agisce intervenendo direttamente sul territorio della Provincia e incontrando le mamme, le raccoglitrici di olive, gli anziani, visitando in lungo ed in largo tutti i comuni e, al fine di rendere efficace l’intervento del CIF, ha promosso le “inchieste d’ambiente”.

Si tratta di relazioni, osservazioni sulle condizioni di vita delle popolazioni che hanno consentito di meglio modulare gli interventi dell’associazione concentrando l’ attenzione sui minori che venivano distolti dalla scuola per aiutare nel lavoro dei campi e/o assiste- re fratellini più piccoli e sulle contaminazioni ambientali che “potevano portarli su cattive strade.”

Nei verbali dell’epoca si legge che Maria Mariotti esorta l’associazione ad operare in maniera “incisiva e concreta” puntando sulla educazione civica e sulla formazione politica della donna secondo un programma di “…alfabetizzazione politica” che il CIF, grazie alla sua organizzazione capillare sul territorio, può facilmente portare avanti al fine …” di raggiunge- re anche realtà altrimenti escluse da qualsiasi proposta politica.

Invita a puntare sulle donne “escluse”, quelle del popolo, che non appartengono ad alcuna associazione in quanto le altre rimangono indifferenti. Le “altre” erano, evidentemente, le donne dell’UDI che improntavano la propria azione formatrice sui principi del marxismo ateo che era da combattere.

L’azione formativa portata avanti da Maria Mariotti, nel e con il CIF, risulta anticipatrice del cammino di emancipazione della donna visto come elemento chiave dello sviluppo sociale e della democrazia auspicato ben 30 anni dopo (1975) dalla Comunità Europea con l’ anno internazionale della donna. Maria Mariotti ha lavorato per l’ ingresso “delle donne” nella politica ritenendo inefficace la” singola” presenza nelle istituzioni in quanto “una sola presenza” sarebbe stata fagocitata dagli “altri”.

Per questa ragione ha speso tutte le sue energie nella formazione di massa nel convincimento che solo una presenza massiccia della donna nella politica avrebbe portato i frutti desiderati.


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Diaconia e chiesa locale: un apostolato fecondo

di Enzo Petrolino - Avevo letto e sentito parlare di diaconato e di don Alberto Altana tante volte in diocesi da due persone, a me tanto care, le quali hanno contribuito in maniera direi determinante alla mia vocazione diaconale, punti di riferimento per la mia crescita umana ed ecclesiale: don Domenico Farias compagno di studi di don Altana al Capranica, anche lui deceduto alcuni anni fa, e Maria Mariotti, amica di don Alberto che la stimava tantissimo soprattutto per la sua passione alla chiesa locale e alla promozione dei laici. La prima volta che conobbi don Altana fu proprio in un viaggio con Maria Mariotti e Paolo Virdia a Reggio Emilia.

Erano i primi anni del 1970. Dovevamo prendere contatti, inviati da don Farias, con la comunità di Monteveglio e con Dossetti. In quell’occasione conobbi i primi diaconi come Osvaldo Piacentini, Lorenzo Tagliaferri, Gianpaolo Cigarini, fondatori insieme con don Alberto della Comunità del diaconato in Italia la cui finalità era il servizio di animazione per la rinascita del diaconato nelle Chiese locali.

Comunità che ancora oggi è presente nella Chiesa italiana con finalità diverse e di cui mi onoro di essere attualmente il presidente. Il rapporto di Maria Mariotti con il diaconato si colloca al vertice di uno straordinario cammino profetico degli anni ‘70 della Chiesa di Reggio, di cui Maria è stata protagonista e partecipe in virtù del suo carisma laicale e della sua piena e radicata sponsalità alla Chiesa locale, frutto dell’esplicita adesione all’evento del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Non è esagerazione affermare che diverse generazioni di laici e non della Chiesa di Reggio hanno avuto la fortuna di vedere dispiegarsi sotto i loro occhi le grandi opere di Dio, per mano di “profeti e dottori” che hanno prodotto frutti abbondantissimi di opere di carità, di iniziative missionarie incarnate sul territorio, di attenzione ai segni dei tempi e alle novità conciliari come il ministero del diaconato, che in Maria Mariotti ha trovato l’interprete appassionata e la studiosa attenta e lungimirante.

L’impegno di Maria nel proporre il rinnovamento della Chiesa, in conformità a Cristo che si è fatto servo e povero per scelta, ha origine nella gioventù femminile di AC e trova conferma nella ecclesiologia del Concilio. Sicuramente il suo impegno ha stimo- lato la promozione della rinascita del diaconato nella Chiesa reggina. Maria da sempre, per la grande amicizia che la legava a don Alberto, ha fatto parte ed ha portato il suo contributo di riflessione teologica e pastorale nella Rivista “Il diaconato in Italia”.

Nel 1973 scrive un articolo dal titolo Ministeri e carismi nella comunione ecclesiale, in cui tra l’altro afferma: «La convergenza tra ministeri e carismi è comunitaria. L’esercizio di essi è diaconale: spirito di servizio e prestazione di servizio a Dio e agli uomini; diaconia tanto più consapevole ed umile quanto più i ministeri ed i carismi sono investiti di autorità». E qualche anno dopo, nel ’76, scrive parole lucide e chiare che a distanza di quasi quarant’anni sono di una attualità sorprendente: «In questo momento delicato e difficile per la Chiesa e per l’Italia è particolarmente necessario renderci disponibili ad una trasparenza sempre maggiore: morire per vivere, scomparire per emergere. Dovremmo ravvivare il senso della consapevolezza e della corresponsabilità anche nell’esperienza dell’accentuato desiderio e dell’aggravata difficoltà di vivere “in comunione” nella Chiesa».

Per Maria, il ministero diaconale scaturisce dal- l’originalità del servizio cristiano che è diaconia di Cristo e trova nel sacramento del diaconato l’ espressione ministeriale appropriata, non legata alla scarsità del clero, anzi la presenza dei diaconi è diretta a favorire una migliore comprensione di ciò che è essenziale nel ministero presbiterale.

Le intuizioni profetiche di Maria hanno sicuramente preceduto la decisione delle prime ordinazioni diaconali nella diocesi reggina, avvenute nel 1992. Non è mancata anche la sua partecipazione ai Convegni nazionali promossi dalla Comunità che fin dalla sua origine aderì al Centro Internazionale del Diaconato (CID). Con Maria ho partecipato a diversi incontri all’estero.

Memorabile è rimasta la nostra andata al Convegno internazionale di Friburgo in Svizzera, quando, per l’errata emissione del biglietto, siamo finiti inconsapevolmente, in un gelido e nebbioso mattino, dopo una nottata di treno, a Friburgo in Germania.

Dunque l’eredità ed il pensiero di Maria sul diaconato hanno due importanti corollari. La connessione tra diaconato e rinnovamento della Chiesa: rimane sostanzialmente sterile un diaconato che si sviluppi numericamente solo per mantenere l’assetto delle strutture esistenti, senza che si rivitalizzino i nessi tra Eucaristia e vita, tra diaconia di Cristo e carità. La comunione nella chiesa locale da mantenere e potenziare: luogo in cui si incontrano fedeli laici, religiosi e chierici che vivono la riscoperta del diaconato come evento profetico, che interpella in profondità la vita diocesana.


PER APPROFONDIRE: Maria Mariotti, riscoprire una donna del nostro tempo


Una vera ricchezza per i suoi Vescovi

di Franca Minuto Peri - Maria Mariotti costituisce la memoria vivente della Chiesa reggina e calabrese nell’ultimo secolo. Per questa Chiesa ha speso tutta la sua vita, a cominciare da quando, poco più che adolescente, fu nominata presidente diocesana della Gioventù Femminile di Azione Cattolica.

È stata segnata presto dalla croce, per la morte pre- matura del padre e dell’unica sorella Blandi- na. La madre, Antonietta Mariotti Tripepi, si chiuse nel dolore e Maria fu costretta ad interrompere gli studi. L’Azione Cattolica ha salvato le loro vite e ne ha ricevuto in cambio un impegno intelligente e totale, quale è difficile immaginare.

Le nostre vite si sono intrecciate, perché mia madre, Lucia Minuto, collaborò con la sua, come vicepresidente delle Donne di Ac, e poi la sostituì da presidente. Tra ognuna di noi quattro intercorrevano undici anni. Maria, dopo aver conseguito presso il Conservatorio di Napoli il diploma di pianoforte, poté riprendere gli studi e iscriversi alla facoltà di filosofia dell’Università Cattolica di Milano.

Concluse il suo curriculum con una brillante laurea in filosofia teoretica, ma, nonostante il desiderio di continuare gli studi, tornò a Reggio per una esplicita richiesta del neoeletto arcivescovo, monsignor Enrico Montalbetti. La parola del Vescovo era per lei la parola di Dio. Non a caso in questi ultimi anni è stata lei a preparare la documentazione necessaria per la sua causa di beatificazione.

Per una scelta consapevole tornò in Calabria, dove insegnò in vari istituti statali, oltre che nella Scuola di Servizio Sociale e nell’ Istituto di Scienze Religiose. Dopo la morte di mons. Montalbetti, il nuovo arcivescovo mons. Lanza diede un nuovo impulso culturale alla Chiesa reggina e si impegnò a scegliere elementi adeguati all’esercizio della vita democratica fu ancora disponibile e venne eletta in Consiglio comunale nelle file della Democrazia Cristiana.

Dal 1953 la sua attività apostolica si incentrò nel Movimento Laureati di Azione Cattolica (poi MEIC), affiancata sempre più da quella di Domenico Farias, che ben presto divenne sacerdote. I loro progetti e le loro iniziative originali andavano al di là dell’ambito diocesano e abbracciavano quello regionale e nazionale. Intanto si susseguivano le sue molteplici pubblicazioni scientifiche, quasi tutte riguardanti la storia della Chiesa in Calabria dal Concilio di Trento.

Fu presidente della Deputazione di Storia Patria per circa trent’anni, del Comitato permanente per gli incontri di Studi bizantini e direttrice della Rivista storica calabrese. La nostra amicizia superò anche l’ostacolo della lontananza geografica. Quando venivo a Reggio, la prima visita era per lei; da lei tornavo per ritrovare la conversazione profonda su argomenti fondamentali, per sapere da lei che cosa maturava nella Chiesa reggina.

Negli ultimi anni mi disse che era felice di essere entrata a far parte dell’Ordo Virginum, un’antica istituzione a servizio del vescovo rimessa in vita a Reggio: si sentiva realizzata nella sua vocazione fondamentale. È doveroso aggiungere che il suo dono alla Chiesa reggina ha assunto anche aspetti concreti: un esempio, fra tutti, è l’offerta di una sua proprietà per la costruzione del Centro diurno polivalente per disabili “Tripepi-Mariotti”. Su questo piano la sua discrezione è massima ed è difficile forzare la sua sorridente riservatezza, sostenuta da una caparbietà tutta calabrese.

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