Avvenire di Calabria

Le parole dell'arcivescovo metropolita di Reggio Calabria - Bova e presidente della Conferenza episcopale calabra

Mercoledì delle Ceneri, Morrone: «Convertiamoci alla Pace»

Nell'omelia del presule anche un pensiero particolare rivolto ai giovani: «attenti a familismo e virtuale»

di Redazione web

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Una ferma condanna «all’assurda guerra che tanta sofferenza sta provocano nel popolo ucraino». Un invito alla penitenza per implorare «dal Padre di tutti gli uomini il dono della pace e della riconciliazione». Ma anche alla conversione affinché «il nostro desiderio di bene», prevalga su «egoismo, interesse e famelicità».


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Nelle parole dell’arcivescovo metropolita e presidente della Cec, monsignor Fortunato Morrone, pronunciate nella sua omelia in occasione della messa del mercoledì delle ceneri, presieduta in Cattedrale, non mancano  riferimenti all’attuale difficile momento vissuto dall’intera umanità. Ma anche un esortazione alla fratellanza, alla cooperazione e al rispetto reciproco, a partire dalle comunità locali, ecclesiale e sociale, secondo lo stile sinodale con cui quest’anno, ha ricordato lo stesso presule, «siamo chiamati a vivere il tempo forte della quaresima» appena iniziato. 

Ucraina, Morrone: «Grazie alla risposta di solidarietà mossasi da qui»

Morrone cita papa Francesco e i suoi accorati appelli alla pace e al dialogo tra i popoli: «chi fa la guerra dimentica l’umanità, perché la guerra è drammaticamente un pazzia». Parole forti che «dobbiamo incidere - ribadisce - nel cuore e nella mente». Ciò vale in contesti grandi, ma anche più intimi, lascia intendere il presule secondo il quale, infatti, l’attuale drammatica situazione «interroga ciascuno di noi sul nostro stile di vita, sul nostro pensare e agire non poche volte violento e arrogante, sulla nostra atavica e sottile smania di potere e di dominio sugli altri, in tutti gli ambiti del nostro comune vivere che lentamente conduce, anche tra di noi, a conflitti e guerre fraterne a basso impatto, ma sempre disastrose e vergognose, da cui tutti ne usciamo sconfitti». 

Dalla sofferenza, alla speranza, tuttavia il passo è breve. Il pastore della Chiesa reggina nel plaudire alla «corale e concreta risposta di solidarietà» che si è avuta «anche qui, nel nostro territorio» ha parlato di «generosità che fa onore alla nostra sensibilità umana già manifestata in tante altre occasioni non ultima la recente pandemia». Il vescovo Fortunato ha ricordato, non a caso, il lavoro della Caritas diocesana svolto in queste ore di concerto con quella italiana, ringraziando «tutti coloro che continueranno a mostrare il volto bello, della nostra gente, della nostra chiesa diocesana nei giorni a venire. Quando, con molta probabilità, ci sarà richiesta ospitalità agli amici profughi ucraini».

Politici e giovani, l'invito alla conversione

Monsignor Morrone ha rinvolto infine un pensiero ai credenti e alle credenti impegnati in politica e ai giovani versi i quali «come comunità cristiana guardiamo con fiducia e simpatia». A entrambi ha rivolto un invito alla conversione.

«Ai nostri politici cristiani, con molto rispetto per il lavoro non semplice cui sono chiamati», il vescovo ha chiesto una conversione di mentalità. «Il vostro più che un lavoro è una vera e propria missione - ha detto - è un servizio più che una carriera. Impegnate la vostra vita per fare politica bella, competente, positivamente visionaria e dialogante per appassionare i giovani ad offrire il loro contributo, insostituibile e costruttivo, per la rinascita del nostro territorio».

«Impegnatevi, anche con il vostro esempio - ancora la sua esortazione - ad insegnare e abituare i giovani ad uno stile di cittadinanza attiva e responsabile. Di fronte alla complessità di questa nostra realtà, impegnatevi in una continua formazione e competenza professionale, aperta alla cooperazione e alla convivenza pacifica dei popoli. Anche voi con noi, in questo cammino sinodale, reimpariamo uno stile di attento ascolto del grido e delle istanze che provengono dai cittadini».

Ceneri, Morrone: «Giovani attenti al "familismo" e al "virtuale"»

«Anche a voi giovani - ancora le parole del presule - chiedo con rispetto conversione». Li mette in guardia: «Fate attenzione al “familismo” che rischia di compromettere e ingabbiare le vostre esigenze più belle: l'aspirazione per la libertà, i desideri, i sogni, la creatività, la capacità di vivere il vostro compito fin da ora a servizio della comunità ecclesiale e sociale. Se le nostre famiglie non si aprono alla dimensione sociale della cooperazione e del bene comune, rischiano di trasformarsi in una sottile trappola che ingabbia in un "noi privatistico ed autoreferenziale" la vostra identità più bella: persone che sanno prendersi cura di tutti, poiché hanno a cuore il bene di tutti e, chissà, immaginano di vivere la carità cristiana nell’alto impegno politico».


PER APPROFONDIRE: Come aiutare l’Ucraina? Ecco le indicazioni della Caritas


Infine l'ultimo invito a «non lasciarvi bloccare dalle paure del vivere: siete chiamati ad essere protagonisti appassionati di questa complessa realtà. Perciò lasciatevi aiutare ad abitare e attraversare le vostre fragilità da persone che stimano la vostra libertà e non fanno opera di sciacallaggio nella vostra coscienza. Stimate chi vi chiede di più, come fa Gesù con ciascuno di noi in questa quaresima. Tornare ad innamorarvi della realtà nelle piccole e grandi gioie del quotidiano, comprese le fatiche e i fallimenti. Non abbiate paura. Ma occhio al virtuale, siete furbi: è solo uno strumento, dategli il posto che si merita», ha concluso il vescovo.

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