Migranti&populismi, l’appello di Staglianò: «L’uomo si rialzi»

“Prima i poveri italiani e dopo i poveri africani. Sbaglio?”, così il ministro Salvini insiste sulla sua politica migratoria che ha programmaticamente voluto “mostrare i muscoli” alle nazioni europee affinché l’Europa (senza  deleghe particolari per l’Italia) si assumesse in toto le proprie responsabilità e divenisse “soggetto unico” del problema migratorio sempre più complesso politicamente, più delicato e drammatico umanamente.
E già che lo chiede il ministro stesso, ponendosi in questo modo in dialogo, proviamo a chiarire umilmente perché “sbaglia”.

 
 

I poveri italiani non dovrebbero esistere nella nostra democrazia avanzata, ma già che esistono – a nostra vergogna- e sono tanti, il governo non si impegna per loro “prima”, ma per loro si impegna “sempre”. Pertanto, proprio per il dovere politico del servizio al bene comune, è uno sbaglio logico mettere in rapporto i poveri italiani con i poveri africani, quel “prima” e quel “dopo” non ha senso, se non “populisticamente” . E sul populismo c’è da osservare che non è affatto un “ascolto dei bisogni del popolo e della gente”, quanto piuttosto “uno sfruttamento della visceralità che si sviluppa nel disagio sociale per altri scopi”. Come cittadino italiano, amante della propria bella identità culturale mi indigno all’idea che i poveri d’Italia debbano essere messi a confronto con i poveri d’Africa. Detto questo “prima”, dopo osservo che i poveri africani che giungano sulle nostre coste devono essere “sempre” e immediatamente accolti per un diritto di umanità. Anzitutto “prima” il diritto di umanità da riconoscere in Salvini e in tutti gli italiani, i quali devono per diritto “restare umani”; e “dopo” il diritto di umanità dei poveri africani che devono essere trattati “umanamente” e accolti come “esseri umani”.

Restiamo tutti umani quando salviamo la gente, quando la prendiamo in cura dentro relazioni affettive autentiche, quando diventiamo casa accogliente per tutti, quando abbiamo occhi per la miseria di altri e condividiamo il loro dolore, quando ci indigniamo nel considerare lo svilimento di umanità di tanti nostri fratelli, in questa “emorragia di umanità” tipica dell’attuale Occidetali’s Karma. Attenzione – così suggerisce la sapiente canzonetta di Francesco Gabbani- : “quando la vita si distrae cadono gli uomini, e la scimmia si rialza”. Avrei potuto citare Nietzsche sulla vita umana che è in caduta libera e permanente, ma mi piace parlare un linguaggio “popolare”. Di fronte alla crisi sociale e umana del fenomeno migratorio, risorga splendente la nostra umanità, l’uomo si rialzi (non la scimmia vorace). Non è per nulla un ammonimento predicatorio del “pastore d’anime”, ma piuttosto una richiesta politica di un cittadino italiano.


* Vescovo di Noto e delegato della Conferenza episcopale siciliana per le migrazioni

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