“Prima i poveri italiani e dopo i poveri africani. Sbaglio?”, così il ministro Salvini insiste sulla sua politica migratoria che ha programmaticamente voluto “mostrare i muscoli” alle nazioni europee affinché l’Europa (senza deleghe particolari per l’Italia) si assumesse in toto le proprie responsabilità e divenisse “soggetto unico” del problema migratorio sempre più complesso politicamente, più delicato e drammatico umanamente.
E già che lo chiede il ministro stesso, ponendosi in questo modo in dialogo, proviamo a chiarire umilmente perché “sbaglia”.
I poveri italiani non dovrebbero esistere nella nostra democrazia avanzata, ma già che esistono – a nostra vergogna- e sono tanti, il governo non si impegna per loro “prima”, ma per loro si impegna “sempre”. Pertanto, proprio per il dovere politico del servizio al bene comune, è uno sbaglio logico mettere in rapporto i poveri italiani con i poveri africani, quel “prima” e quel “dopo” non ha senso, se non “populisticamente” . E sul populismo c’è da osservare che non è affatto un “ascolto dei bisogni del popolo e della gente”, quanto piuttosto “uno sfruttamento della visceralità che si sviluppa nel disagio sociale per altri scopi”. Come cittadino italiano, amante della propria bella identità culturale mi indigno all’idea che i poveri d’Italia debbano essere messi a confronto con i poveri d’Africa. Detto questo “prima”, dopo osservo che i poveri africani che giungano sulle nostre coste devono essere “sempre” e immediatamente accolti per un diritto di umanità. Anzitutto “prima” il diritto di umanità da riconoscere in Salvini e in tutti gli italiani, i quali devono per diritto “restare umani”; e “dopo” il diritto di umanità dei poveri africani che devono essere trattati “umanamente” e accolti come “esseri umani”.













